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giovedì 13 febbraio 2014

MARCO REVELLI...E IL M5S...

ANALISI

Marco Revelli spiega la crisi del Movimento 5 stelle

Eletti impreparati. Poca strategia. Sottovalutazione dei partiti. Il politologo sulla débâcle M5s. E sul rischio scissione.

Parlamentari in subbuglio, con una fronda che sul caso Gambaro pare pronta ad allargarsi, ed elettori in fuga. Il Movimento 5 stelle vive indubbiamente un momento di appannamento, dopo l’exploit di febbraio. Così, in questi giorni si sprecano le analisi sulle ragioni della flessione.
«IL M5S PAGA L'INCOMPETENZA DEGLI ELETTI». Ma il politologo Marco Revelli ha le idee chiare sui motivi del momento «no» di Beppe Grillo e della sua creatura. «Ben 9 milioni di italiani hanno votato Grillo alle Politiche», dice a Lettera43.it. «Poi, però, si sono ritrovati una massa di incompetenti in parlamento, così alle Amministrative elettori e simpatizzanti sono rimasti a casa».
Ciò nonostante il politologo, che ha da poco dato alle stampe Finale di partito (Einaudi, 2013) in cui preconizza una democrazia oltre i partiti, precisa di non volersi unire alla «caccia al Grillo». E aggiunge: «Non esulto, come fanno in molti, per ogni errore o inciampo di Beppe Grillo».
 

DOMANDA. Anche Grillo ha poco da esultare...
RISPOSTA. Non sono del tutto d’accordo. Oggi molti dimenticano che grazie al risultato ottenuto a febbraio, il Movimento 5 stelle era passato rapidamente da maglia nera a maglia rosa del Giro elettorale. Ricordiamoci che neanche Berlusconi era riuscito in un’impresa simile nel 1994.
D. Anche in questo caso gli italiani hanno la memoria corta?
R. Non lo so, ma sicuramente il mercato elettorale italiano è simile al mercato finanziario, caratterizzato da una forte volatilità degli investimenti. Ci sono milioni di elettori in libera uscita, e dopo aver capitalizzato il malcontento generalizzato, il M5s non è riuscito a trattenere gli scontenti.
D. Manca il senso di appartenenza?
R. Si può dire che ormai non esiste più.
D. Grillo del resto ha costruito il suo successo sullo scontento e sull'antipolitica...
R. Bè, chi di liquefazione ferisce di liquefazione perisce. Grillo ha puntato tutto sui fuoriusciti degli altri partiti, da qualunque parte provenissero. Mentre i suoi elettori avevano investito tutto sul «vaffa», ma non è bastato.
D. È questa la causa dell’appannamento del Movimento?
R. Di errori ne sono stati commessi parecchi, a partire dal malinteso iniziale per cui Grillo ha chiesto voti, la gente l’ha votato, ma lui in parlamento non c’è andato, e gli elettori si sono ritrovati uno come Vito Crimi.
D. Non può essere solo questa però la causa della débâcle...
R. No, certo. È evidente che il M5s ha pagato anche la capacità della politica di non fare una piega di fronte allo tsunami, dando il la a un’alleanza come quella del governo Letta.
D. Il Movimento avrebbe potuto evitarlo appoggiando un governo col Pd, no?
R. Dopo aver intercettato lo tsunami dei delusi dai partiti, il Movimento è entrato nel Palazzo. Lì si è trovato di fronte a delle scelte, optando per il mantenimento delle promesse fatte in campagna elettorale: nessuna alleanza con i partiti. In fondo, il Pd non voleva allearsi davvero col M5s.
D. Il Pd invece è risultato il vincitore delle ultime elezioni comunali.
R. Sul territorio il Pd ha dimostrato di avere in forza amministratori stimati, che ispirano fiducia. A livello nazionale, invece, ha troppi leader, tutti in lotta tra loro. Esistono faide cresciute nel tempo, e il rischio di una scissione è evitato solo da prospettive comuni di potere. La poltrona da segretario, poi, assomiglia ad una sedia elettrica.
D. Pd o non Pd, fatto sta che con la loro ostinazione i cinquestelle si sono ritrovati in un angolo.
R. Certamente i partiti tradizionali sono riusciti a neutralizzare la spinta dei grillini, e si sono coalizzati con le larghe intese, battezzate dal Capo dello Stato più interventista della storia repubblicana.
D. E il Movimento ha cominciato anche a perdere parlamentari. Perché?
R. L’obiettivo di Grillo di canalizzare la rabbia è stato meritorio. Ma una volta entrati in parlamento, le regole del gioco sono cambiate. Il gruppo di eletti è enorme e inevitabilmente eterogeneo, alcune fuoriuscite erano inevitabili.
D. Eppure i parlamentari provengono dall’esperienza partecipativa dei meet-up.
R. L’esperienza dei meet-up è solo virtuale. È la struttura stessa a produrre eterogeneità, con gruppi locali collegati solo in Rete. In realtà i parlamentari non hanno un percorso comune alle loro spalle, se escludiamo la conoscenza nel web.
D. È mancata una vera guida, nonostante il collante rappresentato da Beppe Grillo?
R. Grillo e Casaleggio non hanno mai messo a punto una buona strategia parlamentare, ma solo un fenomenale piano di marketing politico. Così i partiti si sono ripresi il Palazzo con le larghe intese, grazie al beneplacito di Napolitano.
D. Si è detto che non c'erano alternative.
R. Dopo quel tipo di risultato elettorale, effettivamenrte era difficile fare altrimenti. La perdita di credibilità proveniente dal basso, dai cittadini, oggi però fa il paio con un’Europa asfittica, governata da organismi non eletti, che decidono al posto dei partiti e per tutti.
D. Se i partiti non riuscissero più ad arginare lo scontento si prospetterebbero scenari pericolosi?
R. Intravvedo tre possibili vie d’uscita. La peggiore prevede l’arrivo di un demagogo che farebbe rimpiangere anche Grillo. Si potrebbe poi verificare una concentrazione della democrazia in centri di potere che poco avrebbero a che fare col demos. Personalmente invece preferirei la trasformazione dei partiti in realtà capaci di ascoltare la parte illuminata della società, collaborandoci.
D. L’Europa, invece, sembra andare verso una direzione opposta.
R. Certo, del resto la conferma l’ha data Mario Draghi qualche tempo fa, quando disse che «l’Europa ha il pilota automatico», come a sottolineare che i partiti e gli elettori ormai sono superflui, decide tutto la Troika. E non c’è niente di peggio di una democrazia fondata sui partiti, in cui i partiti non contano nulla.
Venerdì, 14 Giugno 2013

giovedì 10 ottobre 2013

COSTITUZIONE

Sabato c'è l'ennesima manifestazione dei soliti noti a difesa della Costituzione...ne cito uno a caso: GUSTAVO ZAGREBELSKY:
Caro Zagrebelsky,
non ricordo neanche piu' in tantissimi anni di partecipazioone come cittadina italiana non suddita ma con la schiena diritta, a quante manifestazioni io abbia partecipato a difesa della Costituzione, tante, troppe. Venire sabato di nuovo a manifestare mi sembra una cosa perfettamente inutile, inutile perche' mentre voi manifestate, nulla cambia a livello politico, non vedo neanche la nascita di un nuoco soggetto politico che possa prendersi cura della difesa della Costituzione, salvo naturalmente il M5S, ma il M5S malgrado abbia preso 9 milioni di voti, sembra venga spesso ignorato e direi anche sbeffeggiato, perche' a capo c'è un comico, ma pensi un po' Zagrebelsky io mi sono dovuta affidare ad un comico per uscire dall'astensionismo, visto il cattivo odore, che proveniva dai partiti tradizionali.
Quindi ribadisco che è perfettamente inutile venire sabato, sarebbe solo l'ennesima riunione in piazza dei soliti noti, senza la partecipazione del popolo, quel popolo che subisce il non rispetto di quella prima parte della Costituzione che è stata regolarmente violata e violentata, nessuna voce si è levata a difesa di questa parte di popolo che da anni e anni se la cava da solo senza i diritti che quegli articoli della Costituzione richiederebbero per tutti e non solo per una fetta di privilegiati. I sindacati se ne sono guardati bene dal pretendere di propagare questi diritti a tutti, anzi continuano a difendere gli ammortizzatori sociali che vanno solo ad una fetta di privilegiati, mentre i lavoratori appartenenti al 95% di piccole aziende al di sotto dei 15 dipendenti se perdono il lavoro si devono affidare alla Caritas anche se laici, oppure al suicidio, e sembra sia stato praticato abbastanza.
Se non partiamo dal rispetto dalla prima parte della Costituzione per dare dignita' alla gente con il lavoro, è inutile occuparsi della seconda parte, lo capisce vero Zagrebelsky ? quindi penso che avrete pochissima partecipazione popolare per i motivi sopra esposti.
Caro Zagrebelsky, il rinnovamento in Italia sta avvenendo solo grazie a quei 9 milioni di persone che con coraggio hanno votato un comico, e grazie a quel coraggio adesso abbiamo decine di giovani in Parlamento preparati e capaci, che fanno vera opposizione.
Sabato io non ci saro', e sara' la prima volta che non partecipo, ma non credo che saro' l'unica...(...)

mercoledì 9 ottobre 2013

M5S - GIORGIO NAPOLITANO...


Strano che non li abbia chiamati "teppisti" oppure "spregevoli provocatori" ...termini che il PCI usava per gli operai che insorsero in Ungheria. Calcolando che il caro Napolitano iscritto al PCI dal 1947 (prima era fascista) è evidente la sua lunga carriera politica, tra il partito, dentro le istituzioni come deputato, a Bruxelles come eurodeputato, finiti i viaggi in URSS, iniziano i viaggi in America dal 1978. Insomma un uomo che inizia la sua carriera politica nel 1947 e nell'anno 2013 ancora sta' nel palazzo dove si decide tutto, qualche colpa se le carceri gridano vendetta se la potrebbe anche accollare.
Meglio tardi che mai Presidente...tanto in galera ci finiscono tutti quei piccoli pesci spacciatori, mentre i "coccodrilli" se la godono alla grande.

RAI - M5S - ROBERTO FICO

Sarei curiosa di sapere il pensiero sulla richiesta delle dimissioni di Fico, di
Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi...il duo non approvano mai nulla... di fronte a un deficit annuale del 2012 di 200 milioni di euro e a un possibile indebitamento tra i 550 e i 600 milioni (come ammesso dal dg Gubitosi sempre in commissione) chiedono trasparenza,mentre si regalano a iosa centinaia di migliaia e milioni di euro a tutti i dipendenti di questo ente di Stato fatto di familismo e privilegiati.
Ne cito solo uno a caso, anni 90 - 250 milioni di lire di scivolo,piu' una pensione di 3 milioni al mese, ad una semplice dipendente che la Rai si voleva togliere dalle palle, ne vecchia ne giovane, ma di prassi si svecchia per far posto ad altri raccomandatissimi figli di qualcuno che conta, basta leggere i cognomi e vedere che intere faniglie ci stazionano da anni.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/08/rai-pd-e-scelta-civica-chiedono-dimissioni-di-fico-da-commissione-vigilanza/736654/

domenica 16 giugno 2013

M5S...

Comunque in ogni movimento, partito,associazione, si inserisce sempre qualcuno che l'unico"BISOGNO" che ha è farsi i ca@@i propri.
Per me è difficile, molto difficile, appartenere sottostare, ad un gruppo, in fondo sono molto anarchica, per me vale il fatto di non fare agli altri cio' che non voglio sia fatto a me, se c'è da difendere un diritto sacrosanto partecipo e lotto, se faccio il mio dovere fino in fondo voglio anche i miei diritti sanciti dalla Costituzione.
Cosa mi aspetto da Beppe? assolutamente nulla ha gia' fatto abbastanza, se volesse ritornare ad una vita tranquilla lo capirei in pieno.
Casaleggio mi è indifferente, non ho mai amato i manager, il marketing, la pubblicita', lui rappresenta tutto questo.

martedì 30 aprile 2013

M5S...

Ho votato SI all'espulsione  di Mastrangeli dal M5S, è un narciso, vuole apparire a tutti i costi...

LETTA VIA LO STIPENDIO AI PARLAMENTARI...


Pubblicato in facebook

Letta: “Via lo stipendio ai ministri parlamentari” ma per ora è solo ARIA FRITTA

Se ieri LETTA ha fatto quel discorso toccando temi assai sensibili, è successo perche’ un cialtrone di comico URLANTE si e’ messo dalla parte del popolo ed ha creato un movimento tutto variopinto che cammina in ordine sparso fa tanti errori perche’ nessuno è figlio di….tutta gente presa dal popolo che opera con pregi e difetti, non hanno studiato alla Bocconi…perlomeno non credo ci siano tali “GENI” …ma questo movimento ha creato un precedente…ha smosso le acque torbide dei privilegi che adesso sono messi in discussione…
 
Letta: “Via lo stipendio ai parlamentari”
Il presidente del Consiglio incaricato dà l’annuncio in diretta ai 21 ancora inconsapevoli: “Per dare l’esempio, e dico al Parlamento una cosa che nemmeno i miei ministri sanno ancora, il primo atto del mio governo sarà quello di eliminare lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità.
Letta per ora vuole stupire e dimostrare al M5S che anche lui puo’ fare la rivoluzione…per ora è solo ARIA FRITTA…e soprattutto difficile mandare giu’ coalizioni votate in un modo e poi completamente stravolte…la base del PD è sotto choc.
 
Pubblicato in Uncategorized

M5S...


lunedì 29 aprile 2013

INTERVENTO M5S


VITTORIO BERTOLA


Lo hanno pensato in molto e anche scritto su queste pagine...io invece non l'ho pensato perche' li voglio tutti vivi e vederli come Forlani tanti anni fa con la bava alla bocca finire nella polvere.
Quindi Vittorio Bertola scrive solo la verita'...che vi piaccia o no è la VERITA'.
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TORINO - «Il vero problema non è che qualcuno vada davanti a Palazzo Chigi e spari durante il giuramento del governo. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano 'peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro». È il messaggio postato su Facebook da Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle. «Ovviamente non auspico che questo accada - precisa Bertola all'ANSA - ma sono assolutamente convinto che siano tanti quelli che lo pensano, perchè purtroppo, in questo momento, ci sono tante persone disperate e la politica non sta facendo nulla per aiutarle».

GIANROBERTO CASALEGGIO...


Miei cari politici e giornalisti, per quello che è accaduto in Italia, il popolo italiano ha dato segno di un profondo sonno, svegliato dalle urla di Beppe Grillo nelle piazze, e per fortuna che un comico ha dato la sveglia altrimenti chissa' quale nefandezza ancora si sarebbe commessa. Cio' non toglie che nel M5S moltissime cose non vanno, vanno affrontate e cambiate.
Uno vale uno ma Casaleggio vale troppo.

sabato 27 aprile 2013

NIK ILNERO ...M5S

Abbiamo aperto il Parlamento come una scatola di tonno per metterci Nik IlNero a 4000 euro al mese...

se non fossi stufa di tutte queste urla di Beppe...direi molto divertente....l'unico che ha risolto il problema del lavoro.

DIRETTA STREAMING DEL M5S...SONDAGGIO CORRIERE DELLA SERA...


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venerdì 26 aprile 2013

GIANROBERTO CASALEGGIO

Il M5S non entrera' in crisi per la disubbidienza di chi fa domande ma non ci sono risposte dai capi...l'Italia è piena di gente che non fa domande, bela come le pecore, quindi il Marketing non subira' contraccolpi, vero Casaleggio?

LA MERITOCRAZIA NEL M5S

LA MERITOCRAZIA...non esiste, esiste il lecca lecca...in Italia è una rarita' anzi diciamo che non esiste proprio...ed anche nel M5S senbra che il lecca lecca funzioni.
Niente domande, lecca e farai carriera!
Peccato con tanti giovani validi che si sono impegnati veramente ed hanno studi adeguati a svolgere ruoli utili a questo paesaccio ingessato, non credo che un camionista bontempone possa servire a risolvere problemi di comunicazione che possano avere i portavoce. E poi è semplicemte ridocola questa aggiunta ad altri portavoce dei portavoce...fanno solo ridere e danneggiano chi seriameente si impegna nel movimento.

NIK ILNERO


NIK ILNERO


Litigi a 5 Stelle: Nik il Nero, Giovanni Favia e la fitta al bicipite

Il responsabile video del Movimento al Senato ebbe un incarico temporaneo alla Regione Emilia Romagna ma poi venne licenziato dall'ex consigliere in vista di un regolare bando. Da lì il rancore verso il "traditore" sfociato nella serata in cui gli attivisti bolognesi si rivoltarono contro i giornalisti e uno di loro disse: "Stiamo diventando fascisti"

Litigi a 5 Stelle: Nik il Nero, Giovanni Favia e la fitta al bicipite
Brindisi e feste, poi si comincia a lavorare. Servono collaboratori e Favia ha un amico disoccupato che gli chiede aiuto. I video, Nik, li ha imparati a fare nelle giornate passate con gli attivisti: interviste a politici, a giornalisti: “Con una telecamerina – diceva – si può abbattere il muro delle ingiustizie”. Ma in Regione servono professionisti. E poi il Movimento che fa del merito una bandiera, che chiede il curriculum anche a Zagrebelsky, non può scegliere un collaboratore solo perché è un amico di vecchia data.
Favia, comunque, un contratto di prova a Nik lo fa. Lo avverte però che si tratta di una situazione temporanea, che nel frattempo farà colloqui con altre persone. E alla prima scadenza, un paio di mesi dopo, non gli rinnova più il contratto. È lì che Nicola Virzì si mette davanti al computer e butta giù tutto il suo rancore, scusandosi per il suo “pessimo italiano”: “Ultimamente avrete notato il mio pessimo umore alle riunioni, ma cazzo io non mi ci ritrovo più (…) in Regione mi sento un estraneo, non me l’immaginavo così, pensavo di rivedere le nostre facce in quegli uffici a lavorare come un tempo, con gli scazzi e le risate che si sarebbero sentite fino all’atrio di quel triste palazzo della Regione, avremmo rinfrescato l’ambiente (…) li è tutto blu petrolio e grigio con persone tristi e incravattate e noi ci stiamo adattando (…) Per fare politica a quanto pare ci vogliono dei tecnici e non il cuore delle persone, bisogna sottostare a delle regole che io non accetto, io sono libero e voglio esprimermi come so fare, semplicemente , in modo diretto senza paura, non voglio essere un professionista voglio rimanere Nik, con i miei difetti con il mio entusiasmo. (…) in Regione hanno deciso giustamente di fare una sorta di bando per un video operatore e altre figure che collaborino con loro chiedendo il curriculum, io non potrei farlo per tre motivi: non ho studiato per fare il video operatore, non voglio soldi dal movimento, non potrei mai e poi mai snaturare il mio modo di riprendere e montare i video per seguire un target che a me non piace”.
È da lì che il “caso Favia” comincia a montare. La campagna di Nik contro il consigliere regionale è feroce. Su Facebook, su Twitter e poi dalla cabina del suo camion – che nel frattempo è diventato il suo nuovo lavoro – manda “editoriali” di fuoco: “I panni sporchi – dice – li lavano in casa solo i vecchi partiti”. A novembre del 2012, durante una riunione del Movimento bolognese, è lui che aizza gli attivisti a gridare “Vergogna” contro i giornalisti.
Un consigliere di quartiere, Pasquale Rinaldi, cerca di calmare la situazione. Lui gli fa capire che è meglio che stia zitto: “Ad un certo punto – raccontò all’epoca Rinaldi – sento una fitta lancinante al bicipite sinistro e voltando la testa mi accorgo che Nik il nero mi ha afferrato per il braccio, stringendo con una forza inaudita. A quel punto mi trascina per tutta la sala, mi avrà trascinato per una decina di metri credo, e nel frattempo continuava ad insultarmi dicendomi che mi dovevo fare i cazzi miei e che non dovevo rompergli i coglioni, ecc. Siamo ostaggio dei violenti – proseguiva Rinaldi – e non abbiamo strumenti per distinguerci da costoro. Stiamo diventando fascisti ed ho paura”. Martedì Nik è arrivato al Senato. Lo ha voluto Casaleggio in persona. IL FATTO

giovedì 27 dicembre 2012

FEDERICO PIZZAROTTI

Pizzarotti: “Abbiate pazienza, siamo qui per provare a cambiare l’Italia”

Federico Pizzarotti con Beppe Grillo
Il primo sindaco grillino
di una grande città, fa il bilancio
dei suoi sette mesi alla guida
del comune di Parma
michele brambilla
inviato a parma
Il sindaco di Parma - già capitale del Ducato di Parma Piacenza e Guastalla, già governata dai Farnese e poi dai Borbone e poi dagli Asburgo, città che ebbe Carlo I come Duca e la moglie di Napoleone Bonaparte, cioè Maria Luigia Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia, come Duchessa - il sindaco di Parma, dicevamo, mi riceve nel suo regno in jeans, maglioncino grigio e camicia azzurrina. Si chiama Federico Pizzarotti, ha 39 anni e nel maggio scorso è diventato il primo sindaco grillino di una grande città (Parma è seconda in Emilia Romagna con i suoi 189.833 parmigiani: guai a confonderli con i parmensi, che sono quelli della provincia). Ha un diploma da perito elettronico. È sposato con Cinzia Piastri e non ha figli. Sul suo sito ha scritto: «Fin da piccolo ho sempre voluto cambiare il mondo».
Come quasi tutti gli esseri umani che hanno una visibilità pubblica, ha già litigato con Vittorio Sgarbi, che ha detto: «Pizzarotti è diventato sindaco ma non si sa perché: è un passante nominato da un partito inesistente. È un sindaco che governa inconsapevolmente». Il nostro giovane grillino, via Twitter, gli ha risposto pan per focaccia («Certo che leggere insulti dall’ex sindaco di un comune sciolto per mafia è quantomeno esilarante») e Sgarbi l’ha querelato.

In città però il popolo l’ha accolto bene: al punto da tributargli un’iscrizione storica. Bisogna sapere infatti che nel 1922 gli squadristi di Italo Balbo vennero respinti dagli antifascisti barricati nel quartiere Oltretorrente, cioè dall’altra parte della Parma, il fiume che divide in due la città. Anni dopo, l’evento fu scolpito nella memoria con una scritta che ricordava la sconfitta del trasvolatore dell’oceano: «Balbo te pasè l’Atlantic mo miga la Pärma», Balbo hai passato l’Atlantico ma non la Parma.
Ebbene, oggi sul letto del fiume (in secca) si può leggere questa scritta dedicata a Vincenzo Bernazzoli del Pd, bersaniano di ferro che aveva vinto il primo turno ma che ha perso al ballottaggio perché ha il grave difetto di essere un provinciale che viene addirittura dall’altra parte del Taro: «Berna te pasè al Tèr mo miga la Pärma».
Mi ha dato appuntamento con un Sms dal suo cellulare personale, senza passare da uffici stampa o consulenti d’immagine. Arrivo passando davanti all’albero di Natale ecologico (è collegato con delle biciclette, la gente va lì a pedalare per accendere le luci, ma purtroppo il meccanismo s’è già rotto) che ha fatto mettere davanti al Comune.

Sindaco, ma come si trova seduto lì? Lei sembra uno catapultato da Marte.
«Catapultato? Dipende da che cosa intende. Se si parla di macchina comunale, sì, siamo nuovi e vergini. Se parla della città, avevamo ben chiaro già da prima quello che vogliamo fare».

La rivoluzione?
«No, ma cerchiamo un approccio diverso, che richiede tempi lunghi. E che incontra molte resistenze».

Ad esempio?
«La macchina burocratica comunale è impressionante. Gliene dico una. Stiamo portando avanti un progetto per creare squadre di volontari: cittadini che, all’occorrenza, sanno tinteggiare, spalare la neve ecc. Noi diamo le attrezzature, loro il lavoro. Ah no!, m’han detto in Comune. Ci sono le assicurazioni? Sono associazioni riconosciute? Hanno una convenzione? Tutto viene rallentato».

Ammetterà che un’assicurazione è il minimo...
«La sostanza è che, rispetto al privato, il pubblico è rallentato da mille passaggi inutili. In Svizzera le norme per la sicurezza sul lavoro sono 30 pagine. Da noi, un tomo alto così».

Ha trovato resistenze tra i cittadini?
«Meno. Cerchiamo di parlare con tutti. Abbiamo già fatto venticinque incontri nei quartieri».

Si è portato appresso una psicologa, a quegli incontri. Hanno scritto: Pizzarotti psicanalizza la città.
«Ma no, è che un’attivista del Movimento Cinque Stelle fa la psicoterapeuta e ogni tanto viene con noi. Guardi, qualche resistenza al nuovo c’è anche tra i cittadini, ma la partecipazione è buona. Anche tra i dipendenti comunali c’è stupore: li sto incontrando a uno a uno e molti mi dicono: ma sa che lavoro qui da vent’anni e non avevo mai visto il sindaco?».

Perché ha impiegato sei settimane per fare la giunta?
«Perché abbiamo voluto selezionare gli assessori con criteri di merito e di competenza».

È vero che ha vinto anche perché lei è parmigiano e il suo rivale, Bernazzoli, è un paesano di Toccalmatto?
«Essere della città aiuta. A Parma c’è un grande orgoglio. Che può essere un difetto se diventa chiusura, e un pregio se diventa voglia di riscatto, rivalsa, innovazione».

Perché riscatto?
«E beh, insomma: non è un caso se il primo sindaco a cinque stelle di una città importante è capitato qui. Parma purtroppo era anche il simbolo della corruzione e della mala gestione».

E i poteri forti della città? Unione industriali, Gazzetta di Parma, grandi imprenditori... Come l’hanno accolta? C’è chi dice che molti sono scappati, ad esempio, dal Teatro Regio.
«Dal Regio molti se ne sono andati come soci, ma continuano ad aiutarci e stiamo riuscendo ad organizzare l’anno verdiano per il 2013. Diciamo che i poteri forti ci hanno accolto con un po’ di sorpresa. Diciamo anche che abbiamo interessi diversi, ma stiamo cominciando a capirci. Loro stanno studiando un qualcosa che non conoscono, ma penso si sia instaurato un rapporto di collaborazione reciproca».

Le hanno contestato la volontà di chiudere il centro alle auto?
«Un po’, ma noi non vogliamo vessare gli automobilisti, solo far capire che dobbiamo andare verso una mobilità sostenibile».

Adesso sta parlando come Verdone quando fa la caricatura dell’ecologista post-sessantottino.
«Vuole una terminologia più di moda? Dobbiamo incoraggiare il car-pooling. Cambiare stile di vita. Serve per risparmiare ma anche per stimolare conoscenze, migliorare i rapporti sociali».

Di quant’è il debito pubblico che avete ereditato?
«Circa 670 milioni di euro. Ma per fortuna senza interessi bancari. È un debito per opere che vanno concluse. Opere secondo me inutili, ma comunque investimenti».

Tra le opere per voi inutili anzi dannose c’è il famoso inceneritore. In campagna elettorale avevate promesso di non farlo partire. Ce la farete?
«L’inceneritore non è del Comune. I poteri decisionali ce li ha la Provincia. Ma noi stiamo cercando di verificare se è stato fatto a regola d’arte. Secondo la Procura, no. Comunque vada a finire, la nostra battaglia sarà servita per far luce su un sistema che certamente non era virtuoso».

Lei pensa sia dannoso per la salute?
«Dubito che esca aria più pulita di quella che entra, come ho letto da qualche parte».

Vantaggi economici?
«Lo smaltimento dell’indifferenziata costerà 165 euro a tonnellata. Secondo gli studi della Regione dovrebbe costarne cento».

Altro vostro cavallo di battaglia elettorale: la diminuzione dell’Imu. Invece non l’avete abbassata, anzi avete alzato altre tasse.
«Sì, avevamo promesso di abbassare le tasse, e lo faremo: ma nell’arco dei cinque anni di legislatura. Al primo anno dovevamo mettere in sicurezza i conti del Comune».

Adesso parla come Monti. A proposito: Grillo quanto si fa vivo con lei?
«Ogni tanto, con qualche Sms di incoraggiamento. La telefonata è già una cosa lunga».

Non vorrà far credere che è una presenza discreta?
«Guardi, io Grillo l’ho visto sei volte in tutto. Due durante la campagna per le regionali del 2010; due durante la campagna per le comunali di quest’anno; una a Brescia in agosto, a una festa del Movimento a base di salsicce; e l’ultima volta a Parma il 22 settembre, all’evento contro l’inceneritore. È attento, ma non interferisce. Non conosce neanche gli assessori. Ci lascia la massima autonomia».

Eppure ha la fama di un dittatore...
«Fama abusiva. È il garante di tanti principi, e certo i modi dell’esercizio di questa garanzia vanno chiariti meglio. Ma non è un dittatore».

Voi avete la pretesa di presentare liste pulite. Come fate ad assicurare l’impeccabilità?
«Noi non possiamo garantire sul futuro dei nostri candidati, ma sul loro passato sì. Se poi uno che era incensurato si comporta male, interveniamo. In altri partiti non si interviene mai, neanche sul “poi”. Questa è la differenza».

Facciamo che Grillo vince le elezioni. Molti tremano al pensiero della squadra di ministri che potrebbe schierare. Non dico come onestà, ma come competenza.
«Perché, lo scorso governo Berlusconi che ministri aveva? E molti parlamentari di grandi partiti, quando aprono bocca, sanno cosa dicono? Noi certamente siamo in una fase di assestamento, ma stiamo crescendo. Prima avevamo qualche consigliere comunale; adesso tanti consiglieri e qualche sindaco. Stiamo cercando persone competenti. E ce ne sono. Da noi c’è più volontà di cercare la qualità che non in tanti partiti».

Lei gira in auto blu?
«Io giro in bicicletta. Qui c’erano due auto blu: due Mercedes. Le abbiamo vendute. Adesso a disposizione di tutti gli amministratori c’è una Opel Zafira a metano che era già del Comune».

Lo saluto dandogli il mio biglietto da visita. Lui si scusa: «Noi non li abbiamo. Un assessore che fa la grafica ci aveva detto che ce li avrebbe fatti lei, ma non ha ancora avuto tempo».
 

domenica 7 ottobre 2012