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ITALIANISCOSTUMATI IN RIFERIMENTO AI POLITICI CHE HANNO PORTATO IL PAESE A UN DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO... un paese che sta' nelle graduatorie che non ci fanno onore...un blog caotico e senza nessuna pretesa...
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lunedì 17 dicembre 2012
REPORT - ENI
mercoledì 21 novembre 2012
REPORT...DEL 18 11 2012
Beltrametti e la gestione di un patrimonio di oltre 50 milioni
«Ho seminato delle piantine che stanno crescendo bene: una di thè verde e una di thè nero», dice al telefono Massimo Ponzellini, dall’altro capo del filo risponde Giovanni Tremonti: «Che bisogna tener d’occhio». Cosa avranno voluto dirsi lo sapranno loro.
Noi però ci siamo incuriositi, e cercando di capire quali potessero essere i legami fra Ponzellini e il giovane Tremonti salta fuori che il figlio dell’ex ministro, 26 anni, di professione studente, possiede un patrimonio immobiliare di circa 10 milioni di euro.
Giovanni condivide parte del patrimonio con la sorella Luisa; ad amministrare i loro beni è lo zio materno, l’ingegner Felice Beltrametti, attraverso la società Nitrum. Ma Beltrametti è soprattutto l’amministratore della Generale Gestioni, che ha in pancia 133 unità immobiliari (che includono 83 appartamenti, locali commerciali, capannoni), oltre a 62 ettari di terreno. Un patrimonio stimato dall’Agenzia del Territorio di oltre 50 milioni di euro, terreni esclusi.
Il cognato dell’ex ministro è anche proprietario del 10% di questo grande patrimonio, il restante 90% è in mano alla Assiral Finance, un’anonima svizzera domiciliata nella periferia di Friburgo.
L’Assiral non ha uffici, né impiegati, ma solo un indirizzo presso la Fidutrust, anche questa anonima. Secondo Claude Brodard, fiduciario della zona, la vera convenienza nell’aver scelto Friburgo come sede, «non è tanto negli aspetti fiscali, quanto nel fatto di non far sapere chi è il reale proprietario degli immobili» e di conseguenza nessuno può andare a chiedere dove e come sono stati presi i soldi per comprarli.
Incrociando i dati negli archivi svizzeri, si scopre che l’amministratore unico dell’Assiral Finance è un manager che lavora a Lugano, si chiama Corrado Coltella. In passato ha lavorato per una società americana specializzata in sistemi di sicurezza, e oggi, oltre a figurare in diverse strutture anonime, è anche il proprietario di una società che produce sanitari. Il signor Coltella con noi ha preferito non parlare, ma lui sicuramente sa chi è il proprietario del patrimonio immobiliare amministrato dal cognato di Tremonti.
Il fatto curioso è che Beltrametti ci dice di non sapere chi sia questo Coltella, anche se stanno insieme in un’altra società anonima svizzera, la Nextia, che in Italia si occupa di ristrutturazioni e installazioni di pannelli solari.
Beltrametti ignora anche i nomi dei suoi soci svizzeri dell’Assiral, per conto dei quali amministra 50 milioni di euro in immobili. Ma scavando tra le carte del catasto qualche anomalia si trova.
Nell’89, quando Beltrametti era già amministratore della Nitrum, in società con la sorella Fausta, moglie di Tremonti, accade che un’anonima svizzera di nome Gilbris svolge un’operazione di compravendita immobiliare usando lo stesso codice fiscale della Nitrum.
È una semplice coincidenza? Un errore dell’impiegato del catasto? Sta di fatto che sette anni dopo a diventare amministratore unico della Gilbris (che nel frattempo ha cambiato nome in Securalarm, anche questa anonima) è lo stesso Corrado Coltella amministratore unico dell’Assiral, l’anonima proprietaria del 90% dell’impero immobiliare gestito proprio da Beltrametti.
L’ingegnere però non ricorda neppure con quanti degli immobili ereditati dai genitori è entrato nella Generali Gestioni, né chi erano i suoi soci in quel momento. È anche vero che quando ti occupi di una decina di società italiane, e siedi nei cda di altre svizzere, può essere complicato ricordare il nome dei tuoi soci.
Felice Beltrametti dal 1994 è anche presidente della Veco Business Service, un’altra anonima con sede a Lugano, che ha un oggetto sociale poliedrico: dall’organizzazione conferenze e congressi all’offerta di domicilio e ospitalità alle società anonime. Nel consiglio di amministrazione della Veco, a fianco di Beltrametti, c’è sempre Corrado Coltella, e fino al 1997 troviamo anche Stefano Camponovo, di professione fiduciario.
Beltrametti però questo nome non lo ricorda. Stefano Camponovo fino al 2009 è stato nel Cda di un’altra fiduciaria, crocevia di varie indagini della Procura di Milano: la Doge Sa. I magistrati se ne sono occupati per una maxi evasione fiscale emersa nell’ambito dell'inchiesta sul crac Italtease. La Doge è poi finita nelle carte dell’inchiesta che ha coinvolto l’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito.
Nel 2008 Belsito (all’epoca membro del cda Fincantieri) si rivolge alla Doge per consulenze finalizzate alla creazione di società all’estero dove trasferire denaro dall’Italia. Dalle indagini sui conti dell’ex tesoriere emerge che Belsito effettuava versamenti di denaro alla Lega giustificandoli come fondi personali destinati ad “alimentare le casse del partito”. Gli investigatori si erano insospettiti perché avevano riscontrato che quei versamenti fatti da Belsito erano superiori ai suoi redditi. Le indagini condotte in quegli anni sul tesoriere e sulla Doge, pur suscitando perplessità, non si conclusero con ipotesi di reato. Quattro anni dopo, i magistrati della Procura di Milano scoprono che Belsito reinvestiva in Tanzania i soldi pubblici che arrivavano alla Lega.
lA puntata di Report Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci - l'ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA
domenica 4 novembre 2012
lunedì 29 ottobre 2012
REPORT...
Report e le 56 case di Di Pietro
28/10/2012 - Milena Gabanelli e la puntata sui tesorieri di partito. I casi Lusi, Belsito e Maruccio. Con un'attenzione particolare all'IdV
di Redazione
L’inchiesta di Sabrina Giannini, nella puntata di Report, in
onda alle 21.30 su Rai3, fa la radiografia ai casi di Luigi Lusi, Francesco
Belsito, Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio, per passare poi a parlare dei
bilanci dei partiti. Dal racconto emerge che questi casi sono il frutto
avvelenato di una strategia bipartisan, di un sistema che è fuori da ogni
controllo e che negli anni ha divorato miliardi di euro provenienti dalle tasche
e dai sacrifici dei cittadini. La presentazione del programma:
LE 56 CASE DI ANTONIO DI PIETRO – Tra i leader intervistati in trasmissione c’è Antonio Di Pietro, che parla, nel suo intervento della sua legittima consorte. Con una notizia shock: “Mia moglie non è mia moglie”. Ma nel senso che: “Mia moglie ha una sua testa, una sua esistenza. Criminalizzarla offende il movimento femminile”. Report vuole criminalizzarla? No, soltanto far raccontare la nascita dell’Italia dei valori, con un’associazione omonima nella quale il leader figura insieme alla fidatissima deputata Silvana Mura e alla consorte Susanna Mazzoleni. L’inchiesta di Sabrina Giannini si occupa anche del partito dipietrista, dal caso-Maruccio all’Emilia Romagna (dove Paolo Nanni è accusato di peculato), fino alle proprietà immobiliari dell’ex pm e i finanziamenti del partito. C’è anche un fermo immagine su Di Pietro e sulla contessa Borletti:
Nel 1995, racconta la Giannini, Maria Virginia Borletti, figlia
del produttore milanese di macchine da cucire, decide di donare a Di Pietro e
Romano Prodi una parte dell’eredità, quasi un miliardo di lire (che per l’ex pm
non sono più di 500 milioni): “Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria
consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per
l’acquisto di immobili”. E lui ammette: “Certo che la parte che mi ha dato in
donazione l’ho usata personalmente”. La giornalista insiste: “Solo a lei?”. E Di
Pietro: “E certo che me l’ha data a livello personale”.
LEGGI ANCHE: Report, ecco i “disOnorevoli”
LA QUESTIONE DELLE ASSOCIAZIONI – Ernesto Menicucci riassume le vicissitudini societarie di Italia dei Valori:
I tesorieri di partito negli ultimi anni hanno vissuto all’ombra dei loro leader. Schivi, sempre poco propensi a rilasciare interviste, in molti pensavano che fossero occupati a far quadrare i conti del proprio partito e far si che i soldi provenienti dai finanziamenti pubblici fossero impiegati esclusivamente per rimborsare le spese elettorali, far funzionare al meglio la macchina del partito, o destinati a nobili iniziative sul territorio. Le cronache di questi ultimi mesi ci hanno raccontato un’altra storia e hanno svelato come alcuni di loro agissero per squallidi interessi personali e che dalle casse del partito attingessero in molti, come fosse la festa della cuccagna. E’ possibile che i tesorieri abbiano agito all’insaputa degli organi di partito? Che quello che e’ accaduto non fosse prevedibile ed evitabile?LEGGI ANCHE: Le 56 case dei Di Pietro nel mirino di Report
LE 56 CASE DI ANTONIO DI PIETRO – Tra i leader intervistati in trasmissione c’è Antonio Di Pietro, che parla, nel suo intervento della sua legittima consorte. Con una notizia shock: “Mia moglie non è mia moglie”. Ma nel senso che: “Mia moglie ha una sua testa, una sua esistenza. Criminalizzarla offende il movimento femminile”. Report vuole criminalizzarla? No, soltanto far raccontare la nascita dell’Italia dei valori, con un’associazione omonima nella quale il leader figura insieme alla fidatissima deputata Silvana Mura e alla consorte Susanna Mazzoleni. L’inchiesta di Sabrina Giannini si occupa anche del partito dipietrista, dal caso-Maruccio all’Emilia Romagna (dove Paolo Nanni è accusato di peculato), fino alle proprietà immobiliari dell’ex pm e i finanziamenti del partito. C’è anche un fermo immagine su Di Pietro e sulla contessa Borletti:
Nel 1995, racconta la Giannini, Maria Virginia Borletti, figlia
del produttore milanese di macchine da cucire, decide di donare a Di Pietro e
Romano Prodi una parte dell’eredità, quasi un miliardo di lire (che per l’ex pm
non sono più di 500 milioni): “Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria
consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per
l’acquisto di immobili”. E lui ammette: “Certo che la parte che mi ha dato in
donazione l’ho usata personalmente”. La giornalista insiste: “Solo a lei?”. E Di
Pietro: “E certo che me l’ha data a livello personale”.LEGGI ANCHE: Report, ecco i “disOnorevoli”
LA QUESTIONE DELLE ASSOCIAZIONI – Ernesto Menicucci riassume le vicissitudini societarie di Italia dei Valori:
Fino al 2009 è l’associazione (fondata nel 2000 da Di Pietro, Mura e dall’ex socio Mario Di Domenico, sostituito nel 2004 dalla Mazzoleni) a gestire circa 45 milioni di euro: in un caso (nel 2005) il rendiconto lo approva solo Di Pietro. Poi l’Idv cambia statuto e stabilisce che i bilanci vanno approvati dai membri dell’ufficio di presidenza, tra i quali i capigruppo di Camera e Senato Massimo Donadi e Felice Belisario. Ma prima chi sapeva di quei soldi? La Mura non conferma la cifra («45 milioni? Non credo »), Belisario «non ricorda», Donad i d i c e d i «aver firmato i bilanci da quando lo statuto lo prevede ». Secondo Di Pietro «non esiste dualismo tra associazione e partito: l’Idv nasce da un socio promotore. Eravamo in pochi, poi sempre di più. Il partito è trasparente, quanto incassato lo abbiamo messo a disposizione».
Di Domenico ed Elio Veltri, ex vicepresidente Idv,
sono i due accusatori di Tonino, autori di diverse denunce, tutte respinte o
archiviate dalle Procure di Milano e Roma. Nel mirino c’è anche il patrimonio
immobiliare dell’ex pm:
45 proprietà, tra appartamenti, cantine, garage, terreni. Altre 11 sono intestate alla moglie e al figlio maggiore. «Lei la campagna non ce l’ha?», replica Di Pietro alla giornalista. Il geometra Massimo D’Andrea, perito di Veltri, ha studiato il patrimonio: «Il capitale vale, con stima prudenziale, 5,2 milioni. Il 67% della movimentazione economica è successiva al 2001, quando arrivano i rimborsi elettorali ». Di Pietro ribatte: «C’è una sentenza su questo, dove sono giustificati immobili e fondi». Una parte, 1,08 milioni, è stata pagata con dei mutui. Il resto? «Col risarcimento danni: a forza di diffamarmi, ho ricevuto qualche milione». Di Pietro, al gip nel 2010, scrive che dalle cause ha avuto «circa un miliardo di lire».Con 800 milioni, nel ’99, Di Pietro compra due appartamenti a Busto Arsizio:
E poi, tramite l’immobiliare «Anto.cri.srl» di cui è socio unico («ci pago le tasse, che problema c’è?») ne acquista altri due: uno a Milano, l’altro a Roma. Affittati entrambi all’Idv. Nel 2002 altro acquisto: 180 metri quadri a Roma, via Merulana. Di Domenico ne parla come «la casa di Tonino » e mostra la fattura di una ristrutturazione pagata dal partito. Di Pietro replica: «C’era la sede dell’Italia dei valori». Ma, al giudice, scrive che lì «dal 2000 vive e abita».GIORNALETTISMO - LEGGI ANCHE:
domenica 28 ottobre 2012
REPORT...
MOLTO MOLTO INTERESSANTE REPORT STASERA ...cose che in parte sapevamo...ma la Gabanelli ha fatto un inchiesta sui rimborsi elettorali interessantissima.
Domani speriamo di trovare tutta la trasmissione registrata.
MILIONI E MILIONI DI EURO DI RIMBORSI ELETTORALI GESTITI DAI PARTITI...partiti vivi e partiti morti...
I tesorieri di partito negli ultimi anni hanno vissuto all'ombra dei loro leader, schivi, sempre poco propensi a rilasciare interviste, in molti pensavano che fossero occupati a far quadrare i conti del proprio partito e far si che i soldi provenienti dai finanziamenti pubblici fossero impiegati esclusivamente per rimborsare le spese elettorali, far funzionare al meglio la macchina del partito, o destinati a nobili iniziative sul territorio. Le cronache di questi ultimi mesi ci hanno raccontato un'altra storia e hanno svelato come alcuni di loro agissero per squallidi interessi personali e che dalle casse del partito attingessero in molti, come fosse la festa della cuccagna. E' possibile che i tesorieri abbiano agito all'insaputa degli organi di partito? Che quello che è accaduto non fosse prevedibile ed evitabile? L'inchiesta di Sabrina Giannini farà la radiografia ai casi di Luigi Lusi, Francesco Belsito, Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio, ma anche ai bilanci dei partiti. Dal racconto emerge che questi casi sono il frutto avvelenato di una strategia bipartisan, di un sistema che è fuori da ogni controllo e che negli anni ha divorato miliardi di euro provenienti dalle tasche e dai sacrifici dei cittadini. QUI
Domani speriamo di trovare tutta la trasmissione registrata.
MILIONI E MILIONI DI EURO DI RIMBORSI ELETTORALI GESTITI DAI PARTITI...partiti vivi e partiti morti...
I tesorieri di partito negli ultimi anni hanno vissuto all'ombra dei loro leader, schivi, sempre poco propensi a rilasciare interviste, in molti pensavano che fossero occupati a far quadrare i conti del proprio partito e far si che i soldi provenienti dai finanziamenti pubblici fossero impiegati esclusivamente per rimborsare le spese elettorali, far funzionare al meglio la macchina del partito, o destinati a nobili iniziative sul territorio. Le cronache di questi ultimi mesi ci hanno raccontato un'altra storia e hanno svelato come alcuni di loro agissero per squallidi interessi personali e che dalle casse del partito attingessero in molti, come fosse la festa della cuccagna. E' possibile che i tesorieri abbiano agito all'insaputa degli organi di partito? Che quello che è accaduto non fosse prevedibile ed evitabile? L'inchiesta di Sabrina Giannini farà la radiografia ai casi di Luigi Lusi, Francesco Belsito, Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio, ma anche ai bilanci dei partiti. Dal racconto emerge che questi casi sono il frutto avvelenato di una strategia bipartisan, di un sistema che è fuori da ogni controllo e che negli anni ha divorato miliardi di euro provenienti dalle tasche e dai sacrifici dei cittadini. QUI
lunedì 7 maggio 2012
REPORT - DAGOSPIA
UN RIPORTINO A “REPORT” - GAMBAROTTA FA NOTARE CHE IERI SERA NELLA PUNTATA SUL BUCO DA 8,5 MILIARDI DEL MONTE DEI PASCHI, LA GABANELLI HA OMESSO DI DIRE AI TELESPETTATORI CHE MPS E’ CONTROLLATO DA SEMPRE DAL PD (VEDI L’ENDORSEMENT DI ROSI BINDI PER L’INDAGATO PROFUMO) - INVECE “REPORT” HA PARLATO DI ALTRE INCHIESTE RELATIVE ALLA BANCA CHE VEDONO INDAGATI PERSONAGGI EX DC O PDL… -
Riceviamo e pubblichiamo:
SEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENACaro Dagospia, nella puntata di Report di ieri sera, quasi totalmente dedicata al buco da 8,5 miliardi del Monte dei Paschi di Siena, mancava un particolare interessante sulla governance della banca più antica del mondo: è controllata da una Fondazione (che solo ora sta per perdere la maggioranza assoluta) a sua volta saldamente in mano agli enti locali, Comune e Provincia.
E questi, dal 1948, sono e sono sempre stati di sinistra; prima Pci, poi Ds, ora Pd. Anche l'ultimo rinnovo ai vertici che ha portato alla presidenza Alessandro Profumo è stata un'operazione interna al partito di Rosy Bindi. Anzi, il presidente del Pd, in un'intervista al Corriere della Sera del 28 aprile scorso, commentando la nomina, si è lasciata andare a dichiarazioni entusiastiche definendo il nuovo presidente "l'uomo del rilancio".
milena gabanelli Forse un po' di prudente discrezione non ci sarebbe stata male visto che Profumo è indagato per un frode fiscale da 245 milioni di euro commessa, secondo la Procura di Milano, quando era numero uno di Unicredit.
Gianni Gambarotta
Ma questo dettaglio relativo a Profumo, anch'egli apertamente di area Pd, è stato omesso dalla dichiarazione della Bindi. E ieri sera non se n'è trovata traccia neppure in Report che invece ha parlato di altre inchieste relative alla banca che vedono indagati personaggi ex Dc o Pdl.
Un cordiale saluto
Gianni Gambarotta
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