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martedì 27 agosto 2013

ALBERTO CAPECE - SIRIA

Siria, stragi “agghiaccianti” e umanità a fini bellici

bambiniSi annuncia un nuovo Irak, forse un nuovo Afganistan o molto più probabilmente una nuova Libia. E a darne la notizia per primo è stato, non a caso, il Wall Street Journal che l’altro ieri ha riportato le parole di un alto funzionario dell’amministrazione Usa, secondo il quale la decisione di Damasco di consentire agli ispettori dell’Onu la visita della zona dove sarebbe stato utilizzato il gas nervino, arriva “troppo tardi per essere credibile”.
Il ragionamento è in qualche modo sorprendente: “Se il governo siriano non aveva nulla da nascondere e voleva dimostrare al mondo di non avere fatto uso di armi chimiche in questa circostanza, avrebbe dovuto far cessare gli attacchi nella zona e consentire un accesso immediato dell’Onu cinque giorni fa, le prove disponibili sono state inquinate in maniera significativa a seguito dei continui bombardamenti del regime e di altre azioni intenzionali avvenute negli ultimi cinque giorni”. C’è allora da domandarsi su quali basi che non siano le sole dichiarazioni dei ribelli veri o presunti, si afferma che è stato usato il gas, visto che in pochi giorni le prove sarebbero ormai cancellate. E c’è da chiedersi come mai esse in 24 ore siano addirittura diventate “inequivocabili”.
Così ovviamente non è, anche se i media mainstream si affannano a raccontare leggende, tipo quella che i gas nervini non sono rilevabili nei corpi delle vittime. Il gas in sé, si, ma le alterazioni che esso apporta alla acetil-colina-esterasi, sono facilmente rilevabili con esami ematologici. Così non è perché tracce chimiche rimarrebbero comunque sugli abiti degli scampati e dei feriti oltre che sulla scena della battaglia, mentre gli ordigni destinati a questo uso hanno caratteristiche note e assolutamente riconoscibili. Così non è perché il rapporto tra vittime denunciate (1300) e abitanti non ha senso in relazione all’uso di questi gas che sono letali
Gli effetti di minime contaminazioni gas nervino sono assolutamente tipiche, come dimostra questa foto presa dopo le stragi al gas nella regione curda dell'Irak
Gli effetti di minime contaminazioni gas nervino sono assolutamente tipiche, come dimostra questa foto presa dopo le stragi al gas nella regione curda dell’Irak
anche a dosi bassissime. Altro che la “larga scala” di Kerry. Così non è perché foto e brevi filmati diffusi questi giorni parrebbero dimostrare – al contrario di come vengono presentati – che il totale scoordinamento motorio dovuto ai gas che attaccano le sinapsi delle cellule nervose, non si è affatto verificato. E non è presente nemmeno in quella davvero agghiacciante dei bambini sotto ghiaccio che sputtana in maniera grottesca il maneggio e il commercio di umanità per fini bellici. Così non è perché assieme ai morti ci dovrebbero essere anche molte decine di migliaia di feriti con lesioni tipiche e sindromi ben conosciute, tra cui la più comune è la cecità, mentre i 3500 di cui parla Medici senza frontiere (non presente in Siria se non come sigla di supporto ai sanitari locali) che si sarebbero presentati agli ospedali di Damasco lasciano piuttosto perplessi: chi li ha portati fin là senza le tute protettive necessarie ai soccorritori per non essere a loro volta intossicati? Come è possibile che 355 di essi siano morti dopo aver affrontato molti chilometri di spostamento? Insomma ben poco, anzi nulla  funziona in questa storia, compresa l’insensatezza di usare armi chimiche proprio nel momento in cui la guerriglia perde terreno. Ma si sa che a questo si può tranquillamente porre rimedio, creando da soli quello sconfinamento della “linea rossa” che oggi viene addebitata a Damasco. Anzi a dire la verità tutto questo è  ancora più grottesco perché arriva in contemporanea con le rivelazioni del Daily Mail sulle conseguenze della guerra chimica in Vietnam: 150 mila bambini venuti alla luce con gravissime malformazioni o affetti da cancro e diabete già alla nascita.
Una cosa comunque è certa: che le possibilità di dimostrare l’uso effettivo delle armi chimiche  ci sarebbe eccome anche a molti giorni di distanza dagli eventi e nonostante i tentativi di confondere le acque. Esiste a tal punto che un’analisi anche superficiale sarebbe in grado di svelare se l’eventuale gas arriva dalla Russia oppure dagli Usa o da qualche Paese europeo o ancora da qualche più artigianale fabbricante di morte. Cosa che di certo solleverebbe qualche imbarazzo. Ma l’atteggiamento riportato dal Wall Street Journal ci fa capire bene gli ultimi sviluppi di ieri e cioè che l’ultima cosa a cui si pensa è l’accertamento dei fatti, che ci troviamo di fronte a una verità prefabbricata destinata ad essere usata come pretesto e che trasforma in menzogna strumentale anche una possibile realtà. Che qualunque cosa possano scoprire gli ispettori dell’Onu non conterà nulla di fronte alla evidente volontà di intervenire, come del resto è stato per l’Irak.
Il premio nobel per la pace, dopo una serie impressionante di disastri, minaccia dunque la guerra e una guerra di quelle che hanno ampiamente dimostrato la loro perversa inutilità finendo per creare situazioni ancora più drammatiche di quelle che ufficialmente volevano sanare. Per la Siria non si è fatto nulla fin dall’inizio della guerra civile e adesso Obama si trova di fronte a due prospettive: o subire la permanenza del feroce Assad nel frattempo legatosi alla Russia e dall’Iran, oppure assistere  alla vittoria dei ribelli ormai egemonizzati dell’integralismo islamico. L’intervento dunque si rende necessario per tornare a contare qualcosa in Siria, per rimettere in gioco gli Usa e e determinare gli esiti di una futura pacificazione. Per riavere qualche voce in capitolo, senza rendersi conto dei guasti che ciò comporta, senza accorgersi che ogni invasione, no fly zone, scarica di missili, rappresenta una sconfitta futura oltre che la palpabile dimostrazione di una leadership così usurata e in declino da potersi fondare solo sulle armi.

sabato 24 agosto 2013

ALBERTO CAPECE

Fronte popolare contro il Monopoly

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Colpevolmente ero stato indotto a pensare che il Pd si fosse completamente convertito al liberismo al punto di provare persino fastidio – come accade a Boccia – al solo sentire parlare di eguaglianza ed equità. Che insomma avesse buttato alle ortiche persino le briciole della socialdemocrazia aderendo in tutto al modello di capitalismo finanziario che sta strangolando diritti edeconomia reale.
Ma mi ero clamorosamente sbagliato, infatti sette deputati democratici e per di più appartenenti alla corrente di quel Renzi che si accompagna alla finanza come Linus alla coperta, gliel’hanno cantata chiara ai padroni del vapore, senza paura e senza peli sulla lingua: hanno infatti scritto all’ambasciatore Usalamentandosi del fatto che nella nuova versione del Monopoli le proprietà immobiliari  di via Giardini e compagnia sono state sostituite con pacchetti azionari. Questo secondo i magnifici sette sarebbe diseducativo: come vi permettete di proporre una cosa simile in un Paese che ha una Borsa bonsai e invece la maggior densità di generosi palazzinari per metro quadro?
Ora non si capisce bene cosa c’entri l’ambasciatore statunitense con il monopoli, (mentre si intende benissimo quale ruolo possa avere nel pompare quei catorci di F35) e quindi c’è il leggero sospetto che in mancanza di cose da dire e da pensare ci si arrangi anche con queste corbellerie da Almanacco di Topolino, con tutto il rispetto per i livre de chevet di Renzi. Però diciamolo, fa piacere la ribellione all’impero della finanza, anche se ciò espone Renzi alle accuse del Corriere di Detroit di essere un po’ troppo a sinistra.
Un po’ mi è dispiaciuto che i sette deputati non abbiano preso in considerazione la presenza degli ori nelle carte napoletane, perché quel settebello è davvero diseducativo e potrebbe portare le nuove generazioni a pensare che il lavoro vada giustamente retribuito, quando invece bisognerebbe attribuire maggiore importanza a picche e bastoni. Ma insomma non si può pretendere tutto dalla vita: l’importante è che in qualche modo si reagisca, si faccia capire che siamo disposti a qualsiasi sacrificio, ad abolire le pensioni e il welfare, a far precipitare i salari, a distruggere la scuola, a rendere tutti i precari, ma per Dio il Monopoli con le azioni al posto delle case proprio no.
Alla fine non possiamo non apprezzare il fatto di avere parlamentari che valgono quanto i soldi del Monopoli, anche se stranamente non li accettano in pagamento della loro preziosa attività.

venerdì 23 agosto 2013

MASSIMO D'ALEMA - ALBERTO CAPECE

Me ne faccio un Baffino

massimo-dalema-silenzioSu una cosa Massimo D’Alema ha ragione: sul pessimo ruolo dei media che raccontano al 70% delle bugie. Infatti se raccontassero tutta la verità o quanto meno non avessero il complesso dell’inginocchiatoio nei confronti del potere e delle carriere, Massimo d’Alema sarebbe già da decenni un capitolo chiuso. Invece, nonostante un’intera vita di sconfitte che hanno consegnato il Paese nelle mani del berlusconismo, nonostante non sia più in Parlamento è ancora protagonista della vita politica.
Se i giornali non fossero espressione diretta di interessi e potentati, come afferma Baffino, nessuno si sarebbe curato delle sue parole pronunciate davanti a un’ottantina di persone alla festa del Pd di Taizzano, luogo non distante dalle sue celebri vigne da cui si trae un banale Cabernet di nome Sfide, finanziato con 57 mila euro dalla Ue. Per non parlare di quell’altro vigneto, la Fondazione Italiani europei, che vendemmia benissimo in quel territorio opaco dove affari, politica e appalti convergono in letizia. Invece parla D’Alema, quello che si era tirato fuori ed ecco che spuntano i titoloni.
Adesso il lupo di mare, il gentiluomo del Papa, con una superba giravolta vuole Renzi premier e il “suo” Cuperlo alla segreteria. Non contento di aver ammorbato questo Paese persino con le cozze al caffè del suo chef di riferimento, il suo omologo in cucina, è ancora lì che tira i fili e detta legge grazie alla fondazione. Però si schermisce: “francamente chi parla della corrente dalemiana dice una scemenza. I dalemiani non esistono. E comunque neppure io ne faccio parte”.  E se invece fossero i dalemiani ad esistere e proprio lui a non esistere? Chi lo sa, ma di certo se l’informazione fosse degna del nome, la cronaca da Taizzano conterebbe una sola parola:  machissenefrega.

ALBERTO CAPECE...

Comincia lo striptease del Pd davanti a Silvio

Un sondaggio fatto da un noto sito di informazione online, Globalist, fa capire che ormai gli italiani scampati alla fede berlusconica, stanno mangiando la foglia: il 70 per cento  ritiene che in qualche modo l’ex cavaliere scamperà all’incandidabilità, vuoi per i franchi tiratori o per l’intervento di Napolitano o per cedimento del Pd stesso, mentre solo il 30% pensa che la legge Severino verrà rispettata.
E’ un’opinione più che fondata visto che ormai ci sono primi segni della calata di braghe, affidati per ora ai personaggi marginali intenti a cercare ragioni di opportunità nella salvezza di Silvio o a provare arrampicate sugli specchi per trovare inesistenti spazi nella legge Severino: come tutti gli strip tease che si rispettino, si comincia da particolari di vestiario lontani dall’epicentro, ma tutti sanno dove si va a finire.  E in ogni caso c’è un apripista d’eccezione, quel Luciano Violante a cui Silvio dovrebbe erigere un monumento equestre o quanto meno trovare un posto nel mausoleo di Arcore: il talebano dell’inciucio fa sapere che bisognerà soppesare con molta attenzione (e benevolenza) le argomentazioni di Andrea Augello, relatore pidiellino alla giunta del Senato.
In circa 8 mesi si è passati dal Berlusconi delinquente al mai con Berlusconi, al con Berlusconi per necessità, a non facciamo cadere il governo per “incandidare”Berlusconi. Manca solo il viva Berlusconi, ma tranquilli che ci si arriverà. Del resto quando si inizia a scivolare su un piano inclinato è difficile frenare la corsa e il Pd ha comiciato dal 2010 a dare chiari segni di volersi a tutti i costi conservare un “nemico” ormai assolutamente necessario a raccogliere voti.
A parte tutti i ricatti esercitabili dal tycoon, praticamente su tutto l’establishment, a parte la senescenza del Colle, a parte la sostanziale consociazione, gli apparati del Pd sanno bene che Berlusconi è il grande sterilizzatore della vita politica, l’uomo che catalizza l’attenzione e crea una guerriglia civile sul suo nome, senza che però questo corrisponda a reali differenze di visione e azione. Perdere Berlusconi per il Pd significherebbe la fine come partito contenitore, la diaspora delle sue componenti e la creazione di nuovi soggetti politici. Dunque finiranno per salvarlo, sapendo di salvare solo se stessi dopo tanti tradimenti dell’elettorato. E più lo salvano, più sono costretti a salvarlo. Ormai da questo circolo vizioso non si esce. E’ per questo che di fronte a Silvio non sono solo le olgettine a calarsi le braghe.

sabato 17 agosto 2013

ALBERTO CAPECE

Questa Europa d’egitto

primaveraaraba2L’estate infuocata dell’Egitto ce ne fornisce la prova palmare: l’Europa che escogita marchingegni per confiscare qualsiasi politicadi bilancio e dunque sociale, che impone massacri sociali e chiede agli stati continue cessioni di sovranità, messa alla prova semplicemente non esiste, non ha alcuna sovranità propria. Di fronte alla  drammatica crisi del Cairo, balbetta, non sa cosa fare, cosa dire tanto che solo verso la fine della settimana prossima, se tutto va bene ci sarà, forse, una riunione dei ministri degli esteri. Una lentezza che esprime in realtà la viva speranza che nel frattempo le cose si siano calmate e si possa far a meno di decidere alcunché.
Le telefonate si inseguono tra le cancellerie, ma l’unica cosa che risulta è una teorica volontà di avere un’azione comune mentre partono in ordine sparso i soliti e inutili appelli e già ogni Paese comincia a chiedersi come eventualmente “riesaminare le relazioni ” con l’Egitto ciascuno secondo l’angolazione dei propri interessi. Si perché la parola d’ordine che viene diffusa dai media  è quella di rivedere le relazioni dell’Ue con l’Egitto, ottimo e meritorio intento  che tuttavia si scontra con il fatto che le relazioni dell’Unione con l’Egitto semplicemente non esistono: gli unici veri rapporti sono quelli bilaterali con i singoli stati a parte la zona di libero scambio per i prodotti industriali che fino ad oggi è stato un tentativo di dominare il mercato egiziano, sostanzialmente fallito.
D’altro canto l’inesistenza dell’Europa è nei fatti, visto che al limite potrà avere un ruolo marginale nella concessione di un prestito del Fondo monetariointernazionale di 4,8 miliardi di dollari  finora sospeso perché nessun  governo egiziano si è sentito di sottoscrivere le impossibili condizioni, ovvero  aumento delle tasse e riforma dei sistemi dei sussidi per beni alimentari e carburanti, che incidono per oltre il 40% sulla spesa pubblica. Siamo alle solite. Per il resto ci sono gli Usa che forniscono una media di 3 miliardi e 300 milioni di dollari l’anno, quasi tutti per l’armamento( made in Usa, ovviamente) e l’addestramento, la Cina che è padrona delle telecomunicazioni, del settore energetico e dei parchi industriali, il Quatar e l’Arabia Saudita che forniscono soldi soprattutto per appoggiare i movimenti salafiti (si ipotizzano circa 2 miliardi di euro l’anno nel complesso).  L’Europa in quanto tale concede  150 milioni scarsi l’anno, praticamente spiccioli per alimentare le proprie esportazioni.
Quindi ci troviamo di fronte all’assurdo di a un’Europa che conta poco o nulla e tuttavia si allea all’Fmi nella richiesta di cose che i governi egiziani, già così fragili per via anche della crisi economica, non possono fare, pena nuove rivolte. E qualcosa mi dice che negli ambienti di Bruxelles, la mano dura dei militari non dispiaccia. Chissà magari con un governo che si impegni manu militari ai massacri sociali potranno muoversi – come ventilato dopo la caduta di Mubarak – la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Con i soldi dei nostri sacrifici per chiedere sacrifici agli egiziani.

ALBERTO CAPECE


Scalfarotto, il gay omofobo che piace a Pd e Pdl

25702010_le-lgbt-unite-contro-il-nuovo-testo-della-legge-anti-omofobia-0Una volta, quando non esisteva ancora il politicamente corretto si sarebbe parlato di una checca isterica. Isterica non nel senso di una pedissequa ed enfatica imitazione femminile, ma nel senso che il conflitto tra l’essere gay e il senso di peccato o di colpevole diversità che ne deriva non è risolvibile e dà luogo a una futile, ansiosa giostra di idee incoerenti e di comportamenti egotici.  La checca isterica non si nasconde, anzi esterna il suo conflitto, quasi che il super io scegliesse questa forma di fustigazione e di espiazione. Nulla di più pericoloso che affidare la battaglia di libertà degli omosessuali  a tipi del genere che invece di mortificare le loro segrete pulsioni attraverso l’omofobia, sembrano voler mortificare la loro segreta omofobia con l’essere gay.
Ivan Scalfarotto è per l’appunto uno di questi personaggi: gay per natura, omofobo per cultura cattolica, politicamente transessuale e dunque a suo agio nell’ormai informe Pd. E’ stato eletto come paladino dei diritti Lgbt, ma appena seduto sulla poltrona ha pensato bene di acquisire prestigio presso la casta pretendendo per i parlamentari e solo per loro l’estensione della copertura sanitaria anche per i gli eventuali compagni dello stesso sesso. Un puro privilegio che segna la differenza abissale tra essere elettori ed essere eletti che il Marchese Del Grillo  potrebbe magistralmente sintetizzare.
Poi dopo aver formulato assieme a Sel e M5S un progetto di legge contro l’omofobia che estendeva a questo campo la legge Mancino e che dunque comprendeva anche sanzioni per campagne omofobiche e transfobiche, ha cambiato idea, si è spostato su input del partito e dei suoi dirigenti, in campo Pdl e ha proposto con il raffinato nullologo Antonio Leone, un emendamento al testo da lui stesso redatto che in sostanza lo svuota di efficacia. Per di più la definizione originale di reati  «motivati dall’identità sessuale della vittima»  viene sostituita da una dizione apparentemente analoga - «fondati sull’omofobia o transfobia» – che tuttavia ha il piccolo difetto di proporre termini che non esistono nella giurisprudenza italiana e dunque sono praticamente aperti a qualsiasi libera interpretazione. Con tutte le conseguenze del caso.
Come dire facciamo la legge anti omofobia perché dopotutto è una delle pochissime cose in cui possiamo mostrare una qualche microscopica differenza,  ma dietro il fumo cerchiamo di togliere più arrosto possibile per venire incontro al Pdl e alle componenti devote del partito, diamo in qualche modo fiato alla tesi grottesca che l’incitamento all’omofobia o la sua aperta manifestazione non possano essere sanzionate in quando espressione di libertà e in particolare di quella libertà religiosa che impone di considerare l’omosessualità un peccato o una malattia . Ignari loro e Scalfarotto che la libertà che si può esercitare è quella che non colpisce o ferisce gli altri. E’ scritto nell’abbecedario delle elementari ed è scritta in quelle norme che rendono la bestemmia un reato o che sanzionano le ingiurie verso qualcuno. Ma possiamo privarci del governo Letta e degli appoggi vaticani per fare una volta tanto qualcosa di decente, di chiaro, di intelligente? Non sia mai.
Ovvio che tutte le associazioni omosessuali abbiano protestato contro questa sterilizzazione compromissoria,  ma Scalfarotto invece di riconoscere l’errore in cui è stato indotto dal devoto Super Io cattolico e di essere incorso in un gravissimo lapsus freudiano legislativo, invece di liberarsi dall’inciucismo senza se e senza ma del Pd,  accusa tutti di voler combattere una guerra “di sterminio” contro i cattolici. Addirittura. Questo alla fine è checchismo isterico allo stato puro: mica è un’offesa, è libertà di pensiero.

venerdì 9 agosto 2013

ALBERTO CAPECE MINUTOLO ...

Pensioni d’oro: i diritti acquisiti valgono solo per i ricchi

Pensioni-d-oro-Germania-e-Italia-a-confronto-500x312E’ come un incubo febbrile: tutte le estati il Paese riscopre il problema delle pensioni d’oro contrapposte a milioni di pensioni da fame. Tutte le estati si discute animatamente una settimana e poi si ripone il problema nel cassetto. Quest’anno qualcuno ha anche scoperto che altrove – come in Germania, per esempio -la forbice delle pensioni è molto più ristretta che da noi come dovrebbe essere ovvio: se le differenze di retribuzione sono giustificate da una differenza nel lavoro, che senso hanno quando ci si mette a riposo e quel lavoro non lo si svolge più?
Infatti quello che da noi colpisce è che non ci sono solo le pensioni d’oro, ma anche quelle d’argento, di rame, di peltro che galleggiano fiere sul mare di quelle di merda, che nei trattamenti di quiescenza come burocraticamente si  chiamano, si conservino e si acuiscano tutte le disuguaglianze sociali, le iniquità si mostrino spogliate dagli orpelli ed emerga il panorama di una società arcaica e ingiusta. Con il passaggio al sistema contributivo, tutto si è immiserito, vaste fasce sociali sono state di fatto private della pensione anche se ancora non lo sanno, ma le differenze tra i vlasti, i garantiti, chi ha guadagnato bene nella propria vita e chi ha invece fatto fatica vengono sottolineate e moltiplicate rispetto al sistema retributivo. Se come nella vicina Germania si ponesse un tetto di 3500 euro sulle pensioni, si potrebbero risparmiare non meno di 12 miliardi l’anno ed elevare a 1000 euro le pensioni sociali e minime con immediati benefici sull’economia.
Certo il discorso sarebbe lungo perché ciò che è entrato in crisi è la pensionecome parte essenziale del welfare, divenendo un risparmio forzoso che nell’era della precarietà servirà solo a dare una mancia nemmeno di sopravvivenza alla maggior parte della popolazione. Qui mi vorrei concentrare sul fatto che ogni intervento sulla riduzione delle pensioni d’oro viene escluso come una lesione di diritti acquisiti: politici e Corte Costituzionale (tutti tra l’altro direttamente interessati alla questione) sono corali su questo: i primi con la circolarità ipocrita della ricerca di consenso, i secondi con le sentenze. Naturalmente hanno ragione, ma è proprio qui che si rivela la sostanza iniqua della società italiana: perché la riforma Fornero andava proprio a toccare e ad eliminare i diritti acquisiti di milioni di persone, di gente che ha fatto delle scelte di vita e di lavoro in vista di un trattamento pensionistico che è stato improvvisamente cambiato. E questo non coinvolge solo gli esodati che sono solo un caso speciale di cialtroneria dentro un patto sociale spezzato e buttato alle ortiche..
Però in questo caso, trattandosi di persone senza potere e prive di una vera rappresentanza politica, il discorso dei diritti acquisiti non si è nemmeno affacciato all’orizzonte, non c’è stata Corte Costituzionale e nemmeno l’inutile ipocrisia da consenso  di qualche onorevole: è sembrato del tutto naturale che i diritti acquisiti di cittadini senza rilievo di casta, di clan, di censo, di clientela o di visibilità venissero calpestati e aboliti. A volte nemmeno le stesse vittime se ne sono sorprese, pur essendo travolte, incazzate, inviperite. E allora diventa chiaro che qui non si parla tanto di diritti acquisiti, ma di diritti senza altri aggettivi: diritti che solo una minima parte della popolazione possiede ancora, mentre la stragrande maggioranza ne è privata con la scusa della necessità. Chi ha di più se lo tiene e chi ha poco viene man mano depredato anche di quello: non è uno scandalo, è la linea politica di questi anni.

lunedì 22 luglio 2013

ALBERTO CAPECE MINUTOLO

Imu: cornuti e mazziati

africanograndicornaMi chiedo quando ci stancheremo di essere presi per i fondelli, di questo spettacolo burlesque della compagnia di politicanti senza politica. Ricordate due anni fa quando arrivarono i professorini da salotto e club privè della finanza? Subito si parlò di patrimoniale, tanto per far vedere che dopo tutto avevano una testa, un cuore, ma alla fine il portafoglio prevalse e decisero che che no, non si potevano colpire i ricchi perché sennò portavano via i soldi  (è un argomento che se non ricordo male, fu tirato fuori per la prima volta nel 1875 da Visconti Venosta) e perciò venne resuscitata l’Ici sotto il nome di Imu, ossia una patrimonialina spalmata un po’ su tutti.
Paga che ti ripaga le rate della nuova tassa, si arriva alla campagna elettorale nella quale un Berlusconi con la bombola d’ossigeno gentilmente fornita da Napolitano e dal Pd, fa campagna contro la tassa ingiusta che aveva però votato poco tempo prima. Silvio perde, ma diviene egualmente tutore del governo e da lì impone che l’Imu venga tolta. A lui non interessa affatto che diminuiscano le tasse,  in otto anni dei suoi governi non è mai accaduto, ma solo di poter dire al suo elettorato in astinenza da malgoverno, che lui era riuscito a togliere l’odiato balzello.
Così Letta rinvia, ovviamente per il bene del Paese,  in attesa di trovare una soluzione che salvi il gettito e la faccia. Pensa che ti ripensa, mentre il debito pubblico aumenta a ritmi record, mai attinti dal lontano 1996, questi signori fanno una bella pensata: ristrutturiamo l’ Imu, ma mettiamo una bella tassa che debbano pagare tutti, proprietari e inquilini, facciamo finta che si tratti di qualcosa che ha a che vedere con i servizi che naturalmente non ci sono, ma diamo anche a chi vive in affitto la soddisfazione di sentirsi un po’ proprietario. Che sublime e penetrante senso di giustizia
Insomma dalla patrimoniale che dovevano pagare i ricchi per partecipare al salvataggio del Paese siamo arrivati alla determinazione che saranno i più poveri a pagare per la proprietà che non hanno in modo da tappare i buchi che si sono aperti con le larghe intese, compresi quelli a cui verrà apparentemente tolta la tassa sulla prima casa. Questa bella trovata è naturalmente scaturita dal Pd, il partito di centro sinistra allo specchio. Ma non crediate, bastonare chi sta peggio è solo una strategia per evitare che Bruxelles e la Bce ci impongano di bastonare chi sta peggio. Ampia possibilità di scelta.

ALBERTO CAPECE MINUTOLO

Manuale per l’esame di italianità

italianitàRiteniamo di fare cosa gradita agli extracomunitari che vogliano ottenere la cittadinanza italiana fornendo un piccolo compendio sui personaggi della nostra politica, la cui natura può facilmente sfuggire a uno straniero, visto che sfugge agli stessi italiani. Dopo la vicenda del ganese respinto all’esame per non aver saputo dire nulla sul Pdl, Berlusconi, Ciampi, Di Pietro, Monti e Casini è ancora più opportuno rendere disponibile il materiale di base.
Ci è parso più efficace fornire al posto di un testo astratto, la simulazione di  un esame in cui all’extracomunitario vengano poste delle domande la cui successione è influenzata anche dalle risposte. Così all’esaminando sarà più facile orientarsi.
LESSON ONE
D. Mi dica cosa significa Pdl
R. E’ la contrazione ( se userete questa parola farete una buona impressione sulla commissione e costringerete la Santanchè a fornirsi di vocabolario) di “predellino”.
D. Davvero? Ci spieghi….
R. Deriva dal fatto che il partito è stato fondato sul predellino di una Audi., che in seguito è diventato un inginocchiatoio. Ora i vescovi italiani vorrebbero trasportare l’auto di una cappella laterale del duomo di Milano e adibirla al culto.
D. Ci dica qualcosa del fondatore del Pdl
R. E’ Silvio Berlusconi, un noto evasore fiscale.
D. Tutto qui?
R. No, ha anche corrotto giudici e fornicato con minorenni.
D. Bene vedo che è informato. Ci parli allora di Casini
R. E’ un rappresentante del centro quando lo guarda uno strabico.
D. E poi…?
R. Non saprei…  ho letto però che è un dipendente del suocero, un certo Caltagirone.
D. Si… e di Monti che mi sa dire? 
R. C’è qualcosa da dire?
D. Ma certo… non sa che si è presentato alle elezioni con lo pseudonimo di professor Cock, per sottolineare l’anglofilia? 
R. Ah .. si certo, ma mi ero sbagliato, pensavo che quello fosse Napolitano
D. E’ un errore abbastanza grave, il presidente della Repubblica è senatore a vita da un secolo e non è mai stato professore. Potrebbe al massimo chiamarsi dottor Cock.
R. Capisco, ma sempre Cock…
D. Si,  sempre naturalmente. Vediamo un po’ quali altri partiti ricorda oltre al Pdl? 
R. Il Pd… mi pare
D. Bene, cosa sa del Pd? 
R. E’ il partito di centro sinistra….
D. E questo cosa vuol dire?
R. Che i posti a destra erano già occupati perché gli altri andavano con l’Audi?
D. Si, vedo che lei è molto preparato… mi dica qualcosa del premier Letta
R. Qualcosa … questo è molto difficile… forse era l’autista dell’audi del predellino?
D. Ahi… lui è il nipote dell’autista. Ma è solo un particolare senza molta importanza. Ancora un’ultima domanda. Perché vuole la cittadinanza italiana?
R. Perché la mia vita è proprio sfigata.
Promosso!

sabato 29 giugno 2013

ALBERTO CAPECE ...


Sul ponte sventola bandiera blu

20110818_divietoChe le bandiere blu fossero un po’ sospette lo si poteva intuire anche prima dell’ultimo vasetto di Pandora aperto per l’estate: si è scoperto che le “medaglie” per le acque più cristalline vengono assegnate ai singoli tratti di mare pulito, ma poi il premio viene di fatto assegnato ai comuni e dunque a tutto il loro litorale, compresi i tratti non balneabili e inquinati. Lo si poteva intuire sia perché i criteri per ottenere la sospirata bandiera, con i suoi ritorni economici, sono in parte generici ed estranei allo stato delle spiagge e delle acque, sia perché i parametri usati per definire “pulito” un tratto di mare si riducono ai colibatteri e sia infine perché l’assegnazione delle bandiere non è frutto di controlli autonomi da parte della sezione nostrana del Fee, organizzazione ambientalista danese probabilmente ignara del “fattore Italia”, ma di fatto basata sulle autocertificazioni dei comuni: con un conflitto di interessi così evidente da diventare ridicolo, eppure mai rilevato.
Già due anni fa, di fronte a tutto il meccanismo “turistico -estivo” che fabbrica illusorie meraviglie, peana ed epinici, scrissi un post ( qui )per mettere in guardia dalle bandiere blu e dai meccanismi che le facevano sventolare un po’ troppo facilmente. Non c’era come invece oggi un qualche scandalo, c’era solo la scandalosa retorica che passava sopra tutte le evidenti pecche delle bandiere blu. Ma naturalmente tutto è proseguito come prima e anche quest’anno Claudio Mazza, presidente della Fee ha illustrato la mappa delle dolci e fresche acque, salvo poi cancellare dal sito del Fee la cartina che supportava l’equivoco tra i singoli tratti di mare e i territori litoranei dei vari comuni, quando la cosa è saltata fuori.
Ci sarebbe da chiedersi di che vive la sezione italiana della Fee che naturalmente è senza scopo di lucro – chissà perché al pensiero vengo preso da un riso irrefrenabile – però non è questo che mi interessa, mi interessa invece questa vicenda come apologo del “sistema Italia”: si fa poco o nulla per rendere pulite le acque, per quello i soldi non ci sono mai, ma si spende e si spande per far credere che lo siano, niente fatti e molte medaglie, come accade ai governi ormai da un quindicennio, ambiente devastato, ma teoricamente premiato, conflitti di interesse, abusivismo, acque infestate da furbacchioni, un complesso economico turistico che invece di evolversi va dietro a queste salvifiche opacità. Il risultato è che il turismo è ormai al lumicino. Così come il Paese: e non sarà una qualche bandiera blu a salvarci.

giovedì 27 giugno 2013

ALBERTO CAPECE

F 35, là dove osano le tangenti

f35Il caso Boccia è esemplare: l’uomo, per meglio dire l’ometto che dovrebbe gestire i rapporti del governo con Eni e Finmeccanica, il sedicente “economista” del Pd, l’uomo che voleva cedere a Caltagirone l’acquedotto pugliese, credeva che gli F 35 fossero elicotteri da soccorso. O forse lo credeva chi cura il suo account twitter e che dunque è una sorta di kagemusha delle 140 battute.. Ma il bello dell’Italia è che le operazioni più opache si mischiano dentro al ridicolo di una cialtroneria a tutto campo.
E l’ostinazione che il Parlamento inciuciforme mostra nell’acquisto dei nuovi caccia presenta entrambe le caratteristiche: solo dei cialtroni o dei corrotti possono pensare, in un momento simile, di spendere miliardi per dotarsi di un aereo dai costi stratosferici, ma di prestazioni mediocrissime. Era già da anni che ci si sarebbe dovuti ritirare da un’impresa nata malissimo e che via via ha sgranato il rosario delle sue pecche tanto da indurre Canada, Olanda e Norvegia a ritirarsi e molti Paesi, Usa compresi, a ridurre le commesse. Il compromesso tra capacità stealth (peraltro messe in forte dubbio dagli esperti canadesi) e caccia d’attacco non è riuscito: l’ F35 è pesante, poco maneggevole, pieno di difetti, non può essere usato sulle nostre portaerei ( ragione principale per cui ci era messi nel progetto), ha costi di manutenzione spaventosi e non si vede a cosa ci possa servire se non a buttare preziosi soldi dalla finestra.
Tutto questo ha campeggiato sui giornali di tutto il mondo oltre che sulle riviste di settore e sui report delle società specializzate in analisi militari, ma non ce n’è alcuna traccia nelle discussioni parlamentari che si sono limitate alle frasi fatte o alle questioni di principio. Nessun onorevole si è mai sognato di mettere in dubbio le clamorose bugie che sono venute dall’apparato militare, nessuno ha chiesto ragione dei difetti o ha chiesto specifici scenari sull’utilizzo del caccia e infine nessuno, ieri, ha detto che è stata venduta una ricaduta industriale fasulla, visto che le ali dell’F35 saranno costruite per due terzi in Israele, lasciando a Novara i rimasugli. Nessuno si è alzato per dire che l’abbandono dello sviluppo dell’Eurofighter per correre appresso a questo bidone, significa passare da compiti progettuali al puro e semplice assemblaggio.
Un lungo, cadenzato rosario di bugie e di assenza di domande. Una tale pervicacia nell’acquisto ad ogni costo e contro qualsiasi razionalità che non può essere spiegata se non alla luce di operazioni sottobanco e distribuzione di abbondanti merende. L’ F 35 non è granché, ma in compenso le tangenti volano veloci e nascoste. Capacità stealth, come da contratto. Come dice il ministro della difesa: Si vis pacem para bustam.

lunedì 19 novembre 2012

CERCHIAMO DI CAPIRE...SCUOLE PARITARIE...SONO ANCHE GLI ASILI DEI COMUNI...

Fondi alle 'paritarie'? La bufala corre sul web

Influencers, giornalisti e blogger volutamente 'disattenti' stanno scrivendo che il Pd avrebbe finanziato con 223 milioni le scuole private per i figli delle famiglie ricche. Eppure è vero il contrario: quei soldi non riguardano il percorso dell'obbligo scolastico, ma finanziano i Comuni per tenere aperti asili nido e scuole dell'infanzia

di Giovanni Belfiori, PD  pubblicato il 19 novembre 2012 ,
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Questo che sto per raccontare è un esempio da manuale. In rete gira una notizia il cui senso può essere riassunto così: il Partito Democratico, in piena crisi economica e con le casse delle scuole vuote, finanzia le scuole private per i figli delle famiglie più ricche.

Provate a leggere questo testo: è uno dei tanti articoli, che ci hanno segnalato, pescati nel web:

Titolo: 223 milioni alle scuole private: l'emendamento del PD

Testo: "Scuole occupate, migliaia di studenti in corteo in tutt'Italia, docenti in mobilitazione. Il mondo della scuola è in movimento, chiede risorse, rilancio della propria funzione sociale e del proprio carattere pubblico, il consenso popolare attorno a queste misure è altissimo. Nonostante ciò il parlamento ha approvato nella notte un emendamento alla legge di stabilità che stanzia 223 milioni di euro per le scuole paritarie: una beffa, che va nella direzione opposta alle proteste di questi giorni.

Il governo aveva dato parere contrario all'emendamento, che è stato presentato dall'onorevole Simonetta Rubinato del Partito Democratico.
Entusiasta la parlamentare democratica ha dichiarato: "i relatori hanno accolto il  mio suggerimento di far escludere questa somma dal patto di stabilità, trovando copertura nel fondo per la compensazione degli effetti finanziari, rendendola così effettivamente erogabile. E il governo è stato battuto. Una battaglia vinta a favore delle famiglie e in particolare della rete delle scuole paritarie che fa risparmiare allo Stato ogni anno, solo in Veneto, 500 milioni di euro".
Nel frattempo a Roma continua l'occupazione dello studentato di via De Lollis, dato che nel Lazio come nel resto d'Italia mancano le risorse per le borse di studio e gli alloggi per chi ne ha bisogno".


Chi legge, ha la conferma definitiva: il Pd finanzia le scuole private. Ma è vero? Come si manipola l'informazione in rete? A volte basta poco, perché se è vero che il web-journalism è democratico e permette a tutti di essere partecipi del dibattito, di condurre un giornalismo d'inchiesta a volte molto più ficcante del giornalismo professionista, è anche vero che la manipolazione e la falsificazione dell'informazione è molto più facile. Controlli inesistenti, verifica delle fonti inesistente, conoscenza della deontologia professionale inesistente, e al tempo stesso sicurezza di farla franca qualsiasi notizia falsa o diffamante si scriva.

Quel testo è un falso, perché omette consapevolmente di scrivere una frase che spiegherebbe tutto: “scuole 0-6 anni”. Eppure non scrive falsità, perché usa i giusti termini. Ad esempio scrive "scuole", ma omette di spiegare che non sono le scuole 6-16 anni anni, ma scuole 0-6 anni. Scrive "paritarie", ma omette di spiegare cosa si intenda per scuole paritarie. E alla fine l'informazione è fuorviante.
Infatti, il finanziamento votato non riguarda il percorso dell'obbligo scolastico, bensì gli asili nido 0-3 anni e le scuole dell'infanzia 3-6 anni. Perché per la legge italiana sono 'scuole' anche quelle e sono definite 'paritarie' tutte le scuole non statali, e quindi anche le scuole comunali; ma questo l'assai poco onesto articolista non lo scrive, non lo spiega, generando così il dubbio, anzi la certezza che quei soldi saranno destinati alle scuole private.
Invece, la realtà è che quel finanziamento consentirà ai Comuni italiani di tenere aperti servizi educativi indispensabili. Senza quell'emendamento, senza quella restituzioni di soldi agli enti locali, il 40% dei bambini dai 3 ai 6 anni il prossimo anno sarebbe rimasto a casa.

Spiega Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale PD: “La legge di parità è stata votata da tutto il centrosinistra di governo, dai Comunisti italiani all'Udeur. E' stata emanata perché in precedenza i fondi alle scuole private venivano erogati senza alcun criterio preordinato.
Ora possono ricevere fondi dallo Stato solo le scuole che svolgono una funzione di pubblica utilità .
La gran parte di quei 223 milioni di euro (quasi il 90%) sono utilizzati dal sistema integrato delle scuole dell'infanzia, per garantire a tutti i bambini e le bambine di età compresa tra 3 e 6 anni un posto a scuola. Per la legge di parità, sono paritarie anche le scuole comunali dell'infanzia. Senza quei fondi, dopo i drammatici tagli ai bilanci degli enti locali, dovremmo chiudere le scuole dell'infanzia, lasciando a casa migliaia di bambini e bambine
”.

Del resto basta aprire il sito di Simoetta Rubinato per accorgersi che nel testo giornalistico manca la cosa fondamentale: la spiegazione che quei soldi serviranno ai Comuni per tenere aperti asili e scuole materne.
“Nei giorni scorsi - spiega Simonetta Rubinato sul suo sito- avevo denunciato con forza in Commissione che per come era scritto il comma 17 dell'art. 8 le somme stanziate non erano utilizzabili mettendo a rischio la continuità del servizio pubblico erogato dalle scuole paritarie. Supportata dal parere del Servizio Studi della Camera e dal sostegno bipartisan dei colleghi che si sono uniti alla mia battaglia, avevo ottenuto l'impegno del sottosegretario Gianfranco Polillo a trovare una soluzione alternativa".
Ma la soluzione prospettata nella notte dal Governo non ha convinto l'on. Rubinato: "Iscrivere i 223 milioni nel capitolo del Miur coprendoli con un ulteriore inasprimento del patto di stabilità alle Regioni, che già subiscono nel 2013 un taglio di 2 miliardi di euro, era inaccettabile. Per questo i relatori hanno accolto il mio suggerimento di far escludere questa somma dal Patto di stabilità delle Regioni, trovando copertura nel Fondo per la compensazione degli effetti finanziari, rendendola così effettivamente erogabile. E il Governo è stato battuto
".

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Scuola, i nidi di bufale, ricetta di casa Pd

Nei giorni scorsi è circolata la notizia che grazie a un emendamento del Pd, a firma di Simonetta Rubinato, era passato un emendamento alla legge di stabilità che riservava 223 milioni alle scuole private. E anche questo blog ha riportato questa notizia (qui), considerandola l’ennesima dimostrazione di un partito che parla con lingua biforcuta quando non tace. Ma adesso, dopo 48 ore forse necessarie a capire cosa mai sia stato votato,  il Pd ci informa che abbiamo collaborato a diffondere una bufala. Quei milioni infatti – udite udite – non vanno alle scuole private, ma sono destinati ai Comuni  i quali li passeranno a loro volta a scuole materne ed asili nido privati. Grande differenza.
Dunque non è più vero che la scuola pubblica viene privata dei fondi essenziali in favore degli istituti paritari, perché in realtà il provvedimento non riguarda la scuola dell’obbligo, ma quelle strutture, diciamo così precedenti, di cui nel Paese c’è una grave carenza, anzi gravissima visto che spesso entrambi i genitori lavorano giusto per riuscire a campare. Ma non sia mai che i comuni vengano aiutati a creare asili e materne pubbliche o a diminuire rette che per molte famiglie sono inavvicinabili. No di certo, si vanno a distribuire contributi a pioggia per quelle strutture che agiscono comunque nell’ottica del profitto o comunque di una  profittabilità diretta molto lontana dal concetto di un servizio che in molti Paesi d’Europa è gratuito grazie a molti strumenti, compreso il coinvolgimento delle aziende.
Però non contento di averci rivelato in quale grande errore siamo caduti – a causa del quale ci prostriamo e ci cospargiamo il capo di lacrimogeni – il Pd ci dà la stoccata mortale, mostrandoci quanto siamo stati ciechi e insensibili: infatti viene sostenuto che senza quei 223 milioni il 40% dei bambini sarebbe rimasto a casa. Ora cari amici, vi dovete mettere d’accordo perché non ci si può vantare, come ha fatto la Rubinato, che grazie alle scuole private  nel solo Veneto lo stato risparmia 500 milioni l’anno e poi uscirsene con un dato fasullo:  se su tutto il territorio nazionale il 40 per cento dei bimbi può essere accolto in asili e scuole d’infanzia, solo grazie a quei 223 milioni, allora vuol dire che con una frazione di quando si spende per aerei militari o Tav inutili al Paese, per i  ponti e le “missioni di pace” si potrebbe risolvere un problema che vede l’Italia, come al solito fanalino di coda. Dirò di più, basterebbe che la chiesa pagasse l’Imu, invece di guadagnare dalle sue strutture dedicate all’infanzia. Ma qualcosa mi suggerisce che non vedrò mai emendamenti che vadano in questa direzione.
Cari amici del Pd vi informo che secondo il Trattato di Lisbona che a quanto pare di capire, è un vostro feticcio o forse un vizio che andrebbe opportunamente affrontato presso le strutture degli Europeisti Anonimi, entro il 2010 il 30% dei bambini avrebbe dovuto poter disporre di queste strutture. Invece quanti sono? Il 18% . Con rette che mediamente arrivano ai 3000 euro, ormai non più affrontabili dalla stragrande maggioranza delle famiglie. Prendo atto che ormai da molti anni si è puntato sul privato che costa meno perché chi ci lavora prende dai 600 ai 1000 euro contro i 1200 di chi opera nelle strutture pubbliche e guadagna la sua fetta in gran parte su questa differenza. Ma invece di usare i soldi per diminuire le rette di asili e scuole di infanzia pubbliche, magari allargandone la funzionalità, ecco che i pochi soldi rimasti finiscono nelle tasche private. E adesso capisco che Pd vuol dire Private Democracy, diavolo d’un Veltroni che fingeva di sapere l’inglese.

domenica 4 novembre 2012

ALBERTO CAPECE...il simplicissimus...

Le primarie, il Pd e il paradosso del Cretese

Credo che tutti conoscano il paradosso di Epimenide, quello dell’abitante di Creta che al viaggiatore appena giunto dice ” Tutti i cretesi mentono sempre”. Se dice la verità la frase è falsa, se è bugiardo la frase è egualmente falsa. E’ ciò che si chiama una proposizione autonegante, ma si adatta benissimo ai paradossi di una stagione paradossale.
Una settimana fa ne abbiamo avuto l’esempio più limpido quando Flores D’Arcais ha sostenuto di aborrire Renzi, ma di voler votare per lui alle primarie per far esplodere il bubbone del Pd e separare il grano del riformismo progressista dal loglio di un conservatorismo appena travestito che trova nel sindaco di Firenze il suo volto nuovo, peraltro generosamente foraggiato dallo star sistem finanziario nella vecchissima maniera. L’idea di rottamare il Pd indeciso a tutto, inchiodato come una pelle d’orso alle contraddizioni di un matrimonio sterile e di liberare così molti milioni di voti che oggi sono congelati dentro un contenitore che ne tradisce le speranze, è totalmente condivisibile. Ma il problema, la domanda è: esiste davvero questa vasta opinione di sinistra che è tenuta segregata come il prigioniero di Zenda dentro il corpaccione della balena rosa?
Qui subentra il paradosso: in un partito dove Renzi vincesse le primarie, relegando Bersani al voto d’apparato, c’è realmente  questo serbatoio? In realtà se ci fosse, Renzi non sarebbe nemmeno diventato l’antagonista. Negli ultimi due mesi abbiamo assistito nel nome della rottamazione del vecchio a brividi di entusiasmo per un banale talk show e per un programma che naviga tra l’ovvio del temino elementare (puntare sul turismo, più asili nido and so on) al marcheggionamento  spinto e  molesto. Segno che l’opposizione a Berlusconi e alla sua corte dei miracoli, ha navigato per anni sulle onde dell’emotività, senza tradursi in pensiero politico e alla fine scaricandosi dentro una giustissima, ma elementare avversione alla casta.
Ma qui permettetemi un altro paradosso: l’opinione di sinistra rimane dentro una paralisi della ragion pratica, proprio perché  non viene espressa da chi ci si immagina dovrebbe farlo: il dilemma che ci propongono le primarie Pd per il futuro del Paese è tra l’essere entusiasticamente di destra o rassegnatamente di destra per necessità. Quindi non so se una vittoria di Renzi possa avere l’effetto di scardinare il Pd oppure quello di spingere l’area riformista ad essere più Renzi di Renzi: una mirabile ruota della sfortuna.
Antinomie indecidibili e comunque non più all’interno dei vecchi soggetti politici dove liquidità gassosa e concrezioni dure come il cemento, apparati, interessi, pressioni  formano un paesaggio irreale e desolato. Proprio oggi la notizia che Diliberto lascia la federazione della sinistra per accordarsi col Pd e non disdegnando l’Udc, dimostra che ormai la ricerca della salvezza personale fa aggio su tutto: che porti tutto con sé, compresa la sua salma imbalsamata, raffigurata sull’agendina Monti. No, solo nuovi soggetti politici potranno togliere dal coma l’elettorato e salvarci da una tragedia greca in tutti i sensi. Che sta bussando alla porta, anche se non ce lo dicono.