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venerdì 20 aprile 2012

FAMIGLIA NAPOLITANO...NEPOTISMO


E’ lei, presidente Napolitano, ad essere indegno
20 aprile 2012 | Autore luca martinelli |
di Stefano Moracchi – 16/04/2012
Certo, chiederle di provare vergogna nel definire indegni gli italiani che evadono le tasse, con i suicidi giornalieri di coloro che, da veri italiani, sentono come disonore essere stati catapultati criminalmente ai margini della società, è come chiedere ad un vampiro di pentirsi per aver succhiato il sangue.
Per lei, invece, è cosa degna aver fatto il comunista con il cappuccio a stelle strisce sulla testa. È grazie a questa coerenza e sottomissione che si sente autorizzato a criminalizzare gli italiani, visto e considerato che siete stati voi ad averli messi nella condizione che, voi stessi, considerate disonorevole?
A quale evasione, presidente Napolitano, lei si riferisce? A quella, per esempio, che costringe lo Stato fantoccio, che lei indegnamente rappresenta, ad acquistare titoli spazzatura dagli Usa? Oppure a quella ideologica della Fornero, prevedendo “uscite virtuose” dal lavoro stabile e, quindi, costringere a scegliere tra il pagare “onorevolmente” le tasse oppure provvedere al sostentamento della propria famiglia?
Lei ha uno strano concetto dell’onore presidente Napolitano se non sente come disdicevole far diventare prima senatore a vita e poi presidente del consiglio colui che ha contribuito a creare la cosiddetta “crisi” facendo il “tecnico” di società finanziarie di riciclaggio di titoli spazzatura per conto degli Usa.
Oppure, presidente, ritiene più degno far lavorare sua nipote alla Regione Puglia alle dirette dipendenze del presidente Vendola?
Sa bene che non a tutti gli italiani è concesso questo degno privilegio, e allora ci chiediamo, con quale faccia tosta si permette di gettare discredito sugli italiani?
È facile parlare genericamente di evasione, presidente, mentre è molto più complicato entrare nel merito della questione e circoscrivere il fenomeno.
Visto che lei conosce meglio di tutti noi chi gestisce criminalmente il fenomeno dell’immigrazione , il modo in cui vengono fatti entrare sull’ex nostro territorio (ormai colonia americana), e come sono costretti a vendere illegalmente merce prodotta criminalmente in diverse regioni d’Italia, ci dica come pensa di risolvere questo problema fuori dalla retorica presidenziale?
O forse lei si riferiva a quegli italiani che, per conto della criminalità d’oltreoceano, riciclano i soldi che provengono dalla droga afgana (grazie all’attacco criminale all’Afghanistan) attraverso i centri commerciali (vere e proprie lavanderie).
Oppure si riferisce alla criminalità cinese che, oltre ridurre i propri connazionali in schiavitù, si sta impadronendo di interi quartieri italiani con sistemi che un paese “degno”, presidente, non potrebbe accettare.
Adesso, presidente, si prepari pure il discorso che terrà “degnamente” in occasione del 25 aprile parlandoci di libertà e del debito di riconoscenza verso i nostri “salvatori, un debito che stiamo pagando con il sudore e il sangue, con la sottomissione e il disonore.
Cerchi, se le riesce, di commuoversi meno ed essere più sincero verso i suoi diretti referenti di oltreoceano.
Un popolo colonizzato l’onore, presidente, lo conquista cacciando l’invasore non facendogli l’inchino.
Fonte: attuazionista
FONTE QUI
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Nuovo caso "Universitopoli": l'occhio del ciclone si è spostato su Roma Tre
Uniroma3 - Dopo il "caso Frati" e i disagi alla Sapienza, la stampa s'interessa all'ateneo capitolino nato nel '92
Soltanto ieri il noto giornalista televisivo Enrico Mentana domandava all'opinione pubblica in diretta (con il papabile rischio denuncia) e in particolar modo al Min Monti: "E' possibile andare avanti con una situzione di questo tipo che fa dell'Italia una sorta diu Zimbello accademico iinternazionale? Che ci siano le baronie nelle nostre uiniversità è bene noto.. Ma a che numero di frati dobbiamo arrivare per far diventare convento l'università di Roma?"

E il suo sfogo in diretta cominciava con "E' possibile andare anati così?!" oggi rispondiamo" Si, è possibile".

Infatti il caso universitopoli rischia di divenire molto più grande di quanto previsto. Oggi Panoprama ha pubblicato un'inchiesta dove parla della parentopoli che lega l'università di Roma Tre al filone de La Sapienza, con l'aggiunta di legami politici molto forti con il governo tecnico oggi governa il nostro paese. Andrea Riccardi, oggi ministro della Cooperazione insegna storia contemporane nell'università di via Ostiense natta esattamente 20 anni fa;

Andrea Zoppini, classe '66, è docente di diritto provato e di analisi economica del diritto. Con lui anche Salvatore Mazzamuto, classe '48, è un ex membro del Csm e nell'ateneo insegna diritto civile. Questi due professori sono oggi sottosegretari al fianco della guardiasigilli Paola Severino (la più ricca tra i componenti del governo tecnico. Informazione inutile in questo articolo, ma con i suoi 7mln di euro dichiarati andava bene ricordarlo).

Coincidenze signori, coincidenze. E allora passiamo al rettore dell'ateneo, Guido Fabiani,

vispo e vegeto 'giovanotto' classe '41.

Da 14 anni è rettore dell'ateneo, grazie ad una modifica dello statuto che nel Luglio 2007 introduceva la possibilità al rettore uscente di candidarsi per "ulteriori mandati". Prima del piccolo 'lifting allo statuto' (di certo non per ringiovanire le cariche a governo dell'ateneo), i mandati avevano una durata massima di anni "4+4", che - se la matematica non ci inganna - non fa assolutamente 14. Ma per essere sicuri di stare bene attaccati alla poltrona (che in Italia è quasi un sport nazionale), ci ha pensato la legge 311 del '58 (abrogata poi nel 2010) che ha permesso nel 2008 a Fabiani di essere nuovamente rieletto a capo di Roma Tre.

Così gli ormai famosi cognomi Frati e Fabiani iniziano sempre più ad accostarsi, non per il rimando letterale ma per storie controverse che si avvinghiano alle colonne portanti dei rispettivi atenei capitolini di cui occupano la sedia più importante. A rileggere la frase, "occupano" suona proprio bene!

Sarà fortuna o i legami di parentela sono serviti un'pochino a distogliere gli occhi e i giornali dallòa vicenda?

Alzi la mano chi sapeva che la conosorte di Fabiani è sorella di Clio, la moglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Pochi, forse i frequentanti del corso di "istituzioni di Diritto Pubblico" dove Giulio Napolitano (secondogenito del Capo dello Stato) insegna.

Insomma l'inchiesta di Panorama fa tremare gli uffici del rettorato di una delle università più importanti del panorama capitolino. E c'è da scommettere che a Tor Vergata siano già state chiuse a chiave le stanze degli uffici direzionali.

"Si salvi chi può" gridano. No, la frase da dire è: "ci salvi chi può".

FONTE QUI
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TENGO FAMIGLIA! - Il figlio dEL PRESIDENTE Napolitano nominato nell’organo che vigilerà l’accesso alla rete Telecom – SCUSATE, Ma che c’entra un professore di diritto pubblico con le telecomunicazioni? Mistero GAUDIOSO… -


Giulio Napolitano e Marianna MadiaLa notizia l'ha data l'altro giorno l'agenzia di stampa Radiocor e l'ha confezionata con dovizia di particolari il "Sole 24 Ore" di sabato: l'Authority per le Comunicazioni di Corrado Calabrò ha nominato i membri dell'Organo di Vigilanza che si occuperà dell'accesso alla rete Telecom. I nomi sono: Gerard Pogorel, professore alla Scuola nazionale Superiore delle Telecomunicazioni in Francia; Claudio Leporelli, professore di ingegneria economico-gestionale alla Sapienza di Roma; Giulio Napolitano, professore di Istituzioni di diritto pubblico all‘università di Roma Tre.

Se per i primi due nominati a prima vista non vengono in mente obiezioni, date le materie che insegnano, sul terzo qualche dubbio sorge: che c'entra un professore di diritto pubblico con la rete Telecom? La sua bibliografia (http://www.scienzepolitiche.uniroma3.it/cgi-bin/WebObjects/politiche.woa/QWDirectAction?pageID=316) presenta la gran parte degli interventi dedicati a diritto amministrativo, costituzione, autorità di controllo in genere, ma non pare ci sia un'un attenzione preponderante al settore tlc, anche se Carmine Fotina sul giornale di Flebuccio De Bortoli non manca di sottolineare che si tratta di un "giurista con vaste competenze nel settore tlc". Eppure nessuno se l'è sentita di eccepire sull'incarico conferito al figlio del presidente della Repubblica.

FONTE QUI



venerdì 16 marzo 2012

RACCOMANDAZIONI...REATO


La raccomandazione sarà reato. Come la corruzione tra privati
ROMA -

"Cercati una raccomandazione"
ti diceva mamma quando le speranze di trovarti un lavoro, magari l'agognato posto fisso, si erano ridotte al lumicino. Diceva mamma, perché anche la raccomandazione, o spintarella, finirà nel baule dei ricordi. Al supervertice tra il premier Monti e i segretari dei partiti che lo sostengono, Bersani-Alfano-Casini, si sarebbe raggiunta un'intesa di massima sul pacchetto giustizia. La legge anti-corruzione ripristinerà vecchi reati come il falso in bilancio, estenderà i tempi di prescrizione e abolirà la concussione rivista come estorsione e più in generale compresa nella corruzione,
come vuole l'Ocse
(per la gioia di Berlusconi, era l'accusa più solida al processo Ruby).
In più introduce nuovi reati, come la corruzione tra privati e il traffico di influenze, volgarmente dette raccomandazioni. Si vedrà quale sarà lo strumento adottato, anche se sembra scartata l'ipotesi di una legge delega in favore di un emendamento del governo a un testo già in discussione in Parlamento: un compromesso per consentire un minimo di discussione senza esporre il provvedimento al rischio di essere svuotato in Parlamento. In ogni caso qui interessa registrare una piccola rivoluzione nel costume nazionale: raccomandazioni, segnalazioni di casi umani, promozioni, trasferimenti. Un dossier scoperto nel 2005 alle Poste Italiane si occupava di fare ordine a questo traffico di influenze sotto il nome di "Casi in evidenza delicata". Delicatamente venivano annotati i nomi di politici, sindacalisti, manager, cardinali nella veste di "segnalatori": un Bignami preciso al dettaglio della lottizzazione e spartizione di ogni posto disponibile pubblico o parapubblico. In Europa, secondo l'lSFOL, il 30,7% degli occupati ottiene l'impiego grazie alle segnalazione di un conoscente, mentre la media delle persone che si affida alle segnalazioni, per trovare lavoro è del 68,9%, in Italia la percentuale sale è al 76,9%. In Germania ciò avviene nel 40% dei casi, in Belgio 37%, in Finlandia 35%. Con percentuali più gravi dell'Italia ci sono solo l'Irlanda, Spagna e ultima la Grecia con il 92,2% di raccomandazioni. Italia, Irlanda, Spagna, Grecia, c'entreranno qualcosa le raccomandazioni a go-go con i debiti monstre? In sostanza in Italia, fatto 100 il numero delle assunzioni solo il 2,9% passa attraverso i centri per l’impiego, Il 5,7% da società di somministrazione o selezione del lavoro. Il 2,3% attraverso gli annunci sulla stampa e su Internet, il 24,6% con curriculum e banche dati aziendali. La quota maggiore, pari al 65% delle assunzioni, passa per altre vie (raccomandazioni, segnalazioni di amici, parenti e altri). Insomma la tendenza deve essere invertita, è obbligatorio eticamente, è non rinviabile per tentare un aumento della produttività e della crescita economica. Certo non basta una legge per cambiare il carattere degli italiani, come un po' avventatamente si era proposto il professor Monti. L'esempio viene prima di tutto e quello offerto dai politici è decisamente pessimo. Ma ciò non riguarda esclusivamente la sfera morale, trovare un lavoro per tutti, indistintamente, fu un obiettivo di politica sociale perseguito dai grandi partiti, nessuno escluso. L'aiutino dell'amico influente fa parte del paesaggio umano italiano, almeno quanto la basetta o il capello impomatato. Alberto Moravia gli dedicò uno dei Racconti Romani. Descrive la breve odissea di Cesarano Alfredo, "disoccupato e sfinito" e sballottato in mezzo a una folla di segnalatori: alla fine di una estenuante staffetta, dall'autista Pollastrini che lascia all'impiegato Merluzzi, prima di arrivare dallo Scardamazzi, per finire all'avvocato Moglie, trova lavoro. Provvisorio, in attesa della raccomandazione giusta. Quell'epoca è tramontata, l'intendenza cominci a seguire. Forse anche il servizio pubblico ci penserà due volte prima di riproporre in prima serata trasmissioni come "I raccomandati", vista alla Rai una specie di ammissione di colpevolezza. Tuttavia, vedremo come riuscirà la magistratura a trascinare qualcuno in tribunale con l'accusa di aver segnalato un amico, un parente e in cambio di cosa. Certamente non sarà retroattivo, altrimenti tre quarti d'Italia sarebbe sotto accusa per aver usurpato un posto immeritato, insieme all'altro quarto per segnalazione continuata. La telefonata Berlusconi-Saccà, un monumento alla spartizione lottizzatoria è un punto di partenza. Con l'avvertenza, però, che insieme al neonato reato a nome traffico di influenze, ci sarà, molto probabilmente, una stretta significativa alle intercettazioni telefoniche e alla loro diffusione mediatica. Speriamo comunque in un ritorno della crescita e della meritocrazia. Altrimenti è meglio raccomandarsi al Padreterno. O diventerà reato anche quello?
FONTE: BLITZ

venerdì 2 marzo 2012

NEPOTISMO...


UNA BELLA FACCIA COME IL C......

NEPOTISMO NELLE UNIVERSITA' ITALIANE...


FONTE: LINKIESTA - La classifica (scientifica) del nepotismo all’Università
Alberto Crepaldi Disegno di Carlo Manzo


Ora c’è anche il conforto della statistica: l’accademia italiana è ufficialmente ammalata di nepotismo. I baroni esistono e la frequenza di persone con lo stesso cognome negli atenei è sospetta. Stefano Allesina dell'Università di Chicago ha creato un programma apposta per effettuare questa ricerca e la più alta probabilità di nepotismo è emersa per Ingegneria industriale, Legge, Medicina, Geografia e Pedagogia. Cerca la tua università nella classifica del record dei baroni.



Società19 agosto 2011 - 23:22
Dopo le inchieste giornalistiche, le indagini dei pm e i processi, ora arriva la conferma scientifica che i nostri atenei sono inquinati dalla piaga del nepotismo. La prova viene fornita da un approfondito studio statistico, condotto da Stefano Allesina, cervello in fuga dall’Italia ora ricercatore all’università di Chicago, con cui è stata analizzata la ricorrenza dei cognomi nelle università italiane.
Per misurare la diffusione reale del fenomeno nell’accademia italiana, Allesina ha utilizzato un database di pubblico dominio creato dal Ministero dell’Istruzione (Cineca), contenente nomi e cognomi di oltre 61.000 professori e ricercatori occupati in 84 sedi universitarie.

Allesina ha condotto una semplice analisi di frequenza sui cognomi presenti nel database. Più di 27.000 cognomi distinti appaiono almeno una volta, e la ricerca ha voluto rilevare se particolari cognomi ricorressero più spesso di quanto atteso in un dato settore. Per questo Allesina ha creato un programma che esegue un milione di estrazioni casuali per scoprire la probabilità di ottenere il numero di cognomi riscontrato nei dati reali. Per fare un esempio: fra i 10.783 accademici in Medicina sono stati rilevati 7.471 cognomi distinti. D’altro canto, in un milione di estrazioni casuali dal pool completo dei cognomi, il programma di Allesina non ha mai ottenuto meno di 7.471 cognomi distinti: una frequenza così bassa suggerisce l’esistenza di pratiche di assunzione nepotistiche. Il calcolo è stato ripetuto per ventotto settori disciplinari e la più alta probabilità di nepotismo è emersa per Ingegneria industriale, Legge, Medicina, Geografia e Pedagogia.
All’altra estremità troviamo i campi con distribuzioni di nomi più vicine a quelle casuali – e perciò con la più bassa probabilità di nepotismo: linguistica, demografia e psicologia.

In un esperimento successivo, Allesina ha esaminato la distribuzione geografica del nepotismo in Italia. Con questo modello, ha testato la probabilità di avere lo stesso cognome di un altro professore nello stesso settore disciplinare e osservato come i valori ottenuti varino da Nord a Sud. È pur vero che il modello ha riscontrato un accentuato gradiente Nord-Sud, con la probabilità di nepotismo che aumenta andando verso Sud, per culminare nelle isole. È però altrettanto evidente che nella parte alta della classifica ci sono prestigiose università del Nord: Modena e Reggio Emilia (15° posto), Parma (23°), San Raffaele di Milano (25°), Genova (29°), seguite immediatamente da Ferrara e Pavia.

A conferma del rigore con cui è stata condotta la ricerca – non a caso finanziata dalla National Science Foundation – va sottolineato come Allesina non abbia tenuto conto dei cognomi più comuni, come ad esempio Rossi, Bianchi, Russo, Ferrari, Romano.
Per i figli è certamente vantaggioso, soprattutto in un Paese ingessato come l’Italia, seguire le orme dei genitori. Come ricorda Allesina «il termine human-capital tranfer descrive l’insieme di conoscenze, relazioni personali, attitudini e passioni che si trasferiscono da una generazione all’altra; in molti casi, i figli saranno naturalmente portati a scegliere la carriera dei genitori». La domanda che bisogna porsi è: ma devono proprio seguirli nella medesima università o addirittura nello stesso dipartimento?
La riforma Gelmini, forse non a caso osteggiata con forza dal baronato delle università nostrane, ha alcune pecche ma almeno si pone anche l’obiettivo di combattere il nepotismo dilagante. Sarà curioso, come suggerisce lo stesso Allesina, ripetere l’esercizio tra cinque-dieci anni per verificare se la riforma ha funzionato o se le incrostazioni nepotistiche avranno invece avuto la meglio.

Esempio pratico per capire il calcolo della frequenza
Prendiamo il caso dell’Università di Modena e Reggio Emilia:

– Numero di professori (856)
– Numero di possibili coppie. Questo è un numero molto alto (approssimativamente numero di professori al quadrato diviso 2).
Infatti, per quattro professori (A B C D) abbiamo 6 coppie: AB, AC, AD, BC, BD, CD. Per 10 professori ci sono 45 coppie e così via.
– Tra tutte le coppie (365.940), in 182 casi i professori hanno lo stesso cognome (es. il professore A ha lo stesso cognome del professore D).
– La frequenza si ottiene dunque così: 182/365940=0.0004973

La ricerca di Allesina è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLoS ONE con il titolo Measuring Nepotism through Shared Last Names: The Case of Italian Academia (clicca qui per leggerla integralmente)


La classifica dei più nepotisti. Cerca la tua università:

(frequenza x1000)

1° Libera Università Mediterranea «Jean Monnet», Casamassima, Bari 1,681
2° Sassari 1,306
3° Cagliari 1,239
4° Suor Orsola Benincasa – Napoli 1,094
5° Catania 1,05
6° Uke – Enna 0,701
7° Università della Calabria 0,695
8° Messina 0,694
9° Mediterranea di Reggio Calabria 0,678
10° Roma «Foro Italico» 0,673
11° Salento 0,6
12° Seconda Università Napoli 0,582
13° Cassino 0,546
14° Camerino 0,529
15° Modena e Reggio Emilia 0,497
16° Palermo 0,497
17° Politecnico di Bari 0,489
18° Luiss «Guido Carli», Roma 0,488
19° Urbino «Carlo Bo» 0,464
20° Salerno 0,448
21° Sannio di Benevento 0,441
22° Napoli «Federico II» 0,44
23° Parma 0,43
24° Parthenope di Napoli 0,421
25° San Raffaele Milano 0,412
26° L’Aquila 0,35
27° Foggia 0,35
28° Bari 0,345
29° Genova 0,341
30° Insubria 0,333
31° Ferrara 0,326
32° Pavia 0,325
33° Bergamo 0,322
34° Basilicata 0,308
35° Politecnica delle Marche 0,288
36° Pisa 0,275
37° Siena 0,273
38° Perugia 0,273
39° Firenze 0,262
40° Chieti-Pescara 0,257
41° Bologna 0,25
42° Brescia 0,247
43° Catanzaro 0,24
44° Libera Università di Bolzano 0,235
45° Milano Bicocca 0,232
46° Cattolica del Sacro Cuore Milano 0,223
47° Politecnico di Torino 0,215
48° Roma «Tor Vergata» 0,208
49° Macerata 0,208
50° Torino 0,204
51° Verona 0,201
52° Padova 0,199
53° Molise 0,198
54° Iuav di Venezia 0,197
55° Piemonte Orientale 0,194
56° Campus Bio-Medico Roma 0,194
57° Milano 0,192
58° Politecnico di Milano 0,187
59° Roma «La Sapienza» 0,175
60° Sant’Anna di Pisa 0,173
61° L’Orientale di Napoli 0,17
62° Udine 0,158
63° Roma Tre 0,141
64° Trento 0,131
65° Trieste 0,121
66° Teramo 0,12
67° Venezia «Ca’ Foscari» 0,112
68° Tuscia 0,109
69° Bocconi Milano 0,099
70° Valle d’Aosta 0
71° Liuc – Castellanza (Varese) 0
72° I.u.s.s. – Pavia 0
73° Iulm – Milano 0
74° Università di Scienze gastronomiche – Pollenzo (Cuneo) 0
75° Scuola Normale Superiore di Pisa 0
76° Scuola Imt – Lucca 0
77° Stranieri di Siena 0
78° Sum – Firenze 0
79° Stranieri di Perugia 0
80° Europea di Roma 0
81° Libera Università Maria SS. Assunta – Roma 0
82° Luspio – Roma 0
83° Sissa – Trieste 0
84° Stranieri Reggio Calabria 0



Parole chiave: baroni + nepotismo + stefano allesina + università
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Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/universita#ixzz1nwQd17BC



SONO SFIGATI SOLO I FIGLI DI NESSUNO...(...)

LUIGI FRATI E FAMIGLIA....CASI DI SCHIFOSO NEPOTISMO...


La carriera del primario che operava i manichini – video (Gian Antonio Stella)
By Redazione ViviCentro– 28 febbraio 2012
Posted in: Attualità, CRONACA, Il Caso, Povera Italia
Da ricercatore a professore ordinario: l’ascesa di Giacomo Frati
Chirurgo e figlio del rettore della Sapienza



Vi fareste operare al cuore da chi non ha «mai visto la cardiochirurgia» e si è impratichito solo con i manichini? Se la domanda vi sembra demenziale, sappiate che è già successo .
O almeno così dice, in un’intervista stupefacente, il figlio del rettore della Sapienza. Che con una sfolgorante carriera si è ritrovato giovanissimo a fare il professore nella facoltà del papà, della mamma e della sorella.


Che per essere un grandissimo chirurgo si debba avere necessariamente un curriculum scientifico universitario, per carità, non è detto. Ambroise Paré, il fondatore della moderna chirurgia, pare fosse figlio di una peripatetica e cominciò nella scia del padre facendo insieme il chirurgo e il barbiere. E il capo-chirurgo dell’«équipe 2» del primo trapianto di cuore in Sud Africa, nel 1967, al fianco di Christiaan Barnard, pare sia stato Hamilton Naki, che era un autodidatta con la terza media che essendo nero figurava assunto come giardiniere ma aveva le mani d’oro al punto di ricevere, finita l’apartheid, una laurea ad honorem e il riconoscimento di Barnard: «Tecnicamente era meglio di me».
Detto questo, il modo in cui Giacomo Frati si è ritrovato alla guida di un’Unità Programmatica di (teorica) avanguardia al Policlinico di Roma appare sempre più sbalorditivo. Ricordate? Ne parlammo due settimane fa, dopo l’apertura di un’inchiesta giudiziaria. Riassumendo, il giovanotto riesce in una manciata di anni (ricercatore a 28, professore associato a 31, in cattedra a 36) a diventare ordinario nella stessa facoltà di medicina in cui il padre, il potentissimo rettore Luigi, è stato per una vita il preside e ha già piazzato la moglie Luciana Rita Angeletti (laurea in lettere, storia della medicina) e la figlia Paola, laureata in legge e accasata a Medicina Legale.
Un genio tra tanti «sfigati»? Sarà… Ma certo gli ultimi passaggi della vertiginosa carriera di Giacomo sono sconcertanti. Prima l’esame da cardiochirurgo vinto grazie al giudizio di una commissione di due igienisti e tre dentisti: «Giusto? Forse no però questo non è un problema mio…». Poi la chiamata a Latina dove era stata aperta una «succursale» di cardiologia della Sapienza presso la casa di cura Icot. Poi il ritorno a Roma appena in tempo prima che le nuove regole contro il nepotismo della riforma Gelmini impedissero l’agognato ricongiungimento familiare. Poi la creazione su misura per lui, togliendo un po’ di letti a un altro reparto, di un’«Unità Programmatica Tecnologie cellulari-molecolari applicate alle malattie cardiovascolari» che gli consente di avere un ruolo equiparato a quello di primario, novità decisa dal direttore generale Antonio Capparelli. Nominato poche settimane prima ai vertici del Policlinico proprio da Luigi Frati, il premuroso papà.
Troppo anche per un ateneo storicamente abituato a una certa dose di nepotismo. Eppure, neanche un verdetto del Tar che dà ragione a quanti avevano presentato un esposto contro gli esiti della «gara» vinta da Giacomo («illogicità del criterio adottato», «irragionevole penalizzazione degli idonei», «danno grave e irreparabile») è riuscito a frenare l’irrefrenabile ascesa del giovanotto. Anzi, il giorno dopo avere perso il ricorso in appello contro quella sentenza, l’università gli ha fatto fare un nuovo passo in avanti.
Né sono riusciti a bagnare l’impermeabile scorza di Luigi Frati (dominus assoluto di un sistema trasversale alla destra e alla sinistra che sta benissimo a molti baroni) alcune contestazioni nel Senato accademico o una miriade di mugugni sul Web. Né poteva infastidirlo, pochi giorni fa, il professor Antonio Sili Scavalli, segretario regionale della Fials e responsabile aziendale dello stesso sindacato, che ha mandato una diffida a Renata Polverini chiedendo come fosse possibile che Giacomo Frati, chiamato al Policlinico per attivare una guardia medica di cardiochirurgia, sia stato quattro mesi dopo promosso e contestualmente abbia chiesto, da primario, di essere esentato dalle noiose guardie notturne.
Ma le domande più fastidiose poste dal sindacato, che preannuncia un esposto alla magistratura, sono altre. È vero che in un anno e mezzo i dati sulla produttività dell’unità di Giacomo Frati «fornirebbero un numero pari a zero»? Ed è vero che in questo periodo il giovine chirurgo ha fatto in tutto 5 interventi «peraltro di cardiochirurgia classica» che dunque non c’entrano niente con la creazione su misura del reparto di «avanguardia»? E soprattutto: qual era la mortalità di quella dependance di cardiochirurgia a Latina dove si era impratichito?
Il punto più delicato è questo. Lo dicono nemici di Frati come il senatore Claudio Fazzone, che mesi fa ironizzò sull’«alta qualità portata a Latina» dal rettore: «Penso si riferisca alla cardiochirurgia che ha effettuato 44 interventi in un anno, di basso profilo, col più alto indice di mortalità del Lazio». Ma lo dice soprattutto un decreto della Regione del 29 settembre 2010. Dove si legge che nonostante a Latina fossero stati fatti «zero» interventi chirurgici «di alta complessità, i risultati all’Icot erano pessimi.
Tanto da spingere la Regione Lazio a chiudere la dependance universitaria, a costo di dover pagare alla casa di cura dove stava un risarcimento milionario: «La disattivazione dei posti letto di cardiochirurgia dell’Icot di Latina è sostenuta da valutazioni relative ai volumi di attività estremamente ridotti e alla bassa performance. Nel 2009, la struttura ha effettuato 44 interventi cardiochirurgici (pari all’1% del totale regionale) ed è ultima nel Lazio per capacità di attrazione, con una percentuale di ricoveri a carico di residenti fuori regione intorno al 2% (valore medio regionale del 9%). L’indice di inappropriatezza d’uso dei posti letto è 3 volte più elevato rispetto alla media regionale».
Quanto «bassa» fosse la performance, lo dice una tabella riservata del «PReValE», il Programma regionale di valutazione degli esiti, recuperata da Sabrina Giannini, di «Report». Tabella dove, alla voce «Bypass aorto-coronarico» per il 2008-2009 sulla mortalità nei primi 30 giorni dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, risulta che non ce la fece il 2,25% degli operati (su 356) al Gemelli, lo 0,46% (su 656) al San Camillo-Forlanini, il 2,67% (su 225) all’Umberto I, il 3,01 (su 632) all’European hospital e via così. Risultato finale: una media di mortalità, per quanto queste statistiche vadano prese con le pinze, intorno al 2,5%.
Bene: in un servizio per «Reportime» di Milena Gabanelli, servizio da questa mattina su Corriere.it , Sabrina Giannini mostra quella tabella a Giacomo Frati: come mai all’Icot c’era una mortalità del 6% e cioè più che doppia? Il giovane «astro nascente» della famiglia del rettore sbanda. E si avvita in una risposta strabiliante: «Cioè, la cardiochirurgia qui è partita da zero. Faccio presente che quando noi abbiamo iniziato tutto il personale, anche infermieristico, era un personale che non aveva mai visto la cardiochirurgia. Abbiamo fatto simulazione in sala anche con i manichini. Anche per il posizionamento dei devices della circolazione extracorporea».
Fateci capire: «tutto il personale» (tutto, compresi dunque i chirurghi) era così a digiuno di cardiochirurgia che prima di operare dei pazienti si era addestrato coi manichini? Che storia è questa? Si sono impratichiti via via sui malati che avevano affidato loro la vita? Per difendere quel reparto, mentre la Regione decideva (troppi reparti) di rinunciare ad aprire nuove cardiochirurgie a Viterbo, Frosinone e Rieti, Luigi Frati disse in un’intervista a «La Provincia»: «Mi chiedo perché mai uno di Latina non abbia il diritto di farsi operare nella sua città». Ma da chi, signor rettore? A che prezzo? In quale altro paese del mondo, dopo tutto ciò che è emerso, potrebbe restare ancora imbullonato al suo posto (corrieredellasera)

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REDAZIONE VIVICENTRO