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mercoledì 3 ottobre 2012

LA CASSA DEGLI STATALI MANDA IN ROSSO L'INPS


Il buco nei contributi del pubblico impiego
La Cassa degli Statali manda in rosso l'Inps
L'impatto della fusione con Inpdap e Enpals

ROMA - Quando a dicembre, col decreto salva Italia, il governo Monti varò il SuperInps sembrò davvero una buona idea. Di mettere insieme l'Inps, che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l'Inpdap, che pensa invece ai dipendenti pubblici, e l'Enpals, il piccolo istituto del settore sport e spettacolo, se ne parlava da molti anni. E forse solo un governo tecnico poteva riuscire a vincere le mille resistenze politico-corporative. Sembrava davvero una bella idea inglobare nel più efficiente Inps, guidato da Antonio Mastrapasqua, il carrozzone Inpdap e tagliare gli sprechi. Tanto che la relazione tecnica al salva Italia quantificava in «non meno di 20 milioni di euro» i risparmi ottenibili già nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014. Solo che ora si scopre che l'accorpamento ha effetti devastanti sul bilancio del SuperInps.


Patrimonio a rischio
Nel giro di «pochi anni» si potrebbe arrivare all'«azzeramento» del patrimonio netto, aprendo «un problema di sostenibilità dell'intero sistema pensionistico». Colpa dell'Inpdap che, entrando nell'Inps, scarica sul bilancio ben 10,2 miliardi di euro di disavanzo patrimoniale e quasi 5,8 miliardi di euro di passivo per l'esercizio 2012. Lo si legge nella nota di assestamento al bilancio 2012 dell'Inps, un documento di 38 pagine che sarà esaminato, probabilmente giovedì, nella riunione del Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guido Abbadessa. Ma vediamo come si è arrivati a tanto.

Recessione più dura
La nota di assestamento si è resa necessaria per tener conto del peggioramento del quadro economico e della confluenza dei bilanci dell'Inpdap e dell'Enpals nell'Inps. A dire il vero, per quanto riguarda gli effetti della recessione, l'adeguamento contenuto nella nota è insufficiente. Le previsioni di bilancio sono state infatti riviste alla luce del Def (Documento di economia e finanza) presentato dal governo lo scorso aprile e non del suo recente aggiornamento. In pratica la nota di assestamento Inps è ottimistica perché formulata sulla base di una stima del prodotto interno lordo (quella di aprile) in calo dell'1,2% nel 2012 mentre le ultime previsioni del governo indicano un -2,4%. Un'economia che decresce significa meno posti di lavoro e meno entrate contributive per l'Inps, con conseguente peggioramento dei conti. Ma i guai veri non sono questi, bensì arrivano dall'assorbimento del bilancio dell'Inpdap.

Lo Stato evadeva i contributi
L'istituto di previdenza dei dipendenti pubblici ha infatti portato in dote, si fa per dire, un disavanzo patrimoniale quantificato al primo gennaio 2012 in 10 miliardi e 269 milioni. Perché? Due le cause, si legge nella nota di assestamento. 1) La riduzione dei dipendenti pubblici nel corso degli anni, che ha ridotto le entrate mentre le spese per pensioni continuavano ad aumentare. 2) Il fatto che, fino al 1995, le amministrazioni centrali dello Stato non versavano i contributi alla Ctps, la Cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato, che era una delle 10 casse fuse nell'Inpdap nel 1996 proprio perché le normative europee richiedevano la creazione di un istituto con un bilancio trasparente. Ma anche dopo il '96, spiega la nota, le amministrazioni dello Stato hanno versato «solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%, ndr ) e non la quota a loro carico» pari al 24,2%.

L'unificazione degli Enti
Per far fronte ai crescenti buchi di bilancio e al conseguente peggioramento del deficit patrimoniale, lo Stato ha disposto per il 2012 un trasferimento all'Inpdap di 6,4 miliardi. Nonostante ciò, si legge nel documento all'esame del Civ, «si prevede per l'Inpdap un disavanzo economico di 5 miliardi e 789 milioni» che porterà il risultato complessivo dell'esercizio 2012 del SuperInps in rosso di 8 miliardi e 869 milioni, contro un - 2,2 miliardi dell'esercizio 2011. Ma gli effetti peggiori si hanno sullo stato patrimoniale. Prima dell'incorporazione di Inpdap e Enpals, l'Inps aveva chiuso il 2011 con un avanzo di 41 miliardi. Tolti i 10,2 miliardi di passivo Inpdap e aggiunti i 3,4 miliardi di attivo portati invece dall'Enpals, il patrimonio di partenza del SuperInps, all'inizio del 2012, era di circa 34 miliardi. Ma alla fine dell'anno, sottratta la perdita d'esercizio di 8,8 miliardi, si scenderà a 25 miliardi: 16 miliardi in meno nel giro di un anno.

L'allarme del Civ
Anche nei prossimi anni, si osserva nella nota di assestamento, i conti dell'ex Inpdap chiuderanno in forte disavanzo, tanto più che il governo ha appena deciso una nuova riduzione dei dipendenti pubblici (secondo il ministro Patroni Griffi scenderanno di 300 mila nei prossimi tre anni). Tutto ciò si ripercuote «negativamente sul patrimonio netto dell'Inps con il rischio di un suo azzeramento in pochi anni». Per questo il Civ raccomanda almeno «una incisiva attività di vigilanza diretta ad accertare il corretto versamento dei contributi da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare degli enti locali». Ma la preoccupazione principale delle parti sociali (sindacati e imprese) presenti nello stesso Civ è che, se lo Stato non interverrà a sanare il disavanzo pregresso dell'Inpdap, a colmare i buchi saranno chiamate le gestioni in attivo, come per esempio quella dei parasubordinati (80 miliardi di avanzo patrimoniale) e delle prestazioni temporanee (ammortizzatori sociali, assegni familiari, malattia), che finora hanno compensato i fondi in rosso dello stesso Inps (trasporti, elettrici, telefonici, dirigenti d'azienda, coltivatori diretti e lavoratori autonomi).

Il welfare dell'Inpdap
Fin qui il Civ. Ma quando la fusione di Inpdap ed Enpals sotto l'Inps sarà completata è probabile che verranno passate al setaccio anche le molte provvidenze che l'Inpdap ha finora assicurato ai lavoratori e ai pensionati pubblici: in tutto 5 milioni e mezzo di cittadini con le loro famiglie. Ogni anno l'istituto concede prestiti e mutui agevolati (nel 2011, 100 mila prestazioni) e indice bandi per: «Case albergo», «Soggiorni senior», borse di studio, ospitalità nei suoi convitti per studenti e residenze per anziani, vacanze in Italia e all'estero per lo studio delle lingue, soggiorni termali, contributi sulle spese sanitarie. Un universo di prestazioni finanziato da un contributo obbligatorio in capo ai dipendenti pubblici pari allo 0,35% della retribuzione e allo 0,15% per i pensionati. L'Inpdap si faceva vanto di aver sviluppato negli anni «un modello di welfare integrativo di eccellenza». Ma è chiaro che la musica potrebbe cambiare.


Enrico Marro
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sabato 22 settembre 2012

MASTRAPASQUA SENZA VERGOGNA...


SCRIVE IL GIORNALISTA GIULIETTO CHIESA - Il povero Antonio Mastrapasqua guadagna soltanto 1,2 milioni di euro all'anno, circa 4,4 miliardi di vecchie lire. Ma la differenza sta nel fatto che gran parte dei suoi redditi il nostro ex Carneade la spilla dal denaro pubblico, o semipubblico. Anzi la spilla utilizzando i denari del pubblico, in prima battuta: in qualita' di Presidente dell'Inps. Benemerita e perfettamente legale attivita', per la quale e' stato nominato dal governo. Da quale governo non importa, essendo stati, in questi decenni, tutti uguali. Se non fosse che l'elenco delle sue presidenze, vice-presidenze, include anche Equitalia, la nota impresa cacciatrice di evasioni, anch'essa di fatto pubblica, poi Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud.

E fanno cinque. Invito i lettori a immaginare quante poltrone possono essere distribuite stando in posti come quelli, quante prebende se ne possono ricavare, quante alleanze si possono inventare e gestire. Sarebbe interessante, ma non abbiamo tempo di farlo noi, andare a vedere quali gettoni e quanti ricava dalle riunioni dei rispettivi consigli di amministrazione. Ma ancora piu' interessante sarebbe fare i conti del tempo che impiega nel partecipare agli stessi. Non sono noccioline, sicuramente. La cosa piu' inverosimile e' il tempo. Quante ore ha il giorno di Antonio Mastrapasqua? Dobbiamo chiedercelo, perche', altrimenti, dovremmo giungere alla conclusione che Mastrapasqua e' un banale truffatore, che prende stipendi a tradimento. E noi questo non osiamo neppure pensarlo. l'ARTICOLO CONTINUA QUI


Quest'uomo che ben descrive Giulietto Chiesa, vorrebbe, per un errore dell'INPS commesso nel 2009, togliere da misere pensioni di meno di 700 euro al mese, 25 euro al mese per 12 mesi, oppure 12.50 euro al mese per 24 mesi.



MASTRAPASQUA SE LEI AVRA' IL CORAGGIO DI FARE QUELLO CHE RIPORTANO I GIORNALI, CIOE' QUELLO CHE HO SCRITTO SOPRA, LEI SI DOVRA' VERGOGNARE PER TUTTA LA VITA.





domenica 3 giugno 2012

PALAZZI INPS SVENDUTI PER " ERRORE" E RIPRESI IN AFFITTO...



I palazzi Inps svenduti per «errore» e ripresi in affitto
«Ripassi a settembre 2016». Che un giudice fissi la prima udienza di una causa dopo quasi cinque anni, visto lo stato in cui versa la nostra giustizia civile, non fa quasi più notizia. Lo diventa, però, se il processo riguarda un affare nel quale i contribuenti italiani ci hanno rimesso, dice la Corte dei Conti in una sentenza appena pubblicata, un bel mucchio di milioni. Almeno 16.

Come hanno fatto? Vendendo a Oristano un immobile di proprietà dell’Inpdap, l’ente di previdenza dei dipendenti pubblici ora integrato nell’Inps. Tutto comincia nel 2003, l’anno in cui impazzano le famose cartolarizzazioni. Il primo dicembre quel palazzo di otto piani, dove hanno sede l’Agenzia delle Entrate e l’Inps di Oristano, viene aggiudicato all’asta a un gruppo imprenditoriale campano che fa capo alla famiglia Ragosta. È l’unica offerta arrivata, e il prezzo non si può certamente definire astronomico: 3 milioni 67 mila 755 euro. Come ci si è arrivati? Partendo da una valutazione fatta prima dell’euro dal consorzio che ha curato l’operazione, ritenuta dalla Corte dei Conti a dir poco «incongrua». Cioè 8miliardi 769 milioni di vecchie lire: «Cifra inferiore di ben 678 milioni rispetto al valore catastale e di oltre due miliardi di lire perfino al prezzo d’acquisto risalente al 1986 (anno in cui l’ente pubblico l’aveva comprato) », scrivono i giudici contabili. Aggiungendo che quegli 8,7 miliardi di lire equivalevano a quattro anni di affitto sulla base dei contratti in essere al momento con gli enti pubblici che occupavano gli uffici. Il palazzo fa parte di un complesso moderno composto da più stabili. In gergo è definito «torre B», ed è collegato a un palazzo gemello, la cosiddetta «torre A» da un immobile più basso, chiamato «piastra E». Ma soltanto quello è nell’elenco dei beni «cartolarizzati »: gli altri due non sono in vendita. Dopo il rogito, invece, salta fuori un particolare imbarazzante. Le particelle catastali citate nel contratto di vendita comprendono tutto quanto: dunque non soltanto la torre B, ma pure torre A e piastra E. Perché nessuno se n’era accorto prima? Mistero, come al solito. A quel punto, però, la frittata è fatta. Lo Stato ha privatizzato tre palazzi al prezzo di uno. Un vero affare: ma solo per chi ha comprato. E qui comincia un’incredibile vicenda giudiziaria. L’Inpdap fa ricorso al Tribunale civile, che nel 2011 (otto anni dopo i fatti!) gli dà ragione, imponendo la restituzione all’ente pubblico dei due palazzi venduti «per errore» al privato. Il quale, ovviamente, fa ricorso. Con successo: il 26 novembre del 2011 la Corte d’appello sospende l’«esecutività» della sentenza di primo grado, bloccando così la restituzione dei due immobili, in attesa di giudicare nelmerito. Direte: sarà questione di giorni, considerata anche l’importanza della faccenda. Macché. I giudici decidono di prendersela comoda. E fissano la prima udienza, udite udite, per il mese di settembre del 2016. Cinquantotto mesi dopo. Nel frattempo tutto il complesso resta ai privati, che continuano a intascare anche gli affitti dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. Nemmeno la Corte dei Conti, però, resta con le mani in mano, e nel 2010 inizia un procedimento per danno erariale. I conti sono spaventosi. I magistrati contabili parlano di un danno di 16 milioni 211.156 euro e 83 centesimi: 9milioni 944 mila euro è il valore dei due palazzi ceduti «per errore»; 3 milioni 935.245 euro è la differenza fra il prezzo incassato e la stima dell’Agenzia del territorio di Oristano, per cui la torre B valeva 7 milioni 3 mila euro; 2 milioni 331.911 euro e 83 centesimi sono gli affitti non incassati dallo Stato e riscossi invece dal privato. La causa parte all’inizio del 2010 e l’anno scorso si conclude con la condanna in primo grado di un dirigente dell’Inpdap a pagare 1,8 milioni di euro. La sentenza viene emanata il 24 maggio del 2011, ma viene depositata in segreteria il 21 maggio del 2012: un anno dopo! Per dovere di cronaca va ricordato che a marzo di quest’anno sui Ragosta, proprietari fra l’altro di alberghi a Taormina e in Costiera amalfitana, imprese siderurgiche emarchi industriali noti come quello dei biscotti Lazzaroni, si abbatte un’inchiesta della magistratura che con accuse pesantissime (fra cui riciclaggio) sfocia nel sequestro di beni per una somma enorme. Compresi gli immobili oggetto della contesa. Va anche precisato che le accuse più gravi e infamanti, secondo quanto ha riportato l’Ansa, sono poi cadute. Dal 26 marzo, sul sito Internet aziendale compare intanto questo comunicato: «Il Gruppo Ragosta comunica che l’attività operativa continua nella più completa normalità e sotto la gestione degli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale di Napoli ». Un consiglio a chi pensa di abbattere il debito pubblico vendendo il patrimonio: se deve andare come a Oristano, meglio lasciar perdere.

- 3 giugno 2012 - Corriere della Sera Sergio Rizzo