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mercoledì 18 luglio 2012

BEPPE GRILLO


Passaparola - La crisi della Cina e la depressione mondiale - Aldo Giannuli
"La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente." Aldo Giannuli


Il Passaparola di Aldo Giannuli, Professore di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano.

La grande locomotiva cinese comincia a fermarsi
Saluto gli amici del blog di Beppe Grillo. Sono Aldo Giannuli, insegno Storia del mondo contemporaneo presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università Statale di Milano. Dopo essermi occupato per molto tempo di strategia dell’attenzione e Storia degli anni ‘70 sono andato maturando altri interessi, in particolare della globalizzazione e di analisi dell’attuale crisi economico/finanziaria in atto.
Quattro anni fa iniziò la crisi finanziaria che viviamo tutt’ora: per la verità era iniziata l’anno prima, noi ci accorgemmo della crisi nel settembre del 2008 per il fallimento della banca Lehman Brothers. Dalla crisi si disse che si stava uscendo - ma in realtà si trattava di una tregua – grazie agli interventi della Banca Centrale Americana, la Fed, che concesse moltissima liquidità a bassissimo costo alle banche che erano in pericolo di fare la stessa fine della Lehman Brothers e della Banca Centrale Cinese, che stanziò ben 608 miliardi di dollari per rilanciare la produzione nel Paese e sostenere la domanda aggregata mondiale. Questo è un punto che richiede qualche spiegazione: il funzionamento dell’economia è strettamente correlato al dato della domanda aggregata mondiale? Vuol dire che non è importante, o è relativamente importante che cali la domanda di beni e di servizi in un singolo Paese: se negli altri Paesi c’è un aumento che compensa quella flessione e produce ulteriore domanda, ugualmente l’economia si rimette in moto; vuol dire che il Paese in crisi consumerà di meno, ma cercherà di esportare di più, quindi il dato fondamentale è quello della domanda aggregata di tutti i Paesi a livello mondiale. La Cina in questi anni ha funzionato come il grande motore, la locomotiva che ha continuato a tirare tutti gli altri: producendo, la Cina ha continuato ad avere un’elevata domanda di materie prime e di tecnologie, materie prime prese prevalentemente da Paesi in via di sviluppo o da Paesi tradizionalmente più poveri come l’Africa, tecnologia presa dai Paesi invece più avanzati (Stati Uniti, Germania etc.). Questo in qualche modo ha permesso di tirare un respiro per un anno, fra il 2009 e il 2010. Dopo un momento d’incertezza, la crisi è ripresa. Che cosa significa questo? Significa che siamo allo stesso punto di quattro anni fa? No, stiamo peggio perché la Cina, la grande locomotiva che cercava in qualche modo di sopperire al disastro complessivo, comincia a fermarsi. La Cina ha avuto in questi trent’anni, soprattutto negli ultimi venti, tassi di crescita assolutamente straordinari, con una crescita del Pil che ha toccato talvolta l’11 /12% e che non è mai stata inferiore all’8% ritenuto dalla Cina una soglia di sicurezza irrinunciabile. Questo può sembrare un dato assolutamente sconvolgente a noi, che quest’anno addirittura siamo in crescita negativa, ma che negli anni migliori non abbiamo mai superato il 2% di crescita. È vero che la Cina partiva da livelli più bassi, però ormai ci ha abbondantemente sorpassati.
Il punto è questo: la Cina ha bisogno di un incremento di quel tipo soprattutto per ragioni sociali interne. La Cina ha 20 milioni di contadini che ogni anno si riversano nelle città e occorre dare loro un lavoro, un reddito, una sistemazione: diversamente le città diventerebbero rapidamente ingovernabili e si arriverebbe a una situazione di implosione sociale molto grave. quindi la condizione per poter assicurare ai 20 milioni di cinesi che arrivano nelle città il reddito necessario, le condizioni di vita minime necessarie, per quanto basso possa essere il salario, è quella di una crescita intorno all’8% e di un reinvestimento della metà circa dei profitti. È qualcosa assolutamente straordinario rispetto agli altri Paesi. Un Paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti uno dei Paesi più poveri del mondo, nel giro di circa quaranta anni è diventato la seconda economia mondiale, con una velocità di crescita incomparabile. Quest’anno le cose si stanno mettendo male: il governo cinese ha fissato al 7,5% la soglia di crescita. Una crescita inferiore a quella soglia di sicurezza I tassi di crescita del primo semestre sono allarmanti; se questa tendenza dovesse confermarsi neppure il 7,5% sarebbe raggiunto. Anzi, c’è chi parla addirittura di un incremento inferiore al 7%: questo avrebbe un impatto psicologico molto grave, perché per la Cina è un momento molto delicato.


L’economia mondiale si sta fermando
Quest’anno ci sarà il congresso del Partito Comunista cinese, nel quale ci sarà l’avvicendamento tra il gruppo dirigente uscente Hu Jintao-Wen Jabaoe il nuovo gruppo dirigente: Presidente della Repubblica e Segretario del partito dovrebbe diventare Xi Jinping e capo del governo Li Keqiang. Bisogna tenere presente una cosa: il Partito Comunista cinese è un partito molto particolare nel quale sono consolidate vere e proprie correnti all’interno del gruppo dirigente; c’è il cosiddetto Gruppo di Shangai, il più dichiaratamente liberista, più legato alla finanza internazionale e per il quale fa apertamente il tifo la Banca Mondiale, c’è il gruppo dei Tuanpai, degli ex Giovani Comunisti degli anni ‘80 che ha una coloritura più nazionalista, c’è poi il gruppo dei cosiddetti Principi Rossi, gli eredi dei grandi eroi della Grande Marcia, i figli e i nipoti dei dirigenti del partito durante il periodo rivoluzionario. Mentre il gruppo dirigente precedente era fatto essenzialmente da Tuanpai, dalla corrente nazionalista (sia Hu Jintao che Wen Jabao appartengono a quel gruppo), dovrebbe esserci invece un avvicendamento: Quello che doveva essere un avvicendamento scontato sta diventando uno scontro drammatico: non perché siano in discussione le due maggiori cariche, quella di Presidente del Partito e quella di Capo del Governo, ma perché la composizione del nuovo ufficio politico condizionerà i due leader e la battaglia non è combattuta solo con le armi della dialettica politica. La drammatica caduta di quello che era il cavallo scosso della politica cinese, il solista che in qualche modo sparigliava i giochi, Bo Xilai il capo della Provincia di Chonqing destituito per uno scandalo è un primo segnale, ma se ne sono aggiunti altri, come la morte in uno strano incidente di auto del figlio di uno dei maggiori esponenti del gruppo dei Principi Rossi e si parla di rinvio del congresso - qualcuno dice - a novembre, a gennaio o forse addirittura a febbraio, tutti segnali di grande tensione, di grande nervosismo. È il momento in cui bisogna fare delle scelte decisive per il futuro della Cina: continuare a puntare su un modello tutto basato sulle esportazioni, accumulare dollari nei forzieri della Banca Centrale Cinese, oppure puntare sullo sviluppo del mercato interno? Tutte e due le scelte presentano inconvenienti notevoli Puntare sulle esportazioni è diventato molto difficile da quando è partita la crisi del 2008, ma soprattutto con questa seconda ondata di crisi che ha travolto l’Europa. L’Europa è il principale mercato, la principale area commerciale del mondo, quella che assorbe la maggior quantità di beni a livello mondiale. La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Ecco il perché di quella caduta della crescita a cui accennavo all’inizio. Per la verità non ha colpito solo la Cina: un crollo drammatico l’ha avuto anche l’India che, dagli obiettivi del 9 %, è scesa a un modesto 5% di crescita, ha colpito il Brasile, uno dei massimi esportatori mondiali di materie prime e anche la Russia. Tutti i Paesi emergenti stanno segnando il passo o un deciso calo dei loro tassi di sviluppo. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente.
Quella che mantiene in piedi l’economia mondiale è la domanda aggregata mondiale. Dopo la crisi del 1929 non è mai successo che la domanda aggregata mondiale nel suo complesso calasse; ci sono stati momenti, in particolare con la crisi del 73 /74, in cui siamo andati molto vicini alla parità, o piccolissime perdite, ma non è mai successo che ci fosse una recessione generalizzata, dopodiché si spalancano le porte al rischio che la recessione diventi vera e propria depressione economica. E’ quello che inizia a profilarsi, una crisi molto seria. Se si ferma anche la locomotiva cinese la situazione è drammatica per tutti.


La trappola della liquidità
La prospettiva del gruppo dirigente cinese quale può essere? Esportare in questa situazione diventa difficile, puntare sul mercato interno è certamente una soluzione più razionale e preferibile, ma non è una soluzione semplice e indolore. La Cina ha vissuto un momento di grande febbre dell’inflazione in questo periodo. Inflazione molto contenuta rispetto ai tassi che abbiamo vissuto noi in Europa negli anni ‘80, quando l’inflazione in Italia superava il 20%. In Cina dal 2010 fino alla metà del 2011 c’è stata un’inflazione sul 6 /7%, però bisogna sempre rapportarsi alla realtà storica e sociale di ogni singolo Paese. In Italia un’inflazione del 20%, pur essendo una patologia economica piuttosto preoccupante, era qualcosa che poteva essere sostenuto dati i nostri livelli di consumo. In Cina, dove una larga parte della popolazione è ancora sul limite delle economie di sussistenza, un’inflazione del genere, che significa un aumento dei generi di prima necessità come il riso e il maiale tra il 14 e il 16%, significa minacciare le condizioni minime di alimentazione della gente, perciò la Banca Cinese è stata costretta in un primo momento a tirare le redini, a restringere il credito, sia per fermare l’inflazione, sia perché nel frattempo stava partendo una bolla immobiliare del tutto simile a quella americana.Questo ha provocato effetti assolutamente indesiderabili di altro tipo: è esplosa la finanza grigia, quella che in Italia chiamiamo più semplicemente usura o finanza dei cravattari, come dicono a Roma. Molte aziende hanno iniziato a chiudere o a rallentare fortemente e allora la Banca Cinese ha cercato nuovamente di allargare i cordoni della borsa, ma questo fa rinascere i rischi d’inflazione e di gonfiare nuovamente la bolla edilizia oltre i limiti della sopportabilità. A maggio la Banca Centrale Cinese si è accorta che gli obiettivi della crescita al 7,5% difficilmente sarebbero stati raggiunti e ha fatto un’immissione di liquidità alle banche, concedendo denaro a bassissimo tasso d’interesse nella speranza di riattivare il ciclo produttivo. Invece nel mese successivo, a giugno, è successa una cosa paradossale: nonostante questi stimoli le banche hanno concesso 180 miliardi di Renminbi di prestiti in meno del mese precedente, al punto che la Banca Centrale Cinese i primi di luglio ha fatto una nuova immissione di liquidità e questo è un bruttissimo segnale-Significa che gli stimoli di liquidità non stanno avendo effetto. Nel linguaggio degli economisti si chiama “trappola della liquidità” esaminato da un economista famoso, Minsky negli anni ‘60 e ’70-. E’ il momento in cui ogni stimolo di liquidità non produce effetti nell’economia reale. Perché? Si dice nel linguaggio della finanza che, quando viene emessa liquidità, si porta a bere il cavallo: “E’ il momento di dare da bere al cavallo”… però ci sono momenti in cui il cavallo dell’economia reale non beve perché la situazione è così incerta che l’investitore non trova prudente investire nell’economia reale e accade che il prestito si prende per reinvestirlo in titoli finanziari. Prendo denaro alla BCE allo 0, 50% (io banca, naturalmente), dopodiché lo reinvesto in titoli di Stato giapponesi, per fare un esempio qualsiasi, che rendono un’1, 6 /1, 7% (annuo. Quando scadono i titoli rimetto a posto il denaro, restituisco il denaro alla Fed o alla BCE allo 0, 50% dell’interesse pattuito e mi metto in tasca pulito pulito quell’1 /1, 2 /1, 5% di differenza assicurata. questo significa che ho riscosso credito a quegli interessi, ma non l’ho concesso alle famiglie e alle imprese, alle quali continuo a fare mutui dal 7, al 9, all’11%. Quello è il momento in cui si determina gradualmente un blocco, una trappola della liquidità: il denaro per l’economia reale costa troppo, non c’è fiducia riguardo la possibilità che gli affari vadano bene e l’economia reale si ferma. Questo drammaticamente sta succedendo in Europa, ma che drammaticamente sta iniziando anche in Cina. Se dovesse proseguire la situazione economica potrebbe diventare estremamente grave nel 2013,
La prima cosa da fare sarebbe prendere coscienza della crisi, capire la drammaticità della situazione in cui ci troviamo e imporre politiche adeguate, che non sono quelle che si stanno adottando in questo momento. La prima cosa da fare è diffondere la consapevolezza di quello che sta succedendo: questi sono i dati, passate parola!

martedì 17 luglio 2012

GLI AUTORI DEL MASSACRO DI FEDERICO NON AVRANNO PACE...


Cari amici,

I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell'ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme: QUI

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bkGodcb&v=16106

Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell'indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L'impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.

La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l'Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all'impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.

L'Italia non è il Sudan. Non c'è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell'ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell'ordine - firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:


Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.

Con speranza e determinazione,

Patrizia Moretti, madre di Federico.

lunedì 16 luglio 2012

PIETRO ICHINO ...MASSIMO SANDAL...


“PRIMA D’ANTONA E BIAGI, ORA È ICHINO CHE DIVORA COME UN CANCRO LA CULTURA DI SINISTRA: VA FERMATO”IN UN BLOG DI CIVILISSIMO DIBATTITO POLITICO ED ECONOMICO COMPARE QUESTA SCONCERTANTE MANIFESTAZIONE DI “COMPRENSIONE” NEI CONFRONTI DELLE BRIGATE ROSSE, COME EXTREMA RATIO CONTRO UN INQUINAMENTO PERICOLOSO DEL PATRIMONIO IDEALE DEL MOVIMENTO OPERAIO – MA LA VICENDA HA UN LIETO FINE

Intervento di Massimo Sandal postato il 2 luglio 2012 sul blog iMille.org, a commento di un intervento di segno diametralmente opposto di Matteo Rizzolli sulla questione del “diritto al lavoro” – Seguono, nello stesso post del sito iMille, altri interventi che prendono nettamente le distanze da quello di Massimo Sandal – In questo post segue una mia breve risposta, alla quale lo stesso M.S. ha poi aggiunto una sua risposta dove egli accoglie la mia proposta di dialogo

[...]

1) Toccare la legislazione sul lavoro per peggiorare le condizioni dei lavoratori non è accettabile, perchè genera disastro sociale. Non qui, non ora, non nella nostra economia. Paradossalmente, se avessimo un’economia dinamica, in crescita, con disoccupazione vicina a zero, potremmo allora forse accettare la flessibilità: in quanto sarebbe facile allora poter cambiare lavoro, e avremmo quanto ci serve per i necessari ammortizzatori sociali. Ma non siamo in queste condizioni, e la flessibilità oggi significa solo disoccupazione/sottooccupazione/assenza di diritti base.
2) Toccare la legislazione su lavoro è inutile per migliorare l’economia italiana. Da quanto sopra, ne deriva che prima si migliora l’economia, poi si parla della legislazione sul lavoro. Ma non c’è nessun motivo per cui l’erosione dei diritti dei lavoratori abbia un senso economico. E anche qualora l’avesse, il senso di una società è il benessere della popolazione, tangibile e intangibile, non la mera sussistenza economica. Preferisco crescere un po’ meno, e avere lavoratori più felici e più tutelati.
3) Biagi, D’Antona, Ichino erano/sono “di sinistra” – ed è questo il dramma. Se fossero di destra, farebbero onestamente il loro gioco. Essendo formalmente “di sinistra”, avvelenano ogni speranza di un’opposizione democratica. Perchè se ogni speranza di dissenso dal liberismo viene annientata culturalmente anche a sinistra, cosa rimane?
4) Ed ecco perchè, visto il gigantesco pericolo sociale, culturale, economico e umano che la riforma liberista del lavoro implica, e visto che personaggi come Ichino divorano come un cancro la cultura di sinistra, allora posso (tongue-in-cheek! ho un penchant per il dark humour) anche invocare le BR, ebbene sì. Non nel senso che veramente vorrei tornare agli anni di piombo. Non lo dico nel senso letterale. Ma nel senso che persone come Ichino vanno fermate, e io vorrei venissero fermate democraticamente e legalmente. Ma se si perde ogni alternativa democratica allo status quo, e se la disoccupazione continua ad aumentare e i diritti a diminuire, cosa vi aspettate che accada? Qualcuno si incazzerà. E qualcuno si incazzerà un po’ troppo.
Massimo Sandal

Ad alcuni commenti nettamente critici nei confronti di questa sua presa di posizione lo stesso M.S. replica così

Rivendico la mia protervia ideologica e stupidità allora. La rivendico eccome. E se vuoi ci metto il carico da quindici: Biagi, D’Antona e Ichino si sono mai chiesti perchè alcuni pericolosissimi mattacchioni li odiano così tanto da indurre delle persone a prendere in mano la pistola? Non è una provocazione, è una domanda seria: se quello che faccio induce delle persone a volermi fare fuori, perlomeno dovrebbe indurmi a riflettere su quello che sto facendo. Non dico a cambiare idea. Dico a riflettere. Del tipo “ehi, perchè mi odiano così tanto?”.
Massimo Sandal

Ma perché Massimo Sandal non prova a confrontarsi, una per una, con queste mie idee tanto da lui aborrite? Se lo facesse si renderebbe conto che non ho alcun potere o volontà di “divorare la cultura della sinistra”; né ho alcuna arma segreta idonea ad “annientare ogni speranza di dissenso”. Se queste mie idee preoccupano tanto chi ne dissente, ciò non accade perché esse nascondano qualche aracano malefizio o perfida macchinazione, ma soltanto per la capacità che esse hanno di convincere, soprattutto a sinistra. Proprio perchè di sinistra esse sono, se essere di sinistra significa proporsi di costruire la vera eguaglianza di opportunità per tutti, combattere le rendite, correggere le storture (anche se verniciate di progressismo) che condannano i più deboli a rimanere tali. Forse è proprio questo che turba i sonni dei “mattacchioni” a mano armata cui M.S. esprime comprensione; ma questo è ciò che turba soprattutto i sonni di quella parte della sinistra – per fortuna non più dominante - che preferisce affrontare il problema con i catechismi e i cordoni sanitari, invece che con il dialogo aperto. Quasi dieci anni or sono ho proposto ai cultori della violenza politica proprio questo: nientemeno che di parlarne (Lettera aperta ai terroristi, 2003); poi ho ripetuto questa proposta a un nuovo gruppo di loro epigoni, nel corso del processo che ha visto recentemente loro e me coinvolti; mi ha risposto, quattro anni fa, soltanto il fratello di uno di questi ultimi, dicendomi che nessun confronto e nessun dialogo è possibile, poiché io sono per loro soltanto un simbolo da abbattere. A ben vedere, lo sono anche per M.S.; con la sola differenza che lui non usa la parola “abbattere”, ma “fermare”. Ecco: M.S. farà bene a considerare che finché nella sinistra italiana qualcuno, come lui, continuerà a dire che le idee di Massimo D’Antona, o quelle di Marco Biagi, o quelle di Ezio Tarantelli, o le mie, non meritano di essere discusse, ma devono essere “fermate”, ci sarà poi il rischio che qualcun altro si ritenga legittimato a farlo sparando. (p.i.)

M.S. ha risposto il 10 luglio con questo messaggio:

Gentile Prof. Ichino,
giusto per informarLa che ho a mia volta risposto al suo interessante intervento sul mio blog. La ringrazio sinceramente del suo intervento, e sono onestamente disposto a cercar di comprendere la sua posizione e a cambiare idea. Il mio invito finale è assolutamente sincero.
Massimo Sandal, Ph.D


Invito, ovviamente e con altrettanta sincerità, accolto! (p.i.)

domenica 15 luglio 2012

BEPPE GRILLO


Monti e a capo
Rigor Montis è diventato presidente del Consiglio l'undici novembre del 2011, ufficialmente per salvare l'Italia dal fallimento. Da allora il debito pubblico è passato da 1.905 miliardi a 1.948 miliardi (dato di aprile), la disoccupazione giovanile ha raggiunto il record di 34,2%, il PIL calerà nell'anno del 2,4% (ma le previsioni più realistiche sono di meno 3%), la richiesta di mutui per la casa è dimezzata, meno 47%. La "mission" di Rigor Montis era la diminuzione dello spread, per questo ha introdotto l'IMU, alzato le tasse, tagliato la Sanità, la Giustizia, persino gli uffici postali di circa un migliaio, cancellato l'articolo 18. Lo spread non si è accorto di questo grande impegno e oggi è salito a quota 480 insieme al declassamento dei titoli pubblici a Baa2 da A3, a due soli passi dalla valutazione di titoli "junk", spazzatura. Otto mesi di tasse, disoccupazione, di espropri fiscali dei patrimoni privati per tornare al punto di partenza con un Paese più in ginocchio di prima. In un'azienda privata un successo di questa natura porterebbe al defenestramento dell'amministratore con un calcio nel culo. Rigor Montis è volato nell'Idaho, terra ancestrale dei Piedi Neri, per rassicurare la finanza internazionale.
La crisi non può essere risolta con il dogma della crescita, peraltro resa impossibile dal pauroso carico fiscale che blocca le spese e gli investimenti. Ci stiamo impiccando. Tra un anno, con questa politica recessiva, che ha la sua stella cometa nello spread e nella diminuzione dell'interesse sul debito pubblico, tutti gli indici economici saranno peggiorati, con l'unico risultato di aver impoverito ancora di più questa Nazione. Nella discesa agli inferi, i Caronte, Berlusconi e Bersani, coloro che ci hanno traghettato nell'abisso di un enorme debito pubblico, ci danno lezioni e si propongono al governo nel 2013 come salvatori. Oltre al danno, anche la beffa. I cialtroni tornano sempre sul luogo del disastro. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.

Ps: Il governo Monti ha prestato i soldi alle banche italiane attraverso la BCE per far comprare i nostri titoli pubblici dei quali istituzioni e banche estere volevano disfarsi. L'operazione, ovviamente, è stata pagata dagli italiani con tasse e tagli.

SMUCINATE BENE...


Se non avete sposato un emiro, potete andare a vestirvi a porta portese, se "smucinate" bene, potete trovare degli affari...(...)

Si è stufato di spendere milioni: l'emiro compra Valentino alla moglie Dopo aver speso decide di milioni di dollari per il guardaroba della bellissima Mozah, l'emiro Al Thani del Qatar compra la maison


Sul piatto ha messo 700 milioni di dollari: così non ne dovrà sborsare altri per i capi che desidera la sua signora, la vera concorrente - in quanto a bellezza - di Rania di Giordania

Dopo avere speso decine di milioni di dollari per il guardaroba della sua signora, che ama follemente ogni abito di Valentino, l’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al Thani ha preso la decisione: ha messo quasi 700 milioni di euro sul piatto del fondo Permira, chiedendo di comprarsi direttamente la celebre maison di moda italiana. Se qualcuno altro al mondo ha la stessa passione della sua signora sceicca - avrà pensato l’emiro - almeno le casse del Qatar avranno rimborsato un po’ di quel guardaroba da mille e una notte. Lei - la donna per cui l’emiro fa questa ultima sua follia - è considerata una delle cinquantenni più belle e affascinanti del mondo.
Sua Altezza Mozah bint Nasser al Missned, nonostante la classe 1958, sette figli, e già i primi nipotini, è sposata con l’emiro che allora era semplice erede al trono da quando aveva 18 anni.
Gli ha fatto girare la testa fin dal primo minuto. In Qatar infatti esiste la poligamia, e l’emiro è sposato anche con altre due cugine che gli hanno dato folta prole. Mozah è riuscita a metterle nell’ombra e ad esser scelta come first lady, l’unica che lo accompagna nelle visite di Stato. Ha imposto anche come erede al trono il suo primogenito, ritagliandosi il potere anche da emira madre. Un paio di anni fa ha aperto un profilo Twitter e uno Facebook, facendo concorrenza alla sua vera rivale nel mondo arabo, la regina Rania di Giordania, che ha 12 anni meno di lei. Ad ogni visita di Stato Mozah è capace di cambiare abito in una sola giornata anche sei sette volte: ne indossa uno diverso per appuntamento. Il suo fascino ha letteralmente stecchito i capi di Stato europei incontrati, generando anche qualche gag con Filippo di Inghilterra e re Juan Carlos in Spagna. Anche Giorgio Napolitano non è sembrato insensibile quando l’ha incontrata nel 1997 al Quirinale. Ha colpito tutti il fisico statuario e l’altezza, che solo poche modelle possono vantare. Perfino Carla Bruni ha dovuto cambiare scarpe, mettendosi i tacchi scartati in un primo momento per non sfigurare di fianco a lei durante la visita in Qatar da prima donna di Francia…


Il marchio Valentino agli arabi, comprato da societa' del Qatar


(AGI) - Milano, 12 lug. - La maison Valentino sara' "griffata" Qatar: Mayhoola for Investments, societa' partecipata da un primario investitore dell'Emirato, ha acquisito l'intera partecipazione di Valentino Fashion Group S.p.A. Il contratto e' stato firmato martedi', come riferisce un comunicato della societa'. Da giorni si rincorrevano voci di un forte interesse per la casa di moda da parte dei reali di Doha, che sarebbero stati disposti a sborsare una cifra pari a 852 milioni di dollari. Tuttavia al momento non si conosce la cifra dell'accordo. "Valentino e' da sempre un marchio di grande fascino e di indiscusso posizionamento", ha commentato un rappresentate di Mayhoola. "Siamo rimasti colpiti dal lavoro fatto in questi anni dai Direttori Creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e da tutto il management team guidato da Stefano Sassi. La loro capacita' di coniugare l'estetica e i valori definiti dal fondatore Valentino Garavani con una visione contemporanea e sofisticata ha reso il marchio estremamente attuale e con un grande potenziale di sviluppo. Il nostro obiettivo - ha proseguito - e' quello di supportare il management al fine di raggiungere una piena valorizzazione delle prospettive di questo magnifico marchio. Crediamo inoltre che Valentino sia la base di partenza ideale per creare una piu' ampia presenza nel settore del lusso". Soddisfazione e' stata espressa anche dall'ad di Valentino, Stefano Sassi.
"Siamo molto soddisfatti di questa operazione. Negli ultimi anni, nonostante il mercato del lusso presentasse momenti altalenanti, l'azienda ha sempre operato con grande intensita' e con un orientamento di lungo termine, finalizzato a cogliere a pieno le grandi potenzialita' del marchio. Il lavoro svolto ha portato ad una sensibile crescita del fatturato, pari a circa il 60% tra 2009 e 2012. L'attuale positiva evoluzione di Valentino potra' essere ulteriormente accelerata con il contributo del nuovo azionista. Colgo l'occasione - ha concluso Sassi - per ringraziare Permira e la famiglia Marzotto che hanno supportato il management team permettendogli di realizzare importanti passi nella direzione dello sviluppo." Mayhoola ha acquisito il controllo di Valentino S.p.A. e della licenza M Missoni. L'altro marchio gestito del gruppo, Marlboro Classics, e' stato invece separato dal perimetro di cessione e restera' in carico a Red & Black, societa' controllata dal Fondo Permira assieme alla famiglia Marzotto, che continua a detenere una partecipazione di maggioranza in Hugo Boss.
Consulenti dell'operazione sono stati Perella Weinberg Partners (M&A advisor per il compratore), Mediobanca - Banca di Credito Finanziario S.p.A. e UniCredit (M&A advisor per il venditore), Citigroup Global Markets Limited (M&A advisor per VFG), Chiomenti (advisor legale per il compratore), Bonelli Erede e Pappalardo e Freshfields Bruckhaus Deringer (advisor legale per il venditore), Linklaters (advisor legale per VFG), Bain & Co.
(advisor industriale per il compratore) e PWC e KPMG (advisor contabili). Il gruppo Valentino ha chiuso il primo semestre del 2012 con un fatturato in crescita del 23% rispetto al primo semestre 2011. (AGI) .

AVAAZ...



Mettete i banchieri dietro le sbarre Firma la petizione Alla Commissione europea, al Parlamento europeo e agli stati membri:
In qualità di cittadini preoccupati dagli scandali che stanno scuotendo le banche e che stanno peggiorando le nostre economie e stili di vita, vi chiediamo di agire affinché i banchieri siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Questo può succedere soltanto grazie a una legislazione forte contro gli abusi del mercato, includendo sanzioni penali per i banchieri che calpestano o non rispettano le nostre leggi.

Pubblicato il: 10 Luglio 2012
Alcune grandi banche sono al centro di un mega scandalo per aver truccato i tassi d'interesse mondiali, rubando milioni di euro ai cittadini sui loro mutui, prestiti d'onore e molto altro! Noi finiremmo in carcere in un attimo, mentre la Barclays dovrà soltanto pagare una multa che corrisponde a una minuscola parte dei suoi profitti! L'indignazione sta crescendo: è la nostra opportunità per mettere fine allo strapotere delle banche sulle nostre democrazie.

Il Commissario europeo per il mercato Michel Barnier ha alzato la testa contro la potente lobby delle banche e vuole promuovere una riforma che metterebbe dietro le sbarre i banchieri che commettono frodi come questa. Se l'Ue facesse il primo passo, poi tutto il mondo potrebbe seguire. Ma le banche hanno alzato le barricate, e soltanto un'ondata di persone che si battono per il cambiamento può far passare queste riforme.

Se nel giro di 3 giorni saremo 1 milione di persone dalla parte di Barnier, questo appoggio gli darà la forza necessaria per smascherare la lobby delle banche e spingere i nostri governi a portare a casa la riforma. Firma la petizione: QUI i nostri numeri crescenti saranno rappresentati di fronte al Parlamento europeo dalla messa in scena di banchieri dietro le sbarre.

LIDIA UNDIEMI...


ESM venga messo in discussione anche in Italia

di: Lidia Undiemi Pubblicato il 11 luglio 2012| Ora 15:35

In Germania parlamentari, intellettuali ed ex personalita' rappresentanti di alte cariche istituzionali si sono mobilitati contro le strategie che minano i poteri e la sovranita' di una nazione. Parla l'economista di Wall Street Italia Lidia Undiemi.
Lidia Undiemi, studiosa di diritto ed economia, in uno dei suoi interventi televisivi.
Lidia Undiemi è l'economista di Wall Street Italia. E' in prima linea con WSI nella battaglia contro l'ESM e il Fiscal Compact.

Roma - Non è facile per i politici italiani, che hanno probabilmente puntato tutto sull’assenza di dibattito pubblico, accettare che un obiettivo politico gigantesco come l’ESM possa essere messo in discussione dalla magistratura d’oltre confine. Sempre colpa dei giudici, potrebbe sostenere qualcuno, stavolta non necessariamente di "destra".

Eppure nelle altre nazioni "c’è vita" in Parlamento, ed è proprio nella Germania della Merkel che parlamentari, intellettuali ed ex rappresentanti di alte cariche istituzionali si stanno mobilitando contro queste strategie finanziarie che determinano un indebolimento dei poteri delle singole nazioni, ormai in balia di "giochi di potere" internazionali tutt’altro che rassicuranti.

Che la Corte tedesca assumesse un ruolo così determinante c’era da aspettarselo, ma per comprendere fino in fondo la portata di questa vicenda è necessario fare qualche riflessione sul significato strategico degli accordi intergovernativi. Quello a cui stiamo assistendo oggi non è una lotta fra poteri istituzionali e organizzazioni che in gran segreto traggono profitto dalla violazione delle regole. E’ in corso la creazione di organismi sovranazionali che riducono l’autonomia degli stati coinvolti in manovre finanziarie complesse ma dal chiaro intento politico: appropriazione della sovranità politica anche a costo di rischiare di violare la Costituzione.

In questo contesto è ovvio che la difesa dei valori costituzionali approda in tribunale, che in tal senso diviene il principale campo di battaglia politico, almeno nel breve termine.

Come già messo in evidenza a febbraio nel mio dossier sul caso "ESM" (link qui sotto), l’eventuale blocco del trattato da parte della Corte era già nell’aria, poiché il 7 settembre dell’anno precedente lo stesso organo aveva emanato una sentenza che è apparsa come un ostacolo insormontabile all’utilizzo di strumenti che determinano un vincolo permanente per la sovranità di bilancio. Questa riflessione deve essere letta tenendo anche conto dell’impatto del Fiscal Compact, autorizzato dal Bundestag assieme all’ESM e anch’esso al vaglio della magistratura tedesca.

Altra questione da non sottovalutare, anch’essa sollevata nel dossier, riguarda la disposizione contenuta nel trattato secondo cui gli stati membri dell’ESM si vincolano a versare "irrevocabilmente ed incondizionatamente" le proprie quote di adesione. Nell’ipotesi in cui la Corte tedesca non consenta alla Germania di far parte dell’ESM, lo Stato tedesco sarebbe comunque obbligato a versare la quota di adesione visto che il parlamento ha già concesso l’autorizzazione alla ratifica?

Probabilmente non sarà così, considerata inoltre l’ampia flessibilità con cui i politici intendono applicare il trattato. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di potere ricapitalizzare le banche direttamente tramite l’organizzazione intergovernativa senza l’intervento dello Stato di appartenenza nonostante tale possibilità non sia prevista dal testo del trattato (art. 15). Eppure continuano a chiamarlo fondo "salva-stati".

Il 5 giugno 172 economisti tedeschi hanno lanciato una iniziativa contro l’ESM invitando i cittadini a mobilitarsi contro tale potenza finanziaria. Promotore dell’iniziativa è il Prof. Hans-Werner Sinn seguito da autorevoli colleghi come Klaus Zimmermann, ex capo dell'Istituto Tedesco di Ricerca Economica e Wilhelm Hankel.

La Corte costituzionale di Karlsruhe ha ricevuto diversi ricorsi che hanno coinvolto più di 12.000 cittadini, anche grazie alla partecipazione dell’ex ministro della Giustizia Herta Däubler Gmelin appoggiato dall’associazione «Mehr Demokratie» (più democrazia).

Sul fronte politico dura presa di posizione da parte del partito di sinistra radicale Die Linke seguito dal parlamentare bavarese della Csu Peter Gauweiler.

Importanti contestazioni emergono anche da altre parti d’Europa, ed in particolare in Finlandia, Olanda e Austria che hanno già approvato la ratifica. Nei primi due paesi citati si contrastano fortemente le operazioni di acquisto dei titoli di Stato europei sul mercato secondario previsto dall’ESM. In Austria il partito della Libertà (FPOE) ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale e si prevede la realizzazione di un referendum nazionale per annullare il voto del Parlamento.

In Italia? Tutti i partiti appoggiano Monti in questo "governo delle banche", non c’è opposizione. Il nostro Parlamento deve ancora votare la ratifica e oltre l’appello e il dossier da me pubblicati circa 5 mesi fa, appoggiati da Wall Street Italia e da una parte importante della società civile, da Bruxelles a Roma tutti i parlamentari restano in "religioso" silenzio.

La mancata attuazione dell’ESM allontana i leader europei dalla concreta realizzazione di una unificazione politica dai contorni "oscuri". Non è escluso che il fallimento di tale accordo si traduca in un cambio di rotta della politica comunitaria attualmente palesemente orientata al salvataggio dei grandi poteri finanziari che gravano pesantemente sulle spalle del popolo.

__________________________


ECCO IL DOSSIER DEFINITIVO SU ESM E FISCAL COMPACT, scarica i seguenti documenti:


- TESTO DELLA PROPOSTA DI MOZIONE PARLAMENTARE CONTRO L’ESM


- Disegno di legge per la ratifica della modifica dell’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea


- Resoconto dell’assemblea del Senato del 25 gennaio 2012 (le mozioni da pagina 107)


- Link dal quale è possibile visionare le mozioni presentate alla camera


- "Senato: passa la mozione unitaria sull'Europa", articolo su Quotidiano.net


- Testo dossier sull’ESM di Lidia Undiemi

ENRICO LETTA...


Enrico Letta PD: "Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo!"

Dichiarazione consone all'inciucio preesistente tra PD e PDL...niente di nuovo! Anzi diciamo un Letta di qua e un Letta di la!

venerdì 13 luglio 2012




L'ITALIA DEL «TUTTI INNOCENTI»

Una perfetta impudenza


Sosteneva Schopenhauer - un bilioso connazionale della signora Merkel vissuto circa un paio di secoli fa, al quale evidentemente non eravamo troppo simpatici - che tra tutti i popoli d'Europa gli Italiani rappresentavano l'esempio di «una perfetta impudenza». Esagerava, certamente. Ma resta il fatto che da un po' di tempo chi vive in questo Paese non può fare a meno di chiedersi dove mai erano negli ultimi trent'anni gli attuali protagonisti della scena pubblica italiana, che cosa allora essi dicevano e facevano, addirittura se abbiano mai detto o fatto qualcosa. O forse, invece, erano ancora in troppo tenera età? O magari tutti all'estero e si occupavano d'altro?
Oggi, infatti, nessuno sembra essere stato responsabile di nulla. Una «perfetta impudenza», appunto. Debito pubblico cresciuto a livelli vertiginosi? Spesa pubblica oggetto di sprechi di ogni tipo e misura? Un'amministrazione di inefficienza conclamata? Le professioni preda del più turgido spirito corporativo? La lottizzazione partitica dominante dappertutto? Un welfare costruito a tutela dei più forti? Reti e servizi organizzati in forma oligo-monopolistica e sempre in danno del consumatore? Banche inefficienti e abituate ad angariare la clientela? Un'industria privata spesso variamente foraggiata a fondo perduto dallo Stato? Una giustizia di cui i cittadini diffidano? Carceri in condizioni orripilanti?

Sì, questo è il panorama vero e angoscioso dell'Italia di oggi. Ma è un panorama orfano di padri: per la parte che ciascuno vi ha avuto nel generarlo nessuno se ne vuole fare carico. Tutti innocenti. A cominciare dai partiti che fino a novembre dell'anno scorso hanno governato in ambito locale e nazionale. Quei partiti, quegli uomini e quelle donne, che per decenni hanno preso tutte le decisioni che oggi sappiamo sbagliate, quasi sempre senza preoccuparsi del domani ma solo del consenso dell'oggi; che hanno deliberato spese sconsiderate e hanno approvato leggi sempre più rivelatesi mal pensate e peggio ancora applicate. Per non dire dei sindacati, propugnatori abituali di vincoli rivelatisi soffocanti e, specialmente nel pubblico impiego, sostenitori di ope legis rovinosi, di mansionari e organici fuori dalla realtà, portatori di abiti ideologici implacabilmente ostili al merito, alla gerarchia, all'efficienza. Quei sindacati che per bocca di Susanna Camusso ancora oggi rivendicano come un merito indiscusso la prassi della concertazione «tra le parti», senza neppure un dubbio sulle evidenti conseguenze che una tale prassi ha avuto per decenni ai danni dell'interesse, non «delle parti», ma di quello generale, di cui deve pur essere garante il governo.

Mettiamoci pure, come è giusto, il sistema dell'informazione. Sì, troppo a lungo l'informazione indipendente si è mostrata eccessivamente indulgente verso il potere politico ed economico e i suoi rappresentanti. Non solo: troppo rispetto a priori anche verso i tabù culturalmente consacrati, verso l'autorità delle grandi corporazioni, verso tante discutibili pretese dei corpi dello Stato. Esattamente come la medesima indulgenza, il medesimo conformismo, però, ha avuto l'informazione ideologicamente orientata, ogni qual volta si è trattato di coprire le contraddizioni, le inadeguatezze o le vere e proprie magagne della propria parte.

C'eravamo, ci siamo stati tutti, insomma, nell'Italia degli ultimi trent'anni, se non sbaglio. E ognuno con la sua piccola o meno piccola parte di colpa; anche se oggi in molti fingono di esserselo dimenticato. Soprattutto c'erano, ci sono stati, gli Italiani (ha fatto bene Giuseppe Bedeschi ieri a ricordarlo). Gli Italiani: nella loro maggioranza implicati in mille modi - contro una minoranza di veri poveri e di senza diritti - nei meccanismi perversi che ci hanno portato alla drammatica condizione attuale: come elettori, come evasori fiscali, come finti invalidi o finti intestatari di quote latte, come viaggiatori a sbafo, come fruitori della spesa pubblica, di condoni edilizi, di pensioni d'anzianità, come membri di qualche piccola o grande corporazione di privilegiati. Più o meno i medesimi, c'è da giurarci, intenti a recitare oggi la parte dei superindignati contro la «casta».

È questo il massimo ostacolo che paralizza il Paese e gli impedisce di riprendere qualsiasi cammino, è la sua cattiva coscienza: l'oblio generalizzato e autoassolutorio della società nazionale in genere, e la mancanza della benché minima autocritica dei partiti maggiori, che di conseguenza li rende tutti non credibili nei loro propositi per il futuro, destinati quindi a suonare fastidiosamente patetici. L'Italia non potrà avere alcun futuro finché non riuscirà a disporre di una narrazione del passato che la renda consapevole degli sbagli trascorsi, delle loro cause e dei loro responsabili. Così come dopo la catastrofe della guerra potemmo risollevarci solo dopo esserci sforzati di capire gli aspetti oscuri della nostra storia che si riassumevano nell'errore del fascismo, allo stesso modo oggi andremo avanti solo se faremo i conti con la vicenda grigia e piena di difetti della nostra democrazia.


ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA - Corriere della Sera
13 luglio 2012

HOLLANDE NO TAV...



PAPPA E CICCIA...



mercoledì 11 luglio 2012

AMERICA



lug 09 2012 - Articolo di Paul Craig Roberts

Riuscirà il mondo a sopravvivere alla cieca arroganza di Washington?

Guerre "umanitarie" Nato, Politica internazionale L’amministrazione Obama ha preso di mira la Russia e la Cina

Quando il presidente Reagan mi nominò Sottosegretario al Tesoro per le politiche economiche, mi disse che dovevamo rimettere in sesto l’economia americana, salvarla dalla stagflazione, al fine di imporre tutto il peso di una nostra economia forte alla leadership sovietica, per convincerla a negoziare la fine della guerra fredda. Reagan aggiungeva che non c’era alcun motivo per continuare a vivere sotto la minaccia di una guerra nucleare.

L’amministrazione Reagan raggiunse entrambi gli obiettivi, solo per vedere non prese in considerazione queste realizzazioni dalle amministrazioni successive.
Fu proprio il vice presidente e successore di Reagan, George Herbert Walker Bush, a violare per primo gli accordi Reagan-Gorbaciov, per integrare nella NATO aree un tempo costituenti l’impero sovietico, insediando basi militari occidentali sui confini con la Russia.
Il processo di circondare la Russia con basi militari continuò senza sosta durante gli altri successivi governi degli Stati Uniti. Varie “rivoluzioni colorate” sono state finanziate dal National Endowment for Democracy USA (NED), considerata da molti come una facciata della CIA.
Infatti, Washington ha provato ad insediare un governo controllato dagli Stati Uniti in Ucraina ed è riuscito a farlo nella Georgia ex sovietica, il paese di origine di Giuseppe Stalin.
Il presidente della Georgia, un paese situato tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è un burattino di Washington. Recentemente, ha annunciato che la Georgia ex sovietica ha in programma di diventare un membro della NATO nel 2014.
Coloro che sono abbastanza vecchi per ricordare, sanno che la NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, costituiva un’alleanza tra l’Europa occidentale e gli Stati Uniti contro la minaccia di invasione dell’Armata Rossa contro l’Europa occidentale.
Il Nord Atlantico è molto, molto lontano dal Mar Nero e dal Mar Caspio. Qual è lo scopo della Georgia di diventare un membro della NATO, se non quello di procurare a Washington una base militare in una zona vulnerabile della Russia?
Questa è la prova semplicemente schiacciante del fatto che Washington – entrambi i partiti (democratico e repubblicano) – ha preso di mira la Russia e la Cina.
Al momento non è chiaro se lo scopo è quello di distruggere entrambi i paesi, o semplicemente far sì che non possano opporsi all’egemonia mondiale di Washington.
A prescindere dalla finalità, la guerra nucleare è il risultato probabile.
La stampa “prostituta” degli Stati Uniti finge che un governo siriano malvagio stia massacrando cittadini innocenti che vogliono solo la democrazia e che, se l’ONU non dovesse intervenire con mezzi militari, gli Stati Uniti dovrebbero farlo per salvare i diritti umani.
La Russia e la Cina sono diffamate da funzionari usamericani per la loro opposizione a qualsiasi pretesto addotto dalla NATO per un’invasione della Siria.
I fatti, ovviamente, sono diversi da quelli presentati dai corrotti media statunitensi e dai membri del governo degli Stati Uniti.
I “ribelli” siriani sono ben armati con armi da guerra. I “ribelli” stanno combattendo l’esercito siriano. I “ribelli” massacrano i civili e informano le loro puttane nei media in Occidente che le azioni criminose sono da addebitarsi al governo siriano, e queste puttane in Occidente diffondono la propaganda.
Qualcuno sta armando i “ribelli”, visto che ovviamente non si possono acquistare armi nei mercatini locali della Siria. La maggior parte delle persone intelligenti ritiene che le armi provengono dagli Stati Uniti o dai loro facenti funzione.
Quindi, Washington ha scatenato una guerra civile in Siria, come ha fatto in Libia, ma questa volta i “creduloni” russi e cinesi hanno capito la questione e si sono rifiutati di autorizzare una risoluzione delle Nazioni Unite come quella che fu sfruttata dall’Occidente contro Gheddafi.
Per aggirare questo ostacolo, si tira fuori un vecchio caccia Phantom dell’era della guerra in Vietnam degli anni ‘60 e la Turchia lo fa volare sulla Siria. I Siriani lo abbattono, e allora la Turchia può fare appello ai suoi alleati della NATO affinché vengano in suo aiuto contro la Siria.
Negata l’opzione delle Nazioni Unite, Washington può invocare il suo obbligo, ai sensi del Trattato NATO, di entrare in guerra in difesa di un membro della NATO contro una Siria demonizzata.
La menzogna, tipica dei neoconservatori che stanno dietro le quinte delle guerre di Washington, è che gli Stati Uniti stanno portando la democrazia ai paesi invasi e bombardati. Parafrasando Mao, “la democrazia viaggia sulla canna del fucile”.
Tuttavia, la Primavera Araba ha prodotto poca democrazia, come nel caso di Iraq e Afghanistan, due paesi “liberati” dalle invasioni democratiche degli Stati Uniti.
Ciò che gli Stati Uniti stanno portando sono le guerre civili e lo smembramento dei paesi, come il regime del presidente Bill Clinton ha realizzato nella ex Jugoslavia. Più paesi possono essere ridotti in pezzi e dispersi in fazioni rivali, più potente diventa Washington.
Il russo Putin capisce che la stessa Russia è minacciata non solo dal finanziamento da parte di Washington dell’“opposizione russa”, ma anche dalle contese tra i Musulmani scatenate dalle guerre di Washington contro gli Stati musulmani laici, come l’Iraq e la Siria. Questa discordia si diffonde nella stessa Russia e regala alla Russia problemi come il terrorismo ceceno.
Quando uno Stato laico viene rovesciato, le fazioni islamiche sono libere di contrapporsi l’una contro l’altra. Le faide interne rendono i paesi impotenti.
Come ho scritto in precedenza, l’Occidente predominerà sempre nel Medio Oriente perché le fazioni islamiche si odiano a vicenda, più di quanto odino i loro conquistatori occidentali.
Così, quando Washington distrugge governi laici, non-islamisti, come in Iraq e come vuole fare ora in Siria, gli Islamisti emergono e si combattono gli uni contro gli altri per la supremazia.
Questo conviene a Washington e ad Israele, in quanto questi Stati laici cessano di essere degli antagonisti coerenti.
La Russia è vulnerabile, perché Putin viene demonizzato da Washington e dai media statunitensi e perché l’opposizione russa contro Putin è finanziata da Washington e serve gli interessi degli Stati Uniti, non della Russia. Le turbolenze che Washington sta scatenando all’interno di Stati musulmani si infiltrano nelle popolazioni russe musulmane.
Si è dimostrato più difficile per Washington interferire negli affari interni della Cina, anche se è stata seminata discordia in alcune province. Si prevede che entro pochi anni l’economia cinese supererà in dimensioni l’economia usamericana, e così una potenza asiatica sostituirà una potenza occidentale come economia più potente del mondo.
Washington è profondamente turbata da questa prospettiva. Asservita e sotto il controllo di Wall Street e di altri gruppi affaristici con straordinari interessi, Washington non è in grado di salvare l’economia usamericana dal suo decadimento.
I profitti a breve termine della speculazione di Wall Street, i profitti del complesso militar-industriale guerrafondaio, e i profitti derivati dalla delocalizzazione della produzione di beni e servizi per i mercati statunitensi, hanno maggior rappresentanza a Washington rispetto al benessere dei cittadini usamericani.
Mentre l’economia statunitense affonda, l’economia cinese cresce.
La reazione di Washington è quella di militarizzare il Pacifico. La Segretaria di Stato USA ha dichiarato che il Mar meridionale cinese è una zona di interesse nazionale usamericano.
Gli Stati Uniti stanno corteggiando il governo filippino, giocando la carta della minaccia cinese, e lavorano perché la flotta militare USA ritorni invitata nella sua ex base di Subic Bay. Recentemente si sono svolte esercitazioni navali militari congiunte fra Stati Uniti e Filippine contro la “minaccia cinese”.
La marina militare USA sta dislocando flotte verso l’Oceano Pacifico e sta costruendo una nuova base navale in un’isola sudcoreana.
Marines degli Stati Uniti sono ora di base in Australia e vengono riassegnati dal Giappone ad altri paesi asiatici.
I Cinesi non sono stupidi. Capiscono che Washington sta cercando di circondare la Cina.
Per un paese incapace di occupare l’Iraq dopo 8 anni, e incapace di occupare l’Afghanistan dopo 11 anni, sfidare simultaneamente due potenze nucleari è un atto di follia.
L’arroganza di Washington, alimentata quotidianamente dai neocons impazziti, nonostante gli straordinari fallimenti in Iraq e in Afghanistan, ha ora preso di mira potenze formidabili – la Russia e la Cina. Il mondo, in tutta la sua storia, non è stato mai testimone di una tale idiozia.
Gli psicopatici, i sociopatici e gli imbecilli che prevalgono a Washington stanno portando il mondo alla distruzione. Il governo di pazzi criminali a Washington, a prescindere dal fatto che sia democratico o repubblicano, a prescindere dall’esito delle prossime elezioni, costituisce la più grande minaccia per la vita sulla terra che sia mai esistita.
Inoltre, l’unico modo per finanziarsi che hanno i criminali di Washington sono le macchine per stampare banconote.
In un articolo successivo esaminerò se l’economia USA completerà il suo collasso prima che i criminali di guerra a Washington possano distruggere il mondo.
Articolo di Paul Craig Roberts
Tradotto da Alba Canelli
Editato da Curzio Bettio

WASHINGTON POST..


COME CI VEDE IL WASHINGTON POST UN PAESE PRIVO DI CULTURA CIVICA, IL CUI BUSINESS BASATO SUL NEPOTISMO E SU FORTI VINCOLI FAMILIARI NE MINACCIA LO STESSO FUTURO ECONOMICO

Articolo di Steven Pearlstein pubblicato sul quotidiano Washington Post il 29 giugno 2012.


BASTA VEDERE LA RAI OCCUPATA DA INTERE FAMIGLIE...ci fanno il porco del comodo loro, succhiano milioni di euro...stipendi, liquidazioni,scivoli...non si vede la fine di questa vergogna a spese dei cittadini.

BEPPE GRILLO...



Premessa: nessun partito e nessuna istituzione vogliono tra i coglioni il MoVimento 5 Stelle. Il boom dei cittadini offende orecchie disabituate al cambiamento. L'attuale fregola per modificare la legge elettorale deriva dalla paura di mollare le poltrone, e forse anche il governo. Con il Porcellum, del quale per tutta una legislatura non è fregato nulla a nessuno, il M5S potrebbe ottenere il premio di maggioranza. Per i partiti sarebbe notte. Pece nera. Da qui al 2013 ci sono quindi vari scenari possibili all'esame dei partiti:
Primo scenario: due coalizioni, Pdl+Lega, Pdmenoelle+UDC+SEL+ "chiunque altro ci voglia stare" si presentano con il Porcellum. I leader dei due raggruppamenti si combattono aspramente in campagna elettorale, raccattano tutti i voti possibili e, subito dopo, danno vita a un governo di unità nazionale per "il bene della nazione". Unica opposizione in Parlamento il MoVimento 5 Stelle. Questa ipotesi presenta una controindicazione. Se il M5S facesse il botto e risultasse primo, il piano fallirebbe.
Secondo scenario: pungolati da Napolitano, i partiti riscrivono finalmente la legge elettorale. La scrivono ovviamente pro domo loro, disegnandola sull'esclusione del M5S dal Parlamento o per una sua ridottissima rappresentanza. Questa ipotesi non ha controindicazioni, ma è di difficile attuazione per la mancanza di tempo e la ritrosia dei segretari di partito a mollare il Porcellum che consente di eleggere madri, amanti, figli e cognati.
Terzo scenario: le elezioni vengono rinviate di un anno di fronte all'aggravamento della crisi economica (tra un anno sarà fortemente peggiorata). Uno scenario possibile sia per le attuali leggi che per la Costituzione. Rigor Montis viene quindi confermato nella sua carica di presidente del Consiglio dalla BCE, l'attuale rappresentanza parlamentare guadagna (in tutti i sensi) un altro anno ed elegge una donna, come auspicato da Napolitano, Emma Bonino,

ultra liberista e frequentatrice del Bildeberg.

Questa ipotesi ha come controindicazione l'esplosione di scontri sociali, ma in cambio consente l'assoluto controllo del Parlamento.
Quarto scenario: una coalizione Pdl, Pdmenoelle, Udc con Rigor Montis come candidato premier, si presenta alle elezioni con il Porcellum. Ottiene il premio di maggioranza. Tutto cambia perché nulla cambi rispetto ad ora per altri 5 anni. Nessuna controindicazione se non la presenza del MoVimento 5 Stelle in Parlamento.
Per ognuna di queste ipotesi va considerata comunque la possibilità di una crisi economica anticipata senza precedenti. In questo caso varrebbe una quinta ipotesi che contempla l'uso di centinaia di elicotteri per la fuga della classe politica che oggi, di fronte allo sfascio del Paese, di cui ha la totale responsabilità, discute soltanto di alchimie elettorali e di alleanze.
Quale ipotesi pensate sia più probabile?

P.S. Guido Fegatilli nel comune di Celano è diffidato dall'uso del simbolo del MoVimento 5 Stelle per il quale non ha ottenuto certificazione. Le liste certificate sono visibili sulla pagina del MoVimento 5 Stelle.

domenica 8 luglio 2012

SI LEGGONO COSE...


Su Vanity Fair il giornalista Gad lerner ha scritto: Beppe Grillo se la ride sogghigna e si frega le mani alla faccia dei politici menzogneri.
Piu' che ridere Grillo sta facendo una grande faticata a girare per l'Italia, a confortare la gente e a dare forza al movimento cinque stelle.
La giunta a Parma è stata fatta, speriamo bene!

Alla TV7 vedremo Santoro chiamato a risollevare gli ascolti in netto calo...la corazzata tutta de sinistra (Dandini/Sabina Guzzanti/) ha fatto flop giganteschi!

Filippo Facci non c'è la fa' a reggere il video...diciamolo fa quasi pena, deve scrivere che è meglio.

Alla rai il magna magna continua...
Rositani uno dei consiglieri confermato.



OSPEDALI CHE CHIUDONO?


Per colpa di tutti i ladroni che abbiamo avuto in politica che hanno dissanguato la sanita', potrebbero chiudere due grossi ospedali assai utili ai cittadini romani e non solo romani: l'istituto odontoiatria G.Eastaman e l'Istitututo regionale Oftalmico, due pronti soccorsi che funzionano 24 ore su 24.


Il dentista per migliaia di cittadini è un lusso...non parliamo della implantologia, un servizio accessibile solo ai ricchi e benestanti, come se avere diritto a mangiare con i denti fosse un lusso e non una necessita' per la salute' e l'estetica!


ANGELO PANEBIANCO...UNA VERITA'


L'INCONTENIBILE PARTITO DELLA SPESA
I resistenti trasversali

È arrivata l'ora della verità. Adesso che il governo cerca di mettere mano ai tagli alla spesa pubblica, il Paese reale si ribella, mette in campo tutta la potenza di cui è capace. Possiamo così comprendere perché di «rivoluzioni liberali» in Italia si possa solo parlare senza mai farle. Il governo Monti si scontra ora con veti potentissimi. Sono davvero tanti e forti coloro che lavorano perché l'ambiziosa e meritoria operazione di spending review messa in piedi dal governo fallisca il bersaglio. Sarà già molto se i risparmi previsti consentiranno di rinviare l'aumento dell'Iva.

I tagli veri e radicali alla spesa pubblica (cresciuta di quasi duecento miliardi nell'ultimo decennio), quelli di cui ci sarebbe bisogno per abbassare la pressione fiscale e fare ripartire lo sviluppo, restano un obiettivo incerto e lontano.

Perché in Italia è sempre possibile aumentare le tasse mentre non è possibile incidere davvero sul sistema pubblico, imporgli una vera cura dimagrante? Perché, quando si tratta di accrescere la pressione fiscale, lo si può fare senza quasi incontrare resistenze (è facile come affondare un coltello nel burro) mentre se si tratta di contrarre la spesa le resistenze diventano formidabili, si finisce per dare testate contro una spessa lastra d'acciaio? Il motivo è che i contribuenti, pur essendo tanti, sono disorganizzati, non hanno difesa. Invece, coloro che vivono di spesa pubblica sono organizzati e possono attivare difese potentissime. Le ragioni dei disorganizzati non hanno alcuna chance nel conflitto con gli organizzati.

C'è una specie di triangolo di ferro (della morte?) a guardia del sistema fondato su alte tasse e alta spesa: è composto dalla infrastruttura amministrativa (la burocrazia dei ministeri, degli enti parastatali e locali, le magistrature, amministrative e non), dal sindacalismo del pubblico impiego e dalle tante lobby che campano di spesa pubblica. I partiti politici ne sono i complici. In parte ne subiscono il ricatto, in parte sguazzano nello stesso stagno: se la spesa pubblica venisse ridotta e razionalizzata, dovrebbero dire addio a un bel po' di clientele. Pensate a cosa accadrebbe nei mercati elettorali locali se venissero abolite le Province con annessi e connessi o unificati i Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti o posto mano a una riforma della sanità all'insegna della efficienza.

Chi però giudica solo i partiti come responsabili non si avvede di quanto sia forte, ramificato e organizzato il blocco di potere a guardia della spesa pubblica. Così forte e ramificato da avere i suoi santi protettori anche dentro il governo Monti (dove infatti c'è conflitto fra l'ala liberale e l'ala statalista).

Va notato che i movimenti di protesta che sorgono periodicamente possono anche inveire contro le tasse ma non propongono di ridurre la spesa (anzi, in genere, vogliono aumentarla). Persino la Lega, che agli esordi aveva impugnato la bandiera della rivolta fiscale, in seguito si mise a difendere tutto ciò che era «pubblico» e spesa pubblica nelle regioni del Nord.

Resta solo il «vincolo esterno» europeo: secondo alcuni, solo l'Unione Europea potrebbe domani avere la forza per indebolire il trasversale partito italiano della spesa pubblica e per imporci una seria riduzione delle tasse. Nonostante i dubbi, è forse l'unica speranza.

Angelo Panebianco

BEPPE GRILLO



A volte ritornano, a volte non se ne sono mai andati. E' in corso una gigantesca manipolazione di massa. I partiti che hanno portato il Paese in bancarotta vengono lentamente sostituiti nel pensiero collettivo da un curatore fallimentare. Rigor Montis, lui solo, è diventato il responsabile dell'impoverimento della nazione, della chiusura di ospedali e tribunali di giustizia, di una tassazione folle, degli imprenditori suicidi, dell'IMU, del fallimento delle piccole e media imprese, dell'inflazione che divora i redditi, degli esodati, della disoccupazione, dell'emigrazione delle nuove generazioni ridotte come i loro bisnonni a cercare lavoro in ogni landa della Terra. Allora con una valigia di cartone, oggi con la Samsonite del papà. Questo sfascio non riguarda più chi lo ha causato, i pdiellini e i pdmenoellini. Anzi, i responsabili, i Casini, gli Alfano, i Veltroni, i D'Alema, i Bersani pontificano sulle misure da prendere, fanno osservazioni a Monti, tirano sulla sabbia linee del Piave sui tagli della spesa sociale che disattendono dopo poche ore. Visto che non possono più dare il cattivo esempio, come vecchie baldracche si lanciano in consigli quotidiani.
Nell'italiano si insinua così il dubbio che "Si stava meglio quando c'era lui", Berlusconi, che i governi tecnici non possono sostituire quelli politici, anche se formati da dilettanti e pregiudicati, che Monti sia un incapace che ha bisogno del badante Bondi. I partiti si riverginano grazie ai servi dei media e Monti è la loro fonte di rinascita, di una nuova giovinezza, venuto a prendere su di sé i peccati della Seconda Repubblica. I partiti non dicono che siamo in una situazione tragica, creata da loro, con un debito pubblico di 2000 miliardi di cui sono i soli responsabili. Non dicono, questi europeisti del Kaiser, che se usciremo dall'euro è per colpa loro, che siamo tecnicamente falliti con i nuovi interessi sui titoli pubblici che non riusciremo mai a pagare. Non dicono che Monti sta evitando (ma per quanto?) il blocco delle pensioni e degli stipendi ai dipendenti pubblici per mancanza di liquidità, e neppure che se la BCE non si accollerà in un modo o nell'altro il nostro debito rischiamo la guerra civile. La colpa è di Monti, il macellaio sociale, così i partiti, che non hanno tagliato nessun loro privilegio, potranno ripresentarsi alle prossime elezioni con un governo di responsabilità nazionale, una grande coalizione di sinistra-destra-centro per salvare l'Italia. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.

A volte ritornano di Stephen KingLa miglior antologia horror creata dal grande maestro Stephen King. I 20 racconti che la compongono catturano il lettore fin dalla prima pagina

mercoledì 4 luglio 2012

FIAT


Finanza/ Giovanni Agnelli & C: anno ricco per gli Agnelli-Elkann, crescono utili e dividendiL'accomandita ha distribuito un dividendo di 24,1 milioni. L'utile 2011 è stato di 52,4 milioni. Il risultato consolidato decolla a 274 milioni dai 23 dell'esercizio precedente
Milano, 3 lug - Più utili e più dividendi per gli Agnelli-Elkann. Secondo quanto ricostruito da ilmondo.it, infatti, l'assemblea dello scorso 7 giugno della Giovanni Agnelli & C., l'accomandita di famiglia, ha deliberato di distribuire ai soci della dinastia proprietaria di Exor e Fiat un dividendo complessivo di 24,1 milioni di euro a valere sull'utile di 52,4 milioni e destinando a riserva straordinaria i restanti 28,2 milioni.

La cedola, pari a 8 euro ad azione, è significativamente migliore dei 6 euro a titolo distribuiti nello scorso anno, quando il monte-dividendi fu di poco più di 18 milioni. La relazione sulla gestione firmata dal presidente John Philip Elkann aggiunge che quest'anno la Sapa incasserà dividendi per 43,9 milioni da Exor ed è quindi previsto “un risultato positivo” se si pensa che il precedente esercizio fu segnato da un rosso per 18,4 milioni e le cedole furono assicurate attingendo a riserve. Segnali positivi giungono anche dal bilancio 2011 consolidato dell'accomandita degli Agnelli-Elkann che evidenzia un utile di gruppo di 274 milioni rispetto ai 23 milioni del 2010, con un patrimonio netto salito da 3,2 a 3,5 miliardi.

L'incremento dell'utile civilistico di 70,9 milioni deriva da maggiori dividendi incassati (+22,4 milioni) di cui 40,7 erogati da Exor e 17,3 da Old Town. Il risultato 2010 comprendeva l'accertamento di imposte di esercizi precedenti (47,4 milioni). L'incremento dell'utile consolidato di 203,7 milioni deriva dal miglioramento dei risultati delle partecipate (+202,6 milioni). L'assemblea della Giovanni Agnelli & C. ha anche deliberato un ulteriore buy-back fino a un massimo di 50 mila titoli per un corrispettivo unitario non inferiore a 50 euro e non superiore a 1.000 euro. Mentre è stato confermato il collegio sindacale, la nuova società di revisione sarà Reconta Ernst & Young.

Andrea Giacobino

martedì 3 luglio 2012

LE SCUOLE SONO FINITE E.........


Le scuole sono finite e molte mamme dopo il fatto del bambino morto in quella maledetta gita, sono preoccupate a mandare i bambini ai campi estivi. Il caldo torrido spaventa, meglio i nonni se si mettono a disposizione?


PS: naturalmente i nonni che potranno godersi i nipotini saranno quelli che hanno una villetta fosse solo a Cerveteri o all'Axa...i soldi hanno un grande valore ai tempi d'oggi!

lunedì 2 luglio 2012

FALSE ILLUSIONI...



ANSA.it nel vertice Ue ha vinto Merkel, non Monti
Prof sopravvivera' a summit ma per Italia non e' cambiato nulla
02 luglio, 15:48
ROMA - Il presidente del Consiglio Mario Monti ha "sfidato" Angela Merkel e ha "vinto la battaglia", ma il "vero vincitore" del summit di Bruxelles della settimana scorsa è stato "il cancelliere tedesco, non Monti": lo scrive oggi l'editorialista Wolfgang Muenchau in un commento pubblicato sul Financial Times. Monti è stato "intelligente" a minacciare il veto su "qualcosa di cui la Merkel aveva urgente bisogno", scrive Muenchau riferendosi al piano per la crescita da 120-130 miliardi di euro. Il presidente del Consiglio ha messo la Merkel "nell'angolo" e "sopravviverà qualche settimana o mese in più in politica": "é stato un esempio di classica diplomazia Ue". Tuttavia, sottolinea, questo è lo scenario che si è presentato sul palcoscenico di Bruxelles. Guardando "dietro le quinte", osserva, si vede che, "almeno per l'Italia, non è cambiato assolutamente nulla". Il fondo salva-Stati poteva già acquistare titoli italiani sul mercato ma non era utilizzato, scrive l'editorialista, sottolineando che l'Italia deve comunque firmare un memorandum d'intesa (Mou) ed essere soggetta alla Troika (Commissione Ue, Bce, Fmi), anche se la procedura sarà "meno invasiva", permettendo all'Italia di "salvare un po' più la faccia". Resta il fatto che la capacità di fuoco dell'Esm (European stability mechanism) di 500 miliardi di euro "non è cambiata", prosegue Muenchau osservando che questa somma, "semplicemente, non è abbastanza". Quindi, "Monti si sarà assicurato il giusto accordo politico, ma per risolvere il problema delle dimensioni dell'Esm avrebbe dovuto veramente insistere su una licenza bancaria". Per questo, è la Merkel la "vera" vincitrice: il cancelliere è riuscito a mantenere invariate le responsabilità della Germania. "Qualcuno - scrive - dovrà spiegarmi com'é possibile non avere alcun cambiamento nelle responsabilità complessive della Germania, né delle politiche della Bce, e comunque (dire) che adesso l'Italia e la Spagna possono essere al sicuro, quando non lo erano una settimana fa". In ogni caso, conclude, "probabilmente la settimana scorsa l'evento più importante non è stato l'accordo al summit, ma la dichiarazione della Merkel secondo cui gli eurobond non ci saranno 'finche' vivro": se così sarà, "la zona dell'euro non sopravviverà".

ERA L'ANNO 1985 E SCALFARI SCRIVEVA...


E ARRIVA AMLETO ALLA FESTA DEL PCI
01 settembre 1985 —


NON MI aspetto molto - lo dico con sincero rincrescimento - dal dibattito in corso nel Pci. E' partito male, si sta sviluppando peggio, almeno a leggere i testi pubblicati sull' NUnità e gli echi che arrivano dai vari festival e segnatamente da quello di Ferrara. Cossutta rispolvera la "fuoriuscita dal capitalismo", Natta rilancia l' apertura ai cattolici, Ingrao ricorda che esser comunisti vuol dire combattere l' ingiustizia e la diseguaglianza, l' ala "migliorista" sembra ritenere che tutto si accomoderà con qualche gentilezza a Craxi e molta attenzione alla socialdemocrazia tedesca o scandinava, i veteroberlingueriani e i tardo-rodaniani cercano di ritirar fuori dalla naftalina il simulacro del compromesso storico ormai abbondantemente roso dalle tarme. L' unanimità si ricompone sull' orgoglio del nome, come se quello fosse il problema e senza capire che la proposta "provocatoria" di Carandini e di Giolitti ben altro sottintendeva che un semplice epifonema. Finora mi pare che ci sia soltanto Reichlin a cogliere la sostanza della questione, ma la sua, come già in altre occasioni è accaduto, sembra più una voce isolata che tratta argomenti e analizza problemi concreti sui quali il resto del partito sorvola distrattamente oppure, nella migliore delle ipotesi, utilizza come temi di propaganda anzichè come stimoli robusti a guardar la politica con occhi e spirito diversi dal passato. Eppure la questione comunista è ormai arrivata all' osso e non si presta ad arzigogolate divagazioni; tantomeno a fughe verso gli universali astratti e i filosofemi. La questione comunista (noi lo diciamo da un pezzo, ma giova ripeterlo nel paese dei sordi) non è quella dell' affidabilità democratica di quel partito e neppure della sua autonomia politica e ideologica dall' Urss e dalla Terza Internazionale. L' affidabilità democratica data dai tempi di Togliatti, l' autonomia dal terzinternazionalismo da quelli di Berlinguer, come attestarono Ugo La Malfa fin dal 1979, Ciriaco De Mita a partire dall' 83, Sandro Pertini da sempre, con pubbliche e ripetute dichiarazioni. Del resto, il contributo del Pci nella lotta e nella mobilitazione di massa contro il terrorismo durante i cupi anni di piombo da un lato, e la sua tenuta democratica nella gestione della crisi economica e sociale dall' altro, sono le più recenti e vistose conferme dell' affidabilità democratica e dell' autonomia del Pci. CHI si rifiuta di vedere questi dati di fatto - e sono in tanti - lo fa per pregiudizio o per pigrizia mentale o per gretto interesse di parte. Sicchè con costoro non vale neppur la pena di misurare tesi e argomenti. La questione comunista, dicevamo, è un' altra. In parole semplici la porrei così: la capacità e la credibilità del Pci di porsi come forza politica impegnata a rifondare lo Stato, questo essendo il compito primario che da tanti anni incombe sulla situazione italiana. Lo Stato unitario fu fondato in quattro anni, tra il 1861 e il ' 65. Tutte le grandi leggi sulle quali ancora si regge quello spaventapasseri sghimbescio che è la nostra pubblica amministrazione, sono di allora. Spaventapasseri sghimbescio oggi, ma ne ha pure avuta della forza e una sua organicità se ha retto per centovent' anni a mille tempeste e a mille rivolgimenti. C' erano ancora i lumi a gas e i treni si chiamavano vaporiere e i trasporti urbani andavano a cavalli, il motore a scoppio non era stato inventato, dell' aeroplano neppur l' ombra, i sindacati non esistevano e il partito socialista non era neppur nato. In quel contesto nacque lo Stato italiano. Con qualche rappezzo, qualche miglioria e parecchi peggioramenti, quelle sono ancora le leggi fondamentali che ci governano. Altro che Grande Riforma "à la mode de Craxi". Qui non si tratta di ingegneria costituzionale, si tratta d' una rivoluzione profonda, perchè al vecchio Stato dei padri fondatori, dei Ricasoli, dei Minghetti, di Quintino Sella, dei Silvio Spaventa, sorto per amministrare una società agricola e retto da un' oligarchia fondiaria, si è nel frattempo sostituita una società industriale e già per certi aspetti post-industriale. Questa società, questa struttura, priva d' una sovrastruttura politica adeguata, si è sviluppata caoticamente e selvaggiamente, secondo la legge del più forte e del più furbo, che sovrasta ed emargina il più debole e il più ingenuo. E al simulacro della pubblica amministrazione s' è sovrapposta la repubblica delle corporazioni, degli interessi protetti, dei privilegi merlati e feudali. Quando Berlinguer da un lato e Moro e La Malfa dall' altro, tra il 1975 e il 1978, ipotizzarono una lunga alleanza tra tutte le forze costituzionali, avevano ben chiaro che in un paese d' ancor fragile democrazia non si può affrontare una trasformazione profonda senza che vi sia il coinvolgimento comune dei grandi partiti e delle grandi correnti d' opinione. Solo che l' obbiettivo di Berlinguer era la trasformazione socialista della società, quello di Moro e di La Malfa era la rifondazione dello Stato. NON avemmo nè l' una nè l' altra e sappiamo il perchè. Gli interessi minacciati si coalizzarono; la violenza terrorista colpì; mafia, camorra, P2, apparati più o meno segreti, inquinarono, corruppero, devastarono. Ma soprattutto mancò in quelli che avrebbero dovuto essere i protagonisti di quell' impresa la lucida consapevolezza dell' obbiettivo, la scelta dei tempi e dei mezzi, la capacità di mobilitare il consenso popolare attorno al fine da realizzare. Mancò la Democrazia cristiana, insabbiata fino al collo nella corruttela dorotea. Mancò il Partito comunista, perso dietro alle mitologie massimaliste di uscire da non si sa cosa per entrare non si sa dove. E se la famosa alleanza di cui allora si cominciò a parlare e di cui ancora di tanto in tanto si parla nel Pci, tra le forze produttive contro quelle parassitarie, non si fece e non si fa, ciò è dovuto a quell' errore iniziale: perchè non si forma un' alleanza tra diversi per introdurre il socialismo (ma quale?) al posto dell' economia di mercato, ma si può ben costruire un' alleanza per rifondare lo Stato e le regole del gioco e una moderna pubblica amministrazione. Che altro vuole dire Reichlin quando denuncia le storture del debito pubblico, il prelievo tributario sul lavoro e sulle imprese, la crescita abnorme della rendita finanziaria, gli investimenti che producono disoccupazione, la ripresa produttiva che provoca disavanzi paurosi negli scambi con l' estero, l' emarginazione di un terzo del paese e di tutte le leve giovanili? Che altro documentano Pasquale Saraceno, Giorgio Ruffolo, Paolo Sylos Labini, Luigi Spaventa, Antonio Giolitti, Bruno Visentini, Luciano Lama, se non l' assenza non già di statalismo ma di Stato, di meccanismi che presiedano adeguatamente allo sviluppo d' una società industriale e la guidino nella libertà, la mancanza di criteri ordinatori, di autorità che tutelino il bene comune anzichè farsi mancipie delle bande e degli interessi protetti? QUESTO è il compito "liberale" e fondativo cui è chiamato - se solo lo volesse - anche il Partito comunista. Soprattutto il Partito comunista, perchè è soprattutto a vantaggio di quei gruppi sociali che esso principalmente rappresenta che il nuovo Stato da rifondare dovrà operare con efficienza e con giustizia. Il gruppo dirigente del Pci sta balbettando di formule e di concetti astratti. Ma dica invece che questo è il compito che si prefigge, insedii un governo-ombra, talloni e preceda la maggioranza nel concreto, negli atti specifici, abbia in testa un disegno strategico e una tattica che lo realizzi. Dica quale trasformazione tributaria, sanitaria, previdenziale, scolastica vuole attuare; quale politica degli investimenti e dell' accumulazione del capitale, quale livello salariale, quali regole per impedire realmente le concentrazioni e gli intrecci finanziari, quale politica bancaria, quali grandi sfide tecnologiche. E quale pubblica amministrazione debba controllare e gestire le risorse collettive, aprendo il mercato a tutte le forze innovative e castigando i rampanti che violano le regole del gioco. Se farà questo, le alleanze verranno. E che cosa volete che ci importi il nome! In Messico - pensate - il partito che governa si chiama "Rivoluzionario istituzionale"! I nomi definiscono una realtà oppure alimentano un pregiudizio. Ci importa sapere che cosa volete fare, che cosa non siete più e che cosa volete essere d' ora in avanti. E poi, chiamatevi come vi pare. - di EUGENIO SCALFARI

LE ANTIPATIE DI EUGENIO SCALFARI...RENZI E' POCO CHIC...



Un kingmaker per Bettino Renzi
di Eugenio Scalfari

Il sindaco di Firenze ricorda molto Craxi. Che cacciò i dinosauri del Psi. Per conquistare l'elettorato rampante della Milano da bere. E, guarda caso, c'è Ferrara tra i suoi sostenitori...L'ESPRESSO

BUFFON...


TRAVAGLIO INSISTE: “NON TIFO ITALIA. NESSUNA VITTORIA ALL’EUROPEO PUÒ CANCELLARE LO SCANDALO CALCIOSCOMMESSE. IO VORREI SAPERE, CHE SI VINCA O SI PERDA, COS’È QUEL MILIONE E MEZZO VERSATO DA CAPITAN BUFFON A UN TABACCAIO DI PARMA”



IL TIFOSO GIORNALISTA GAD LERNER ESPRIME SUL SUO BLOG UN PENSIERO PROFONDO...HA PERDONATO BUFFON...
Grande Italia, grandissimo Buffon (quando non scommette). E ora il vertice europeo di giovedì si svolge a Varsavia, non a Bruxelles


BRAVO TRAVAGLIO...adesso le risposte...o finira' tutto a tarallucci e vino?