Elenco blog personale

domenica 15 luglio 2012

BEPPE GRILLO


Monti e a capo
Rigor Montis è diventato presidente del Consiglio l'undici novembre del 2011, ufficialmente per salvare l'Italia dal fallimento. Da allora il debito pubblico è passato da 1.905 miliardi a 1.948 miliardi (dato di aprile), la disoccupazione giovanile ha raggiunto il record di 34,2%, il PIL calerà nell'anno del 2,4% (ma le previsioni più realistiche sono di meno 3%), la richiesta di mutui per la casa è dimezzata, meno 47%. La "mission" di Rigor Montis era la diminuzione dello spread, per questo ha introdotto l'IMU, alzato le tasse, tagliato la Sanità, la Giustizia, persino gli uffici postali di circa un migliaio, cancellato l'articolo 18. Lo spread non si è accorto di questo grande impegno e oggi è salito a quota 480 insieme al declassamento dei titoli pubblici a Baa2 da A3, a due soli passi dalla valutazione di titoli "junk", spazzatura. Otto mesi di tasse, disoccupazione, di espropri fiscali dei patrimoni privati per tornare al punto di partenza con un Paese più in ginocchio di prima. In un'azienda privata un successo di questa natura porterebbe al defenestramento dell'amministratore con un calcio nel culo. Rigor Montis è volato nell'Idaho, terra ancestrale dei Piedi Neri, per rassicurare la finanza internazionale.
La crisi non può essere risolta con il dogma della crescita, peraltro resa impossibile dal pauroso carico fiscale che blocca le spese e gli investimenti. Ci stiamo impiccando. Tra un anno, con questa politica recessiva, che ha la sua stella cometa nello spread e nella diminuzione dell'interesse sul debito pubblico, tutti gli indici economici saranno peggiorati, con l'unico risultato di aver impoverito ancora di più questa Nazione. Nella discesa agli inferi, i Caronte, Berlusconi e Bersani, coloro che ci hanno traghettato nell'abisso di un enorme debito pubblico, ci danno lezioni e si propongono al governo nel 2013 come salvatori. Oltre al danno, anche la beffa. I cialtroni tornano sempre sul luogo del disastro. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.

Ps: Il governo Monti ha prestato i soldi alle banche italiane attraverso la BCE per far comprare i nostri titoli pubblici dei quali istituzioni e banche estere volevano disfarsi. L'operazione, ovviamente, è stata pagata dagli italiani con tasse e tagli.

SMUCINATE BENE...


Se non avete sposato un emiro, potete andare a vestirvi a porta portese, se "smucinate" bene, potete trovare degli affari...(...)

Si è stufato di spendere milioni: l'emiro compra Valentino alla moglie Dopo aver speso decide di milioni di dollari per il guardaroba della bellissima Mozah, l'emiro Al Thani del Qatar compra la maison


Sul piatto ha messo 700 milioni di dollari: così non ne dovrà sborsare altri per i capi che desidera la sua signora, la vera concorrente - in quanto a bellezza - di Rania di Giordania

Dopo avere speso decine di milioni di dollari per il guardaroba della sua signora, che ama follemente ogni abito di Valentino, l’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al Thani ha preso la decisione: ha messo quasi 700 milioni di euro sul piatto del fondo Permira, chiedendo di comprarsi direttamente la celebre maison di moda italiana. Se qualcuno altro al mondo ha la stessa passione della sua signora sceicca - avrà pensato l’emiro - almeno le casse del Qatar avranno rimborsato un po’ di quel guardaroba da mille e una notte. Lei - la donna per cui l’emiro fa questa ultima sua follia - è considerata una delle cinquantenni più belle e affascinanti del mondo.
Sua Altezza Mozah bint Nasser al Missned, nonostante la classe 1958, sette figli, e già i primi nipotini, è sposata con l’emiro che allora era semplice erede al trono da quando aveva 18 anni.
Gli ha fatto girare la testa fin dal primo minuto. In Qatar infatti esiste la poligamia, e l’emiro è sposato anche con altre due cugine che gli hanno dato folta prole. Mozah è riuscita a metterle nell’ombra e ad esser scelta come first lady, l’unica che lo accompagna nelle visite di Stato. Ha imposto anche come erede al trono il suo primogenito, ritagliandosi il potere anche da emira madre. Un paio di anni fa ha aperto un profilo Twitter e uno Facebook, facendo concorrenza alla sua vera rivale nel mondo arabo, la regina Rania di Giordania, che ha 12 anni meno di lei. Ad ogni visita di Stato Mozah è capace di cambiare abito in una sola giornata anche sei sette volte: ne indossa uno diverso per appuntamento. Il suo fascino ha letteralmente stecchito i capi di Stato europei incontrati, generando anche qualche gag con Filippo di Inghilterra e re Juan Carlos in Spagna. Anche Giorgio Napolitano non è sembrato insensibile quando l’ha incontrata nel 1997 al Quirinale. Ha colpito tutti il fisico statuario e l’altezza, che solo poche modelle possono vantare. Perfino Carla Bruni ha dovuto cambiare scarpe, mettendosi i tacchi scartati in un primo momento per non sfigurare di fianco a lei durante la visita in Qatar da prima donna di Francia…


Il marchio Valentino agli arabi, comprato da societa' del Qatar


(AGI) - Milano, 12 lug. - La maison Valentino sara' "griffata" Qatar: Mayhoola for Investments, societa' partecipata da un primario investitore dell'Emirato, ha acquisito l'intera partecipazione di Valentino Fashion Group S.p.A. Il contratto e' stato firmato martedi', come riferisce un comunicato della societa'. Da giorni si rincorrevano voci di un forte interesse per la casa di moda da parte dei reali di Doha, che sarebbero stati disposti a sborsare una cifra pari a 852 milioni di dollari. Tuttavia al momento non si conosce la cifra dell'accordo. "Valentino e' da sempre un marchio di grande fascino e di indiscusso posizionamento", ha commentato un rappresentate di Mayhoola. "Siamo rimasti colpiti dal lavoro fatto in questi anni dai Direttori Creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e da tutto il management team guidato da Stefano Sassi. La loro capacita' di coniugare l'estetica e i valori definiti dal fondatore Valentino Garavani con una visione contemporanea e sofisticata ha reso il marchio estremamente attuale e con un grande potenziale di sviluppo. Il nostro obiettivo - ha proseguito - e' quello di supportare il management al fine di raggiungere una piena valorizzazione delle prospettive di questo magnifico marchio. Crediamo inoltre che Valentino sia la base di partenza ideale per creare una piu' ampia presenza nel settore del lusso". Soddisfazione e' stata espressa anche dall'ad di Valentino, Stefano Sassi.
"Siamo molto soddisfatti di questa operazione. Negli ultimi anni, nonostante il mercato del lusso presentasse momenti altalenanti, l'azienda ha sempre operato con grande intensita' e con un orientamento di lungo termine, finalizzato a cogliere a pieno le grandi potenzialita' del marchio. Il lavoro svolto ha portato ad una sensibile crescita del fatturato, pari a circa il 60% tra 2009 e 2012. L'attuale positiva evoluzione di Valentino potra' essere ulteriormente accelerata con il contributo del nuovo azionista. Colgo l'occasione - ha concluso Sassi - per ringraziare Permira e la famiglia Marzotto che hanno supportato il management team permettendogli di realizzare importanti passi nella direzione dello sviluppo." Mayhoola ha acquisito il controllo di Valentino S.p.A. e della licenza M Missoni. L'altro marchio gestito del gruppo, Marlboro Classics, e' stato invece separato dal perimetro di cessione e restera' in carico a Red & Black, societa' controllata dal Fondo Permira assieme alla famiglia Marzotto, che continua a detenere una partecipazione di maggioranza in Hugo Boss.
Consulenti dell'operazione sono stati Perella Weinberg Partners (M&A advisor per il compratore), Mediobanca - Banca di Credito Finanziario S.p.A. e UniCredit (M&A advisor per il venditore), Citigroup Global Markets Limited (M&A advisor per VFG), Chiomenti (advisor legale per il compratore), Bonelli Erede e Pappalardo e Freshfields Bruckhaus Deringer (advisor legale per il venditore), Linklaters (advisor legale per VFG), Bain & Co.
(advisor industriale per il compratore) e PWC e KPMG (advisor contabili). Il gruppo Valentino ha chiuso il primo semestre del 2012 con un fatturato in crescita del 23% rispetto al primo semestre 2011. (AGI) .

AVAAZ...



Mettete i banchieri dietro le sbarre Firma la petizione Alla Commissione europea, al Parlamento europeo e agli stati membri:
In qualità di cittadini preoccupati dagli scandali che stanno scuotendo le banche e che stanno peggiorando le nostre economie e stili di vita, vi chiediamo di agire affinché i banchieri siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Questo può succedere soltanto grazie a una legislazione forte contro gli abusi del mercato, includendo sanzioni penali per i banchieri che calpestano o non rispettano le nostre leggi.

Pubblicato il: 10 Luglio 2012
Alcune grandi banche sono al centro di un mega scandalo per aver truccato i tassi d'interesse mondiali, rubando milioni di euro ai cittadini sui loro mutui, prestiti d'onore e molto altro! Noi finiremmo in carcere in un attimo, mentre la Barclays dovrà soltanto pagare una multa che corrisponde a una minuscola parte dei suoi profitti! L'indignazione sta crescendo: è la nostra opportunità per mettere fine allo strapotere delle banche sulle nostre democrazie.

Il Commissario europeo per il mercato Michel Barnier ha alzato la testa contro la potente lobby delle banche e vuole promuovere una riforma che metterebbe dietro le sbarre i banchieri che commettono frodi come questa. Se l'Ue facesse il primo passo, poi tutto il mondo potrebbe seguire. Ma le banche hanno alzato le barricate, e soltanto un'ondata di persone che si battono per il cambiamento può far passare queste riforme.

Se nel giro di 3 giorni saremo 1 milione di persone dalla parte di Barnier, questo appoggio gli darà la forza necessaria per smascherare la lobby delle banche e spingere i nostri governi a portare a casa la riforma. Firma la petizione: QUI i nostri numeri crescenti saranno rappresentati di fronte al Parlamento europeo dalla messa in scena di banchieri dietro le sbarre.

LIDIA UNDIEMI...


ESM venga messo in discussione anche in Italia

di: Lidia Undiemi Pubblicato il 11 luglio 2012| Ora 15:35

In Germania parlamentari, intellettuali ed ex personalita' rappresentanti di alte cariche istituzionali si sono mobilitati contro le strategie che minano i poteri e la sovranita' di una nazione. Parla l'economista di Wall Street Italia Lidia Undiemi.
Lidia Undiemi, studiosa di diritto ed economia, in uno dei suoi interventi televisivi.
Lidia Undiemi è l'economista di Wall Street Italia. E' in prima linea con WSI nella battaglia contro l'ESM e il Fiscal Compact.

Roma - Non è facile per i politici italiani, che hanno probabilmente puntato tutto sull’assenza di dibattito pubblico, accettare che un obiettivo politico gigantesco come l’ESM possa essere messo in discussione dalla magistratura d’oltre confine. Sempre colpa dei giudici, potrebbe sostenere qualcuno, stavolta non necessariamente di "destra".

Eppure nelle altre nazioni "c’è vita" in Parlamento, ed è proprio nella Germania della Merkel che parlamentari, intellettuali ed ex rappresentanti di alte cariche istituzionali si stanno mobilitando contro queste strategie finanziarie che determinano un indebolimento dei poteri delle singole nazioni, ormai in balia di "giochi di potere" internazionali tutt’altro che rassicuranti.

Che la Corte tedesca assumesse un ruolo così determinante c’era da aspettarselo, ma per comprendere fino in fondo la portata di questa vicenda è necessario fare qualche riflessione sul significato strategico degli accordi intergovernativi. Quello a cui stiamo assistendo oggi non è una lotta fra poteri istituzionali e organizzazioni che in gran segreto traggono profitto dalla violazione delle regole. E’ in corso la creazione di organismi sovranazionali che riducono l’autonomia degli stati coinvolti in manovre finanziarie complesse ma dal chiaro intento politico: appropriazione della sovranità politica anche a costo di rischiare di violare la Costituzione.

In questo contesto è ovvio che la difesa dei valori costituzionali approda in tribunale, che in tal senso diviene il principale campo di battaglia politico, almeno nel breve termine.

Come già messo in evidenza a febbraio nel mio dossier sul caso "ESM" (link qui sotto), l’eventuale blocco del trattato da parte della Corte era già nell’aria, poiché il 7 settembre dell’anno precedente lo stesso organo aveva emanato una sentenza che è apparsa come un ostacolo insormontabile all’utilizzo di strumenti che determinano un vincolo permanente per la sovranità di bilancio. Questa riflessione deve essere letta tenendo anche conto dell’impatto del Fiscal Compact, autorizzato dal Bundestag assieme all’ESM e anch’esso al vaglio della magistratura tedesca.

Altra questione da non sottovalutare, anch’essa sollevata nel dossier, riguarda la disposizione contenuta nel trattato secondo cui gli stati membri dell’ESM si vincolano a versare "irrevocabilmente ed incondizionatamente" le proprie quote di adesione. Nell’ipotesi in cui la Corte tedesca non consenta alla Germania di far parte dell’ESM, lo Stato tedesco sarebbe comunque obbligato a versare la quota di adesione visto che il parlamento ha già concesso l’autorizzazione alla ratifica?

Probabilmente non sarà così, considerata inoltre l’ampia flessibilità con cui i politici intendono applicare il trattato. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di potere ricapitalizzare le banche direttamente tramite l’organizzazione intergovernativa senza l’intervento dello Stato di appartenenza nonostante tale possibilità non sia prevista dal testo del trattato (art. 15). Eppure continuano a chiamarlo fondo "salva-stati".

Il 5 giugno 172 economisti tedeschi hanno lanciato una iniziativa contro l’ESM invitando i cittadini a mobilitarsi contro tale potenza finanziaria. Promotore dell’iniziativa è il Prof. Hans-Werner Sinn seguito da autorevoli colleghi come Klaus Zimmermann, ex capo dell'Istituto Tedesco di Ricerca Economica e Wilhelm Hankel.

La Corte costituzionale di Karlsruhe ha ricevuto diversi ricorsi che hanno coinvolto più di 12.000 cittadini, anche grazie alla partecipazione dell’ex ministro della Giustizia Herta Däubler Gmelin appoggiato dall’associazione «Mehr Demokratie» (più democrazia).

Sul fronte politico dura presa di posizione da parte del partito di sinistra radicale Die Linke seguito dal parlamentare bavarese della Csu Peter Gauweiler.

Importanti contestazioni emergono anche da altre parti d’Europa, ed in particolare in Finlandia, Olanda e Austria che hanno già approvato la ratifica. Nei primi due paesi citati si contrastano fortemente le operazioni di acquisto dei titoli di Stato europei sul mercato secondario previsto dall’ESM. In Austria il partito della Libertà (FPOE) ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale e si prevede la realizzazione di un referendum nazionale per annullare il voto del Parlamento.

In Italia? Tutti i partiti appoggiano Monti in questo "governo delle banche", non c’è opposizione. Il nostro Parlamento deve ancora votare la ratifica e oltre l’appello e il dossier da me pubblicati circa 5 mesi fa, appoggiati da Wall Street Italia e da una parte importante della società civile, da Bruxelles a Roma tutti i parlamentari restano in "religioso" silenzio.

La mancata attuazione dell’ESM allontana i leader europei dalla concreta realizzazione di una unificazione politica dai contorni "oscuri". Non è escluso che il fallimento di tale accordo si traduca in un cambio di rotta della politica comunitaria attualmente palesemente orientata al salvataggio dei grandi poteri finanziari che gravano pesantemente sulle spalle del popolo.

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ECCO IL DOSSIER DEFINITIVO SU ESM E FISCAL COMPACT, scarica i seguenti documenti:


- TESTO DELLA PROPOSTA DI MOZIONE PARLAMENTARE CONTRO L’ESM


- Disegno di legge per la ratifica della modifica dell’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea


- Resoconto dell’assemblea del Senato del 25 gennaio 2012 (le mozioni da pagina 107)


- Link dal quale è possibile visionare le mozioni presentate alla camera


- "Senato: passa la mozione unitaria sull'Europa", articolo su Quotidiano.net


- Testo dossier sull’ESM di Lidia Undiemi

ENRICO LETTA...


Enrico Letta PD: "Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo!"

Dichiarazione consone all'inciucio preesistente tra PD e PDL...niente di nuovo! Anzi diciamo un Letta di qua e un Letta di la!

venerdì 13 luglio 2012




L'ITALIA DEL «TUTTI INNOCENTI»

Una perfetta impudenza


Sosteneva Schopenhauer - un bilioso connazionale della signora Merkel vissuto circa un paio di secoli fa, al quale evidentemente non eravamo troppo simpatici - che tra tutti i popoli d'Europa gli Italiani rappresentavano l'esempio di «una perfetta impudenza». Esagerava, certamente. Ma resta il fatto che da un po' di tempo chi vive in questo Paese non può fare a meno di chiedersi dove mai erano negli ultimi trent'anni gli attuali protagonisti della scena pubblica italiana, che cosa allora essi dicevano e facevano, addirittura se abbiano mai detto o fatto qualcosa. O forse, invece, erano ancora in troppo tenera età? O magari tutti all'estero e si occupavano d'altro?
Oggi, infatti, nessuno sembra essere stato responsabile di nulla. Una «perfetta impudenza», appunto. Debito pubblico cresciuto a livelli vertiginosi? Spesa pubblica oggetto di sprechi di ogni tipo e misura? Un'amministrazione di inefficienza conclamata? Le professioni preda del più turgido spirito corporativo? La lottizzazione partitica dominante dappertutto? Un welfare costruito a tutela dei più forti? Reti e servizi organizzati in forma oligo-monopolistica e sempre in danno del consumatore? Banche inefficienti e abituate ad angariare la clientela? Un'industria privata spesso variamente foraggiata a fondo perduto dallo Stato? Una giustizia di cui i cittadini diffidano? Carceri in condizioni orripilanti?

Sì, questo è il panorama vero e angoscioso dell'Italia di oggi. Ma è un panorama orfano di padri: per la parte che ciascuno vi ha avuto nel generarlo nessuno se ne vuole fare carico. Tutti innocenti. A cominciare dai partiti che fino a novembre dell'anno scorso hanno governato in ambito locale e nazionale. Quei partiti, quegli uomini e quelle donne, che per decenni hanno preso tutte le decisioni che oggi sappiamo sbagliate, quasi sempre senza preoccuparsi del domani ma solo del consenso dell'oggi; che hanno deliberato spese sconsiderate e hanno approvato leggi sempre più rivelatesi mal pensate e peggio ancora applicate. Per non dire dei sindacati, propugnatori abituali di vincoli rivelatisi soffocanti e, specialmente nel pubblico impiego, sostenitori di ope legis rovinosi, di mansionari e organici fuori dalla realtà, portatori di abiti ideologici implacabilmente ostili al merito, alla gerarchia, all'efficienza. Quei sindacati che per bocca di Susanna Camusso ancora oggi rivendicano come un merito indiscusso la prassi della concertazione «tra le parti», senza neppure un dubbio sulle evidenti conseguenze che una tale prassi ha avuto per decenni ai danni dell'interesse, non «delle parti», ma di quello generale, di cui deve pur essere garante il governo.

Mettiamoci pure, come è giusto, il sistema dell'informazione. Sì, troppo a lungo l'informazione indipendente si è mostrata eccessivamente indulgente verso il potere politico ed economico e i suoi rappresentanti. Non solo: troppo rispetto a priori anche verso i tabù culturalmente consacrati, verso l'autorità delle grandi corporazioni, verso tante discutibili pretese dei corpi dello Stato. Esattamente come la medesima indulgenza, il medesimo conformismo, però, ha avuto l'informazione ideologicamente orientata, ogni qual volta si è trattato di coprire le contraddizioni, le inadeguatezze o le vere e proprie magagne della propria parte.

C'eravamo, ci siamo stati tutti, insomma, nell'Italia degli ultimi trent'anni, se non sbaglio. E ognuno con la sua piccola o meno piccola parte di colpa; anche se oggi in molti fingono di esserselo dimenticato. Soprattutto c'erano, ci sono stati, gli Italiani (ha fatto bene Giuseppe Bedeschi ieri a ricordarlo). Gli Italiani: nella loro maggioranza implicati in mille modi - contro una minoranza di veri poveri e di senza diritti - nei meccanismi perversi che ci hanno portato alla drammatica condizione attuale: come elettori, come evasori fiscali, come finti invalidi o finti intestatari di quote latte, come viaggiatori a sbafo, come fruitori della spesa pubblica, di condoni edilizi, di pensioni d'anzianità, come membri di qualche piccola o grande corporazione di privilegiati. Più o meno i medesimi, c'è da giurarci, intenti a recitare oggi la parte dei superindignati contro la «casta».

È questo il massimo ostacolo che paralizza il Paese e gli impedisce di riprendere qualsiasi cammino, è la sua cattiva coscienza: l'oblio generalizzato e autoassolutorio della società nazionale in genere, e la mancanza della benché minima autocritica dei partiti maggiori, che di conseguenza li rende tutti non credibili nei loro propositi per il futuro, destinati quindi a suonare fastidiosamente patetici. L'Italia non potrà avere alcun futuro finché non riuscirà a disporre di una narrazione del passato che la renda consapevole degli sbagli trascorsi, delle loro cause e dei loro responsabili. Così come dopo la catastrofe della guerra potemmo risollevarci solo dopo esserci sforzati di capire gli aspetti oscuri della nostra storia che si riassumevano nell'errore del fascismo, allo stesso modo oggi andremo avanti solo se faremo i conti con la vicenda grigia e piena di difetti della nostra democrazia.


ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA - Corriere della Sera
13 luglio 2012

HOLLANDE NO TAV...



PAPPA E CICCIA...



mercoledì 11 luglio 2012

AMERICA



lug 09 2012 - Articolo di Paul Craig Roberts

Riuscirà il mondo a sopravvivere alla cieca arroganza di Washington?

Guerre "umanitarie" Nato, Politica internazionale L’amministrazione Obama ha preso di mira la Russia e la Cina

Quando il presidente Reagan mi nominò Sottosegretario al Tesoro per le politiche economiche, mi disse che dovevamo rimettere in sesto l’economia americana, salvarla dalla stagflazione, al fine di imporre tutto il peso di una nostra economia forte alla leadership sovietica, per convincerla a negoziare la fine della guerra fredda. Reagan aggiungeva che non c’era alcun motivo per continuare a vivere sotto la minaccia di una guerra nucleare.

L’amministrazione Reagan raggiunse entrambi gli obiettivi, solo per vedere non prese in considerazione queste realizzazioni dalle amministrazioni successive.
Fu proprio il vice presidente e successore di Reagan, George Herbert Walker Bush, a violare per primo gli accordi Reagan-Gorbaciov, per integrare nella NATO aree un tempo costituenti l’impero sovietico, insediando basi militari occidentali sui confini con la Russia.
Il processo di circondare la Russia con basi militari continuò senza sosta durante gli altri successivi governi degli Stati Uniti. Varie “rivoluzioni colorate” sono state finanziate dal National Endowment for Democracy USA (NED), considerata da molti come una facciata della CIA.
Infatti, Washington ha provato ad insediare un governo controllato dagli Stati Uniti in Ucraina ed è riuscito a farlo nella Georgia ex sovietica, il paese di origine di Giuseppe Stalin.
Il presidente della Georgia, un paese situato tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è un burattino di Washington. Recentemente, ha annunciato che la Georgia ex sovietica ha in programma di diventare un membro della NATO nel 2014.
Coloro che sono abbastanza vecchi per ricordare, sanno che la NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, costituiva un’alleanza tra l’Europa occidentale e gli Stati Uniti contro la minaccia di invasione dell’Armata Rossa contro l’Europa occidentale.
Il Nord Atlantico è molto, molto lontano dal Mar Nero e dal Mar Caspio. Qual è lo scopo della Georgia di diventare un membro della NATO, se non quello di procurare a Washington una base militare in una zona vulnerabile della Russia?
Questa è la prova semplicemente schiacciante del fatto che Washington – entrambi i partiti (democratico e repubblicano) – ha preso di mira la Russia e la Cina.
Al momento non è chiaro se lo scopo è quello di distruggere entrambi i paesi, o semplicemente far sì che non possano opporsi all’egemonia mondiale di Washington.
A prescindere dalla finalità, la guerra nucleare è il risultato probabile.
La stampa “prostituta” degli Stati Uniti finge che un governo siriano malvagio stia massacrando cittadini innocenti che vogliono solo la democrazia e che, se l’ONU non dovesse intervenire con mezzi militari, gli Stati Uniti dovrebbero farlo per salvare i diritti umani.
La Russia e la Cina sono diffamate da funzionari usamericani per la loro opposizione a qualsiasi pretesto addotto dalla NATO per un’invasione della Siria.
I fatti, ovviamente, sono diversi da quelli presentati dai corrotti media statunitensi e dai membri del governo degli Stati Uniti.
I “ribelli” siriani sono ben armati con armi da guerra. I “ribelli” stanno combattendo l’esercito siriano. I “ribelli” massacrano i civili e informano le loro puttane nei media in Occidente che le azioni criminose sono da addebitarsi al governo siriano, e queste puttane in Occidente diffondono la propaganda.
Qualcuno sta armando i “ribelli”, visto che ovviamente non si possono acquistare armi nei mercatini locali della Siria. La maggior parte delle persone intelligenti ritiene che le armi provengono dagli Stati Uniti o dai loro facenti funzione.
Quindi, Washington ha scatenato una guerra civile in Siria, come ha fatto in Libia, ma questa volta i “creduloni” russi e cinesi hanno capito la questione e si sono rifiutati di autorizzare una risoluzione delle Nazioni Unite come quella che fu sfruttata dall’Occidente contro Gheddafi.
Per aggirare questo ostacolo, si tira fuori un vecchio caccia Phantom dell’era della guerra in Vietnam degli anni ‘60 e la Turchia lo fa volare sulla Siria. I Siriani lo abbattono, e allora la Turchia può fare appello ai suoi alleati della NATO affinché vengano in suo aiuto contro la Siria.
Negata l’opzione delle Nazioni Unite, Washington può invocare il suo obbligo, ai sensi del Trattato NATO, di entrare in guerra in difesa di un membro della NATO contro una Siria demonizzata.
La menzogna, tipica dei neoconservatori che stanno dietro le quinte delle guerre di Washington, è che gli Stati Uniti stanno portando la democrazia ai paesi invasi e bombardati. Parafrasando Mao, “la democrazia viaggia sulla canna del fucile”.
Tuttavia, la Primavera Araba ha prodotto poca democrazia, come nel caso di Iraq e Afghanistan, due paesi “liberati” dalle invasioni democratiche degli Stati Uniti.
Ciò che gli Stati Uniti stanno portando sono le guerre civili e lo smembramento dei paesi, come il regime del presidente Bill Clinton ha realizzato nella ex Jugoslavia. Più paesi possono essere ridotti in pezzi e dispersi in fazioni rivali, più potente diventa Washington.
Il russo Putin capisce che la stessa Russia è minacciata non solo dal finanziamento da parte di Washington dell’“opposizione russa”, ma anche dalle contese tra i Musulmani scatenate dalle guerre di Washington contro gli Stati musulmani laici, come l’Iraq e la Siria. Questa discordia si diffonde nella stessa Russia e regala alla Russia problemi come il terrorismo ceceno.
Quando uno Stato laico viene rovesciato, le fazioni islamiche sono libere di contrapporsi l’una contro l’altra. Le faide interne rendono i paesi impotenti.
Come ho scritto in precedenza, l’Occidente predominerà sempre nel Medio Oriente perché le fazioni islamiche si odiano a vicenda, più di quanto odino i loro conquistatori occidentali.
Così, quando Washington distrugge governi laici, non-islamisti, come in Iraq e come vuole fare ora in Siria, gli Islamisti emergono e si combattono gli uni contro gli altri per la supremazia.
Questo conviene a Washington e ad Israele, in quanto questi Stati laici cessano di essere degli antagonisti coerenti.
La Russia è vulnerabile, perché Putin viene demonizzato da Washington e dai media statunitensi e perché l’opposizione russa contro Putin è finanziata da Washington e serve gli interessi degli Stati Uniti, non della Russia. Le turbolenze che Washington sta scatenando all’interno di Stati musulmani si infiltrano nelle popolazioni russe musulmane.
Si è dimostrato più difficile per Washington interferire negli affari interni della Cina, anche se è stata seminata discordia in alcune province. Si prevede che entro pochi anni l’economia cinese supererà in dimensioni l’economia usamericana, e così una potenza asiatica sostituirà una potenza occidentale come economia più potente del mondo.
Washington è profondamente turbata da questa prospettiva. Asservita e sotto il controllo di Wall Street e di altri gruppi affaristici con straordinari interessi, Washington non è in grado di salvare l’economia usamericana dal suo decadimento.
I profitti a breve termine della speculazione di Wall Street, i profitti del complesso militar-industriale guerrafondaio, e i profitti derivati dalla delocalizzazione della produzione di beni e servizi per i mercati statunitensi, hanno maggior rappresentanza a Washington rispetto al benessere dei cittadini usamericani.
Mentre l’economia statunitense affonda, l’economia cinese cresce.
La reazione di Washington è quella di militarizzare il Pacifico. La Segretaria di Stato USA ha dichiarato che il Mar meridionale cinese è una zona di interesse nazionale usamericano.
Gli Stati Uniti stanno corteggiando il governo filippino, giocando la carta della minaccia cinese, e lavorano perché la flotta militare USA ritorni invitata nella sua ex base di Subic Bay. Recentemente si sono svolte esercitazioni navali militari congiunte fra Stati Uniti e Filippine contro la “minaccia cinese”.
La marina militare USA sta dislocando flotte verso l’Oceano Pacifico e sta costruendo una nuova base navale in un’isola sudcoreana.
Marines degli Stati Uniti sono ora di base in Australia e vengono riassegnati dal Giappone ad altri paesi asiatici.
I Cinesi non sono stupidi. Capiscono che Washington sta cercando di circondare la Cina.
Per un paese incapace di occupare l’Iraq dopo 8 anni, e incapace di occupare l’Afghanistan dopo 11 anni, sfidare simultaneamente due potenze nucleari è un atto di follia.
L’arroganza di Washington, alimentata quotidianamente dai neocons impazziti, nonostante gli straordinari fallimenti in Iraq e in Afghanistan, ha ora preso di mira potenze formidabili – la Russia e la Cina. Il mondo, in tutta la sua storia, non è stato mai testimone di una tale idiozia.
Gli psicopatici, i sociopatici e gli imbecilli che prevalgono a Washington stanno portando il mondo alla distruzione. Il governo di pazzi criminali a Washington, a prescindere dal fatto che sia democratico o repubblicano, a prescindere dall’esito delle prossime elezioni, costituisce la più grande minaccia per la vita sulla terra che sia mai esistita.
Inoltre, l’unico modo per finanziarsi che hanno i criminali di Washington sono le macchine per stampare banconote.
In un articolo successivo esaminerò se l’economia USA completerà il suo collasso prima che i criminali di guerra a Washington possano distruggere il mondo.
Articolo di Paul Craig Roberts
Tradotto da Alba Canelli
Editato da Curzio Bettio

WASHINGTON POST..


COME CI VEDE IL WASHINGTON POST UN PAESE PRIVO DI CULTURA CIVICA, IL CUI BUSINESS BASATO SUL NEPOTISMO E SU FORTI VINCOLI FAMILIARI NE MINACCIA LO STESSO FUTURO ECONOMICO

Articolo di Steven Pearlstein pubblicato sul quotidiano Washington Post il 29 giugno 2012.


BASTA VEDERE LA RAI OCCUPATA DA INTERE FAMIGLIE...ci fanno il porco del comodo loro, succhiano milioni di euro...stipendi, liquidazioni,scivoli...non si vede la fine di questa vergogna a spese dei cittadini.

BEPPE GRILLO...



Premessa: nessun partito e nessuna istituzione vogliono tra i coglioni il MoVimento 5 Stelle. Il boom dei cittadini offende orecchie disabituate al cambiamento. L'attuale fregola per modificare la legge elettorale deriva dalla paura di mollare le poltrone, e forse anche il governo. Con il Porcellum, del quale per tutta una legislatura non è fregato nulla a nessuno, il M5S potrebbe ottenere il premio di maggioranza. Per i partiti sarebbe notte. Pece nera. Da qui al 2013 ci sono quindi vari scenari possibili all'esame dei partiti:
Primo scenario: due coalizioni, Pdl+Lega, Pdmenoelle+UDC+SEL+ "chiunque altro ci voglia stare" si presentano con il Porcellum. I leader dei due raggruppamenti si combattono aspramente in campagna elettorale, raccattano tutti i voti possibili e, subito dopo, danno vita a un governo di unità nazionale per "il bene della nazione". Unica opposizione in Parlamento il MoVimento 5 Stelle. Questa ipotesi presenta una controindicazione. Se il M5S facesse il botto e risultasse primo, il piano fallirebbe.
Secondo scenario: pungolati da Napolitano, i partiti riscrivono finalmente la legge elettorale. La scrivono ovviamente pro domo loro, disegnandola sull'esclusione del M5S dal Parlamento o per una sua ridottissima rappresentanza. Questa ipotesi non ha controindicazioni, ma è di difficile attuazione per la mancanza di tempo e la ritrosia dei segretari di partito a mollare il Porcellum che consente di eleggere madri, amanti, figli e cognati.
Terzo scenario: le elezioni vengono rinviate di un anno di fronte all'aggravamento della crisi economica (tra un anno sarà fortemente peggiorata). Uno scenario possibile sia per le attuali leggi che per la Costituzione. Rigor Montis viene quindi confermato nella sua carica di presidente del Consiglio dalla BCE, l'attuale rappresentanza parlamentare guadagna (in tutti i sensi) un altro anno ed elegge una donna, come auspicato da Napolitano, Emma Bonino,

ultra liberista e frequentatrice del Bildeberg.

Questa ipotesi ha come controindicazione l'esplosione di scontri sociali, ma in cambio consente l'assoluto controllo del Parlamento.
Quarto scenario: una coalizione Pdl, Pdmenoelle, Udc con Rigor Montis come candidato premier, si presenta alle elezioni con il Porcellum. Ottiene il premio di maggioranza. Tutto cambia perché nulla cambi rispetto ad ora per altri 5 anni. Nessuna controindicazione se non la presenza del MoVimento 5 Stelle in Parlamento.
Per ognuna di queste ipotesi va considerata comunque la possibilità di una crisi economica anticipata senza precedenti. In questo caso varrebbe una quinta ipotesi che contempla l'uso di centinaia di elicotteri per la fuga della classe politica che oggi, di fronte allo sfascio del Paese, di cui ha la totale responsabilità, discute soltanto di alchimie elettorali e di alleanze.
Quale ipotesi pensate sia più probabile?

P.S. Guido Fegatilli nel comune di Celano è diffidato dall'uso del simbolo del MoVimento 5 Stelle per il quale non ha ottenuto certificazione. Le liste certificate sono visibili sulla pagina del MoVimento 5 Stelle.

domenica 8 luglio 2012

SI LEGGONO COSE...


Su Vanity Fair il giornalista Gad lerner ha scritto: Beppe Grillo se la ride sogghigna e si frega le mani alla faccia dei politici menzogneri.
Piu' che ridere Grillo sta facendo una grande faticata a girare per l'Italia, a confortare la gente e a dare forza al movimento cinque stelle.
La giunta a Parma è stata fatta, speriamo bene!

Alla TV7 vedremo Santoro chiamato a risollevare gli ascolti in netto calo...la corazzata tutta de sinistra (Dandini/Sabina Guzzanti/) ha fatto flop giganteschi!

Filippo Facci non c'è la fa' a reggere il video...diciamolo fa quasi pena, deve scrivere che è meglio.

Alla rai il magna magna continua...
Rositani uno dei consiglieri confermato.



OSPEDALI CHE CHIUDONO?


Per colpa di tutti i ladroni che abbiamo avuto in politica che hanno dissanguato la sanita', potrebbero chiudere due grossi ospedali assai utili ai cittadini romani e non solo romani: l'istituto odontoiatria G.Eastaman e l'Istitututo regionale Oftalmico, due pronti soccorsi che funzionano 24 ore su 24.


Il dentista per migliaia di cittadini è un lusso...non parliamo della implantologia, un servizio accessibile solo ai ricchi e benestanti, come se avere diritto a mangiare con i denti fosse un lusso e non una necessita' per la salute' e l'estetica!


ANGELO PANEBIANCO...UNA VERITA'


L'INCONTENIBILE PARTITO DELLA SPESA
I resistenti trasversali

È arrivata l'ora della verità. Adesso che il governo cerca di mettere mano ai tagli alla spesa pubblica, il Paese reale si ribella, mette in campo tutta la potenza di cui è capace. Possiamo così comprendere perché di «rivoluzioni liberali» in Italia si possa solo parlare senza mai farle. Il governo Monti si scontra ora con veti potentissimi. Sono davvero tanti e forti coloro che lavorano perché l'ambiziosa e meritoria operazione di spending review messa in piedi dal governo fallisca il bersaglio. Sarà già molto se i risparmi previsti consentiranno di rinviare l'aumento dell'Iva.

I tagli veri e radicali alla spesa pubblica (cresciuta di quasi duecento miliardi nell'ultimo decennio), quelli di cui ci sarebbe bisogno per abbassare la pressione fiscale e fare ripartire lo sviluppo, restano un obiettivo incerto e lontano.

Perché in Italia è sempre possibile aumentare le tasse mentre non è possibile incidere davvero sul sistema pubblico, imporgli una vera cura dimagrante? Perché, quando si tratta di accrescere la pressione fiscale, lo si può fare senza quasi incontrare resistenze (è facile come affondare un coltello nel burro) mentre se si tratta di contrarre la spesa le resistenze diventano formidabili, si finisce per dare testate contro una spessa lastra d'acciaio? Il motivo è che i contribuenti, pur essendo tanti, sono disorganizzati, non hanno difesa. Invece, coloro che vivono di spesa pubblica sono organizzati e possono attivare difese potentissime. Le ragioni dei disorganizzati non hanno alcuna chance nel conflitto con gli organizzati.

C'è una specie di triangolo di ferro (della morte?) a guardia del sistema fondato su alte tasse e alta spesa: è composto dalla infrastruttura amministrativa (la burocrazia dei ministeri, degli enti parastatali e locali, le magistrature, amministrative e non), dal sindacalismo del pubblico impiego e dalle tante lobby che campano di spesa pubblica. I partiti politici ne sono i complici. In parte ne subiscono il ricatto, in parte sguazzano nello stesso stagno: se la spesa pubblica venisse ridotta e razionalizzata, dovrebbero dire addio a un bel po' di clientele. Pensate a cosa accadrebbe nei mercati elettorali locali se venissero abolite le Province con annessi e connessi o unificati i Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti o posto mano a una riforma della sanità all'insegna della efficienza.

Chi però giudica solo i partiti come responsabili non si avvede di quanto sia forte, ramificato e organizzato il blocco di potere a guardia della spesa pubblica. Così forte e ramificato da avere i suoi santi protettori anche dentro il governo Monti (dove infatti c'è conflitto fra l'ala liberale e l'ala statalista).

Va notato che i movimenti di protesta che sorgono periodicamente possono anche inveire contro le tasse ma non propongono di ridurre la spesa (anzi, in genere, vogliono aumentarla). Persino la Lega, che agli esordi aveva impugnato la bandiera della rivolta fiscale, in seguito si mise a difendere tutto ciò che era «pubblico» e spesa pubblica nelle regioni del Nord.

Resta solo il «vincolo esterno» europeo: secondo alcuni, solo l'Unione Europea potrebbe domani avere la forza per indebolire il trasversale partito italiano della spesa pubblica e per imporci una seria riduzione delle tasse. Nonostante i dubbi, è forse l'unica speranza.

Angelo Panebianco

BEPPE GRILLO



A volte ritornano, a volte non se ne sono mai andati. E' in corso una gigantesca manipolazione di massa. I partiti che hanno portato il Paese in bancarotta vengono lentamente sostituiti nel pensiero collettivo da un curatore fallimentare. Rigor Montis, lui solo, è diventato il responsabile dell'impoverimento della nazione, della chiusura di ospedali e tribunali di giustizia, di una tassazione folle, degli imprenditori suicidi, dell'IMU, del fallimento delle piccole e media imprese, dell'inflazione che divora i redditi, degli esodati, della disoccupazione, dell'emigrazione delle nuove generazioni ridotte come i loro bisnonni a cercare lavoro in ogni landa della Terra. Allora con una valigia di cartone, oggi con la Samsonite del papà. Questo sfascio non riguarda più chi lo ha causato, i pdiellini e i pdmenoellini. Anzi, i responsabili, i Casini, gli Alfano, i Veltroni, i D'Alema, i Bersani pontificano sulle misure da prendere, fanno osservazioni a Monti, tirano sulla sabbia linee del Piave sui tagli della spesa sociale che disattendono dopo poche ore. Visto che non possono più dare il cattivo esempio, come vecchie baldracche si lanciano in consigli quotidiani.
Nell'italiano si insinua così il dubbio che "Si stava meglio quando c'era lui", Berlusconi, che i governi tecnici non possono sostituire quelli politici, anche se formati da dilettanti e pregiudicati, che Monti sia un incapace che ha bisogno del badante Bondi. I partiti si riverginano grazie ai servi dei media e Monti è la loro fonte di rinascita, di una nuova giovinezza, venuto a prendere su di sé i peccati della Seconda Repubblica. I partiti non dicono che siamo in una situazione tragica, creata da loro, con un debito pubblico di 2000 miliardi di cui sono i soli responsabili. Non dicono, questi europeisti del Kaiser, che se usciremo dall'euro è per colpa loro, che siamo tecnicamente falliti con i nuovi interessi sui titoli pubblici che non riusciremo mai a pagare. Non dicono che Monti sta evitando (ma per quanto?) il blocco delle pensioni e degli stipendi ai dipendenti pubblici per mancanza di liquidità, e neppure che se la BCE non si accollerà in un modo o nell'altro il nostro debito rischiamo la guerra civile. La colpa è di Monti, il macellaio sociale, così i partiti, che non hanno tagliato nessun loro privilegio, potranno ripresentarsi alle prossime elezioni con un governo di responsabilità nazionale, una grande coalizione di sinistra-destra-centro per salvare l'Italia. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.

A volte ritornano di Stephen KingLa miglior antologia horror creata dal grande maestro Stephen King. I 20 racconti che la compongono catturano il lettore fin dalla prima pagina

mercoledì 4 luglio 2012

FIAT


Finanza/ Giovanni Agnelli & C: anno ricco per gli Agnelli-Elkann, crescono utili e dividendiL'accomandita ha distribuito un dividendo di 24,1 milioni. L'utile 2011 è stato di 52,4 milioni. Il risultato consolidato decolla a 274 milioni dai 23 dell'esercizio precedente
Milano, 3 lug - Più utili e più dividendi per gli Agnelli-Elkann. Secondo quanto ricostruito da ilmondo.it, infatti, l'assemblea dello scorso 7 giugno della Giovanni Agnelli & C., l'accomandita di famiglia, ha deliberato di distribuire ai soci della dinastia proprietaria di Exor e Fiat un dividendo complessivo di 24,1 milioni di euro a valere sull'utile di 52,4 milioni e destinando a riserva straordinaria i restanti 28,2 milioni.

La cedola, pari a 8 euro ad azione, è significativamente migliore dei 6 euro a titolo distribuiti nello scorso anno, quando il monte-dividendi fu di poco più di 18 milioni. La relazione sulla gestione firmata dal presidente John Philip Elkann aggiunge che quest'anno la Sapa incasserà dividendi per 43,9 milioni da Exor ed è quindi previsto “un risultato positivo” se si pensa che il precedente esercizio fu segnato da un rosso per 18,4 milioni e le cedole furono assicurate attingendo a riserve. Segnali positivi giungono anche dal bilancio 2011 consolidato dell'accomandita degli Agnelli-Elkann che evidenzia un utile di gruppo di 274 milioni rispetto ai 23 milioni del 2010, con un patrimonio netto salito da 3,2 a 3,5 miliardi.

L'incremento dell'utile civilistico di 70,9 milioni deriva da maggiori dividendi incassati (+22,4 milioni) di cui 40,7 erogati da Exor e 17,3 da Old Town. Il risultato 2010 comprendeva l'accertamento di imposte di esercizi precedenti (47,4 milioni). L'incremento dell'utile consolidato di 203,7 milioni deriva dal miglioramento dei risultati delle partecipate (+202,6 milioni). L'assemblea della Giovanni Agnelli & C. ha anche deliberato un ulteriore buy-back fino a un massimo di 50 mila titoli per un corrispettivo unitario non inferiore a 50 euro e non superiore a 1.000 euro. Mentre è stato confermato il collegio sindacale, la nuova società di revisione sarà Reconta Ernst & Young.

Andrea Giacobino

martedì 3 luglio 2012

LE SCUOLE SONO FINITE E.........


Le scuole sono finite e molte mamme dopo il fatto del bambino morto in quella maledetta gita, sono preoccupate a mandare i bambini ai campi estivi. Il caldo torrido spaventa, meglio i nonni se si mettono a disposizione?


PS: naturalmente i nonni che potranno godersi i nipotini saranno quelli che hanno una villetta fosse solo a Cerveteri o all'Axa...i soldi hanno un grande valore ai tempi d'oggi!