ITALIANISCOSTUMATI IN RIFERIMENTO AI POLITICI CHE HANNO PORTATO IL PAESE A UN DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO... un paese che sta' nelle graduatorie che non ci fanno onore...un blog caotico e senza nessuna pretesa...
Elenco blog personale
martedì 24 luglio 2012
AMERICA DENVER...CHE DIRE? ENNESSIMA FOLLIA...
lunedì 23 luglio 2012
CARCERI SOVRAFFOLLATE...
FONTE QUI
DOCUMENTARIO SUL CASO CUCCHI...
VERGOGNA!
ALESSANDRO GILIOLI...
-mario-ciaccia-
L’aspetto tragico di tutta la vicenda è che adesso nemmeno loro – i super tecnici – riescono più a capire perché succede.
Prendete Mario Ciaccia, viceministro delle Infrastrutture: che oggi alla Stampa dice che lo spread «dovrebbe essere a 200 punti al massimo», che «i mercati ragionano per sentito dire» e «non capiscono l’economia italiana», la quale invece ha i fondamentali solidi.
Grazie al cazzo, signor viceministro.
Quello che i mercati dovrebbero fare lo sa anche il mio ortolano.
Voi invece siete stati messi lì perché in teoria di questi mercati conoscevate le logiche, ne eravate i maghi acclarati, insomma sapevate se non gestirli almeno domarli. In nome di questa vostra iniziatica conoscenza avete ridotto il welfare, le pensioni, i redditi reali, i diritti dei lavoratori, insomma tutto: con il contorno delle saputelle lezioncine di vita dei vari Fornero e Martone.
Otto mesi e molti sacrifici dopo, con la catastrofe più vicina di prima, venite a dirci quello che i mercati dovrebbero fare e che toh, invece non fanno.
Bisogna avere molti anni e molta pazienza per non desiderare di prendervi a calci.
IL MERCATO IN CRISI...
domenica 22 luglio 2012
FIORELLA MUSCATELLO...IL VIZIETTO...
E’ bufera all’Ater dove la responsabile dell’ufficio Alienazione del patrimonio ha per l’appunto alienato un’appartamento gestito dall’azienda e poi se lo è comprato. Un’inchiesta interna ha messo sotto accusa la dirigente del servizio Cessioni immobili Fiorella Muscatello, che è riuscita a vendere a se stessa un immobile che l’ex inquilina aveva acquistato dall’Ater solo pochi mesi prima. E non sarebbe questo l’unico caso di immobile alienato e acquistato da un dipendente dell’Ater.
L’atto di vendita risale al luglio del 2005. L’appartamento, al terzo piano, in via Cassia 964 faceva parte del patrimonio ex Incis ed è composto dai 7,5 vani, 5 camere, servizi e veranda. 141 mila euro il prezzo sborsato dalla nuova proprietaria. Era stato ceduto con tutti gli sconti e i benefici di legge a Vincenza Buffa, una donna di 80 anni che per anni aveva vissuto nell’appartamento prima di lasciarlo per trasferirsi in una casa di cura a San Felice Circeo. Nel rogito si fa riferimento alla legge 560 del 1993 e alla delibera regionale 571 del 2 luglio 2004, l’escamotage che avrebbe permesso la vendita anticipata dell’immobile. «Come è stato possibile?» si chiede, dalle colonne del Messaggero, Anna Maria Addante, presidente dell’Associazione proprietari e inquilini Ater. «Agli altri affittuari, alcuni in difficili condizioni economiche, è stata sempre negata questa possibilità. Vogliamo vederci chiaro». «Da 9 mesi l’inquilina non risiedeva più nell’appartamento di via Cassia: come ha potuto acquistare e vendere l’alloggio?». «Quando l’ho saputo anch’io sono saltato dalla sedia e ho subito avviato un’inchiesta interna – spiega il presidente dell’Ater Bruno Prestagiovanni – si è conclusa pochi giorni fa è ha appurato che dal punto di vista prettamente giuridico non è stato commesso nessun reato: non possiamo impedire a un chicchessia cittadino di acquisire un nostro bene. Da questo punto di vista la compravendita è stata perciò inappuntabile. Si può discutere invece sull’opportunità. Ma questo è un altro discorso». Le cose effettivamente stanno così. La legge 513/77 e la 42/91 prevedono che in caso di vendita anticipata l’Ater debba esercitare il diritto di prelazione. «Il direttore generale dell’epoca entra nel merito l’ex direttore generale Stefania Graziosi, che ha seguito passo passo l’inchiesta interna emise una direttiva. La delibera regionale diede adito a varie interpretazioni. Nel 2005 l’orientamento era di facilitare la dismissione del patrimonio». Anche se l’anziana inquilina ormai da 9 mesi risiedeva altrove? «Nella norma si faceva riferimento a immobili condotti in locazione, una formula diversa dalla residenza precisa la Graziosi una formula certamente ambigua di cui si avvalsero in pochi». Una direttiva ad personam? «Questo non sta a me dirlo, io posso solo dire che la dottoressa Muscatello acquistando l’immobile non commise alcun reato».
FONTE QUI
DAGOSPIA
QUI
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIA
L'Ars boccia a sorpresa
lo sbarramento antimafia
Cade con il voto segreto la norma che prevedeva il divieto di attribuire incarichi di sottogoverno a chi è sotto processo
di EMANUELE LAURIA - LA REPUBBLICA
Gli imputati di mafia o di corruzione potranno continuare ad avere incarichi nella pubblica amministrazione: così ha stabilito, solennemente, l'Assemblea regionale siciliana che oggi ha respinto nel segreto dell'urna, con 39 no su 72 votanti, una norma che vietava al governo regionale di nominare ai vertici di enti e società pubbliche chi è stato rinviato a giudizio o condannato per gravi reati.
L'emendamento alla legge blocca-nomine era stato presentato dal presidente della commissione antimafia regionale Calogero Speziale. Il voto segreto è stato richiesta di un gruppo di deputati: Rudy Maira, Toto Cordaro e Salvatore Cascio (Pid), Riccardo Minardo (Mpa), Giovanni Greco (Mpd), Campagna, Caputo, Leontini e Mancuso (Pdl). Il Pd avrebbe voluto il voto palese sull'emendamento.
Durissima la reazione di Speziale: "Troppe volte sono stati nominati in enti pubblici soggetti rinviati a giudizio per reati gravi contro la pubblica amministrazione - dice - e purtroppo ci sono esempi di questo tipo anche all'interno del parlamento regionale e nazionale. Il paradosso è che ci sono imputati anche fra i deputati che hanno chiesto il voto segreto per potere impallinare la norma".
Il riferimento è a Minardo e Mancuso, entrambi sottoposti di recente a misure cautelari, tornati in libertà e rientrati all'Ars in attesa di giudizio. "Una maggioranza vile, opaca e collusa ha nuovamente macchiato la reputazione dell'Ars e dell'Autonomia", dice Fabio Granata di Fli. Ignazio Messina (Idv) parla ironicamente di "risposta dell'Ars alle commemorazioni della strage di via D'Amelio". Maira si difende: "L'emendamento proposto dal Pd era palesemente incostituzionale. Non veniva considerato il principio della presunzione di innocenza".
(20 luglio 2012)
ROSY BINDI
ROMA - "Non mi faccio sopraffare, ho anche i miei difetti ma l'aggressione l'hanno fatta a me". Quello che si rinfaccia a Rosy Bindi, dopo le contestazioni dei gay, è di essere una cattolica sessuofoba. Di essere una "madre superiora, vergine e bacchettona". È l'insulto che le ha rivolto Grillo. E Bindi, intervistata da Repubblica spiega: "Non sono sessuofoba, ripeto quello che dissi anni fa: la rinuncia al sesso mi pesa ma le rinunce valgono per le cose che ci piacciono non per quelle che ci fanno schifo". Sui gay e le unioni civili nega di essere pronta a fare passi indietro, ma pure di essere rimasta appiccicata ai "Dico" - la mediazione minimalista che cinque anni fa cercò, invano, di riconoscere diritti individuali ai conviventi anche omosessuali. Nessuno la metterà da parte: giura. "Cosa dovevo fare dopo le contestazioni alla Festa del Pd a Caracalla? Abbandonare? Ho alzato la voce, ho denunciato la strumentalizzazione. Sono amareggiata da certi comportamenti nel mio partito, e penso che Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo e i cosiddetti laici vogliano un partito della sinistra, semplice erede del Pci-Pds-Ds, mentre il Pd su cui ho scommesso io, è un partito plurale". Ma i matrimoni gay no, quelli proprio no. Paola Concia (con cui è in rotta) e Ivan Scalfarotto ("corretto"), leader omosex, insistono su questo tasto. Bindi: "I matrimoni gay sono incostituzionali. Non è che io sono come Casini, che li definisce incivili, perché non si offendono mai né le persone né le loro idee". Offese e attacchi personali. Capitolo che la riguarda personalmente.
Cossiga ai tempi dei Dico le diede, per offenderla, della lesbica e Maurizio Saia disse che "una lesbica non poteva guidare il ministero della Famiglia".
sabato 21 luglio 2012
venerdì 20 luglio 2012
RAI...ANNA MARIA TARANTOLA
PS: uomini e donne d'oro...
MEMORES DOMINI DI CL...FORMIGONI il voto di poverta' castita' obbedienza...
giovedì 19 luglio 2012
mercoledì 18 luglio 2012
E DOPO 20 ANNI VI AMIAMO DI PIU'...
BEPPE GRILLO
"La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente." Aldo Giannuli
Il Passaparola di Aldo Giannuli, Professore di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano.
La grande locomotiva cinese comincia a fermarsi
Saluto gli amici del blog di Beppe Grillo. Sono Aldo Giannuli, insegno Storia del mondo contemporaneo presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università Statale di Milano. Dopo essermi occupato per molto tempo di strategia dell’attenzione e Storia degli anni ‘70 sono andato maturando altri interessi, in particolare della globalizzazione e di analisi dell’attuale crisi economico/finanziaria in atto.
Quattro anni fa iniziò la crisi finanziaria che viviamo tutt’ora: per la verità era iniziata l’anno prima, noi ci accorgemmo della crisi nel settembre del 2008 per il fallimento della banca Lehman Brothers. Dalla crisi si disse che si stava uscendo - ma in realtà si trattava di una tregua – grazie agli interventi della Banca Centrale Americana, la Fed, che concesse moltissima liquidità a bassissimo costo alle banche che erano in pericolo di fare la stessa fine della Lehman Brothers e della Banca Centrale Cinese, che stanziò ben 608 miliardi di dollari per rilanciare la produzione nel Paese e sostenere la domanda aggregata mondiale. Questo è un punto che richiede qualche spiegazione: il funzionamento dell’economia è strettamente correlato al dato della domanda aggregata mondiale? Vuol dire che non è importante, o è relativamente importante che cali la domanda di beni e di servizi in un singolo Paese: se negli altri Paesi c’è un aumento che compensa quella flessione e produce ulteriore domanda, ugualmente l’economia si rimette in moto; vuol dire che il Paese in crisi consumerà di meno, ma cercherà di esportare di più, quindi il dato fondamentale è quello della domanda aggregata di tutti i Paesi a livello mondiale. La Cina in questi anni ha funzionato come il grande motore, la locomotiva che ha continuato a tirare tutti gli altri: producendo, la Cina ha continuato ad avere un’elevata domanda di materie prime e di tecnologie, materie prime prese prevalentemente da Paesi in via di sviluppo o da Paesi tradizionalmente più poveri come l’Africa, tecnologia presa dai Paesi invece più avanzati (Stati Uniti, Germania etc.). Questo in qualche modo ha permesso di tirare un respiro per un anno, fra il 2009 e il 2010. Dopo un momento d’incertezza, la crisi è ripresa. Che cosa significa questo? Significa che siamo allo stesso punto di quattro anni fa? No, stiamo peggio perché la Cina, la grande locomotiva che cercava in qualche modo di sopperire al disastro complessivo, comincia a fermarsi. La Cina ha avuto in questi trent’anni, soprattutto negli ultimi venti, tassi di crescita assolutamente straordinari, con una crescita del Pil che ha toccato talvolta l’11 /12% e che non è mai stata inferiore all’8% ritenuto dalla Cina una soglia di sicurezza irrinunciabile. Questo può sembrare un dato assolutamente sconvolgente a noi, che quest’anno addirittura siamo in crescita negativa, ma che negli anni migliori non abbiamo mai superato il 2% di crescita. È vero che la Cina partiva da livelli più bassi, però ormai ci ha abbondantemente sorpassati.
Il punto è questo: la Cina ha bisogno di un incremento di quel tipo soprattutto per ragioni sociali interne. La Cina ha 20 milioni di contadini che ogni anno si riversano nelle città e occorre dare loro un lavoro, un reddito, una sistemazione: diversamente le città diventerebbero rapidamente ingovernabili e si arriverebbe a una situazione di implosione sociale molto grave. quindi la condizione per poter assicurare ai 20 milioni di cinesi che arrivano nelle città il reddito necessario, le condizioni di vita minime necessarie, per quanto basso possa essere il salario, è quella di una crescita intorno all’8% e di un reinvestimento della metà circa dei profitti. È qualcosa assolutamente straordinario rispetto agli altri Paesi. Un Paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti uno dei Paesi più poveri del mondo, nel giro di circa quaranta anni è diventato la seconda economia mondiale, con una velocità di crescita incomparabile. Quest’anno le cose si stanno mettendo male: il governo cinese ha fissato al 7,5% la soglia di crescita. Una crescita inferiore a quella soglia di sicurezza I tassi di crescita del primo semestre sono allarmanti; se questa tendenza dovesse confermarsi neppure il 7,5% sarebbe raggiunto. Anzi, c’è chi parla addirittura di un incremento inferiore al 7%: questo avrebbe un impatto psicologico molto grave, perché per la Cina è un momento molto delicato.
L’economia mondiale si sta fermando
Quest’anno ci sarà il congresso del Partito Comunista cinese, nel quale ci sarà l’avvicendamento tra il gruppo dirigente uscente Hu Jintao-Wen Jabaoe il nuovo gruppo dirigente: Presidente della Repubblica e Segretario del partito dovrebbe diventare Xi Jinping e capo del governo Li Keqiang. Bisogna tenere presente una cosa: il Partito Comunista cinese è un partito molto particolare nel quale sono consolidate vere e proprie correnti all’interno del gruppo dirigente; c’è il cosiddetto Gruppo di Shangai, il più dichiaratamente liberista, più legato alla finanza internazionale e per il quale fa apertamente il tifo la Banca Mondiale, c’è il gruppo dei Tuanpai, degli ex Giovani Comunisti degli anni ‘80 che ha una coloritura più nazionalista, c’è poi il gruppo dei cosiddetti Principi Rossi, gli eredi dei grandi eroi della Grande Marcia, i figli e i nipoti dei dirigenti del partito durante il periodo rivoluzionario. Mentre il gruppo dirigente precedente era fatto essenzialmente da Tuanpai, dalla corrente nazionalista (sia Hu Jintao che Wen Jabao appartengono a quel gruppo), dovrebbe esserci invece un avvicendamento: Quello che doveva essere un avvicendamento scontato sta diventando uno scontro drammatico: non perché siano in discussione le due maggiori cariche, quella di Presidente del Partito e quella di Capo del Governo, ma perché la composizione del nuovo ufficio politico condizionerà i due leader e la battaglia non è combattuta solo con le armi della dialettica politica. La drammatica caduta di quello che era il cavallo scosso della politica cinese, il solista che in qualche modo sparigliava i giochi, Bo Xilai il capo della Provincia di Chonqing destituito per uno scandalo è un primo segnale, ma se ne sono aggiunti altri, come la morte in uno strano incidente di auto del figlio di uno dei maggiori esponenti del gruppo dei Principi Rossi e si parla di rinvio del congresso - qualcuno dice - a novembre, a gennaio o forse addirittura a febbraio, tutti segnali di grande tensione, di grande nervosismo. È il momento in cui bisogna fare delle scelte decisive per il futuro della Cina: continuare a puntare su un modello tutto basato sulle esportazioni, accumulare dollari nei forzieri della Banca Centrale Cinese, oppure puntare sullo sviluppo del mercato interno? Tutte e due le scelte presentano inconvenienti notevoli Puntare sulle esportazioni è diventato molto difficile da quando è partita la crisi del 2008, ma soprattutto con questa seconda ondata di crisi che ha travolto l’Europa. L’Europa è il principale mercato, la principale area commerciale del mondo, quella che assorbe la maggior quantità di beni a livello mondiale. La crisi che ci ha colpiti dall’estate dell’anno scorso e la conseguente recessione di quasi tutti i Paesi europei ha comportato una caduta verticale delle importazioni e di questo ha fatto le spese in primo luogo la Cina. Ecco il perché di quella caduta della crescita a cui accennavo all’inizio. Per la verità non ha colpito solo la Cina: un crollo drammatico l’ha avuto anche l’India che, dagli obiettivi del 9 %, è scesa a un modesto 5% di crescita, ha colpito il Brasile, uno dei massimi esportatori mondiali di materie prime e anche la Russia. Tutti i Paesi emergenti stanno segnando il passo o un deciso calo dei loro tassi di sviluppo. Si sta fermando l’economia mondiale. E’ estremamente pericoloso perché questa dinamica può colpirci molto seriamente.
Quella che mantiene in piedi l’economia mondiale è la domanda aggregata mondiale. Dopo la crisi del 1929 non è mai successo che la domanda aggregata mondiale nel suo complesso calasse; ci sono stati momenti, in particolare con la crisi del 73 /74, in cui siamo andati molto vicini alla parità, o piccolissime perdite, ma non è mai successo che ci fosse una recessione generalizzata, dopodiché si spalancano le porte al rischio che la recessione diventi vera e propria depressione economica. E’ quello che inizia a profilarsi, una crisi molto seria. Se si ferma anche la locomotiva cinese la situazione è drammatica per tutti.
La trappola della liquidità
La prospettiva del gruppo dirigente cinese quale può essere? Esportare in questa situazione diventa difficile, puntare sul mercato interno è certamente una soluzione più razionale e preferibile, ma non è una soluzione semplice e indolore. La Cina ha vissuto un momento di grande febbre dell’inflazione in questo periodo. Inflazione molto contenuta rispetto ai tassi che abbiamo vissuto noi in Europa negli anni ‘80, quando l’inflazione in Italia superava il 20%. In Cina dal 2010 fino alla metà del 2011 c’è stata un’inflazione sul 6 /7%, però bisogna sempre rapportarsi alla realtà storica e sociale di ogni singolo Paese. In Italia un’inflazione del 20%, pur essendo una patologia economica piuttosto preoccupante, era qualcosa che poteva essere sostenuto dati i nostri livelli di consumo. In Cina, dove una larga parte della popolazione è ancora sul limite delle economie di sussistenza, un’inflazione del genere, che significa un aumento dei generi di prima necessità come il riso e il maiale tra il 14 e il 16%, significa minacciare le condizioni minime di alimentazione della gente, perciò la Banca Cinese è stata costretta in un primo momento a tirare le redini, a restringere il credito, sia per fermare l’inflazione, sia perché nel frattempo stava partendo una bolla immobiliare del tutto simile a quella americana.Questo ha provocato effetti assolutamente indesiderabili di altro tipo: è esplosa la finanza grigia, quella che in Italia chiamiamo più semplicemente usura o finanza dei cravattari, come dicono a Roma. Molte aziende hanno iniziato a chiudere o a rallentare fortemente e allora la Banca Cinese ha cercato nuovamente di allargare i cordoni della borsa, ma questo fa rinascere i rischi d’inflazione e di gonfiare nuovamente la bolla edilizia oltre i limiti della sopportabilità. A maggio la Banca Centrale Cinese si è accorta che gli obiettivi della crescita al 7,5% difficilmente sarebbero stati raggiunti e ha fatto un’immissione di liquidità alle banche, concedendo denaro a bassissimo tasso d’interesse nella speranza di riattivare il ciclo produttivo. Invece nel mese successivo, a giugno, è successa una cosa paradossale: nonostante questi stimoli le banche hanno concesso 180 miliardi di Renminbi di prestiti in meno del mese precedente, al punto che la Banca Centrale Cinese i primi di luglio ha fatto una nuova immissione di liquidità e questo è un bruttissimo segnale-Significa che gli stimoli di liquidità non stanno avendo effetto. Nel linguaggio degli economisti si chiama “trappola della liquidità” esaminato da un economista famoso, Minsky negli anni ‘60 e ’70-. E’ il momento in cui ogni stimolo di liquidità non produce effetti nell’economia reale. Perché? Si dice nel linguaggio della finanza che, quando viene emessa liquidità, si porta a bere il cavallo: “E’ il momento di dare da bere al cavallo”… però ci sono momenti in cui il cavallo dell’economia reale non beve perché la situazione è così incerta che l’investitore non trova prudente investire nell’economia reale e accade che il prestito si prende per reinvestirlo in titoli finanziari. Prendo denaro alla BCE allo 0, 50% (io banca, naturalmente), dopodiché lo reinvesto in titoli di Stato giapponesi, per fare un esempio qualsiasi, che rendono un’1, 6 /1, 7% (annuo. Quando scadono i titoli rimetto a posto il denaro, restituisco il denaro alla Fed o alla BCE allo 0, 50% dell’interesse pattuito e mi metto in tasca pulito pulito quell’1 /1, 2 /1, 5% di differenza assicurata. questo significa che ho riscosso credito a quegli interessi, ma non l’ho concesso alle famiglie e alle imprese, alle quali continuo a fare mutui dal 7, al 9, all’11%. Quello è il momento in cui si determina gradualmente un blocco, una trappola della liquidità: il denaro per l’economia reale costa troppo, non c’è fiducia riguardo la possibilità che gli affari vadano bene e l’economia reale si ferma. Questo drammaticamente sta succedendo in Europa, ma che drammaticamente sta iniziando anche in Cina. Se dovesse proseguire la situazione economica potrebbe diventare estremamente grave nel 2013,
La prima cosa da fare sarebbe prendere coscienza della crisi, capire la drammaticità della situazione in cui ci troviamo e imporre politiche adeguate, che non sono quelle che si stanno adottando in questo momento. La prima cosa da fare è diffondere la consapevolezza di quello che sta succedendo: questi sono i dati, passate parola!
martedì 17 luglio 2012
GLI AUTORI DEL MASSACRO DI FEDERICO NON AVRANNO PACE...
Cari amici,
I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell'ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:
I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.
La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.
Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme: QUI
http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bkGodcb&v=16106
Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell'indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L'impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.
La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l'Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all'impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.
L'Italia non è il Sudan. Non c'è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell'ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell'ordine - firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:
Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.
Con speranza e determinazione,
Patrizia Moretti, madre di Federico.
lunedì 16 luglio 2012
PIETRO ICHINO ...MASSIMO SANDAL...
Intervento di Massimo Sandal postato il 2 luglio 2012 sul blog iMille.org, a commento di un intervento di segno diametralmente opposto di Matteo Rizzolli sulla questione del “diritto al lavoro” – Seguono, nello stesso post del sito iMille, altri interventi che prendono nettamente le distanze da quello di Massimo Sandal – In questo post segue una mia breve risposta, alla quale lo stesso M.S. ha poi aggiunto una sua risposta dove egli accoglie la mia proposta di dialogo
[...]
1) Toccare la legislazione sul lavoro per peggiorare le condizioni dei lavoratori non è accettabile, perchè genera disastro sociale. Non qui, non ora, non nella nostra economia. Paradossalmente, se avessimo un’economia dinamica, in crescita, con disoccupazione vicina a zero, potremmo allora forse accettare la flessibilità: in quanto sarebbe facile allora poter cambiare lavoro, e avremmo quanto ci serve per i necessari ammortizzatori sociali. Ma non siamo in queste condizioni, e la flessibilità oggi significa solo disoccupazione/sottooccupazione/assenza di diritti base.
2) Toccare la legislazione su lavoro è inutile per migliorare l’economia italiana. Da quanto sopra, ne deriva che prima si migliora l’economia, poi si parla della legislazione sul lavoro. Ma non c’è nessun motivo per cui l’erosione dei diritti dei lavoratori abbia un senso economico. E anche qualora l’avesse, il senso di una società è il benessere della popolazione, tangibile e intangibile, non la mera sussistenza economica. Preferisco crescere un po’ meno, e avere lavoratori più felici e più tutelati.
3) Biagi, D’Antona, Ichino erano/sono “di sinistra” – ed è questo il dramma. Se fossero di destra, farebbero onestamente il loro gioco. Essendo formalmente “di sinistra”, avvelenano ogni speranza di un’opposizione democratica. Perchè se ogni speranza di dissenso dal liberismo viene annientata culturalmente anche a sinistra, cosa rimane?
4) Ed ecco perchè, visto il gigantesco pericolo sociale, culturale, economico e umano che la riforma liberista del lavoro implica, e visto che personaggi come Ichino divorano come un cancro la cultura di sinistra, allora posso (tongue-in-cheek! ho un penchant per il dark humour) anche invocare le BR, ebbene sì. Non nel senso che veramente vorrei tornare agli anni di piombo. Non lo dico nel senso letterale. Ma nel senso che persone come Ichino vanno fermate, e io vorrei venissero fermate democraticamente e legalmente. Ma se si perde ogni alternativa democratica allo status quo, e se la disoccupazione continua ad aumentare e i diritti a diminuire, cosa vi aspettate che accada? Qualcuno si incazzerà. E qualcuno si incazzerà un po’ troppo.
Massimo Sandal
Ad alcuni commenti nettamente critici nei confronti di questa sua presa di posizione lo stesso M.S. replica così
Rivendico la mia protervia ideologica e stupidità allora. La rivendico eccome. E se vuoi ci metto il carico da quindici: Biagi, D’Antona e Ichino si sono mai chiesti perchè alcuni pericolosissimi mattacchioni li odiano così tanto da indurre delle persone a prendere in mano la pistola? Non è una provocazione, è una domanda seria: se quello che faccio induce delle persone a volermi fare fuori, perlomeno dovrebbe indurmi a riflettere su quello che sto facendo. Non dico a cambiare idea. Dico a riflettere. Del tipo “ehi, perchè mi odiano così tanto?”.
Massimo Sandal
Ma perché Massimo Sandal non prova a confrontarsi, una per una, con queste mie idee tanto da lui aborrite? Se lo facesse si renderebbe conto che non ho alcun potere o volontà di “divorare la cultura della sinistra”; né ho alcuna arma segreta idonea ad “annientare ogni speranza di dissenso”. Se queste mie idee preoccupano tanto chi ne dissente, ciò non accade perché esse nascondano qualche aracano malefizio o perfida macchinazione, ma soltanto per la capacità che esse hanno di convincere, soprattutto a sinistra. Proprio perchè di sinistra esse sono, se essere di sinistra significa proporsi di costruire la vera eguaglianza di opportunità per tutti, combattere le rendite, correggere le storture (anche se verniciate di progressismo) che condannano i più deboli a rimanere tali. Forse è proprio questo che turba i sonni dei “mattacchioni” a mano armata cui M.S. esprime comprensione; ma questo è ciò che turba soprattutto i sonni di quella parte della sinistra – per fortuna non più dominante - che preferisce affrontare il problema con i catechismi e i cordoni sanitari, invece che con il dialogo aperto. Quasi dieci anni or sono ho proposto ai cultori della violenza politica proprio questo: nientemeno che di parlarne (Lettera aperta ai terroristi, 2003); poi ho ripetuto questa proposta a un nuovo gruppo di loro epigoni, nel corso del processo che ha visto recentemente loro e me coinvolti; mi ha risposto, quattro anni fa, soltanto il fratello di uno di questi ultimi, dicendomi che nessun confronto e nessun dialogo è possibile, poiché io sono per loro soltanto un simbolo da abbattere. A ben vedere, lo sono anche per M.S.; con la sola differenza che lui non usa la parola “abbattere”, ma “fermare”. Ecco: M.S. farà bene a considerare che finché nella sinistra italiana qualcuno, come lui, continuerà a dire che le idee di Massimo D’Antona, o quelle di Marco Biagi, o quelle di Ezio Tarantelli, o le mie, non meritano di essere discusse, ma devono essere “fermate”, ci sarà poi il rischio che qualcun altro si ritenga legittimato a farlo sparando. (p.i.)
M.S. ha risposto il 10 luglio con questo messaggio:
Gentile Prof. Ichino,
giusto per informarLa che ho a mia volta risposto al suo interessante intervento sul mio blog. La ringrazio sinceramente del suo intervento, e sono onestamente disposto a cercar di comprendere la sua posizione e a cambiare idea. Il mio invito finale è assolutamente sincero.
Massimo Sandal, Ph.D
Invito, ovviamente e con altrettanta sincerità, accolto! (p.i.)
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