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venerdì 30 novembre 2012

FRANCESCO ZACCARIA...SI PUO' MORIRE COSI?

L'operaio che stava sulla gru dell'Ilva precipitato in mare per la tromba d'aria si chiamava FRANCESCO ZACCARIA aveva 29 anni...si puo' morire cosi?

mercoledì 28 novembre 2012

TROMBA D'ARIA SULL'ILVA...UN MORTO...



LA STAMPA Tromba d’aria all’Ilva, allarme scoppio
Crolli e roghi, evacuato lo stabilimento
Taranto nel caos, venti feriti e un morto

Un violento nubifragio si abbatte sulla città, all’impianto scoppia
il panico. L’incendio pilotato per scongiurare il rischio esplosione.
In mare un operaio che lavorava
su una gru nell’area portuale
grazia longo
taranto
Alle proteste dopo la chiusura dell’area a freddo dell’acciaieria, questa mattina si è aggiunto un altro incidente a complicare la situazione all’Ilva di Taranto. Una violenta tromba d’aria che si è abbattuta sulla città ha causato il crollo di due ciminiere, quella dell’altoforno 5 e un’altra in una zona dismessa. A causa del forte vento, nell’area portuale adibita al carico e scarico del materiale del siderurgico, sono caduti anche un capannone, la torre faro e una delle gru situate sopra un pontile.

Un fulmine caduto sulla ciminiera ha provocato il distaccamento di alcuni pezzi di cemento che si sono riversati su due tralicci dell’alta tensione. Attualmente è bloccata la linea ferroviaria Bari-Taranto e i passeggeri di un treno sono in attesa di trasbordo su autobus per raggiungere la città. Traffico in tilt anche nelle strade adiacenti al p0lo siderurgico, ingombre di lamiere sollevate dal tornado, che ha causato anche un incidente stradale sulla provinciale verso Statte.

Il pericolo di un'esplosione ha reso necessaria l’evacuazione dell’area circostante allo stabilimento, che ricopre complessivamente un’area di circa 15 chilometri quadrati. L’Ilva ha precisato che «non c’è stato alcun incendio», ma che le fiamme visibili dall’esterno sono “pilotate” dalle candele di sicurezza proprio per far bruciare il gas e scongiurare così il rischio di una deflagrazione. Tutta l’area ghisa sarebbe sotto controllo.

A quanto riferisce all’Adnkronos Mimmo Panarelli, responsabile territoriale dei metalmeccanici della Fim Cisl, sarebbero diversi gli operai investiti dal crollo, almeno una ventina, due dei quali già portati in ospedale dal molo. Un altro dipendente, che stava lavorando su una gru posta su una banchina dell’area portuale dell’acciaieria, ha perso la vita: stanno arrivando le squadre dei sommozzatori per cercare il cadavere caduto in mare. Decine di mezzi del 118 stanno facendo la spola tra l’impianto e il pronto soccorso.

«Lo stabilimento - scrive in una nota l'Ilva - sta mettendo in atto tutte le procedure che in questi casi di emergenza generale vengono adottate e gli impianti sono, come da procedura d’emergenza generale, presidiati». Di sicuro «ha subito gravi danni strutturali ancora da quantificare». Intanto, sono stati messi in circolo tutti i bus aziendali per raccogliere il personale non addetto alla gestione dell’emergenza generale, per accompagnarlo alle portinerie e ai punti di incontro dell’azienda.
L’incendio pilotato per scongiurare il rischio esplosione. Due in ospedale.
In mare un uomo che lavorava su una gru nei dintorni dello stabilimento.

BERSANI - L'ILVA - BEPPE GRILLO

Io ho sempre sostenuto che bisogna pagare la stampa per tagliargli la lingua! Cioè pagare la stampa per non parlare!". Lo ha detto Girolamo Archinà, responsabile delle pubbliche relazioni dell'ILVA di Taranto. Archinà sopravvaluta la stampa, a chiudersi la bocca ci pensa da sola (*). La situazione drammatica di Taranto dove i tumori sono diffusi come il raffreddore era evidente anche a un cieco. Se non veniva denunciata dai partiti, dai governi, dalla Confindustria e dalla stampa nazionale vuol dire che erano tutti in torta con diversi interessi, chi economico, chi politico, chi semplicemente mazzettaro. Nessuno si è accorto di nulla. Deve essere un caso di cecità collettiva. Il presidente dell'ILVA è Ferrante, ex prefetto di Milano, candidato sindaco pdmenoellino. Non ha visto niente. I partiti del "lavoro, lavoro, lavoro" per dirla alla Fassino, che del lavoro ha una visione esoterica, mantenuto insieme alla moglie dalla politica da più di un ventennio, non sospettavano nulla, ma prendevano contributi generosi da Riva, il padrone dell'ILVA. 245.000 euro a Forza Italia e 98.000 a Pierluigi Bersani. Contributi a norma di legge.
Nel governo attuale il posto di Bersani è occupato da Passera, l'ovetto kinder, che oggi si reca in visita pastorale a Taranto. Passera è stato amministratore delegato di Intesa San Paolo che ha finanziato Riva. Passera è accompagnato all'ILVA dal ministro dell'Ambiente Clini sul quale Archinà ha detto "Corrado Clini è un uomo nostro". Clini, che ha avuto come sponsor Gianni De Michelis, è stato direttore generale del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dal 1991 al 2011. Anche lui non ha mai visto nulla. Mi immagino la faccia dei tarantini e dei dipendenti dell'ILVA all'arrivo di Passera e Clini. Due vampiri all'AVIS. E questi dovrebbero salvarli? Il Governo vorrebbe destinare 336 milioni di soldi dei contribuenti alla bonifica della città. Non pagherebbe quindi Riva, che del resto ha già pagato i politici, ma gli italiani. Questa è una favola noir, senza lieto fine, dove nessuno si prende alcuna responsabilità, la gente muore per anni (lo ha denunciato più volte questo blog) per incuria e per interesse. E, nella migliore tradizione italiana, l'unica via di uscita è la magistratura che, come da copione, è subito demonizzata.Il giudice Patrizia Todisco ha chiuso sei reparti dell'ILVA di Taranto per tutelare la salute dei suoi cittadini. I partiti e le altre istituzioni sono rimasti a guardare. I danni li paghi Riva insieme ai partiti che ha finanziato in questi anni.
(*) finanziamenti pubblici a parte
Ps: se io avessi preso 98.000 euro da Riva sarei un uomo finito, perché Bersani no?

L'ILVA...

Il Fatto di Travaglio: "L'Ilva chiude? Bersani ridia i soldi di Riva"

Il giornale  attacca il segretario Pd: "Nel 2006 l'azienda gli fece una donazione legale di 98mila euro.

Le anticipazioni del direttore Antonio Padellaro del numero del Fatto del 28 novembre. Tra i temi: il sistema di potere e di corruzione che ha soffocato Taranto ricostruito attraverso le carte della Magistratura. Ma proprio i giudici sono stati messi sotto accusa per aver scoperchiato questo scandalo taciuto per anni da politici, sindacalisti e giornalisti

martedì 27 novembre 2012

ILVA...UN DRAMMA NAZIONALE

LA STORIA DELL'ILVA E' UNA VERGOGNA, UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA', UN FALLIMENTO PER POLITICA AMBIENTE  SINDACATI.


lunedì 26 novembre 2012

LA TRAGEDIA DELL'ILVA ...TARANTO

L’Ilva: «Chiude Taranto»
Doria: «Scenario drammatico»

26 novembre 2012 Taranto - A quattro mesi esatti dal sequestro degli impianti della più grande acciaieria europea, esplode la bomba Ilva: l’azienda, dopo l’ennesimo provvedimento giudiziario nei confronti dei vecchi e nuovi vertici e il sequestro di tutti i prodotti «finiti e semilavorati», annuncia la chiusura «immediata e ineluttabile» dello stabilimento. Con la conseguenza che a partire da stasera 5mila operai rimarranno a casa: il badge per accedere in azienda è già stato disabilitato.
E, a questo punto, pare anche difficile che il governo possa risolvere la questione in tempi brevi, nonostante la convocazione per giovedì a Roma delle parti sociali e delle istituzioni locali. Ora bisognerà vedere come reagirà la città alla decisione dell’azienda che, di fatto, la mette in ginocchio: lo spettro è quello di un’apocalisse occupazionale che coinvolgerebbe, compreso l’indotto, non meno di 12 mila lavoratori.
Il primo segnale che arriva dai sindacati non è incoraggiante: «l’atteggiamento ricattatorio non esiste - dice la Fiom - Invitiamo i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e quelli che montano domani mattina di presentarsi regolarmente». E non è affatto escluso che nelle prossime ore la situazione possa precipitare. La Confindustria evidenzia che con la chiusura dell’Ilva i costi per la collettività, tra Cassa Integrazione, Imposte ed Oneri Sociali, «saranno pari a quasi un miliardo di euro l’anno».
A far saltare il tappo, le due ordinanze di custodia cautelare e il decreto di sequestro preventivo - con contestuale iscrizione nel registro degli indagati dell’attuale presidente Bruno Ferrante e del direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, per non aver rispettato quanto disposto dall’autorità giudiziaria - emessi dal Gip di Taranto che ha accolto buona parte delle richieste della procura.
Complessivamente sono sette le persone destinatarie dei due provvedimenti: le accuse, diverse da indagato a indagato, vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione in atti giudiziari, alla concussione: in carcere vanno il vicepresidente del gruppo Riva Fire, Fabio Riva, che non è ancora stato rintracciato, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà, l’uomo che - secondo l’accusa - aveva intessuto una fitta rete di rapporti con politici, sindacalisti e funzionari degli enti locali, primo tra tutti il presidente della Regione Nichi Vendola.
E proprio del governatore, sostiene il Gip, sarebbe la «regia» messa in piedi per «far fuori» il direttore dell’Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale) Puglia Giorgio Assennato, il funzionario sgradito all’Ilva per aver firmato una relazione sul rapporto tra livelli d’inquinamento e produzione dello stabilimento.
«Mai fatto pressioni - ha replicato in serata Vendola - ho operato per la massima tutela dell’ambiente e con cautela per evitare quello che purtroppo stiamo per vedere nelle prossime ore». Ai domiciliari vanno invece Emilio Riva e l’ex perito del tribunale di Taranto Lorenzo Liberti che avrebbe intascato una mazzetta da 10mila euro da Archinà per ammorbidire una perizia sulle fonti dell’inquinamento.
«Al di là dei dati tecnici e giuridici - dice il procuratore di Taranto Franco Sebastio - in questo procedimento viene alla luce chiaramente che il diritto alla vita e alla salute non accetta compromessi di sorta e tutti devono cedere il passo. Anche il diritto al lavoro». E per far capire quanto, a quelli dell’Ilva, poco interessi del diritto alla vita, il procuratore cita un’intercettazione tra Fabio Riva e uno degli avvocati dell’Ilva in cui il primo dice al secondo: «due casi di tumore in più all’anno? una minchiata».
Arresti domiciliari anche per l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva e per l’ingegner Carmelo Dellisanti, titolare di una società di consulenza: il primo avrebbe favorito il secondo, imponendo di trattare con lui a tutte quelle aziende che si rivolgevano all’assessorato per ottenere un’autorizzazione ambientale.
Il provvedimento più grave, però, quello che ha fatto saltare in aria tutto provocando la reazione immediata dell’azienda, è stato il decreto con cui il gip dispone il sequestro preventivo dei prodotti «finiti e semilavorati», vietandone la commercializzazione e, anche, il trasferimento negli altri stabilimenti del gruppo. «È evidente che se continuassero a produrre altri beni - mette subito in chiaro Sebastio - verranno bloccati anche quelli».
L’azienda replica nella maniera più dura: il decreto di sequestro è in contrasto con la nuova Aia ministeriale e, dunque, lo impugneremo. In attesa della decisione del Riesame, però, «ottempererà all’ordine del gip» e questo comporterà «in modo immediato e ineluttabile» l’impossibilità di vendere i prodotti e, «di conseguenza, la cessazione di ogni attività nonchè la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono da quello di Taranto».
La palla passa ora al governo, che si trova a dover affrontare una situazione tutt’altro che semplice. Anche perché è sempre più evidente il contrasto tra il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e la procura tarantina. «L’intervento di oggi della magistratura - dice non a caso - chiude le lavorazioni a valle. A questo punto si crea una situazione di blocco degli impianti e, per questo, in conflitto con l’Aia. Io non ho aperto conflitti con la magistratura, sto cercando di capire se la magistratura li ha aperti con noi». Parole che non disinnescano la bomba né forniscono una soluzione ai 5mila operai da stasera a casa e ad una città che non può esser costretta a scegliere se morire di malattia o di lavoro.
Grondona: «Rischia anche a Genova»

E con la chiusura dell’impianto a freddo rischiano di restare a casa, a cascata, i circa 2.500 lavoratori degli stabilimenti Ilva di Genova, Novi Ligure e Marghera per un totale di 7.500 lavoratori, oltre il 20% degli occupati nel settore dell’acciaio in Italia.
Lo ha sottolineato il segretario della Fiom di Genova, Francesco Grondona, commentando la nota dell’Ilva di Taranto che annuncia la chiusura dello stabilimento tarantino.
«Senza Taranto, Genova ha un’autonomia di quattro giorni - ha spiegato -. Aspettiamo per capire meglio quanto sta accadendo, ma una cosa è certa: non saremo gli agnelli sacrificali di nessuno. Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di chiusura. Se così fosse, allora muoia Sansone con tutti i filistei».
Nel frattempo, Genova si accinge a vedere in piazza domani, in occasione dello sciopero unitario dei metalmeccanici, un corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia. Raggiungeranno la sede del Consiglio regionale, dove è prevista una riunione straordinaria congiunta dei consigli comunale e regionale.
Il governo in serata ha convocato per giovedì prossimo alle 15 a palazzo Chigi le parti sociali e le istituzioni locali per discutere del dossier Ilva. È quanto riferisce l’Ufficio stampa attraverso twitter.
fonte: IL SECOLO XIX

sabato 18 agosto 2012

LAVORO E MORTE...E MAZZETTE...


ALL'ILVA COME IN SUDAFRICA...(...)
Corruzione Ilva, tredici indagati
"Così i vertici eludevano i controlli"
I dirigenti intercettati: "Ho preso accordi, tranquillo, verranno nell'ufficio e rimarranno legati alla sedia. Non avremo sorprese, la visita della commissione va un po' pilotato". E spuntano le foto delle mazzette al perito
di MARIO DILIBERTO e GIULIANO FOSCHINI
L'incontro in un autogrill
TUTTO SU Processo all'Ilva VEDI ANCHEarticolo
Vendola: "Governo non ricorrerà contro gip"
Ferrante: "Risaneremo, mai stati fuorilegge"TARANTO - Hanno svenduto l'ambiente. La fase 2 dell'inchiesta della Guardia di Finanza sull'Ilva di Taranto punta su chi doveva controllare e invece non lo ha fatto. Gli indagati sono 13, i reati: corruzione e concussione. Accanto ai vecchi dirigenti dell'Ilva, ci sono politici e funzionari pubblici. Intanto, leggendo le pagine del rapporto dell'aprile del 2011 depositate al Tribunale del Riesame appare chiaro come l'Ilva sia riuscita a "legare alla sedia" gli ispettori. E a controllare sempre i controlli. E i controllori.

FOTO Le mazzette al perito all'Autogrill

IL NEMICO ASSENNATO
Al centro della rete, l'ex responsabile dei rapporti istituzionali Girolamo Archinà (licenziato dai nuovi vertici aziendali). "Archinà - annota la Finanza - poteva contare su una fortissima rete di relazioni con esponenti del mondo politico locale e con appartenenti alle forze dell'ordine, in grado di poter fornire ai propri interlocutori (i vertici aziendali) notizie sull'andamento delle indagini, evidentemente coperte del segreto istruttorio". Non tutti cadevano nella rete, però. Per esempio il direttore regionale dell'Arpa, Giorgio Assennato, nemico numero 1 dell'azienda. La sua "colpa? Denunciare con una relazione che le emissioni di benzopirene, inquinante fortemente cancerogeno, erano raddoppiati. A quel punto vengono messe in pratica una serie di "iniziative tutte finalizzate "a distruggere Assennato". Indicativa è la telefonata del 7 luglio 2010 nella quale Archinà mentre è a Martina Franca a colloquio con il neo consigliere regionale pd Donato Pontassuglia dice a un suo interlocutore "sto con Pontassuglia che mi sta sentendo in diretta, noi dobbiamo distruggere Assennato". Archinà durante una telefonata si vanta della complicità di Vendola, "abbiamo fatto aspettare Assennato fuori dalla porta", ma gli inquirenti appureranno che si tratta una millanteria.

IL DOPPIO GIOCO
La rete di Archinà era arrivata anche al ministero dell'Ambiente, che doveva rilasciare l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) necessaria all'Ilva per poter produrre. Dalle intercettazioni "emerge come anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della commissione". Emblematica la vicenda del dottor Palmisano. "Si tratta di un funzionario della Regione incaricato di rappresentare l'ente nelle riunioni della conferenza di servizi che si tengono presso il ministero. L'intervento di Archinà verso Palmisano finalizzato a sensibilizzare quest'ultimo nel dare una mano all'Ilva, sia in occasione dell'ispezione presso lo stabilimento che nel corso della conferenza di servizi presso il ministero". Palmisano si sedeva al tavolo per la Regione, ma in realtà giocava per l'Ilva. "Il fatto che la commissione debba essere pilotata e che, comunque, sia stata in un certo modo in parte avvicinata, su rileva anche dalla seguente conversazione nella quale l'avvocato Perli di Milano, legale esterno dell'Ilva, aggiorna il ragionier Fabio Riva dei rapporti avuti con l'avvocato Luigi Pelaggi che è capo dipartimento presso il ministero dell'Ambiente. Da quanto riferisce il Perli si rileva che il Pelaggi abbia dato precise disposizioni dall'ingegner Dario Ticali presidente della commissione su come procedere nell'immediato futuro nel corso dell'iter di tetta trattazione. "Perli gli comunica che Pelaggi gli ha anche riferito che la commissione ha accettato il 90 per cento delle loro osservazioni e la visita riguarda il 10 per cento restante. Perli aggiunge che non avranno sorprese e comunque la visita della commissione in stabilimento va un po' pilotata".

LA VISITA PILOTATA
"È evidente che l'Archinà - si legge nell'informativa - grazie alle sue conoscenze, riesce a perturbare l'operato degli enti pubblici, riuscendo talvolta anche a pilotare i sopralluoghi e le verifiche". In campo c'è sempre Palmisano al quale chiede di un sopralluogo. "Non ti preoccupare, lo fanno all'esterno" lo assicura il funzionario della Regione. Così Archinà chiama il direttore dello stabilimento, Capogrosso, che invece è molto preoccupato. "Ho preso accordi, tranquillo, verranno nell'ufficio e rimarranno legati alla sedia". dice. "È chiaro - conclude la Finanza - che tale ispezione rappresenta solo un pro-forma".

LE FOTO DELLA MAZZETTA
Dagli atti dell'inchiesta emergono il passaggio di denaro tra Girolamo Archinà, l'uomo Ilva, e Lorenzo Liberti, il perito nominato dalla Procura, all'autogrill: le immagini sono testimoniate in questa pagina in alto. Secondo i magistrati Archinà avrebbe corrotto così Liberti.




(17 agosto 2012)La Repubblica