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mercoledì 17 ottobre 2012

CIRIACO DE MITA...

De Mita compra il superattico col supersconto

Dopo anni di cause legali l'ex premier e segretario Dc è pronto ad acquistare dall'Inps i locali nel centro storico di Roma in cui vive dal 1988. La cifra? 3,4 milioni di euro. Peccato che il prezzo di mercato sia almeno il triplo


Roma - Ciriaco De Mita sta per concludere uno dei più grossi affari della sua vita.

Compra la casa-simbolo del potere del­­la casta, quella dei tanti miste­ri che, dopo anni di cause e in­chieste giudiziarie nessuno è riuscito completamente a sve­lare.
È il famoso attico e superatti­co in via in Arcione, a due pas­si da Fontana di Trevi, in pie­no centro storico di Roma. Delle dimensioni esatte non si è mai riusciti a sapere, an­che perché dal 1988 quando fu occupato dalla famiglia De Mita sono stati fatti diversi la­vori e probabilmente chiuse delle zone del terrazzo: sareb­bero circa 550 metri coperti e 200 aperti.
L’ex-presidente del Consi­glio vuole pagare 3 milioni e 400 mila euro all’Inps, che ne è attuale proprietario. Otter­reb­be così un immobile di pre­gio a meno di 5mila euro a me­tro quadro, quando il merca­to ne pretende sui 15mila.
La trattativa sarebbe prati­camente conclusa, ma De Mi­ta tira sul prezzo. Vuole otte­nere tutti i vantaggi possibili oltre all’appartamento in sé. Da sempre ha monopolizzato uno dei due ascensori, che per uno speciale congegno si ferma esclusivamente al quar­to piano, il suo.E per salire sul­l’unico rimasto fanno ogni mattina la fila i quasi 100 di­pendenti della Commissione di vigilanza del fondo pensio­ni, che occupa un altro appar­tamento nel palazzo.
Ma a De Mita non basta, pri­ma di comprare vuole defini­re la pertinenza di una serie di ampi spazi utilizzati negli an­ni dalla famiglia: da 2 cosid­dette «cantine» di circa 40 me­tri quadri al mezzanino con belle finestre nel cortile (dove troneggiano enormi e rumo­rosi impianti di condizionato­ri d’aria), ad un ampio ex ne­gozio su 3 piani usato come «magazzino», fino agli 80 me­tri quadrati di portineria una volta usati come alloggio dei domestici di casa De Mita e ora vuoti.
La splendida casa è nata dal­la fusione di ben 3 apparta­menti e ha 11 finestre su via in Arcione più 5 su via del Trafo­ro del Tritone, con un superat­tico che è un appartamento in sé e sui 4 lati l’enorme terraz­zo che vede il Torrino del Qui­rinale da una parte e Palazzo Chigi dall’altra.
Il tutto restaurato ad arte e superblindato con vetri anti­proiettile, solidi pannelli con­tro gli sguardi indiscreti e por­te d’acciaio, oltre che impre­ziosito da marmi, maioliche, parquet e rifiniture di grande pregio, secondo gli ordini dei De Mita. Proprio per questi la­vori il politico della prima Re­pubblica finì negli anni ’90 di fronte al Tribunale dei mini­stri, che lo rinviò a giudizio con l’accusa di aver utilizzato fondi neri del Sisde.
Il boss di Nusco si trasferì nell’autunno dell’88 nel palaz­zo settecentesco appena ri­strutturato a suon di miliardi di lire dall’Inpdai (allora pro­prietario), lasciando la ben più modesta e periferica abita­zione di cooperativa sulla via Ardeatina.
Da allora, l’ex presidente della Dc attualmente eurode­putato dell’Udc, ha resistito ad ogni scandalo, causa, in­chiesta giudiziaria, interroga­zione parlamentare pur di ri­manervi.
D’altronde, per decenni De Mita ha usufruito di un affitto a dir poco agevolato. L’am­montare del canone è sempre rimasto un «segreto di fami­glia », ma il rinnovo del con­tratto di locazione del 2000, l’ultimo consultabile con mil­le­difficoltà all’Ufficio del Regi­stro, parla di 71.562.540 lire annue ed evidentemente è poi stato prorogato in attesa dell’acquisto. All’inizio, assi­curano fonti ben informate, l’affitto era attorno ai 50 milio­ni l’anno.
Un canone mensile tra i 2 e i 3mila euro al mese, quello che oggi si chiede per un appartamento di soli 80-100 metri quadri nel quar­tiere chic dei Parioli.
Adesso l’ex premier sta per coronare il suo sogno, renden­do finalmente sua la casa sul­le cui maniglie d’ottone ha già da tanto tempo impresso le sue iniziali stilizzate e intrec­ciate come in un blasone nobi­liare: «DM». La svolta c’è stata nel 2002, quando gli enti previdenziali hanno messo all’asta gli im­mobili, compresi quelli di pre­gio dell’Inpdai. Tra questi, ca­sa De Mita. E qui nasce un al­tro piccolo giallo: sui giornali fu pubblicato il bando che in­cludeva solo l’appartamento. Poco dopo, un errata corrige includeva anche altri spazi «di pertinenza», quelli ogget­to di molte diatribe. Nel 1997 l’Inpdai aveva fatto causa al­l’i­llustre inquilino per aver oc­cupato abusivamente le canti­ne e alcuni locali al piano ter­ra, chiedendo anche i danni. Ma ottenne la restituzione so­lo di questi ultimi, nel 2003.
Intanto, il resto del palazzo era stato acquistato da privati per 8,2 milioni di euro e De Mi­ta aveva esercitato il diritto di prelazione per casa sua. Ma il prezzo non gli piaceva e iniziò una lunga battaglia legale con l’Inpdai e poi con l’Inps per far scendere la cifra e avere ga­ranzie sull’uso degli spazi esterni all’appartamento. Ora, la trattativa sarebbe arri­vata a conclusione. Ed è vici­na la realizzazione di un so­gno da 3 milioni e 400 mila eu­ro.
Il Giornale

LA ROMEO ...BASSOLINO E DE MITA...LAVORI A SPESE DI CHI?


Romeo e i lavori a casa Bassolino:
«È rimasto contento?»
Il governatore resta estraneo all'inchiesta su Global Service. Lavori anche in casa di Ciriaco De Mita

Antonio Bassolino

NAPOLI — Nel 2007 Alfredo Romeo curò la ristrutturazione di una casa per Antonio Bassolino, che chiese a lui direttamente i rendering, cioè i progetti tridimensionali dell'immobile. La circostanza emerge da alcune intercettazioni telefoniche agli atti dell'inchiesta sul Global service, alla quale, ovviamente, il governatore è del tutto estraneo. In quello stesso periodo, l'imprenditore fece fare dei lavori anche a casa di Ciriaco De Mita (è noto che l'ex presidente del Consiglio ha in fitto a Roma una casa dell'Inpdai, la cui manutenzione è affidata alla Romeo). È presumibile — ma ai pm napoletani ovviamente non interessa approfondire e da Palazzo Santa Lucia non giunge alcun commento — che anche Bassolino abbia in fitto nella capitale una casa di proprietà di un ente pubblico e dunque per i lavori debba rivolgersi all'immobiliarista. È il 13 marzo del 2007. Romeo parla con l'architetto Agostino Bruni: gli riferisce che Bassolino vuole incontrarlo nella sede romana della Regione Campania, possibilmente anche con «la signora », che è la moglie di Bruni, a sua volta architetto.

Romeo: «Senta, architetto, siccome mi ha chiamato il presidente e vorrebbe anziché raccogliere così i rendering che lei mi aveva promesso... Mi diceva: io oggi pomeriggio sono a Roma, per cui se i due architetti mi facessero un regalo di passare da me alla sede della Regione a Roma a via Poli io ho da dargli alcuni suggerimenti e magari mi danno a mano i rendering. Mi dava un orario che era più o meno dalle 16 alle 17. Possiamo fare uno strappo?». L'architetto oppone problemi organizzativi. Romeo insiste: «Noi possiamo fare così, possiamo comunque andare... Può andare comunque lei e la signora, raccoglie i suggerimenti che lui ha da dare, magari si porta con sè la planimetria con tutti gli aggiornamenti che abbiamo fatto».

Bruni: «Mi porto il documento aggiornato, sì». Romeo: «E poi gli dice che fa avere tramite me in serata i rendering ».

Bruni: «Va bene, ma io a lei glieli do domani, avvocato».

Romeo: «A me li dà domani... Gli dica che saranno pronti entro domani e li dà a me. L'appuntamento è in via Poli 29, secondo piano». Qualche ora più tardi, i due si risentono. L'architetto riferisce dell'incontro con il governatore. «Allora: tutto a posto. ci voleva indicare le famose dimensioni e la tipologia dei mobili. Devo dire che non vuole comprare cose nuove. Dice: ma io ho una marea di roba, perché dobbiamo spendere soldi, recuperiamo queste cose. E ho fatto tutto l'elenco che ho preso appunti del divano, delle sedie, delle poltrone, di tutte le cose... Come le vuole mettere, qualche piccola variante, cioè invertire i locali, diciamo la camera da letto con lo studio, insomma un po' di piccole modifiche interne, ecco. Niente, ho per impegno che nella prossima settimana rielaboriamo questa cosa, a questo punto il rendering... glielo farei sulle cose giuste, è inutile che gli porto avanti quelle...».

Romeo: «Sono d'accordo».

Bruni: «Mi sono scusato dicendo che comunque glielo avrei fatto avere domani, lui mi diceva va bene ma non c'è bisogno, non c'è problema».

Romeo: «Com'è rimasto con lui?».

Bruni: «Che ho anticipato che non volevo, il fatto di fare un sopralluogo, gli ho detto. l'avvocato mi ha detto che voleva fare un giro per la fine del mese di aprile in cantiere, gli ho ribadito che abbiamo iniziato e che comunque i tempi per finire questo appartamento sono tre o quattro mesi. Ah, va bene, molto bene, e quando cominciamo a vedere qualcosa? Dico: guardi, scusi, iniziamo a demolire. Ah, la saluta, scusi, mia moglie mi ricordava: mi saluti l'avvocato».

Romeo: «Ricambi».

Bruni: «E dice: a fine mese iniziamo a vedere un po' di pareti buttate giù, tutti i pavimenti pronti e demoliti, la parte rustica la cominciava ad apprezzare. L'appuntamento era che io trasferivo a lei nella prossima settimana questo aggiornamento di distribuzione interna dell'appartamento e caso mai a questo punto gli facciamo il rendering sulle cose che lui ha chiesto in questi giorni».

Romeo: «No, quindi diventa, a questo punto, un po' un'esigenza mia. Magari lei mi dà la prossima settimana il rendering ed io trovo l'occasione di essere gentile con lui e di portarglielo. Va bene, ma è rimasto contento, insomma? ».

Bruni: «Mi è sembrato molto cordiale e molto carino, diciamo proprio soddisfatto... Secondo me lui aveva risolto il problema con la signora». Il 27 marzo l'architetto e Bassolino si incontrano ancora. Bruni riferisce a Romeo: «Allora, tutto a posto. Abbiamo fatto un ulteriore incontro, c'era pure la signora. Abbiamo approfondito alcune cose di dettaglio sugli arredi, su come fare alcuni controsoffitti. Insomma, stiamo andando avanti. Solo questo, problemi no?».

Romeo: «No, mi ha chiamato adesso De Mita, mi diceva che aspettava stamattina gli operai e non era andato nessuno ».

Bruni: «Ho saputo un attimo fa, perché poi non ho potuto rispondere a telefono che stavo in quella situazione. Probabilmente c'è stato un equivoco, già ho fatto avvisare che domani mattina alle otto e mezzo gli operai stanno là e sta pure il geometra, perché c'è stato un equivoco, perché l'onorevole ha detto che si smontava il rivestimento di legno. Però poi lui dice no, me lo faccia venire domenica il falegname a smontare questo rivestimento di legno, su 'sta cosa c'è stato un equivoco, comunque ho chiamato immediatamente».

Romeo: «Quindi si è già messo d'accordo?».

Bruni: «Sì, sì, già avvisato, già fatto tutto».

Titti Beneduce
13 marzo 2009

venerdì 13 gennaio 2012

De Mita compra il superattico col supersconto
Dopo anni di cause legali l'ex premier e segretario Dc è pronto ad acquistare dall'Inps i locali nel centro storico di Roma in cui vive dal 1988. La cifra? 3,4 milioni di euro. Peccato che il prezzo di mercato sia almeno il triplo

Roma - Ciriaco De Mita sta per concludere uno dei più grossi affari della sua vita. Compra la casa-simbolo del potere del­­la casta, quella dei tanti miste­ri che, dopo anni di cause e in­chieste giudiziarie nessuno è riuscito completamente a sve­lare.

È il famoso attico e superatti­co in via in Arcione, a due pas­si da Fontana di Trevi, in pie­no centro storico di Roma. Delle dimensioni esatte non si è mai riusciti a sapere, an­che perché dal 1988 quando fu occupato dalla famiglia De Mita sono stati fatti diversi la­vori e probabilmente chiuse delle zone del terrazzo: sareb­bero circa 550 metri coperti e 200 aperti.

L’ex-presidente del Consi­glio vuole pagare 3 milioni e 400 mila euro all’Inps, che ne è attuale proprietario. Otter­reb­be così un immobile di pre­gio a meno di 5mila euro a me­tro quadro, quando il merca­to ne pretende sui 15mila. La trattativa sarebbe prati­camente conclusa, ma De Mi­ta tira sul prezzo. Vuole otte­nere tutti i vantaggi possibili oltre all’appartamento in sé. Da sempre ha monopolizzato uno dei due ascensori, che per uno speciale congegno si ferma esclusivamente al quar­to piano, il suo.E per salire sul­l’unico rimasto fanno ogni mattina la fila i quasi 100 di­pendenti della Commissione di vigilanza del fondo pensio­ni, che occupa un altro appar­tamento nel palazzo.

Ma a De Mita non basta, pri­ma di comprare vuole defini­re la pertinenza di una serie di ampi spazi utilizzati negli an­ni dalla famiglia: da 2 cosid­dette «cantine» di circa 40 me­tri quadri al mezzanino con belle finestre nel cortile (dove troneggiano enormi e rumo­rosi impianti di condizionato­ri d’aria), ad un ampio ex ne­gozio su 3 piani usato come «magazzino», fino agli 80 me­tri quadrati di portineria una volta usati come alloggio dei domestici di casa De Mita e ora vuoti.

La splendida casa è nata dal­la fusione di ben 3 apparta­menti e ha 11 finestre su via in Arcione più 5 su via del Trafo­ro del Tritone, con un superat­tico che è un appartamento in sé e sui 4 lati l’enorme terraz­zo che vede il Torrino del Qui­rinale da una parte e Palazzo Chigi dall’altra.

Il tutto restaurato ad arte e superblindato con vetri anti­proiettile, solidi pannelli con­tro gli sguardi indiscreti e por­te d’acciaio, oltre che impre­ziosito da marmi, maioliche, parquet e rifiniture di grande pregio, secondo gli ordini dei De Mita. Proprio per questi la­vori il politico della prima Re­pubblica finì negli anni ’90 di fronte al Tribunale dei mini­stri, che lo rinviò a giudizio con l’accusa di aver utilizzato fondi neri del Sisde.

Il boss di Nusco si trasferì nell’autunno dell’88 nel palaz­zo settecentesco appena ri­strutturato a suon di miliardi di lire dall’Inpdai (allora pro­prietario), lasciando la ben più modesta e periferica abita­zione di cooperativa sulla via Ardeatina.

Da allora, l’ex presidente della Dc attualmente eurode­putato dell’Udc, ha resistito ad ogni scandalo, causa, in­chiesta giudiziaria, interroga­zione parlamentare pur di ri­manervi. D’altronde, per decenni De Mita ha usufruito di un affitto a dir poco agevolato. L’am­montare del canone è sempre rimasto un «segreto di fami­glia », ma il rinnovo del con­tratto di locazione del 2000, l’ultimo consultabile con mil­le­difficoltà all’Ufficio del Regi­stro, parla di 71.562.540 lire annue ed evidentemente è poi stato prorogato in attesa dell’acquisto. All’inizio, assi­curano fonti ben informate, l’affitto era attorno ai 50 milio­ni l’anno.

Fonte: ilgiornale.it - C.E. del 13/03/2010

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Patroni Griffi e la casa al Colosseo: non ci dormo



Filippo Patroni Griffi ROMA «Considero chiusa una vicenda che non presenta alcun elemento di illecito nè di immoralità e che ho già abbondantemente e definitivamente chiarito e sulla quale non intendo tornare più. Spero di poter a questo punto riprendere con più efficacia a parlare dell'attività di governo di mia competenz». Così il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è tornato ieri sulla questione della sua casa al Colosseo: 109 metri quadri acquistati per 177 mila euro, grazie alle condizioni privilegiate ottenute dall'Inps per gli inquilini in seguito ad una causa. Nessun privilegio, ma una «posizione» in comune con le «migliaia di cittadini italiani, di ogni condizione sociale, che sono diventati acquirenti, alle condizioni e secondo le procedure volute dal Parlamento, di immobili di enti previdenziali», aveva chiarito ancora il ministro, in una lettera al «Fatto Quotidiano», nella quale ricostruisce l'intera vicenda, che definisce «personale». A partire dal suo trasferimento a Roma nell'86 dopo aver vinto il concorso pubblico per consigliere di Stato e dalla sua richiesta a vari enti per un alloggio da prendere in locazione. Il palazzo proposto dall'Inps, prosegue, «fu definito di pregio in virtù della sola sua ubicazione nel centro storico, mentre la legge dava una serie di altri parametri, tra cui lo stato di manutenzione. Da qui nacque il contenzioso con lo Stato che portò alla conclusione, sulla base di una consulenza tecnica, che quell'immobile non poteva considerarsi di pregio». Ieri in un'intervista a «Repubblica» Patroni Griffi aveva dichiarato: «Non dormo più bene, e non mi concentro. Devo fare il ministro, e non lo sto facendo come dovrei. Penso solo alla casa, a questa benedetta casa», sempre a proposito della sua casa al Colosseo. «Avessi saputo che sarebbe scoppiato tutto questo casino non lo farei mai più. Nella mia condizione attuale riterrei quell'azione giudiziaria per ottenere lo sconto sull'acquisto lecita ma inopportuna. Però oggi, non ieri». Il paragone con il caso Scajola, aggiunge, «è un'offesa insopportabile. Il mio è un atto lecito, che migliaia di altri italiani avrebbero fatto e farebbero».