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mercoledì 9 ottobre 2013

VAJONT - LA TRAGEDIA

Vajont, a 50 anni dalla tragedia alcune rivelazioni riaprono l'ipotesi della frana «programmata»

A cinquant'anni dalla tragedia del Vajont - domani ricorre l'anniversario - si riaprono le mai sopite polemiche sul disastro che provocò la morte di 1917 persone accertate, ma forse di più di duemila. Sta infatti facendo molto discutere le rivelazioni fatte da Francesca Chiarelli al quotidiano Il Gazzettino, secondo la quale la frana del Vajont del 9 ottobre 1963 sarebbe stata programmata dai vertici della Sade (Societa' Adriatica di Elettricità), la società proprietaria degli impianti, nel corso di una riunione alla quale era presente il padre, notaio Isidoro Chiarelli, deceduto nel 2004.
La testimonianza della figlia minore del notaio Francesca, è confermata anche dagli altri due figli, Silvia, docente universitaria a Padova, e Pierluigi, avvocato di Belluno. 
Che la frana del monte Toc fosse stata programmata, lo aveva detto a suo tempo lo stesso notaio Chiarelli. Una dichiarazione che gli costò l'isolamento dalla Belluno che conta, secondo quanto riferito dalla figlia Francesca. Ma le sue rivelazioni furono decisamente smentite dai diretti interessati. E la pista della frana "programmata" venne ben presto abbandonata.

8 ottobre 2013 Fonte: Dal Sole 24 Ore

mercoledì 14 novembre 2012

INCREDIBILE...30 MILA EMAIL ...

Washington, (TMNews) - Lo scandalo Petraeus potrebbe avere radici ben più profonde di quanto sembri. Ora è finito sotto inchiesta anche il comandante delle truppe americane e Nato in Afghanistan, il generale John Allen. L'uomo è accusato di aver avuto una fitta corrispondenza online con Jill Kelley, la "terza donna", quella che ha fatto partire l'inchiesta causa delle dimissioni del capo della Cia. Secondo una fonte del ministero della Difesa si parla di 20 o 30 mila email definite "inappropriate", scambiate con la donna che proprio per aver ricevuto via posta elettronica minacce da Paula Broadwell, l'amante di Petraeus, si rivolse all'Fbi, dando via all'indagine che ha svelato la relazione extraconiugale dell'ex numero uno della Cia.Sul caso è immediatamente intervenuto il segretario alla Difesa statunitense Leon Panetta per confermare che Allen resterà al suo posto in Afghanistan, ma la sua carriera per ora viene congelata: in accordo col presidente Barack Obama, la nomina a comandante supremo della Nato in Europa è stata rimandata.Dal Sole 24 Ore...

martedì 16 ottobre 2012

C'E' LE SOGNAMO STE COSE IN ITALIA...

Tesi copiata, un altro ministro del governo Merkel finisce nei guai. È Annette Schavan, titolare dell'Istruzione

Al nobile, giovane, rampante ministro copione, Karl-Theodor zu Guttenberg, lo scandalo sulla tesi plagiata per il dottorato costò la poltrona nel 2011. Subito cambiò look e Paese, trasferendosi per un po' negli Stati Uniti. Oggi a Berlino ci si chiede se potrà mai toccare la stessa sorte ad una apparentemente bonaria signora di mezza età: Annette Schavan, altro esponente dell'esecutivo di Angela Merkel, e per di più responsabile proprio della Pubblica istruzione e della ricerca. Il che non lascia presagire nulla di buono circa l'esito della vicenda, s ele accuse saranno confermate.
La sua tesi di dottorato in Filosofia viene passata al setaccio da mesi nell'università di Düsseldorf. E nel weekend uno dei periti al lavoro ha rivelato al settimanale Spiegel che la ricerca - svolta ben 32 anni fa - sarebbe frutto in buona parte del «metodo tipico del plagio».
Angela Merkel si è pronunciata oggi esprimendole sostegno: «Ho piena fiducia in lei, anche se soltanto l'Accademia potrà giudicare il dottorato», ha detto la cancelliera. In campagna elettorale ormai avviata l'occasione è però fin troppo ghiotta per l'opposizione: secondo la verde Renata Künast la ministra «ha già perduto la sua credibilità» e non può mantenere la delega. Mentre la segretaria generale dell'Spd Andrea Nahles per ora si è limitata a dire che nel caso in cui fossero confermati i sospetti la Schavan dovrebbe fare un passo indietro. Proprio come fece zu Guttenberg.
Diversi colleghi di governo hanno invece espresso solidarietà alla ministra: una signora dai capelli più bianchi che brizzolati, occhialetti tondi e modi assai garbati. Lo hanno fatto ad esempio il vicecancelliere Philipp Roesler e Thomas de Maiziere (Difesa). Ha suscitato poi un certo disappunto in diversi ambienti la circostanza che il perito abbia anticipato le sue valutazioni alla stampa (allo Spiegel on line e alla Süddeuscthe Zeitung) senza seguire le regole accademiche.
La Schavan ha invece fatto sapere che potrà «prendere posizione» sul suo lavoro scientifico soltanto quando la Commissione «gliene darà l'opportunità». Stefan Rohrbacher, il consulente che ha anticipato le critiche alla tesi, ha parlato di «falle» in 60 delle 351 pagine del lavoro, (che fu scritto nel 1981, sul tema "Persona e coscienza"). Diversamente dal caso di zu Guttenberg, però, l'allora studentessa non avrebbe preso parti integrali di testo omettendo di citarne gli autori. Le viene contestato di non aver classificato le fonti in modo completo e di averne citate alcune volutamente con poca evidenza.

15 ottobre 2012 FONTE IL SOLE 24 ORE...

martedì 18 settembre 2012

DELLA VALLE IERI SERA SULLA 7 HA DIFESO I LAVORATORI...ERA ORA CHE QUALCUNO LO FACESSE...


Il cuore dei lavoratori ieri sera si è tonificato...ascoltare le tue accuse sulla Fiat è stata musica. Grazie Della Valle.
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DAL SOLE 24 ORE
Fiat, Della Valle rincara la dose: per quello che le ha dato il paese si può anche definire un'azienda pubblica


Fiat è un'azienda privata ma per quello che le ha dato il paese «si può definire anche pubblica». Lo ha detto Diego Della Valle intervenuto a l'Infedele parlando della decisione della Fiat di ritenere superato il piano Fabbrica Italia. «Il fatto che si tenti per far passare per fatto normale che un impegno importante preso con il paese, con gli italiani e soprattutto con i lavoratori, sia diventato un pourparler e si potrà ridiscutere quando ce ne sarà il tempo, questo è un comportamento che non è condivisibile da imprenditori seri, in un momento così complicato, in un momento in cui il rapporto del mondo del lavoro deve essere di tutt'altra nautra». Per Della Valle serve invece ora un patto tra lavoratori e imprenditori «che chiarisca che faremo tutto il possibile per venir fuori da una situazione complicata». La Fiat per Della Valle è «un'azienda che oggi tutti definiscono privata ma che molti di noi possono definire in parte anche pubblica per tutto quello che il paese ha dato a questa famiglia, e oggi si dimentica, al di là della crisi che è vero che c'è, che ci sono cosa da fare per il paese che non sono solo legate al bilancio dell'azienda o a quello che conviene di più ai loro azionisti».

L'invito
«La Famiglia Fiat dovrebbe mettere le mani in tasca, evitare di farsi dare dei dividendi come fanno tutti gli imprenditori seri quando le loro aziende hanno dei problemi. E investire quello che serve nell'azienda», dice Della Valle. «Non è una famiglia normale». Gli azionisti di Fiat «dal governo italiano, dai cittadini e dagli stessi lavoratori che ora rischiano il posto di lavoro hanno avuto un gradissimo aiuto negli ultimi decenni, hanno preso molto, hanno fatto in modo che la politica gli desse quello che volevano. Hanno degli obblighi nei confronti del Paese ed il dovere verso i lavoratori di fare tutto il possibile per la gente che lavora nelle loro aziende».

La stoccata finale
In sede di saluti ancora parole dure dell'imprenditore Diego Della Valle contro gli azionisti di Fiat. «La Famiglia Agnelli torni a fare quello che ha sempre che ha sempre saputo fare meglio: sciate, veleggiate, belle passeggiate a golf. E lasci i problemi dell'Italia alle persone serie», ironizza il presidente di Tod's.

«La sudditanza psicologica»
«La cosa che ha fatto scalpore non è il fatto che io abbia scritto una lettera, ma è che qualcuno abbia criticato la Fiat. Forse finalmente stiamo dando un peso e una misura a Fiat e alla famiglia Agnelli e uscendo da una sudditanza psicologica verso l'una e gli altri». Uscendo da tale sudditanza, secondo Della Valle, «anche il governo convocherà Fiat come tutte le altre imprese, molta gente nei media comicerà a scrivere liberamente e rimuovere questo macigno è un grande servizio al Paese».

Sui ministri tecnici
Ci sono ministri tecnici che comunque puntano a un futuro nella politica e «non fanno nulla di quello che serve per mantenersi simpatie a destra, a sinistra, al centro». A Lerner che gli chiedeva se il riferimento fosse al ministro Corrado Passera, Della Valle ha risposto: «Nomi non ne faccio, credo che ce ne sia più di uno».
18 settembre 2012


martedì 24 luglio 2012

LA CRICCA DEI TRADER...


Da Deutsche Bank al Crédit Agricole, ecco la cricca dei trader che taroccava l'Euribor e il Libor



Oltre che su Barclays e diverse altre grandi banche britanniche, le indagini sullo scandalo della manipolazione del tasso Libor potrebbero avere una diramazione sull'Euribor coinvolgendo anche almeno tre grandi banche dell'Europa continentale: le francesi Crédit Agricole e Société Générale, assieme alla tedesca Deutsche Bank.

Secondo il quotidiano finanziario britannico Financial Times, assieme ad un'altra banca del regno, Hsbc, avrebbero visto alcuni trader far parte di un "circolo" capeggiato da un ex trader di euroswap di Barclays, Philippe Moryoussef, che manipolava sia i tassi del Libor sia quelli dell'Euribor.

Una sorta di cricca di trader che avrebbe - a detta delle ricostruzioni proposte dal quotidiano - gestito le operazioni volte a taroccare i dati sui tassi interbancari, ossia i rendimenti che le banche sono chiamate a pagare sui prestiti che si concedono a vicenda, che indirettamente forniscono una indicazione sulla percezione di solvibilità che hanno sui mercati. Inoltre questi tassi possono fare da riferimento anche per le rate dei mutui.

Il quotidiano britannico cerca di dare enfasi a questo coté sull'Europa continentale parlando di "indagine Euribor" nel titolo, laddove finora lo scandalo è apparso prevalentemente confinato al Libor, l'indice sui tassi interbancari sulla sterlina, alle banche Gb e alle autorità di vigilanza del Regno. Intanto questi sviluppi vengono accolti negativamente dai mercati, con cali dei titoli SocGen, Crédit Agricole e Deutsche Bank.

In realtà il possibile coinvolgomento di Deutsche Bank nello scandalo Libor era stato riferito da altre ipotesi di stampa già a inzio luglio. E oltre a Hsbc la questione potrebbe toccare anche Royal bank Of Scotland, gruppo peraltro di fatto a controllo pubblico. Inoltre nelle prime fasi di questa vicenda erano emersi interrogativi anche sul possibile coinvolgimento delle americane Citigroup e JP Morgan.


19 luglio 2012 IL SOLE 24 ORE

domenica 10 giugno 2012

CHE SQUALLORE...




Un giro di usura dietro l'attentato di Brindisi


Usura: ecco il collante dell'inchiesta sull'attentato di Brindisi. Non è una questione solo fisiognomica. Il contrabbando di carburanti agricoli è una delle attività illegali più praticate in Italia. Il Salento non fa eccezione, e lu Vanni aveva strutturato in modo intelligente le sue società: quella intestata alla moglie, la Marchello carburanti Sas di Giuseppina Marchello, di cui lui e la figlia sono soci accomandatari, specializzata nel commercio di gasolio per la fornitura di privati e aziende pubbliche (tra le quali molte scuole della provincia di Lecce e Brindisi).

E poi la società personale di Vanni, la Vantaggiato carburanti Total riscaldamento combustibili, sulla via per Leverano, che distribuisce gasolio per uso agricolo. Ovviamente le commistioni sono le più svariate.

In teoria, lu Vanni avrebbe potuto spacciare per gasolio da riscaldamento quello che arrivava dal suo deposito vincolato alla vendita agricola. Ma è la cosa più scontata. Le operazioni della Guardia di Finanza su questa materia non si contano. La modalità più collaudata è appunto il consumo fraudolento di carburante agricolo ceduto per altri usi. Ma in questo caso ci sarebbe di più. Il signor Vantaggiato in realtà era una piccola banca locale: la benzina si paga in contanti, e quel giro vorticoso di denaro non è affatto escluso che abbia suggerito a Vanni di prestare denari a conoscenti in difficoltà. Metà commerciante, metà banchiere. Raccontano a Porto Cesareo che qualche estate fa rientrando col suo yacht abbia urtato violentemente la poppa contro una serie di barche già ormeggiate.

Vanni ristorò immediatamente i danneggiati tirando fuori dalla tasca dei pantaloni fogli da cento euro arrotolati uno sull'altro. Passava tanto denaro tra le sue mani, soldi contanti che teneva al sicuro in casa, non certo nelle casseforti di un istituto di credito. La frase che lu Vanni farfuglia agli inquirenti con le mani tra i capelli («l'ho fatto perché ce l'avevo col mondo intero e nello specifico perché prima si lavorava e si guadagnava, adesso questo non succede più») può essere letta così: prima i soldi che prestavo rientravano con lucrosi interessi, ora non più.

Ecco perché Vantaggiato ha paura di fare nomi. Non vuole coinvolgere né i suoi soci occulti né i suoi clienti. Qualcuno dei quali potrebbe lavorare all'interno della Morvillo-Falcone, la scuola che sostiene di aver scelto casualmente come obiettivo. Gli inquirenti sono sicuri che Vanni cercasse la strage. Preme per due volte (la prima a vuoto) il telecomando che innesca l'ordigno cinque minuti prima del previsto, quando il piazzale sul quale si apre l'istituto professionale sarebbe stato pieno di studenti. C'è un intoppo, ancora non rivelato dagli inquirenti, che lo costringe ad accelerare l'operazione.

Dal giorno dell'attentato, lui che maniacalmente vedeva tutti i tg, impedisce alla figlia Serenella di accendere persino la televisione. Si sente accerchiato, e quando vanno a prelevarlo nega per ore e ore. Crolla solo quando gli prospettano la reclusione in una cella comune nella casa circondariale di Lecce, dove alloggiano centinaia di esponenti della Sacra corona unita. Finalmente canta, ma è un'ammissione a metà. In cambio, ottiene il passaporto per l'isolamento in una cella della sezione femminile. Le donne, di cui lui ha fatto scempio, non uccidono neppure i mostri.


9 giugno 2012 DAL SOLE 24 ORE

sabato 9 giugno 2012

BERSANI DICE CHE DI PIETRO E' PEGGIO DI GRILLO...PREFERISCE ALFANO...


Prove di unità a sinistra, ma Di Pietro attacca Bersani: «dal Pd scelte ipocrite»
Si parla di lavoro e riforma Fornero, ma vanno in scena le "prove tecniche di unità a sinistra". Al convegno "Il lavoro prende la parola", organizzato oggi a Roma, sono infatti ospiti del segretario generale Maurizio Landini i tre volti dell'ormai storica "foto di Vasto": Nicki Vendola (Sel) Luigi Bersani (Pd)e Antonio Di Pietro (Idv). E se il primo si candida alle primarie - «sono a disposizione» - gli altri due approfittano per confermare distanze e divisioni.

Bersani e le prospettive nel campo progressista
Nella speranza di far ripartire l'idea di uno schieramento unitario a sinistra, Bersani sottolinea come il governo Monti sia una «fase di transizione»: il paese, spiega, «va tenuto assieme a tutti i costi», anche se si tratta ora di capire «come far cardine attorno al tema del lavoro per un programma di governo». Il segretario Pd spiega che «per quanto sia difficile trovare una quadra, c'é convergenza di analisi sui temi della crisi». di fronte a questa situazione per Bersani «non c'é altro campo che quello dei progressisti europei, che va organizzato e con cui lavorare». Per Bersani anche qualche contestazione (e un po' fischi) quando prende la parola sull'articolo 18, tema su cui rivendica di essere riuscito «a fare un argine in una situazione difficile». Ma anche applausi, quando assicura che nel programma per le elezioni metterà «il rapporto tra diritto del lavoro e diritto di cittadinanza» e riproporrà la cancellazione dell'articolo 8 sui licenziamenti.



Attacco a Bersani, applausi per Di Pietro
Poi è la volta di Antonio Di Pietro, che approfitta per un duro attacco a Bersani: rivolgendosi al segretario del Pd seduto in prima fila, Di Pietro parla di «ambiguità», «ipocrisia» nel Pd e, citando le parole di Romano Prodi, di «scelte suicide». La Fiom spiega, «ci pone un problema chiaro: i lavoratori vogliono sapere per quali politiche del lavoro votano. Se - aggiunge riferendosi sempre al Pd - per esempio per chi in parlamento fa le partizioni sull'Agcom o vota la fiducia sull'articolo 18. Credo che questo sia un comportamento ipocrita e io dico basta alle ipocrisie». L'intervento di Di Pietro, più volte applaudito dalla platea, elenca anche altri elementi di dissenso critico sulle scelte del Pd: «noi crediamo che le politiche di Monti siano da contrastare ed è quello che abbiamo fatto fin dall'inizio con serietà. Non si possono mandare i propri rappresentanti agli scioperi e poi votare i provvedimenti del governo». Quando si voterà, conclude, «noi ci presenteremo ricordando le battaglie che abbiamo fatto senza ambiguità».



Corruzione, settimana della verità
Di Pietro ricorda poi i prossimi appuntamenti parlamentari, quando la Camera voterà alcuni provvedimenti anticorruzione (riforma del falso in bilancio e ddl che disciplina tra altri aspetti anche l'induzione alla concussione) e conclude: «su queste cose ci misureremo e vedremo chi voterà a favore e chi contro». Bersani, seduto accanto a Vendola, scuote la testa. «Invece di sventolare ciascuno la sua bandierina dobbiamo mettere al centro la ricerca unitaria. L'emergenza della situazione è tale per cui dobbiamo dire di no alla propaganda di partito, serve una ricerca comune e la necessità di mettere in campo una alternativa». Con queste parole, il leader di Sel, Nichi Vendola, intervenuto dopo Bersani e Di Pietro cerca di riportare il tema dell'unità della sinistra al centro del confronto: Il centrosinistra, conclude, «è egemonico quando dà una vera offerta di cambiamento» chiedendo «una mobilitazione sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ora c'è bisogno di ascoltare le istanze, anche fuori dai partiti, di chi chiede il cambiamento reale».


9 giugno 2012 FONTE: IL SOLE 24 ORE

martedì 22 maggio 2012

MAURIZIO PIZZAROTTI M5S ...SINDACO DI PARMA...


AUGURI GIOVANE SINDACO DEL MOVIMENTO 5 STELLE.


Federico Pizzarotti ha presentato il suo primo «regalo a Parma»: un gruppo di consiglieri del sindaco che «offriranno, gratuitamente, le proprie consulenze». Si tratta di Loretta Napoleoni, economista di fama internazionale che collaborerà sul tema dell'economia partecipata; Maurizio Pallante, saggista e divulgatore (che ha contribuito alla redazione del piano energetico del comune di Reggio Emilia), che si occuperà di economia ed energia senza sprechi e Pierluigi Paoletti, analista finanziario, dal 2008 presidente nazionale dell'associazione senza scopo di lucro 'Arcipelago scec', che si occupa di ricostruire le economie locali e le comunità sociali attraverso lo strumento dei buoni locali della solidarietà e si occuperà di pianificazione delle attività produttive. Tra gli altri professionisti che hanno dato la propria disponibilità a collaborare anche Fabio Salviato,
di Sara Bianchi - Il Sole 24 Ore - leggi QUI

venerdì 11 maggio 2012

EUROPA...


11 maggio 2012
Se la Grecia esce dall'euro Italia e mezza Eurozona (Francia compresa) a rischio dowgrade


Se la Grecia dovesse lasciare l'eurozona a seguito dell'impossibilità di uscire dall'attuale crisi politica e se la sua economia non riuscisse a statizzarsi, allora i rating sovrani degli paesi europei potrebbero finire sotto pressione con rischio di downgrade in particolare per Italia, Francia, Spagna, Cipro, Irlanda, Portogallo, Slovenia e Belgio. È quanto scrivono gli esperti di Fitch in un rapporto pubblicato oggi e dedicato alla crisi attraversata dalla Grecia. «Il risultato incerto delle elezioni parlamentari del 6 maggio e la conseguenza impossibilità a formare un governo di coalizione rendono probabile un nuovo ricorso alle urne in giugno - si legge nel rapporto di Fitch -. L'elezione o la formazione di un governo greco non disposto o non in grado di rispettare i termini dell'accordo sottoscritto con la Ue e con l'Fmi aumenterebbe il rischio di una fuoriuscita della Grecia dall'eurozona. Se si dovessero rendere necessarie, le nuove elezioni diventerebbero dunque un evento di importanza cruciale sia per la Grecia che per il resto dell'eurozona». (Radiocor)
FONTE IL SOLE 24 ORE
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Da Atene,
Margherita Dean


Ieri sera il successo degli sforzi di Evanghelos Venizelos, incaricato della formazione di un governo di coalizione, sembrava vicino: col partito di sinistra riformista Dimar, Venizelos aveva raggiunto, infatti, un accordo di tre punti sul programma governativo. Non oggi: il leader di Dimar, Fotis Kouvelis, ha escluso una coalizione cui non partecipi anche il Syriza, sinistra radicale e secondo partito in Parlamento.

Sulla stessa linea si è mosso anche Antonis Samaràs, leader dei conservatori di Nea Dimocratia che, poco dopo le dichiarazioni di Kouvelis, ha incontrato Venizelos. Al termine del colloquio, Samaràs, affermando di lottare sulla strada difficile della formazione di un governo ha concluso che, se il Syriza non vuole essere parte attiva della coalizione, almeno si astenga dal voto di fiducia, consentendo la nascita di un esecutivo che godrà della fiducia di almeno 120 deputati.

La palla, dunque, sembra essere tornata nel campo di Syriza, il cui leader, Alexis Tsipras, incontrerà il premier incaricato alle 5 di questo pomeriggio. Ieri Tsipras ha inviato una missiva congiunta a Bce, Commissione e Consiglio europei, nella quale invita gli europei a riesaminare l’intera strategia di risoluzione della crisi greca.

Intanto, l’Europa da segni molto forti dello scontento che causa l’ipotesi che al prossimo governo greco possa partecipare il Syriza. Il partito, infatti, intende ridisegnare o addirittura impugnare il memorandum di prestito, pur ribadendo come l’uscita della Grecia dalla zona euro sarebbe una catastrofe.

Proprio questa, del resto, è l’arma più forte di cui dispongono Berlino, Francoforte e Bruxelles per convincere Atene che un governo vada fatto presto e nel rispetto di riforme e austerità come pattuite con la troika.

Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, oggi fa sapere alla Grecia che la zona euro può farcela anche senza il Paese ellenico, mentre il ministro degli esteri Guido Westerwelle ha dichiarato, innanzi al Bundestag, che soldi per Atene ci saranno solo se questa varerà le riforme promesse”.

Le dichiarazioni tedesche, seguono quelle di ieri, di tenore analogo di Barroso, nonché di Joerg Asmussen, membro dell’esecutivo della Bce.
FONTE: PEACEREPORT

sabato 28 aprile 2012

FOCUS ECONOMIA...RADIO 24... OGGI ORE 16.00...BASTA SUICIDI...



Sebastiano Barisoni - Focus Radio 24
GB in recessione - Imprenditori, artigiani...lavoratori in difficoltà
GB in recessione - La Gran Bretagna e' entrata in recessione ('double dip recession'). E' la prima volta dagli anni Settanta. Nel primo trimestre 2012 il Pil si e' contratto dello 0,2% rispetto all'ultimo trimestre 2011 (-0,3%). E' la prima lettura, in controtendenza rispetto al +0,1% previsto dagli economisti. Su base annua il dato e' invariato.
Imprenditori, artigiani...lavoratori in difficoltà - L'ultimo caso ieri: Diego Peduto, 52 anni, imprenditore del settore immobiliare, si e' ucciso lanciandosi dall' ottavo piano di uno stabile in via Cilea, nel quartiere Vomero. Lunedi' pomeriggio alcuni poliziotti, che lo avevano localizzato tramite il segnale emesso dal telefono cellulare dopo l' allarme della moglie, lo avevano bloccato poco prima che si lanciasse nel vuoto da un dirupo di 50 metri in Via Catullo, una strada panoramica di Posillipo. Peduto, padre di due figli di 9 e 14, era titolare di un' agenzia immobiliare. Negli ultimi tempi - su questo le testimonianze sono concordi - era apparso agitato. L' imprenditore aveva espresso la sua angoscia per le cartelle di Equitalia dalle quali era gravato. A Focus Economia abbiamo ospitato l'Avv. Gennaro De Falco che conosceva l'imprenditore di Napoli e che dopo questo fatto ha deciso di non accettare più incarichi di difesa di Equitalia.


Disperati mai
Radio 24 dà voce agli imprenditori in difficoltà oggi ore 16.00.
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UN VECCHIO FILM IL BOOM ...


CARDINALE BAGNASCO...


Le pensioni per i cappellani militari: un assegno da 17 milioni l'anno.
Ammonterebbe ad almeno 17 milioni di euro l'anno il «costo» dei cappellani militari: è quanto sottolinea L'Espresso, che ha sommato i costi delle pensioni, degli stipendi e degli uffici centrali dei preti-soldati.
L'Espresso scrive che anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è un pensionato dell'Esercito. Come ex Ordinario militare, cioè vescovo a capo dei sacerdoti al seguito dei soldati, «per lo Stato è un generale di brigata, ruolo che può dar diritto a una pensione fino a 4 mila euro.
Il Sole 24 Ore - L'Espresso

martedì 27 marzo 2012

LIBRI...IL SOTTOBOSCO...

Il sottobosco. Berlusconiani, dalemiani, centristi. Uniti nel nome degli affari
Un libro di Claudio Gatti Ferruccio Sansa , edito da Chiarelettere, 2012

Descrizione
I due autori vanno dritti al cuore del problema: gli affari della politica, che non hanno colore e se ne infischiano delle ideologie. Tutto comincia dalle incredibili convergenze tra Berlusconi e D'Alema, dalla famosa Bicamerale fino ad arrivare ai loro scudieri, De Santis e Dell'Utri. Le intercettazioni e gli atti di diverse indagini consentono di ricostruire i legami e gli incroci tra schieramenti opposti. Anche la prostituzione non ha colore: Tarantini procura donne al Cavaliere dopo averlo fatto per gli uomini del "cerchio magico" di D'AIema. Ma le combinazioni sono tante. Da Pranzato a Monchini e Lazzarini fino allo scandalo Enav, passando sempre per Italbrokers, il più grande broker assicurativo italiano. Naturalmente non poteva mancare lui, l'onnipresente Bisignani, amico di tutti e infaticabile manovratore. Gli autori non fanno sconti a nessuno. Ecco il sottobosco italiano, dalle seconde e terze linee, quelle che contano davvero e decidono dove la politica deve andare.
fonte qui

DAL SOLE 24 ORE
Pubblichiamo di seguito un estratto del libro Il Sottobosco da oggi disponibile nelle librerie
L'affare del petrolio venezuelano
... Figlio di un falegname di Martano, in provincia di Lecce, De Santis entra giovanissimo in politica. «Avevo tredici anni quando morì mio padre. Famiglia di artigiani, entrai nella Lega delle cooperative. Nel mio comune, Martano, sono stato anche assessore. Pci, 1989. Tessera nel portafoglio. Ma finiti il Pci, il Pds, i Ds, ho chiuso con la militanza» ha spiegato in una lunga intervista concessa il 30 settembre 2011 a Guido Ruotolo de «La Stampa».
Si definisce imprenditore. E ha uffici di rappresentanza nel cuore di Roma, in via del Conservatorio (anche se continua a recarsi spesso in Puglia, dove risiede la sua famiglia). Ma quale sia la sua impresa non è chiaro. A noi lo spiega così: «Sono una persona nata professionalmente nell'ambito del settore commerciale, della promozione, del marketing, delle relazioni istituzionali. E il settore commerciale è fatto di relazioni, di ricerca di possibilità di lavoro». Insomma, fa affari. Per lo più legati a permessi e concessioni pubbliche nei campi più svariati. Ultimamente si è concentrato sulle cosiddette energie alternative: biomasse, eolico, fotovoltaico. Ma si occupa anche di petrolio e gas...
... Il suo rapporto con D'Alema, ci spiega, nasce nella seconda metà degli anni Settanta, quando da Roma il Pci invia D'Alema a Bari a fare il segretario regionale. «Io ero iscritto all'università a Bari e militavo nel partito barese. Da lì si cementa un'amicizia». Nella citata intervista a «La Stampa», De Santis è andato oltre, definendo D'Alema «qualcosa di più di un semplice amico: Massimo, per me, è un fratello maggiore».
Quest'intimità con l'ex ministro degli Esteri diessino non ha in alcun modo impedito la costruzione di un rapporto con Marcello Dell'Utri, l'uomo che più di ogni altro in Italia rappresenta le viscere del berlusconismo...

E sullo sfondo altre due figure-chiave

Il faccendiere delle 'ndrine Aldo Micciché
... Micciché è un vecchio democristiano reggino riuscito in qualche modo a farsi notare sulla scena politica romana degli anni Settanta e Ottanta dopo il trasferimento nella capitale. Di quel suo periodo ama ricordare l'impegno editoriale: «Io sono un giornalista. E tanti se lo ricordano, visto che dirigevo la Montecitorio, l'agenzia di cui ero proprietario» ha dichiarato al «Corriere della Sera» il 12 aprile 2008.
A Roma chi si ricorda ancora di lui rammenta piuttosto il suo ruolo di gestore-cerimoniere di 31 al Vicario, un ristorante vicino a Montecitorio frequentato dai politici. «Viveva ai margini della Dc romana. Ma il ristorante era un punto di ritrovo di parlamentari e quindi conosceva molta gente di quel mondo» dice un ex politico reggino che chiede l'anonimato.
Di fatto Micciché non riesce a sfondare né come giornalista, né come ristoratore, né tantomeno come politico, anche perché una serie di procedimenti giudiziari per bancarotta e millantato credito lo spinge alla latitanza in Venezuela. Ma a noi interessano i suoi legami con la criminalità organizzata, e in particolare il suo rapporto con una delle maggiori cosche mafiose della sua zona natale, la 'ndrina dei Piromalli-Molé...

De Caro, l'ex comunista in cerca di una collocazione
... Prima di entrare nel vivo della vicenda del petrolio venezuelano dobbiamo aggiungere un ultimo tassello al nostro mosaico: Marino Massimo De Caro, nato a Orvieto, ma di origini pugliesi. Uomo polivalente – bibliofilo, politico, manager e console onorario (seppur di un «non paese» quale la Repubblica democratica del Congo) – De Caro è a strettissimo contatto con tutti e tre gli altri protagonisti di questa vicenda...
... De Caro ha poi un rapporto professionale con De Santis attraverso la Avelar, una società ginevrina controllata dall'oligarca russo Viktor Vekselberg, magnate dell'alluminio e del petrolio e uno degli uomini più ricchi della Russia putiniana. Avelar si occupa di fonti energetiche, dai combustibili tradizionali (petrolio, gas) alle energie alternative (solare, eolico). De Caro ne è vicepresidente-consulente, mentre De Santis siede nel suo consiglio di amministrazione....


IN LIBRERIA
Il grande male italiano
La politica degli affari e gli affari della politica, un intreccio di interessi che raramente emerge, ma che condiziona in modo decisivo la vita del nostro Paese: ecco il sottobosco, il cuore politico-economico dove il business è tale indipendentemente dal partito di appartenenza, e l'interesse
di pochi, i soliti, piega l'interesse generale.
Esemplare l'affare del petrolio venezuelano che nel volume viene ricostruito con tutte le connessioni nei diversi schieramenti politici.
Claudio Gatti, giornalista del Sole 24 Ore, e Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano, provano a spiegare come D'Alema e Berlusconi – due politici apparentemente schierati uno contro l'altro – in realtà alimentino un nucleo di potere che da vent'anni incombe sull'Italia
Le regole del merito e della sana competizione sono falsate e i grandi investimenti con risorse pubbliche decisi senza garanzie di trasparenza. Nessun rilancio – sostengono gli autori – sarà possibile finché al potere rimarranno gli uomini del sottobosco

domenica 18 marzo 2012

DANACOL ...


TROPPE BUGIE NEGLI SPOT DI DANACOL E PRO-ACTIV . MULTA DA 400 MILA €L'Antitrust ha censurato pesantemente le pubblicità degli yogurt anticolesterolo Danacol della Danone e Pro-Activ dell'Unilever. Le multe ammontano rispettivamente a 300 e a 100 mila euro, ma non serviranno a bonificare il mondo della pubblicità abituato a prendere in giro i consumatori con bugie di tutti i tipi .



Nel caso di Danacol l'Autorità ha sposato le tesi inviate nel novembre 2007 dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), secondo cui le campagne pubblicitarie condotte su televisioni, giornali, siti internet, materiale pubblicitario negli ospedali e in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Generale sono fuorvianti e lasciano intendere che lo yogurt abbia un'indicazione terapeutica ipocolesterolizzante , quando tutte le terapie per ridurre il colesterolo richiedono l'obbligo di prescrizione medica. In pratica si condanna tutta l'impostazione della campagna che lascia intendere come sia sufficiente assumere lo yogurt per ridurre del 10% il livello di colesterolo è si lascia credere che " lo yogurt sia un prodotto appprovato direttamente o indirettamente dalla classe medica avvalorando le proprietà trerapeutiche" . La campagna è "focalizzata sull'alterazione fisiologica del livello di colesterolo e sul conseguente rischio cardiovascolare per indurre nei consumatori consapevolezza e alllarme su tale fattore di rischio, creando un conseguente bisogno e presentando Danacol come soluzione". La pubblicità è ingannevole perché nei messaggi "non si dice mai quale tipologia di persone può trarre giovamento e in che misura il prodotto può avere effetto". I messaggi lasciano intendere che" il problema colesterolo possa essere affrontato e risolto sulla base di strategie e soluzioni elaborate autonomamente e che la riduzione del colesterolo non sia temporanea ma definitiva" . Non si dice che una dieta corretta riduce il colesterolo del 5% e che se si interrompe l'assunzione di Danacol i valori tornano a quelli precedenti. La sentenza è molto grave perchè Danone (e anche Unilever) ha condotto una campagna a tappeto con cifre da capogiro ( milioni di euro) basata su informazioni scorrette e ingannevoli che hanno convinto le persone sulla bontà dei loro prodotti . Purtroppo questa sentenza anche se verrà ripresa da giornali non farà cambiare idea ai consumatori e ai medici indottrinati dagli spot delle due multinazionali del cibo. Per rendersi conto di quanto siano in malafede queste campagne va ricordato che già in precedenza una pubblicità di Danacol era stata censurata dall'Istituto di autodiciplina pubblicitaria.

Il Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria ha condannato qualche anno fa anche lo spot televisivo di "Actimel". Nelle immagini si vede un papà-medico che indossa un camice bianco e ha una valigetta professionale, che si avvicina al letto della sua bambina per proporle di assaggiare un vasetto di Actimel. Nella scena successiva il papà spiega che i fermenti vivi del vasetto agiscono "contro i batteri cattivi" e "aiutano a rinforzare le difese naturali". La pubblicità è stata ritenuta ingannevole perchè non è vera la frase secondo cui un vasetto di Actimel al giorno migliora le difese immunitarie dell'organismo. Anche l'acqua minerale Vitasnella della Danone è stata censurata perchè vantava una leggerezza inesistente. Ma ingannare deliberatamente i consumatori con la pubblicità è una prassi normale per la stragrande maggioranza delle aziende alimentari che sono state quasi tutte condannate almeno una volta.

Per quanto riguarda ProActiv, le accuse sono simili . Basta citare questa frase della sentenza per capire quanto siano subdoli i messaggi, "...tutta la campagna promozionale, svolta a favore di ProActiv attraverso la stampa, sito e radio, sia incentrata sull'alterazione fisiologica del livello di colesterolo e sul conseguente rischio cardiovascolare al fine di indurre ... consapevolezza e allarme su tale fattore di rischio, creare un conseguente bisogno e presentare ProActiv come valido coadiuvante nel ridurre il fattore di rischio colesterolo ".

IL SOLE 24 ORE

ACTIVIA...PUBBLICITA' INGANNEVOLE

USA:DANONE INCIAMPA SULLA PUBBLICITA' DI ACTIVIA - ACTIMEL E VERSA 35 MILIONI
ANCHE IN ITALIA LO SPOT DELLO YOGURT ERA STATO CENSURATO DAL GIURI'

La Danone americana costituirà un fondo di 35 milioni di dollari per risarcire i consumatori di yogurt Activia e Actimel che sono stati ingannati dalla pubblicità

La questione è iniziata nel gennaio 2008 quando un gruppo di consumatori ha chiamato in giudizio la Danone per le frasi ingannevoli riportate sui vasetti e su alcuni messaggi pubblicitari. Pochi giorni fa la società ha annunciato di rimborsare i cittadini per chiudere la questione ed evitare strascichi giudiziari. Le frasi incriminate riguardavano promesse di un rafforzamento delle difese dell’organismo e un miglioramento del transito intestinale.
Secondo i cittadini queste attribuzioni hanno favorito la vendita dello yogurt e hanno permesso di aumetnare il prezzo . Negli Stati Uniti lo yogurt Activia è ben conosciuto dal pubblico perchè la pubblicità affidata all’attrice Jamie Lee Curtis.
Curioso notare come il 18 settembre il sito laRepubblica.it da la notizia senza dire la società dovrà pagare 35 milioni di dollari, un aspetto che non è sfuggito ai siti dei giornali americani come il Los Angeles Times .

E’ doveroso ricordare che anche in Italia la pubblicità di yogurt Actimel è stata censurata nel 2004 dal Giurì dell'autodisciplina pubblicitaria per motivi molto simili. Nelle spot si vede un padre vestito da medico propone un vasetto di yogurt alla figlia mentre è sdraiata a letto, spiegandole che i fermenti vivi agiscono "contro i batteri cattivi" e "aiutano a rinforzare le difese naturali". Il Giurì ha censurato lo spot perché il papà veste i panni del medico e ha inoltre giudicato non veritiera la frase in cui si dice che un vasetto di Actimel al giorno che le difese immunitarie dell'organismo, (non esistono studi scientifici per sostenere che il numero di fermenti di un vasetto è in grado di rinforzare le difese immunitarie).
Per la Danone ricevere censure per pubblicità ingannevole è comunque abbastanza normale, nel 2002 l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria censurava l’acqua minerale Danone Vitasnella che prometteva di fare scivolare via il senso di pesantezza. Il concetto era supportato da frasi del tipo: “aiuta a prevenire la ritenzione idrica dei liquidi nei tessuti. ….bevendola ogni giorno ….. il tuo corpo si sentirà sempre più snello più leggero e in forma ”. Per motivi simili anche le pubblicità delle acque minerali Lila, Acqua Lete e Santa Croce sono state censurate.
Risale invece a pochi mesi fa la notizia che l'Antitrust ha censurato le pubblicità degli yogurt anticolesterolo Danacol della Danone e ha stabilito una multa di 300 mila euro. I messaggi lasciavano intendere che lo yogurt svolge una funzione terapeutica ipocolesterolizzante. L’Autorità ha condannato l'impostazione della campagna che lascia intendere come sia sufficiente assumere lo yogurt per ridurre del 10% il livello di colesterolo è si lascia credere che " lo yogurt sia un prodotto appprovato direttamente o indirettamente dalla classe medica". Per correttezza va detto a che in precedenza una pubblicità di Danacol era stata censurata anche dall'Istituto di autodisciplina pubblicitaria.
Il futuro dei consumi di Roberto La Pira IL SOLE 24 ORE

venerdì 16 marzo 2012

GOLDMAN SACHS

Goldman sotto attacco negli Usa sull'etica
di Stefania Arcudi e Mario Platero - il sole 24 ore
Una banca che non conosce l'etica, «un clima lavorativo tossico e distruttivo», clienti trattati come «muppets», pupazzi. Sono parole che bruciano quelle usate ieri da Greg Smith, dirigente di Goldman Sachs, nel giorno delle sue dimissioni. Da dodici anni in forza al colosso bancario americano nella sede di Londra, il manager ha scelto come cassa di risonanza per il suo sfogo le pagine del New York Times, dove ha pubblicato un caustico commento. «L'interesse dei clienti è sempre più marginale nelle azioni della società, che pensa solo a fare soldi», scrive, prendendo Wall Street in contropiede.


Goldman non è stata a guardare e ha subito preso le distanze. Prima con le parole di un portavoce («il punto di vista espresso non rispecchia il modo in cui agiamo. Il successo dei clienti è il cuore del nostro business», si leggeva in una nota). Quindi con una risposta formale, arrivata con una lettera ai dipendenti, firmata dall'amministratore delegato Lloyd Blankfein e dal direttore operativo Gary Cohn. «Non siamo perfetti, ma rispondiamo in modo serio e concreto se emerge un problema, lo abbiamo dimostrato con i fatti» anche durante la crisi finanziaria. I due ammettono che in un'azienda con oltre 30.000 dipendenti ci possono essere malumori e malcontento e che «tutti hanno diritto ad avere un'opinione, ma è una cosa spiacevole quando uno parla a voce più alta del normale e dalle pagine di un giornale».

BLANKFEIN E COHN

Proprio ai due dirigenti erano indirizzate le parole più dure dell'editoriale di Smith, che non perdona ai vertici dell'azienda di avere accantonato lo spirito con cui Goldman è stata fondata 143 anni fa, uno spirito centrato «sul lavoro di squadra, l'integrità, l'umiltà e il bene dei clienti». I libri di storia, scrive Smith, parleranno di come Lloyd Blankfein e Gary Cohn hanno perso di vista la vera cultura della società, trascinandola verso «una perdita del tessuto morale» che potrebbe portare la banca alla rovina.

Qualcuno dice che l'ex dirigente avrebbe dato sfogo al suo malcontento per non avere avuto abbastanza spazio nell'azienda: la sua carica non è di particolare prestigio e la divisione di cui era a capo, quella che si occupa di derivati per Europa, Asia e Medio Oriente, avrebbe solo lui tra i dipendenti fissi. Altri agitano lo spettro della vendetta, ricordando che non è chiara la dinamica delle dimissioni e che a inizio anno ci sarebbero stati attriti tra Smith e la società sul pagamento dei bonus per il 2011. Ma al di là di questo, tutti sono concordi nel dire che la lettera aperta è stata per Goldman un fulmine a ciel sereno, ma non troppo. La banca non è nuova agli attacchi, qualche volta al limite dell'insulto (iconica in questo senso la descrizione che ne fece il mensile Rolling Stone, parlando dell'istituto come di «una grande piovra-vampiro»). E Goldman non è nuova neppure agli scandali, come quello dell'aprile 2010 quando la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, accusò la banca di frode su complessi strumenti di debito: la banca fu costretta a pagare 550 milioni di dollari e l'allora dirigente Fabrice Tourre finì sulla gogna politica e mediatica per aver scritto di essere «l'unico in grado di comprendere le mostruosità» che aveva creato.

Su Twitter, Facebook e sui blog è partita una girandola di reazioni e le accuse incendiarie di Smith sono destinate a riaprire il dibattito sulle pratiche di Wall Street e, in particolare, su Goldman. La banca, ancora da più parti considerata un esempio degli eccessi di Wall Street, ha fatto di tutto per allontanare da sé le ombre, apparentemente senza successo. «È cambiata la mentalità della banca nel modo di investire e questo riflette un cambiamento del mercato negli ultimi quindici o vent'anni», ha commentato l'ex presidente della Banca Centrale americana Paul Volcker. E in alcuni casi Goldman ci ha messo del suo: nel 2009 Blankfein aveva detto in un'intervista al Times di Londra che la società era «chiamata a fare il volere di Dio». Arroganza si disse allora, proprio come ha scritto ieri Smith.


15 marzo 2012

martedì 13 marzo 2012

AMMORTIZZATORI...UNA PACCATA DI SOLDI...

Fornero ai sindacati: senza il sì alla riforma niente «paccata di miliardi» per gli ammortizzatori


Quella parola di apprezzamento da parte dei sindacati che, sulle proposte avanzate da Elsa Fornero nell'incontro di ieri, non è arrivata. È proprio facendo riferimento a questa mancanza che il ministro del Lavoro, a margine di un'iniziativa presso il ministero degli Esteri, confida di non riuscire a capire «come possano non dichiararsi d'accordo su una riforma che prevede inclusione e universalità di ammortizzatori sociali». Da qui, quello che potrebbe suonare come un aut aut: prima deve arrivare il via libera delle parti sociali al piano di riforma del mercato del lavoro, solo allora il Governo penserà ad appesantire il budget per la copertura del nuovo assetto. Intanto, secondo il ministro, la riforma dovrebbe prevedere «maggiore facilità di entrata e un po' più di facilità di uscita».

Cisl e Cgil bocciano le proposte del Governo
Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni avverte: se non viene modificata la posizione del governo sulla mobilità, rischia di saltare il tavolo per la riforma del mercato del lavoro. Il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni parla di «vecchi, vecchissimi atteggiamenti di pressione per ottenere quello che si vuole». Da Reggio Calabria il segretario generale della confederazione, Susanna Camusso parla di «un passo indietro» nella trattativa, dal momento che «la proposta che ci è stata fatta ieri non prevede l'indennità per tutte quelle figure che oggi non ne hanno diritto e riduce la copertura per quelli che ce l'hanno già».

Senza sì a riforma nessuna «paccata di miliardi»
Fornero ha ricordato che senza il sì preventivo dei sindacati sulla riforma il Governo non metterà, in particolare sugli ammortizzatori sociali, «una paccata di miliardi». E se il concetto non fosse già abbastanza chiaro, ha aggiunto: «È chiaro che se uno comincia a dire "no", perché noi dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire "voi diteci di sì"? No - ha concluso il ministro - non si fa così».

La delusione del ministro
C'è un po' di delusione nelle parole di Fornero. Come dire: da parte nostra, da parte dell'esecutivo tecnico, sono state avanzate delle soluzioni; dalla controparte delle parti sociali, invece, non c'è stato lo stesso passo in avanti. Il Governo, ha sottolineato Fornero, «propone qualcosa. Io mi sono impegnata a che le risorse non vengano tolte dall'assistenza. Mi sembra che questo sia un buon impegno e avrei voluto sentire una piccola parola di apprezzamento. Non ho sentito neanche mezza parola di apprezzamento».



13 marzo 2012
FONTE: IL SOLE 24 ORE

12 marzo 2012
Riforma del lavoro, oggi il tavolo Governo-parti sociali. Ipotesi due miliardi per la copertura degli ammortizzatori sociali
all'interno analisi di Stefano Folli



Potrebbero essere pari a due miliardi circa le risorse che il Governo oggi metterà sul piatto per la copertura del nuovo sistema di ammortizzatori sociali, nell'ambito della riforma del lavoro. L'incontro è previsto per il pomeriggio. Il budget, secondo quanto riporta oggi «La Repubblica» dovrebbe essere tirato fuori dai risparmi che si otterranno dalla riforma delle pensioni. Inizialmente destinati al risanamento di bilancio. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero avrebbe infatti ottenuto di impiegare questi fondi per sostenere il nuovo assetto dei sostegni, che si comporrà di una cassa integrazione ordinaria per le difficoltà temporanee, e di una straordinaria, che, spiega ancora il quotidiano, sarà concessa solo in caso di ristrutturazioni e non più di fronte a cessazione aziendale. Dal 2017 (quando il meccanismo entrerà in vigore), continua ancora «La Repubblica», scomparirà la mobilità ma continuerà a essere versato l'assegno di disoccupazione.

Sulla flessibilità in uscita l'opzione incontri bilaterali
Oggi non si parlerà di articolo 18. Secondo «La Repubblica» il nodo della flessibilità in uscita potrebbe essere affrontato in incontri bilateriali che il ministro Fornero potrebbe avere nei prossimi giorni. Il Governo starebbe ragionando su due ipotesi. La prima prevede di estendere l'indennizzo (senza l'obbligo di reintegro al posto di lavoro) anche ai casi di licenziamento economico, legato alla crisi in atto. Una soluzione più rigida potrebbe consistere nel solo indennizzo, e non nella riassunzione, anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari (ad esempio nell'ipotesi di assenteismo). In questa seconda ipotesi, dunque, l'articolo 18 e l'obbligo di reintegro da parte dell'impresa resterebbe valido solo per licenziamenti legati ad atti discriminatori.


12 marzo 2012

domenica 5 febbraio 2012

CHRIS HUHNE ...

Ha mentito su una multa per eccesso di velocità: Chris Huhne si dimette da ministro dell'Ambiente



LONDRA - Governo britannico in subbuglio in seguito alle dimissioni stamattina di Chris Huhne, ministro dell'Ambiente e uno dei veterani più rispettati del partito liberaldemocratico. Huhne ha lasciato l'incarico in seguito all'incriminazione per avere mentito alle autorità riguardo una multa per eccesso di velocità nel 2003.

Il ministro aveva convinto l'allora moglie a dire che era lei alla guida dell'auto e lei si era addossata la colpa, perdendo i punti sulla patente. Dopo una lunga inchiesta, il Crown Prosecution Service ha annunciato stamattina la decisione di incriminare sia Huhne che Vicky Pryce, l'ex moglie, nota economista. La vicenda era venuta alla luce solo lo scorso anno in un'intervista incautamente concessa dalla Pryce a un settimanale, che aveva registrato la conversazione. In seguito alla pubblicazione della notizia, le autorità avevano aperto un'inchiesta e avevano costretto il settimanale a consegnare la registrazione alle autorità.

«Sono innocente, - ha ribadito stamani Huhne, - e intendo dimostrare la mia innocenza in tribunale, sono certo che la giuria mi darà ragione. Ho deciso di dare le dimissioni da ministro dell'Ambiente e dell'Energia, ma continuerò a restare deputato in Parlamento». Huhne e la Pryce, che hanno divorziato l'anno scorso, dovranno comparire in tribunale il 16 febbraio e potrebbero essere condannati a un massimo di due anni di reclusione.

Per limitare il più possibile i danni il partito liberaldemocratico ha subito nominato il sostituto di Huhne: il nuovo ministro dell'Ambiente è Ed Davey, fino a oggi sottosegretario al Business.


FONTE: IL SOLE 24 ORE

mercoledì 1 febbraio 2012

COMPAGNIE AEREE VUELING E RYANAIR...

I dipendenti Spanair rimasti a terra salgono a bordo di Vueling e Ryanair con stipendi low cost


I tremila dipendenti di Spanair, fallita il 28 gennaio, sono stati contatti dalle compagnie aeree Vueling e Ryanair per un posto di lavoro, in vista dell'ampliamento delle loro rotte dopo il fallimento della compagnia spagnola. Ma, a quanto riferisce il quotidiano Elmundo.es sul sito, gli stessi dipendenti rimasti a terra hanno respinto le proposte in quanto considerate «miserabili».

«Sono condizioni da low cost, che non si possono paragonare con quelle di compagnie come Spanair, Iberia o Air Europa. Alcuni colleghi possono accettarlo considerata la situazione in cui ci troviamo, ma non possiamo considerarlo un trionfo»», hanno detto alcuni addetti.

Il salario base offerto dalle due compagnie low cost è di circa 600 euro netti al mese per il posto di ausiliario di traffico, quello con la minore retribuzione tra gli impieghi a terra.


1 febbraio 2012
FONTE: IL SOLE 24 ORE

lunedì 23 gennaio 2012

IL FAMOSO SPUMANTE GANCIA E' PASSATO AI RUSSI

IL FAMOSO SPUMANTE GANCIA - STORICA AZIENDA PIEMONTESE E' PASSATA ALL'OLIGARCO RUSSO DELLA VODKA, ROUSTAM TARIKO - HA RILEVATO IL 70& DELLE QUOTE.

Dal Sole 24 Ore:
16 dicembre 2011
Roustam Tariko: «Non mi dispiacerebbe acquistare una banca»



«Mi piacerebbe acquisire altri produttori di Asti Docg, ma è difficilissimo trovare qualcuno disposto a vendere, ora però voglio concentrarmi su Gancia e sui suoi due prodotti Docg, un passaporto per sfondare negli Stati Uniti e in Russia»: Roustam Tariko, lo zar della vodka, 49 anni, capelli scuri lunghi, un abito blu scuro, parla (un buon italiano) con calma e ostenta sicurezza e competenza di vini e finanza.

A volte sembra che esageri, specie quando dichiara: «Non mi dispiacerebbe comprare una banca italiana: oggi sono valutate dal mercato appena il 15/20% del loro valore effettivo». Ma di risorse pare disporne in abbondanza: per Forbes, Tariko è il 48° uomo più ricco di Russia, con un patrimonio stimato in 1,9 miliardi di dollari, grazie soprattutto alla sua vodka Russian Standard e alla Russian Bank. Sbarcato a Mosca dal Tatarstan, cominciò offrendo agli stranieri servizi allora introvabili. Per poi firmare contratti con Ferrero e alcune società del beverage, importando e distribuendo prodotti di consumo. Oggi la sua Russian Standard produce la più importante vodka di alta gamma di Russia ed esporta in 75 Paesi. Inoltre la consuetudine di Tariko con i vini piemontesi è di antica data: da importatore, ha fatto conoscere ai connazionali Martini e Cinzano.

«Nel vino - dice l'imprenditore - è difficilissimo costruire un brand internazionale. Gancia ci dà questa formidabile opportunità. E dal prossimo primo gennaio anche il Prosecco sarà Docg».

Qual è il livello di notorietà del brand Gancia?
Elevato: se lei in Russia chiede a un ragazzo cos'è l'Asti le rispondono tutti. Ma anche negli Stati Uniti, dove è in atto un boom dello spumante, la notorietà è minore ma c'è un potenziale di crescita enorme.

Quali sono i suoi progetti per Gancia?
Entro due o tre mesi avremo le idee più chiare su come trasformare la casa di vini piemontese in un brand globale. Il nostro è un investimento strategico di lungo periodo che ci garantirá l'opportunitá di diventare una delle società dominanti nel settore del beverage a livello mondiale. Abbiamo dimensioni, infrastrutture e risorse finanziarie tali da trasformare Gancia nel marchio leader sia in Russia sia a livello globale attraverso un rafforzamento del brand e un investimento nel personale e nel management.

E la produzione? Quella è legata alla denominazione.
Certo: non sposteremo mai la produzione da Canelli.
Come ha valutato la situazione industriale e finanziaria di Gancia?
Buona: a livello industriale si è raggiunto un Ebitda positivo; a livello finanziario la situazione è accettabile. L'audit di PriceWaterhouse non ha rilevato particolari problemi. Comunque per il mio gruppo non ci sono problemi.

Qual è il suo progetto internazionale più importante in questo momento?
Vorremmo salire al 30% di Cdc, societá quotata alla Borsa di New York e Varsavia, e operante nella produzione e distribuzione di vodka. Il mio gruppo possiede il 9,9% ma ora punta a salire al 30. Abbiamo presentato un'offerta e stiamo aspettando una risposta. Potremmo diventare il secondo produttore al mondo di vodka. (E.Sc.)
16 dicembre 2011 - IL SOLE 24 ORE

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LA PERUGINA E LA BUITONI SONO PASSATE GIA' DA DIVERSO TEMPO ALLA NESTLE'