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venerdì 19 ottobre 2012

SIAE...

Buco alla Siae? Non c’è tempo per indagare

Un  ente pubblico (o quasi) sull’orlo del crac,
travolto da sperperi milionari. E c’è (anzi c’era)
una commissione d’inchiesta parlamentare
pronta a partire, invocata a gran voce da tutti,
ma proprio tutti, i partiti. Obiettivo: accertare
cause e responsabilità del disastro. Bene, 

be-nissimo, per una volta la politica non perde
tempo. Illusioni. Il film si è interrotto proprio
sul più bello. Niente da fare, la commissione
d’inchiesta sulla Siae non ci sarà mai, sabotata,
ancor prima di nascere, dallo stop imposto da
Pdl e Udc.
Il Parlamento non potrà indagare su
un ente che ha passato quasi la metà negli ul-timi dieci anni sotto gestione commissariale tra
sospetti e accuse di ruberie, favoritismi e clien-tele. È questa l’ultima incredibile puntata di
una storia che conferma, semmai ce ne fosse
bisogno, quanto sia difficile toccare i privilegi
della casta. La Siae, 1.300 dipendenti e oltre 600
mandatari sparsi per l’Italia, è nata per riscuo-tere i diritti d’autore, ma a quanto pare riesce a
fare profitti solo grazie al portafoglio titoli e, da
ultimo, con la vendita dei propri immobili.
Peggio ancora, bilanci e testimonianze dirette
danno conto di sprechi e incredibili errori (er-rori?) gestionali. Qualcosa non va? Pare di sì.
Ed ecco che a febbraio scende in campo la com-missione cultura della Camera. I deputati av-viano un’indagine conoscitiva sulle vicende
passate e presenti di quello che è pur sempre un
ente pubblico, anche se, recita la legge, è sot-toposto a criteri di amministrazione privati-stici.
Il 15 febbraio, quando partono i lavori, i
deputati sembrano tutti parecchio agguerriti
La Siae, già commissariata, ha troppe zone
d’ombra a troppi livelli. I lavori proseguono in-tensamente, l’indagine dura cinque mesi, viene
stilata una particolareggiata e critica relazione
conclusiva. Alla fine, però, i deputati, o meglio
alcuni deputati, si tirano indietro. “Alcuni” sta
soprattutto per quelli del Pdl, agguerriti a feb-braio e tiepidi in ottobre. L’indagine nasce, tra
l’altro, sull’onda di un paio di articoli del Co r r i e re
della Sera in cui si denunciavano stranezze sulla
gestione del patrimonio immobiliare. Tipo che
alcuni palazzi di proprietà Siae sarebbero stati
messi in vendita a metà del valore di mercato.
La commissione si riunisce una ventina di volte.
Vengono sentiti, tra gli altri, il ministro della
Cultura, Lorenzo Ornaghi, e il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio, Paolo Peluffo. A
loro, in base alla legge, spetta la vigilanza sulla
gestione della Siae. I deputati ascoltano anche il
commissario straordinario Gian Luigi Rondi.
Già, perché la Siae è stata commissariata nel
marzo 2011. Era la seconda volta in pochi anni.
Infatti, dal 1999 al 2003, l’ente era stato affidato
a un altro commissario, Mauro Masi, futuro di-rettore generale della Rai. Quando Rondi si in-sedia la situazione è quanto mai delicata: il bi-lancio 2010 si è chiuso in perdita per 18 milioni
a causa della svalutazione del credito vantato
verso il fondo pensioni dell’ente, che negli ultimi
è riuscito a evitare il dissesto solo grazie ai con-tributi della Siae.
La rima baciata Bondi-Rondi: un arzillo
commissario novantenne
Nell’epoca in cui le questioni cruciali sono le-gate ai diritti sul digitale, l’allora ministro per i
Beni culturali, il poeta Sandro Bondi ha il colpo
di genio di proporre Rondi, novantenne decano
dei critici cinematografici italiani. Al suo fianco,
due vice commissari, entrambi avvocati Luca
Scordino e Mario Stella Richter. Sulla poltrona
di direttore generale siede, sin dal 2009, Gaetano
Blandini, buon amico di Bondi, ex dirigente del
Ministero della cultura (nominato nel 2004 da
Urbani, padre e padrone del settore cinema),
pupillo di Gianni Letta, indagato dalla Procura
di Roma per concorso in corruzione nell’inchie-sta sui Grandi eventi con Angelo Balducci e Die-go Anemone. Bene, i parlamentari del Pdl sono
sul piede di guerra. E non risparmiano nessuno:
il 22 febbraio, l’onorevole Emerenzio Barbieri,
dopo una richiesta di rinvio
della seduta da parte di Blandi-ni, esordisce così: “Mi chiedo,
presidente, se stiamo scher-zando e se il dottor Blandini ab-bia scambiato il Parlamento
per l’Asilo Mariuccia, noto isti-tuto di beneficenza e assisten-za”. E il collega Francesco Co-lucci, il 4 luglio 2012, ci va an-cora più pesante. Parla di fron-te al ministro Ornaghi: “A se-guito delle numerose audizioni
svolte finora, si è giunti a una
sola conclusione, ovvero la ne-cessità che, in tempi rapidissi-mi, siano azzerate le cariche di
commissario, vicecommissa-rio e direttore generale attual-mente ricoperte all’interno
della Siae”.
Marcia indietro su tutto: non
ci sono i tempi tecnici
Di fronte alla raffica di accuse
Blandini, Scordino e Stella Ri-chter si sono difesi elencando i
successi della gestione com-missariale, che avrebbe cercato
di riportare su binari di effi-cienza un carrozzone pieno di
sperperi. Perdite? Debiti?
Sprechi? Tutta colpa di quelli
che c’erano prima. Colpa loro,
presidenti e amministratori
passati, se la Siae è arrivata fin
sull’orlo del dissesto. Questa, in
sintesi la linea di Blandini e colleghi. Compren-sibile, dal loro punto di vista. Varata in gran fret-ta sul finire del 2011, la manovra che ha trasfe-rito a due fondi l’intero patrimonio immobiliare
dell’ente e quello del Fondo pensioni, ha solle-vato un polverone di polemiche e più di una se-gnalazione alla procura delle Repubblica, che
però, al momento, non avrebbe formalizzato al-cuna indagine. C’era davvero tutta questa ur-genza di chiudere l’affare? Per di più senza al-cuna procedura di gara per la scelta del gestore,
che è il gruppo romano Sorgente?. "Tutto rego-lare", ha ribattuto in sostanza Blandini ai depu-tati della commissione Cultura. "Con questa
operazione abbiamo evitato il crac del Fondo
Pensioni".
E adesso? Sorpresa: gli agguer-riti parlamentari berlusconia-ni hanno fatto marcia indietro.
Sostenendo che non c’è più
tempo, siamo a fine legislatura.
Spiega Barbieri: “l’indagine co-noscitiva ha già fatto il lavoro di
una commissione d’inchie-sta”.
C’è anche chi non ha perso del
tutto la speranza. “L’inchiesta
va fatta”, insiste il vicepresi-dente della commissione Cul-tura, Pierfelice Zazzera (Idv):
“Io personalmente a un amico di Anemone non
affiderei neppure la gestione del mio condomi-nio, eppure il governo Berlusconi e Gianni Letta
hanno affidato a Blandini la direzione generale
della Siae. Troppe ombre: immobili da svende-re, il contratto assicurativo del fondo pensioni
affidato senza gara all’Allianz, comportamenti
antisindacali, bilanci fuori dal controllo della
Corte dei Conti. C’è materia a sufficienza per i
magistrati. Ecco perché noi dell’Idv non ci ac-contentiamo dell’indagine conoscitiva, ma
chiediamo di approvare rapidamente la legge
sulla commissione parlamentare d’inchiesta”. Il
tempo stringe, però. E con le elezioni in vista for-se in Parlamento pochi hanno voglia di scoper-chiare un altro vaso di Pandor.
Vittorio Malagutti  e  Silvia truzzi