
ITALIANISCOSTUMATI IN RIFERIMENTO AI POLITICI CHE HANNO PORTATO IL PAESE A UN DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO... un paese che sta' nelle graduatorie che non ci fanno onore...un blog caotico e senza nessuna pretesa...
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lunedì 5 dicembre 2016
sabato 27 febbraio 2016
FULVIO SCAGLIONE...
PANEBIANCO, LA GUERRA, LA CENSURA. MA DE CHE?
30 minuti fa
Il professor Panebianco e la contestazione in aula.
Premessa: sono contrario, da sempre, a qualunque forma di boicottaggio. Mi è capitato anche di scriverlo. E la ragione è semplice: di solito, embarghi e boicottaggi producono effetto zero sui potenti che dovrebbero colpire ma scaricano le loro conseguenze su chi non c’entra. A Cuba, l’embargo non ha fatto saltare i Castro. In Iraq non ha fatto saltare Saddam Hussein. In Iran non ha fatto saltare gli ayatollah. In tutti questi casi, però, ha fatto danni a cubani, iracheni e iraniani innocenti. Figuriamoci, quindi, se posso essere favorevole a un embargo, anche se mini, contro un professore universitario come Angelo Panebianco.
A conferma della mia modesta dottrina sugli embarghi, il professor (nonché editorialista delCorriere della Sera) Angelo Panebianco è uscito dalla contestazione più bello e più forte che pria (proprio come Castro, Saddam e gli ayatollah), con l’aureola del martire. A rimetterci, semmai, sono stati gli studenti che volevano seguire la lezione e non hanno potuto. Nel loro piccolo, i cubani, iracheni e iraniani di turno.
Devo dire, però, che tutta la vicenda puzza di vecchio. Da un lato, la sorpresa di chi, come Panebianco, si pronuncia sui giornali e scopre con un filo di raccapriccio che c’è anche qualcuno che ha letto, non è d’accordo e glielo va a dire. Una ventata di realtà che spalanca le finestre di chi ancora concepisce la comunicazione come un senso unico: io dico, tu ascolti. Atteggiamento che spiega perché, nell’epoca delle interazioni e della comunicazione orizzontale, i giornali tradizionali, fatti come se Facebook non ci fosse e il quotidiano fosse tuttora un rito unico e indispensabile, stanno andando a banane.
Panebianco e i contestatori
Ma ragazzi della contestazione, lasciatevelo dire: come siete poco 2.0 anche voi! Impedire al professor Panebianco di parlare e agli studenti di ascoltarlo è antidemocratico e inefficace. Roba da mesozoico, da Anni Settanta, quando facevo io l’Università. Oggi ciò che dovete fare è l’esatto contrario: lasciar parlare il professor Panebianco, anzi incitarlo a parlare. Poi prender nota, confrontare e farci capire se parla da scienziato della politica o… cosa?
Allora andate a prendere la collezione del Corriere della Sera e chiedetegli, in buone maniere, se pensa ancora che coloro che nel 2003 davano dello “stupido cowboy” a George Bush si sentano oggi costretti ad ammettere che “…con la guerra in Iraq cominciò a cambiare il volto politico del Medio Oriente” (2 marzo 2005). In meglio, ovvio. Perché, scriveva nello stesso articolo, “… la guerra in Iraq ha messo ora in moto potenti forze che scuotono l’area. Le prime elezioni libere in Iraq e in Palestina stanno scatenando un’onda democratica, un effetto di contagio, destinato a durare”.
Chiedetegli, già che ci siete, se riscriverebbe (4 luglio 2005) che con l’elezione di Ahmadinejad “crescerà, nei prossimi mesi, la tendenza dell’Iran all’esportazione del terrorismo, dall’Iraq alla Palestina al Libano. Soprattutto, se è accurata la previsione secondo cui solo un pugno di mesi è necessario all’Iran per completare il suo programma nucleare, ciò che si è sempre temuto, una guerra nucleare in Medio Oriente, diventerà uno scenario non più improbabile… Per non parlare del fatto che Al Qaeda potrebbe ottenere dall’Iran atomiche da usare in Occidente. Anche a non considerare le prospettive più catastrofiche chi può comunque pensare che, nello scenario di insicurezza e destabilizzazione (con effetti dirompenti sul prezzo del petrolio) che l’elezione di Ahmadinejad annuncia…”. Badate bene: il terrorismo dell’Iran in Iraq (????), la bomba atomica dell’Iran (manca “un pugno di mesi”, come da trent’anni a questa parte), la bomba atomica degli iraniani sciiti nelle mani dei sunniti di Al Qaeda, finanziati dai sunniti dell’Arabia Saudita. E, bellissima, la crisi al rialzo del prezzo del petrolio causa l’instabilità indotta dall’Iran.
E se è sempre convinto che è “evidente che con regimi come quello iraniano si tratta efficacemente solo se la minaccia dell’uso della forza è comunque in agenda”. (13 luglio 2005)
Chiedete al professor Panebianco, senza offenderlo, se creda che la democrazia si possa esportare, come scriveva spesso in quegli anni. O se creda tuttora nella guerra preventiva, al punto che “nessuno deve mai escludere a priori (è questo il senso della preemptive war) che operazioni militari risultino in futuro necessarie per impedire ai terroristi di impadronirsi di quelle armi di distruzione di massa che, fino ad ora, non sono riusciti a usare in Occidente” (13 luglio 2005). Perché, come sappiamo, proprio a questo servì la preemptive war del 2003, essendo l’Iraq allora pieno di armi di distruzione di massa che, com’è noto, stavano per essere passate ai terroristi. Che non erano riusciti a usarle in Occidente forse anche perché non c’è nella storia un solo caso in cui le armi di distruzione di massa non siano state usate da eserciti regolari.
Queste sono solo alcune perle che l’amico Ghighi ha rintracciato per me. Ma si potrebbe chiedere al professor Panebianco anche se la sua benevola comprensione di allora per l’impiego della tortura e per la limitazione delle libertà individuali nella lotta al terrorismo sia sempre in vigore, visto che attentati e vittime in questi anni di applicazione delle sue teorie non hanno fatto che aumentare. Che ci sia qualcosa di sbagliato nei metodi antiterrorismo, oltre che ovviamente nei terroristi?
Allora c’era qualche milione di persone, compresi i pacifisti che Panebianco copriva di disprezzo dalle colonne del Corriere, che ritenevano le sue convinzioni errate. Ma oggi, dopo che i fatti hanno dato ragione a loro, in cattedra a insegnare “Teorie della pace e della guerra” e a pontificare sul Corriere c’è sempre lui. Mi piacerebbe insomma sapere se nel mondo ovattato in cui vivono professori ed editorialisti (che, così a naso, in Medio Oriente il piede non ce lo mettono) è previsto, da qualche parte, un minimo confronto tra ciò che dicono e ciò che succede. Tra le conclusioni che tirano e ciò che accade nel mondo reale. Tra l’aplomb dello scienziato e il ringhio dell’ideologo.
lunedì 14 aprile 2014
DIPENDENTI PUBBLICI FALSI POVERI...
Denunciati 5 mila dipendenti pubblici
Ecco chi sono i nuovi falsi poveri
La Guardia di Finanza: la corruzione costa all’Italia tre miliardi di euro

ROMA - Il 2013 doveva essere l’anno dei tagli e dei risparmi. Invece la spesa pubblica in Italia è rimasta ancora una volta su livelli da record. Perché la corruzione dei dipendenti pubblici e le truffe dei cittadini continuano a drenare le casse dello Stato provocando una vera e propria voragine nei conti. È l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza, che ha intensificato i controlli riuscendo così ad incrementare l’entità delle somme recuperate rispetto all’anno precedente, a fornire il quadro desolante di quanto accaduto nei dieci mesi appena trascorsi. E a confermare come i «furbetti» - dai falsi poveri ai finti consulenti - abbiano avuto ancora una volta vita facile. Bastano due cifre per mostrare l’entità del fenomeno: i danni erariali provocati da funzionari e impiegati infedeli fino allo scorso ottobre ammontano a 2 miliardi e 22 milioni di euro; quelli per le truffe sono pari a un miliardo e 358 milioni di euro. I dipendenti pubblici denunciati nei primi dieci mesi dell’anno sono stati 5.073, ma numerose indagini sono tuttora in corso.
I falsi poveri
Rubano gli amministratori, ma non sono gli unici. Perché sfruttando i mancati controlli interni ai vari enti, decine di migliaia di persone riescono ad ottenere benefici senza averne i requisiti. Scrivono nella relazione gli specialisti della Finanza: «Nell’ambito delle verifiche imposte dai processi di spending review sono state predisposte campagne massive di controllo su forme diffuse di irregolarità, relativamente alla fruizione dei ticket sanitari e delle prestazioni sociali agevolate, per incrementare i livelli di compliance tra i potenziali beneficiari di tali agevolazioni».
A goderne sono soprattutto i «falsi poveri». E infatti viene evidenziato come «su 8.000 controlli effettuati, sono stati trovati 2.500 soggetti che hanno indebitamente beneficiato di prestazioni sociali agevolate come l’accesso in corsia preferenziale ad asili nido ed altri servizi per l’infanzia, la riduzione del costo delle mense scolastiche, i “buoni libro” per studenti e le borse di studio, i servizi socio sanitari domiciliari, le agevolazioni per i servizi di pubblica utilità, quali luce o gas. Sono state accertate frodi al sistema previdenziale ed assistenziale per oltre 77 milioni di euro. Le principali truffe hanno riguardato la corresponsione del cosiddetto “assegno sociale” a favore di cittadini extracomunitari fittiziamente residenti, l’indennità per falsi invalidi, le misure di sostegno alla disoccupazione per falsi braccianti agricoli ed il pagamento di pensione a soggetti deceduti».
Le consulenze inutili
Quella dei cosidetti «esperti» assoldati dalla pubblica amministrazione continua ad essere una vera e propria «piaga». Perché serve a moltiplicare gli incarichi, nella maggior parte dei casi, inutili. E a provocare una vera e propria emorragia di fondi. È solo uno dei casi contestati agli amministratori pubblici «corrotti». Ma certamente è tra i più odiosi. Tra gennaio e ottobre 2013 la Guardia di Finanza ha denunciato alla Corte dei Conti 150 casi di consulenze non necessarie, calcolando un esborso illecito pari a 8 milioni e 454 mila euro. Ben più alte sono le altre spese causate dalla mala gestione delle istituzioni.
Le truffe e gli abusi compiuti nel settore del patrimonio pubblico - primi fra tutti gli alloggi popolari spesso assegnati con affitti a prezzi stracciati - hanno causato un danno di oltre 170 milioni di euro. La mancata riscossione di tasse e tributi ha fatto perdere ben 150 milioni 480 mila euro, mentre le frodi relative ai finanziamenti erogati da enti pubblici nazionali e comunitari hanno provocato un mancato introito di ben 353 milioni di euro.
Gli appalti truccati
Il capitolo relativo alle gare di appalto «truccate» ha portato a un «buco» nei bilanci statali pari a 330 milioni di euro. Sono 360 i funzionari pubblici segnalati alla Corte dei Conti per il danno causato all’erario e molti di loro dovranno subire anche il procedimento penale visto che la maggior parte ha percepito tangenti per orientare le scelte dell’amministrazione.
Uno dei casi più eclatanti è certamente quello scoperto dal Nucleo di polizia tributaria a Brindisi dove è finita sotto inchiesta l’attività dell’Area Tecnica della Asl per l’assegnazione di lavori a ditte «amiche» dei componenti delle commissioni aggiudicatrici. Annotano gli investigatori: «Il meccanismo fraudolento prevedeva l’apertura e successiva chiusura delle buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti; la comunicazione a ditte conniventi delle informazioni così acquisite, affinché fosse possibile formulare l’offerta più idonea per vincere la gara; la sostituzione furtiva delle buste contenenti le originarie offerte presentate dalle medesime imprese con delle nuove predisposte fraudolentemente in base al vantaggio conoscitivo indebitamente ottenuto». Risultato: 19 commesse truccate per un danno di 23 milioni e 161 mila euro.
La sanità malata
Il settore della salute pubblica è certamente uno dei più «saccheggiati». Sono 626 i dipendenti pubblici che dovranno rendere conto dei propri illeciti e di aver provocato un danno di ben 233 milioni di euro. E sono migliaia i cittadini che hanno truffato lo Stato riuscendo ad ottenere prestazioni pur non avendone i requisiti o comunque rimborsi non dovuti. Le denunce finora presentate nel 2013 sono state 5.300 con un danno calcolato di oltre 9 milioni di euro.
Vicenda simbolo - molte altre analoghe sono state verificate in numerose parti d’Italia - è stato scoperta dai finanzieri di Caserta dove la Asl non aveva aggiornato da anni gli iscritti nelle liste dei medici di base. Sfruttando sia pur inconsapevolmente queste omissioni circa 400 dottori di tutta la provincia hanno continuato a percepire compensi relativi a «1.215 soggetti deceduti, 2.010 emigrati all’estero e 2.763 emigrati fuori provincia». Danno accertato: 1,5 milioni di euro.
Le case e i buoni scuola
Da Padova a Lecco, arrivando a Roma, sono migliaia i casi di «falsi poveri» scoperti dai finanzieri. A Padova è stata denunciata una pensionata settantenne che abitava in una villa con piscina, aveva altri 14 immobili di proprietà affittati «in nero» per un canone mensile che oscillava tra i fino a 4.600 e i 5.000 euro al mese. Non solo non aveva denunciato introiti per oltre 220 mila euro, ma negli anni scorsi aveva ottenuto il rimborso delle tasse universitarie sostenute per il figlio e chiesto al Comune le prestazioni economiche assistenziali, dichiarando di appartenere a un nucleo familiare indigente. A Lecco sono state denunciate 53 persone che hanno percepito illecitamente dal Comune il sostegno dovuto a chi si trova in «stato di bisogno». Si tratta di una somma mensile che oscilla tra i 500 e i 3.000 euro al mese, quindi un vero e proprio stipendio pur non facendo nulla e soprattutto potendo contare su altre «entrate».
Lungo il litorale laziale, da Civitavecchia fino a Nettuno, sono stati scovati 207 cittadini titolari di buoni scuola, borse di studio, gratuito patrocinio legale e altri benefici che però vivevano in ville prestigiose e si spostavano su auto di lusso. Alcuni di essi sono risultati proprietari di prestigiose dimore nelle zone di Casal Palocco e dell’Infernetto, periferia sud di Roma, «con un tenore di vita inconciliabile con l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), determinato sulla base delle autodichiarazioni presentate».
I falsi poveri
Rubano gli amministratori, ma non sono gli unici. Perché sfruttando i mancati controlli interni ai vari enti, decine di migliaia di persone riescono ad ottenere benefici senza averne i requisiti. Scrivono nella relazione gli specialisti della Finanza: «Nell’ambito delle verifiche imposte dai processi di spending review sono state predisposte campagne massive di controllo su forme diffuse di irregolarità, relativamente alla fruizione dei ticket sanitari e delle prestazioni sociali agevolate, per incrementare i livelli di compliance tra i potenziali beneficiari di tali agevolazioni».
A goderne sono soprattutto i «falsi poveri». E infatti viene evidenziato come «su 8.000 controlli effettuati, sono stati trovati 2.500 soggetti che hanno indebitamente beneficiato di prestazioni sociali agevolate come l’accesso in corsia preferenziale ad asili nido ed altri servizi per l’infanzia, la riduzione del costo delle mense scolastiche, i “buoni libro” per studenti e le borse di studio, i servizi socio sanitari domiciliari, le agevolazioni per i servizi di pubblica utilità, quali luce o gas. Sono state accertate frodi al sistema previdenziale ed assistenziale per oltre 77 milioni di euro. Le principali truffe hanno riguardato la corresponsione del cosiddetto “assegno sociale” a favore di cittadini extracomunitari fittiziamente residenti, l’indennità per falsi invalidi, le misure di sostegno alla disoccupazione per falsi braccianti agricoli ed il pagamento di pensione a soggetti deceduti».
Le consulenze inutili
Quella dei cosidetti «esperti» assoldati dalla pubblica amministrazione continua ad essere una vera e propria «piaga». Perché serve a moltiplicare gli incarichi, nella maggior parte dei casi, inutili. E a provocare una vera e propria emorragia di fondi. È solo uno dei casi contestati agli amministratori pubblici «corrotti». Ma certamente è tra i più odiosi. Tra gennaio e ottobre 2013 la Guardia di Finanza ha denunciato alla Corte dei Conti 150 casi di consulenze non necessarie, calcolando un esborso illecito pari a 8 milioni e 454 mila euro. Ben più alte sono le altre spese causate dalla mala gestione delle istituzioni.
Le truffe e gli abusi compiuti nel settore del patrimonio pubblico - primi fra tutti gli alloggi popolari spesso assegnati con affitti a prezzi stracciati - hanno causato un danno di oltre 170 milioni di euro. La mancata riscossione di tasse e tributi ha fatto perdere ben 150 milioni 480 mila euro, mentre le frodi relative ai finanziamenti erogati da enti pubblici nazionali e comunitari hanno provocato un mancato introito di ben 353 milioni di euro.
Gli appalti truccati
Il capitolo relativo alle gare di appalto «truccate» ha portato a un «buco» nei bilanci statali pari a 330 milioni di euro. Sono 360 i funzionari pubblici segnalati alla Corte dei Conti per il danno causato all’erario e molti di loro dovranno subire anche il procedimento penale visto che la maggior parte ha percepito tangenti per orientare le scelte dell’amministrazione.
Uno dei casi più eclatanti è certamente quello scoperto dal Nucleo di polizia tributaria a Brindisi dove è finita sotto inchiesta l’attività dell’Area Tecnica della Asl per l’assegnazione di lavori a ditte «amiche» dei componenti delle commissioni aggiudicatrici. Annotano gli investigatori: «Il meccanismo fraudolento prevedeva l’apertura e successiva chiusura delle buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti; la comunicazione a ditte conniventi delle informazioni così acquisite, affinché fosse possibile formulare l’offerta più idonea per vincere la gara; la sostituzione furtiva delle buste contenenti le originarie offerte presentate dalle medesime imprese con delle nuove predisposte fraudolentemente in base al vantaggio conoscitivo indebitamente ottenuto». Risultato: 19 commesse truccate per un danno di 23 milioni e 161 mila euro.
La sanità malata
Il settore della salute pubblica è certamente uno dei più «saccheggiati». Sono 626 i dipendenti pubblici che dovranno rendere conto dei propri illeciti e di aver provocato un danno di ben 233 milioni di euro. E sono migliaia i cittadini che hanno truffato lo Stato riuscendo ad ottenere prestazioni pur non avendone i requisiti o comunque rimborsi non dovuti. Le denunce finora presentate nel 2013 sono state 5.300 con un danno calcolato di oltre 9 milioni di euro.
Vicenda simbolo - molte altre analoghe sono state verificate in numerose parti d’Italia - è stato scoperta dai finanzieri di Caserta dove la Asl non aveva aggiornato da anni gli iscritti nelle liste dei medici di base. Sfruttando sia pur inconsapevolmente queste omissioni circa 400 dottori di tutta la provincia hanno continuato a percepire compensi relativi a «1.215 soggetti deceduti, 2.010 emigrati all’estero e 2.763 emigrati fuori provincia». Danno accertato: 1,5 milioni di euro.
Le case e i buoni scuola
Da Padova a Lecco, arrivando a Roma, sono migliaia i casi di «falsi poveri» scoperti dai finanzieri. A Padova è stata denunciata una pensionata settantenne che abitava in una villa con piscina, aveva altri 14 immobili di proprietà affittati «in nero» per un canone mensile che oscillava tra i fino a 4.600 e i 5.000 euro al mese. Non solo non aveva denunciato introiti per oltre 220 mila euro, ma negli anni scorsi aveva ottenuto il rimborso delle tasse universitarie sostenute per il figlio e chiesto al Comune le prestazioni economiche assistenziali, dichiarando di appartenere a un nucleo familiare indigente. A Lecco sono state denunciate 53 persone che hanno percepito illecitamente dal Comune il sostegno dovuto a chi si trova in «stato di bisogno». Si tratta di una somma mensile che oscilla tra i 500 e i 3.000 euro al mese, quindi un vero e proprio stipendio pur non facendo nulla e soprattutto potendo contare su altre «entrate».
Lungo il litorale laziale, da Civitavecchia fino a Nettuno, sono stati scovati 207 cittadini titolari di buoni scuola, borse di studio, gratuito patrocinio legale e altri benefici che però vivevano in ville prestigiose e si spostavano su auto di lusso. Alcuni di essi sono risultati proprietari di prestigiose dimore nelle zone di Casal Palocco e dell’Infernetto, periferia sud di Roma, «con un tenore di vita inconciliabile con l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), determinato sulla base delle autodichiarazioni presentate».
SANITA'...TRUFFE
ruffe record e frodi alla Sanità
La carica delle false esenzioni
Dagli appalti ai falsi ricoveri, ai ticket. Stimato un danno erariale di un miliardo
di euro. Interventi di chirurgia estetica presentati come salva-vita
shadow
C’è una voragine nei conti dello Stato provocata dalle truffe al servizio sanitario nazionale. Oltre un miliardo di euro di danni erariali causati dalle irregolarità compiute da medici e operatori, spesso d’accordo con i pazienti oppure con gli agenti assicurativi. Ma anche con le società farmaceutiche e con le aziende private che si occupano di commercializzazione di macchinari. E’ il clamoroso risultato dei controlli compiuti dalla Guardia di Finanza nell’ultimo anno. E le verifiche dei primi due mesi del 2014 sembrano confermare il trend visto che fino al 28 febbraio scorso sono già state segnalate alla Corte dei Conti 104 persone e l’ammontare delle perdite supera i 150 milioni di euro. Sono decine le tipologie degli illeciti e le più frequenti riguardano gli interventi di chirurgia estetica spacciati per operazioni su gravi patologie, i finti ricoveri di pronto soccorso nelle strutture private, le iperprescrizioni di farmaci.
Scoperti oltre 700 funzionari infedeli
Il dossier dell’Ufficio Tutela e mercato delle Fiamme Gialle guidato dal colonnello Giovanni Avitabile fornisce numeri e casi di un fenomeno che viene costantemente monitorato perché, come si sottolinea nella relazione «il controllo della spesa vista la sua particolare importanza nell’ambito del bilancio pubblico e le sue preoccupanti dinamiche di crescita, rappresenta una delle priorità inderogabili per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica». E perché «la necessità di risanare i conti pubblici impone un’oculata attività di contenimento e razionalizzazione della spesa anche con una mirata attività di verifica finalizzata all’individuazione delle condotte negligenti o illecite che, consentendo sprechi, diseconomie o inefficienze, possono rappresentare una variabile sensibile nelle funzione di crescita delle uscite». I controlli si muovono sul doppio binario: all’indagine affidata ai nuclei territoriali, si affiancano i «protocolli di collaborazione con le Aziende sanitarie locali per ottenere uno scambio informativo e l’attivazione delle ispezioni». I dati forniscono il quadro: nel 2013 sono stati compiuti 10.333 controlli e 1.173 sono state le persone denunciate per un valore che supera i 23 milioni di euro. Ben più grave il capitolo delle richieste di risarcimento avanzate dalla Corte dei Conti: sono 177 le verifiche, 742 i funzionari pubblici sottoposti a procedimento, un miliardo e 5 milioni di euro il totale delle contestazioni.
I falsi Drg e il day hospital
Si chiamano “Raggruppamenti omogenei di diagnosi” e servono a stabilire le tariffe per le prestazioni che vengono caricate sul Servizio Sanitario Nazionale. Proprio “truccando” i referti e quindi «facendo rientrare l’intervento nella categoria autorizzata oppure per la quale è previsto un rimborso superiore al dovuto» sono stati drenati centinaia di milioni di euro alle casse statali. Il caso più eclatante riguarda le operazioni di chirurgia estetica che invece vengono spacciate per interventi su gravi patologie, spesso addirittura tumorali. Le rinoplastiche fatte passare come settoplastica sono certamente frequenti, ma c’è anche chi si è rifatto il seno, le cosce, l’addome sostenendo di essere molto malato, addirittura in pericolo di vita. Qualche settimana fa sono stati indagati il primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e alcuni alti dirigenti del nosocomio proprio con l’accusa di aver falsificato le cartelle cliniche di una decina di pazienti.Tecnica usata per ottenere illecitamente i rimborsi è anche l’attestazione di ricoveri in realtà mai avvenuti oppure gli interventi effettuati in ambulatorio per i quali si richiede invece il rimborso di day hospital. Sono escamotage apparentemente da poche migliaia di euro, ma moltiplicati per centinaia di migliaia di cittadini determinano un esborso spropositato.
Farmaci e ticket sempre gratis
Un’indagine effettuata due anni fa in Lombardia dimostrò che a Milano un cittadino su cinque non pagava il ticket pur non avendo diritto all’esonero. Alla fine ben il 20 per cento degli assistiti risultò non in regola. La maggior parte aveva contraffatto i dati dell’autocertificazioni, il resto aveva ottenuto una attestazione compiacente. Il quadro fornito dagli analisti della Guardia di Finanza prova che a livello nazionale la situazione è analoga se non peggiore. Basti pensare che su 9.936 controlli effettuati, sono state trovate ben 7.972 posizioni “fuorilegge” che hanno provocato un “buco” nel bilancio statale di circa un milione di euro. Vuol dire 8 su 10, quindi una percentuale clamorosa. Ben più alto è il volume delle “uscite” causate dalla iperprescrizione di farmaci da parte dei medici di base. Storia emblematica è quella di Catania dove si è scoperto che «la emissione di ricette è di 7 punti superiore alla media nazionale senza che questo sia supportato da un quadro epidemiologico tale da poter giustificare l’eccessivo consumo». In cima all’elenco ci sono gli inibitori di pompa, le statine e gli antidiabetici, ma sono decine e decine le confezioni acquistate con l’esenzione senza che i pazienti ne avessero effettiva necessità. Nessuno eguaglia il dottore che ha prescritto 700 fiale di antibiotico alla moglie, ma a scorrere le denunce i casi eclatanti sono davvero tantissimi. Da tempo l’attività dei medici di base viene monitorata anche per quanto riguarda il numero dei “clienti”. Le verifiche per tutelare il settore della spesa pubblica hanno infatti evidenziato la presenza negli elenchi di persone emigrate all’estero o decedute. Secondo il rapporto stilato dal colonnello Avitabile «è necessario stimolare ulteriormente le competenti strutture sanitarie ad avviare in modo sistematico, a livello nazionale, una opportuna opera di bonifica e aggiornamento delle liste degli assistiti con conseguente rideterminazione degli importi spettanti ai medici e il recupero delle somme già percepite senza titolo dagli stessi»
La lungodegenza e le finte emergenze
Il limite massimo stabilito dalla legge per la degenza parla di 60 giorni, dopo scatta la tariffa più bassa per il rimborso. Ma aggirare l’ostacolo per ospedali e cliniche convenzionate è evidentemente molto facile. Basta “frazionare” il ricovero e per il paziente a carico dello Stato la tariffa rimarrà sempre al massimo. Si tratta di un “sistema” illecito non facile da scoprire che provoca danni da milioni di euro. Prima della scadenza dei due mesi, il malato viene “dimesso” e accettato nuovamente qualche giorno dopo. In realtà in alcuni casi è accaduto che non si sia addirittura mosso dalla struttura. Ma le vie della truffa appaiono infinite. E così ci sono anche i «finti ricoveri eseguiti in regime d’emergenza da case di cura che sulla base del Piano sanitario Regionale non risultano in realtà abilitate. Numerose degenze sono state attivate in questo modo nonostante la clinica non fosse dotata di servizio di pronto soccorso. E nonostante la legge imponga questo tipo di reparto come condizione indispensabile per poter ricorrere a questa tipologia di ricovero».
Macchinari e appalti truccati
Ci sono medici che utilizzano privatamente, facendosi pagare profumate parcelle, i macchinari comprati dalle strutture pubbliche. Uno dei casi più eclatanti, con un danno che supera i 200 mila euro, è stato scoperto in Abruzzo ed è stato citato dal procuratore regionale Fausta Di Grazia nella sua relazione di apertura dell’anno giudiziario. La magistratura contabile «ha agito nei confronti di un medico, docente universitario, per aver utilizzato privatamente, per alcuni anni, attrezzature diagnostiche acquisite con fondi della Regione e da quest’ultima rese disponibili all’Università de L’Aquila. Il danno complessivo attiene ai profili strettamente patrimoniali, al disservizio arrecato all’Università e all’Asl oltre che al pregiudizio d’immagine per la risonanza mediatica avuta dalla vicenda, a seguito della quale il convenuto è stato condannato anche in sede penale». Un capitolo che naturalmente provoca esborsi da milioni di euro è quello degli appalti pubblici. Sono decine e decine le inchieste aperte in tutta Italia, prima fra tutte spicca quella sulla Regione Lombardia con il disvelamento dell’accordo tra politica e imprenditoria. Tra i casi citati nel rapporto della Guardia di Finanza c’è quello che riguarda la Asl di Brindisi dove la Corte dei Conti ha evidenziato «l’alterazione, mediante vari e, a volte, sofisticati meccanismi fraudolenti, della libera concorrenza tra le imprese partecipanti alle gare per l’aggiudicazione dei lavori, con immediata ripercussione sull’entità della spesa sostenuta, a tutto personale vantaggio degli agenti pubblici coinvolti e delle imprese conniventi e a corrispondente grave detrimento del patrimonio pubblico, ove si consideri il cospicuo valore complessivo (circa 35 milioni di Euro) degli appalti oggetto di indagine».
14 aprile 2014 | 06:40
CORRIERE DELLA SERA
venerdì 5 luglio 2013
giovedì 4 luglio 2013
TURCHIA
Turchia, corte annulla il progetto su Gezi Park
La sentenza emessa ai primi di giugno ma resa nota solo ora, dopo le proteste contro Erdogan
La veduta aerea di Piazza Taksim
LA LINEA DURA DI ERDOGAN - Il progetto di ricostruire una caserma ottomana, una moschea e un centro commerciale sull'area del parco e della piazza adiacente, ai primi di giugno aveva scatenato una protesta popolare, che si era trasformata in una contestazione al governo Erdogan, accusato di essere autoritario e di voler islamizzare il paese. Il parco era stato occupato dai manifestanti, la polizia aveva reagito con violenza e negli scontri erano morti quattro manifestanti e un poliziotto. Erdogan all'inizio aveva tenuto una linea dura, attirandosi le critiche di molti governi occidentali. Poi il 14 giugno aveva ceduto, annunciando che avrebbe bloccato il progetto fino alla definitiva pronuncia della magistratura sui ricorsi presentati, e quindi, in caso di approvazione, avrebbe indetto un referendum popolare.
venerdì 14 giugno 2013
FRANCESCO LA MOTTA
N MANETTE IL PREFETTO FRANCESCO LA MOTTA E ALTRI 3
Arrestato l'exvicecapo dei servizi
«Ha sottratto 10 milioni al Viminale»
I soldi erano destinati al fondo per gli edifici di culto. Il gip: «Rischiava di inquinare le indagini»
È stato arrestato stamane il prefetto Francesco La Motta, ex numero due dei servizi segreti italiani (Aisi), accusato di aver sottratto 10 milioni di euro dai fondi del Viminale. L'inchiesta, di competenza della procura di Roma e del pm Paolo Ielo, riguarda un ammanco dalle casse del ministero dell'Interno relativi ai conti Fec, fondi edifici di culto (come riportato sul e cioè quelli del fondo per gli edifici di culto attraverso il quale il ministero dell’Interno amministra e tutela un enorme patrimonio artistico in tutt’Italia.
ALTRE 3 IN MANETTE - Agli arresti anche il banchiere Klaus Beherend, mentre Eduardo Tartaglia e Rocco Zullino, già in carcere a Napoli, sono stati raggiunti da una nuova ordinanza di custodia. Gli arrestati sono accusati di peculato e falsità ideologica nell'inchiesta condotta dal pm Paolo Ielo. La parte romana dell'indagine, nata alcuni mesi fa a Napoli, riguarda un investimento in Svizzera di dieci milioni di euro del Fec, di cui La Motta era l'ex responsabile, affidato, secondo chi indaga, a Zullino, broker di Lugano e collaboratore di Tartaglia, a sua volta parente di La Motta. Per quanto riguarda la posizione del banchiere Beherend, secondo i Ros e i carabinieri di Napoli che stanno svolgendo le indagini, è colui che avrebbe redatto i piani di investimento dei Fondi in collegamento con Tartaglia.
LE ALTRE ACCUSE - Su La Motta ci sarebbe anche secondo filone d'indagine che riguarda gli incontri, con cadenza quasi settimanale, con broker della camorra. Tutto ciò sarebbe evidente dall'esame delle pagine dell'agenda del prefetto, in pensione da due mesi, sequestrata insieme con una rubrica dai carabinieri del Ros, nel suo ufficio nella sede dell'Aisi dove i militari hanno eseguito una perquisizione il 6 maggio scorso.
IL GIP - «Una indicibile beffa per i cittadini che in una epoca di necessaria austerità» devono «apprendere dai giornali che i soldi pubblici gestiti da un ministero, quello degli interni, erano andati a confluire su un fondo» all'estero. È un passaggio dell'ordinanza emessa nei confronti dell'ex prefetto Francesco La Motta. Il provvedimento riguarda altre tre persone accusate di aver trasferito circa 10 milioni dei fondi del Viminale su un conto corrente in Svizzera, poi svuotato, della «Silgocom, società svizzera a cui era arrivati anche soldi provenienti dalla criminalità organizzata». Nell'ordinanza di 25 pagine il gip definisce di «eccezionale gravità» la condotta dell'ex prefetto Francesco La Motta che ricopre attualmente il ruolo di «consulente dell'Aisi», il servizio segreto civile. L'alto rappresentante dello Stato «ha asservito - scrive il gip - la funzione pubblica ad interessi privati». Nel provvedimento viene citata anche una circostanza in cui La Motta «nel corso di una perquisizione si è avvalso della presenza e collaborazione degli attuali responsabili dell'ufficio legale e capo di gabinetto dell'Aisi». La Motta, infine, era in attesa di un ulteriore incarico e al telefono, stando al gip che cita una intercettazione, «si rammaricava delle indagini in corso». E il gip spiega nell'ordinanza l'arresto di La Motta con il fatto che poteva contare «aderenze con appartenenti ad apparati dello stato» e in ragione di ciò «sono più che concrete le possibilità di inquinare le indagini».
Redazione Online
Corriere della Sera
mercoledì 1 maggio 2013
ADRIANO CELENTANO
La velocità degli sciacalli
Non esiste «disagio» per chi spara contro persone innocenti Ed è assurdo dire che Grillo possa generare violenza
Il disagio sociale non giustifica le pallottole esplose contro i due servitori dello Stato. Ed è meschino e IPOCRITA da parte di certa Stampa speculare su una tragedia, per farne un'arma contro l'avversario politico. L'uomo che ha sparato non è un folle, ma solo un esibizionista che voleva risolvere il suo disagio sociale con la violenza, prodotto soprattutto dal vizio del gioco d'azzardo, anziché rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo.
Anche questo è un LAVORO. Ed è il più NOBILE dei lavori. Ma lui, il giocatore di biliardo, «bravo con la stecca» dicono, voleva essere bravo anche con la pistola. E così quattro anni fa ne ha comprata una per allenarsi. «Non si può mai sapere, c'è sempre qualcuno da uccidere». E l'ora più adatta per il grande debutto verso il baratro non poteva che essere nel giorno in cui si sarebbe dovuto festeggiare la nascita del nuovo governo. Quale momento migliore per passare alla storia in questa di vita in cui prima o poi, anche senza pallottole, dobbiamo morire tutti. E quanto ci costa questo atto «eroico» il cui potere di annientare vive solo il tempo di premere un grilletto?
È incredibile come l'uomo riesca a bruciare la propria vita in un tempo così fulmineo. Come è altrettanto incredibile la velocità di certi SCIACALLI nel gettare fango verso chi ha generato invidia per aver fatto una campagna elettorale senza soldi, in nome di un programma altamente democratico come quello del M5S, e che al contrario di chi li accusa, ha invece generato la speranza in un mondo tutt'altro che ostile e soprattutto: CONTRO ogni genere di violenza.
Bisogna essere cretini, ma cretini non lo sono, per non capire che i toni eccessivi di Grillo, che non sempre condivido, non possono e mai potranno generare violenza. Per il semplice fatto che quei toni sono parte integrante della sua sfera comica e suonano più che altro come un modo per spezzare la tensione nei suoi comizi. Per quanto mi riguarda e per come sono stato educato non c'è «disagio» che tenga per chi spara contro persone innocenti come al bravo carabiniere Giuseppe Giangrande, la cui unica colpa era quella di difendere la sacralità della VITA.
Di cui NESSUNO (a meno che non sia già morto) può essere escluso. Sia che si tratti di operai, politici, preti o imprenditori, poiché la vita è sacra, ed è sacra anche quella degli assassini. E i nostri carabinieri lo hanno dimostrato in modo eclatante, quando si sono trovati faccia a faccia con il maldestro giocatore di proiettili. Potevano ucciderlo e non l'hanno fatto. Perché il loro lavoro è uno solo: difendere la vita. Di chiunque sia. E, se devo dirla tutta, non ho rispetto neanche per coloro che in nome di un disagio sociale, se la tolgono la vita. È pura presunzione sopprimere un qualcosa di cui tu non sei il «Padrone».
Togliersi la vita vuol dire non avere il coraggio di combattere, non avere il coraggio di chiedere scusa se hai sbagliato, non avere il coraggio di pagare il tuo debito anche con la prigione, se hai sbagliato al punto di meritartela. Infine non avere il coraggio di ricominciare da capo e rifarti una vita per dimostrare a te stesso che non sei più quello di prima, ma sei un altro. Capace di vivere secondo le regole e i principi di una convivenza civile. Togliersi la vita vuol dire fregarsene di chi ti vive accanto, madri, moglie e figli. Mi fanno incazzare i «MORTI» che lasciano un biglietto alla famiglia: «Perdonatemi ma non ce la facevo più a stare senza un lavoro». In quel momento vorrei tanto parlare col morto e dirgli: «Ma tu per chi lavoravi quando non eri disoccupato? Lavoravi per il bene della tua famiglia e per lo scambio reciproco d'Amore fra te, tua moglie e i tuoi figli o lavoravi solo per te stesso? Perché se lavoravi per l'affetto che i tuoi nutrivano per te, uccidendoti è come se avessi ucciso anche loro senza una ragione. Proprio come ha fatto il giocatore di biliardo. E allora cosa devo pensare? Che a te non te n'é mai fregato niente della tua famiglia. Hai solo pensato a te stesso dando sfogo al tuo sfrenato egoismo».
Questo vorrei dire e tante altre cose vorrei dire a coloro che anche solo per un attimo sfiorano l'oscuro pensiero di suicidarsi, o peggio ancora di suicidare gli altri. L'altro ieri quando in televisione è apparsa la cara Martina e parlava del suo carabiniere preferito e di quanto è fiera di esserne la figlia, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le sue parole così struggenti su quel viso giovane e bello, devo dire, mi hanno fatto riflettere su tante cose. Mi domandavo se quelli che sparano e uccidono si siano mai commossi per qualche cosa.
Probabilmente no. Pregherò per il padre di Martina, che non rimanga paralizzato e guarisca presto. Una preghiera che sarebbe bello fare in tanti! Chissà, magari il miracolo è già avvenuto e noi non lo sappiamo...
Probabilmente no. Pregherò per il padre di Martina, che non rimanga paralizzato e guarisca presto. Una preghiera che sarebbe bello fare in tanti! Chissà, magari il miracolo è già avvenuto e noi non lo sappiamo...
Adriano Celentano1 maggio 2013 | 8:34
sabato 27 aprile 2013
DIRETTA STREAMING DEL M5S...SONDAGGIO CORRIERE DELLA SERA...
sabato 23 marzo 2013
BERSANI
IL PRE-INCARICO A BERSANI
Ministri esterni, programma snello
Il cambio di rotta per Palazzo Chigi
Le priorità: lavoro e legge elettorale.
Tralasciato il conflitto di interessi
ROMA — Il confronto con Napolitano ha in parte modificato il profilo della squadra di governo che Bersani ha in testa. E anche le linee programmatiche che il segretario del Pd proporrà ai partiti saranno più asciutte rispetto agli otto punti annunciati. Il conflitto d’interessi, per dire di una delle riforme meno gradite al Pdl, di certo non verrà indicato tra le priorità dell’esecutivo. Crescita, lavoro, legge elettorale e ulteriori tagli ai costi della politica saranno le nuove parole d’ordine e il segretario pensa ora di declinarle in una chiave più istituzionale.
«I ministri? Stiamo a carissimo amico...» confessa un dirigente molto vicino al leader. Ma al Nazareno se ne parla, eccome. Se prima delle elezioni aveva sognato di portare a Palazzo Chigi un «mix di giovani ed esperienza», adesso Bersani è costretto a rivedere i suoi piani. Per trovare in Senato quel «sostegno parlamentare certo» che Napolitano gli ha chiesto, il presidente incaricato dovrà alzare ancora il livello (e forse pure l’età media) dei suoi ministri. Nell’inevitabile gioco del toto-nomi salgono così le quotazioni degli «esterni», eccellenze della cosiddetta società civile, e perdono quota le giovani leve democratiche: parlamentari come Alessia Mosca, Francesco Boccia, Paola de Micheli, Miguel Gotor, Andrea Orlando, storie che potrebbero tornare in corsa per posti da viceministro o sottosegretario.
Vista la difficoltà di «compiere il miracolo», per dirla con Matteo Orfini, Bersani non ha rinunciato all’intento di sparigliare e sorprendere, come gli è riuscito con i presidenti delle Camere Boldrini e Grasso. Ma, se possibile, punta ancora più in alto. Per il dicastero chiave dell’Economia pensa a Pier Carlo Padoan, capo economista e vicesegretario generale dell’Ocse. Per la Giustizia (o le Riforme) avrebbe puntato su Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale. Per gli Interni non gli dispiacerebbe riconfermare Annamaria Cancellieri. E per gli Esteri ha valutato l’ipotesi Mario Monti, come «ambasciatore» del nuovo governo nel mondo.
Il ruolo del premier uscente è ancora del tutto incerto, anche perché il Professore potrebbe decidere di tenersi sganciato dall’esecutivo in vista della partita del Quirinale. E ci sono altri nomi cari ai centristi che al Nazareno stanno valutando. Bersani sta cercando un «Passera non Passera» il cui identikit corrisponde a quello di Alberto Bombassei, patron della Brembo. E per la Cultura i montiani avrebbero riservatamente avanzato la candidatura di Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del Fai. Oltre alla filosofa Michela Marzano (Pari opportunità), un’altra deputata che ha il curriculum giusto per entrare in un «governo competitivo e con molte donne», magari all’Istruzione, è la democratica Maria Chiara Carrozza, ex direttore della Scuola Sant’Anna di Pisa. Tra i professori contattati ci sarebbe anche Salvatore Settis, ex direttore della Normale.
A parte il vicesegretario Enrico Letta, in bilico tra un posto in squadra e la reggenza del Pd, Bersani vorrebbe tenersi il più possibile sganciato dal Parlamento, per portare a Palazzo Chigi intelligenze nuove alla politica. Talenti che il mondo ci invidia. Il socialista Riccardo Nencini ha fatto al segretario il nome di Mauro Ferrari, ma difficilmente lo scienziato delle nanoparticelle applicate alla medicina potrà lasciare Houston per guidare la Sanità. Molto si è parlato anche di Stefano Rodotà in chiave di calamita per i voti grillini, ora però le esigenze di Bersani — che guarda anche al Pdl e alla Lega — potrebbero essere mutate. Restano alte le chance di un ministero economico per Fabrizio Barca e dell’Agricoltura per Carlin Petrini, mentre al Nazareno dubitano di riuscire a coinvolgere Roberto Saviano, Emma Bonino e don Ciotti.
Monica Guerzoni - Corriere della Serasabato 29 dicembre 2012
REGIONE LAZIO...
Polverini e i contratti da 400 euro al giorno
E Marchi si candida con
Storace
La giunta uscente continua ad assumere personale: «Stanno usando la Regione come un bancomat»
L'ex assessore ai Trasporti nella giunta Alemanno, Sergio Marchi, si schiera con La Destra per avere un posto in lista come consigliere regionale. Il cambio di casacca dal Pdl è stato già ufficializzato. Un passaggio che segna un successo per Storace. Fino a pochi giorni fa Marchi ( foto ) era tra gli animatori della Rete Attiva per Roma, il movimento a sostegno di Alemanno. E Marchi è ancora oggi capo segreteria (85mila euro annui) della moglie del sindaco, Isabella Rauti, alla Regione. Un incarico ottenuto dopo aver perso il posto di assessore nello scandalo Parentopoli (aveva fatto assumere all'Atac tutto il suo staff politico).Da parte sua, Storace sfida gli avversari. Quelli interni al centrodestra, come Simonetta Matone: «Si candida alla presidenza solo se ha il paracadute parlamentare. Nessuno che le abbia fatto notare che può restare a casa...». E quelli storici, come il presidente della Camera: «Gianfranco Fini sfida Berlusconi a un confronto tv. Troppo comodo. Venga in un salotto televisivo con me».
Intanto, la giunta uscente continua ad assumere personale. Gli ultimi due beneficiati sono Salvatore Mannino ed Ernesto Dello Vicario. Assunzioni retroattive di un mese a 400 euro al giorno. «La Polverini e il suo cerchio magico stanno utilizzando la Regione come bancomat per alimentare clientele», è la denuncia del Pd.
Fulvio Fiano
Ernesto Menicucci
mercoledì 21 novembre 2012
CI VUOLE CORAGGIO A TAGLIARE I FONDI AI DISABILI ...
SIT-IN AL MINISTERO
«Contro l'elemosina di Stato»
Protesta con carrozzelle e barelle
I malati davanti al Ministero dell'Economia per protestare contro i tagli di 200 milioni di euro ai disabili
SIT-IN AL MINISTERO
«Contro l'elemosina di Stato»
Protesta con carrozzelle e barelle
Protesta con carrozzelle e barelle
I malati davanti al Ministero dell'Economia per protestare
contro i tagli di 200 milioni di euro ai disabili

SENZA VENTILATORE - Un gesto estremo quello dei malati di S.l.a con tracheostomia che non riescono a comunicare se non con l’aiuto della tavoletta parlante. Nonostante tutto vogliono urlare il loro dissenso e incontrare il governo e i Ministri. «Si presenteranno senza ventilatore polmonare di scorta, dopo 5-6 ore si scaricheranno le batterie e moriranno per soffocamento» si legge in un comunicato di 16 Novembre Onlus. Intanto sotto il Ministero, un operatore sanitario aspira con una cannula un liquido dalla trachea di uno dei malati e asciuga le sue labbra. Il segretario del comitato Salvatore Usala dalla Sardegna è arrivato a Roma ed è pronto a morire in diretta tv senza il ventilatore polmonare artificiale di ricambio. Una «minaccia» contestata dai rappresentanti del movimento politico cattolico Militia Christi preoccupati per il gesto estremo dei disabili che porterebbe all’interruzione della vita di qualcuno in poche ore. «Non ci stanno» ma appoggiano in pieno la protesta e la causa.


Gianluca Russo21 novembre 2012 CORRIERE DELLA SERA
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