Elenco blog personale

giovedì 19 aprile 2012

DONNE CHE VUOTANO IL SACCO...


Queste donne che parlano e vuotano il sacco quando gli arrestano i mariti o quando cadono in disgrazia come la testimone Stefania Ariosto...insomma se la sono spassata per anni nella bella vita poi...(...) ma... meglio tardi che mai!

FORMIGONI...


La lettera di carla vites, moglie di antonio simone


«Vi racconto l'amicizia tra Simone, Daccò
e Formigoni»
Venerdì scorso, all'interno della bufera giudiziaria che investe la sanità lombarda, è stato arrestato Antonio Simone, ex assessore alla Sanità negli anni Novanta, ciellino doc, tra i giovani che fecero parte dell' entourage ristretto di don Luigi Giussani, padre di Cl. Le indagini hanno già condotto in carcere il faccendiere Piero Daccò. Per Simone, che con Daccò è titolare di società che hanno operato all'estero, viene ipotizzato il reato di riciclaggio e associazione a delinquere nella creazione di fondi neri. Ieri, nel giorno del compleanno di Simone, che in carcere a San Vittore ha compiuto 58 anni, la moglie Carla Vites ha inviato una lettera al Corriere della Sera. La pubblichiamo di seguito.

Caro direttore,
ho letto l'intervista pubblicata dal suo giornale a Roberto Formigoni (pagina 9 del «Corriere della Sera»). Da privata cittadina e soprattutto da militante ciellina della prima ora non ho potuto trattenermi dal pormi una serie di domande, anche perché, pur essendo una persona qualunque, la sorte mi ha riservato una conoscenza ravvicinata con l'attuale Governatore della Regione Lombardia. Vede, conosco lui, Antonio Simone ed altri da circa trent'anni.
In questa cerchia di relazioni ho avuto modo di condividere molte occasioni di vita di queste persone. Bene, Formigoni non può affermare che «conoscevo Daccò da molti anni, ma non ha mai avuto rapporti direttamente con me, ma con l'assessorato». E sorvoliamo sull'inaccettabile spiegazione riguardo la presenza della Minetti nella sua lista: «Me l'ha detto don Verzé». Scarica il barile sul prossimo, quando a lui sarebbe bastato domandarsi: «Ma questa qui, l'ha mai fatta in vita sua, non dico una riunione di partito, ma almeno di condominio?». E passiamo al fatto che possa serenamente dire che non ha mai avuto rapporti direttamente con Daccò.
Ebbene lo spettacolo dei suoi «rapporti» con Daccò è sotto gli occhi dei molti chef d'alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso, vuoi Sadler, vuoi Cracco, vuoi Santin, vuoi Aimo e Nadia, per non parlare dei locali «à la page» della Costa Smeralda dove a chi, come me, accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva rapporti diretti. Vederli insieme era una gioia degli occhi: soprattutto per una come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona. Era una gioia degli occhi perché - e qui secondo me è la vera tragedia, cioè non tanto se e come egli abbia intascato soldi - Robertino con Daccò e tutta la sua famigliola, si divertiva e tanto!
Eccolo con la sua «24 ore»: me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del bikini appena il capitano avesse tirato su l'ancora, perché così il sole si prende meglio, chiaramente.
Era una gioia degli occhi, ma anche delle orecchie sentire Erika Daccò dire a chiare e forti lettere, me presente, nel giugno 2011, durante una cena - con il suo compagno allora assessore alla Cultura della Regione Lombardia, il quale, interrogato dalla sottoscritta su cosa avrebbe parlato ad un prossimo convegno, ovviamente rispose: «Ma di cultura!». E io a dirmi: «Che stupida sei: un assessore alla Cultura di cosa vuoi che parli? Ma di cultura! E se fosse stato all'agricoltura? Di agricoltura» -: «Pensa noi Daccò siamo i migliori amici di Formigoni e non riusciamo a dirgli di non indossare quelle orrende camicie a fiori»!
Ma certo, ci credo anch'io che Robertino non abbia mai raccolto soldi od altri effetti dalle frequentazioni col faccendiere Daccò: a lui bastava l'onore di essere al centro di feste e banchetti, yacht e ville. Che se ne dovrebbe fare dei soldi uno così narcisista? I soldi a lui non servivano. Tranne per qualche camicia a fiori o per una giacca orrendamente gialla.
Cl, a mio avviso, deve avere un sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani pensava al momento della fondazione. A questo punto, bisogna domandarsi, con Benedetto XVI: «Perché facciamo quello che facciamo?»
Per finire, credo che il travaso di bile di cui questa mia è segno non sarebbe forse avvenuto se, dopo avere letto sul «Corriere», a pagina 9, le falsità dette da Roberto, non avessi visto, nella Cronaca di Milano, il Governatore a tutto campo mollemente adagiato su un letto megagalattico del Salone del Mobile, che se la ride soddisfatto. Vede, oggi (ieri, ndr) è il 58° compleanno del suo migliore amico Antonio Simone, detenuto nelle patrie galere di San Vittore da venerdì alle 16.
Mi risulta che il suo migliore amico, mentre lui si adagia mollemente a beneficio dei giornalisti esibendo quel che resta di un fisico a suo tempo quasi prestante, deve discutere su chi oggi avrà il diritto di allungare le proprie di gambe all'interno di una cella che ospita altri 5 detenuti.
Ecco, allora io vorrei approfittare per dire, davanti a tutti: «Auguri Antonio!».
Carla Vites

FONTE QUI

FILM "LE ROSE BIANCHE"...



LE AGENDE D'ORO...NO DI PELLE...DEGLI ITALIANI...


Camera-Senato, gara di sprechi: circa 4 mln di € per agendine in pelle
ROMA - Tempo di risparmi in vista di Imu, Irpef, tasse... per tutti tranne che per i Parlamentari, che hanno speso circa quattro milioni di euro per le agendine in pelle ("di contribuente", come scherza 'Libero') di Camera e Senato. In particolare il quotidiano 'Libero' pubblica un bando di gara per l'appalto per la fornitura biennale delle agendine delle Camere. Il prezzo dell'appalto, ovvero quanto paghiamo tutti noi queste agendine per parlamentari, giornalisti, portaborse? Ben 950mila euro (più Iva) in due anni per 5.200 agende da tavolo e 16.800 tascabili, e si tratta solo di quelle del Senato sul cui scranno siedono 315 politici. Ciò significa che ogni senatore avrà a disposizione 70 agendine. Al bando del Senato si aggiunge il bando triennale, che si è concluso a dicembre, per produrre le agende degli onorevoli seduti a Montecitorio: oltre 3 milioni di euro (più Iva) per produrre 32.800 agende per i 630 deputati (circa 52 a testa) in tre anni. Sprechi che certo faranno drizzare i capelli agli italiani, tartassati da tasse sempre più alte. Fa effetto, ad esempio, il fatto che facendosi due rapidi calcoli ognuna di queste agendine verrà a costare al Senato circa 1.600 euro l'una, visto che i senatori sono 315. E se anche si ammette che per senatore ne servono due di agendine, ognuna verrà a costare 800 euro. Un po' tanto per delle semplici agendine, tanto che 'Libero' ironizza titolando in apertura di quotidiano: "Si fanno l'agenda in pelle di cotribuente".

mercoledì 18 aprile 2012

MARIA TERESA MELI...


MARIA TERESA MELI, giornalista del Corriere della Sera, ALLA TV 7 ...
parlando della crisi e della scarsa fiducia ormai ridotta a zero nei politici, ha sostenuto che Beppe Grllo che attacca violentemente i politici, non è in grado di sostenere confronti in televisione per il suo passato.
Grillo è stato condannato per un incidente stradale su una strada ghiacciata, che causo' la morte di tre suoi amici. Ha piu' volte detto che mai si candiderebbe in politica. La Meli sottovaluta il movimento creato da Grillo, un incidente stradale puo' accadere a tutti,è un comico evvabbe', ha visioni che ogni tanto deve rivedere, ma come negare che è riuscito ad incanalare le proteste per lo schifo che orami la maggior parte degli italiani prova... scandali ruberie corruzione ...non passa giorno che non ci sia uno scandalo provocato da loro...dalla loro ingordigia.
Grillo E' riuscito a creare un movimento conosciuto in tutto il mondo.
Ci saranno delle sosprese alle prossime elezioni che la Meli forse non si aspetta e sottovaluta.
La disperazione dei cittadini è tanta, sembra che se ne accorgano in pochi, Beppe Grillo lo ha capito da un pezzo!

FREQUENZE...DOMANI PRANZO BERLUSCONI-MONTI



AFGHANISTAN E LE COLTIVAZIONI DELL' OPPIO ...


Opium farming in Afghanistan rising again, bleak UN report admitsInsecurity, corruption and flagging economy blamed but UN official declares that 'lion's share of income goes to big patrons'
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guardian.co.uk, Tuesday 17 April 2012 19.02 BST Article history
An Afghan farmer cuts poppy bulbs near Kandahar. Afghanistan is the largest producer of opium poppies in the world – and output is expected to rise, according to the UN. Photograph: Majid Saeedi/Getty Images
Opium farming will increase across Afghanistan in 2012, driven by insecurity, massive corruption and economic fears for the future, spreading to more areas than it has in the past four to five years, the United Nations has warned.

Drugs help fund the Taliban insurgency, but Afghanistan's elite is also earning huge amounts from the trade and the government lacks the political will to clamp down on a crop worth hundreds of millions of dollars a year, the United Nations' leading drug control official in Afghanistan said.

The bleak figures were laid out in an annual risk assessment PDF, which has previously been announced with a press release but this year was uploaded to a UN website with no publicity.

Just 15 of Afghanistan's provinces, or well under half, are likely to be free of opium this year, the report said. In 2009 and 2010 poppy farming was eradicated from 20 provinces.

Asked about the report, Jean-Luc Lemahieu, country representative of the UN Office on Drugs and Crime in Afghanistan, warned: "We are back in the situation we had in 2007-08.

"For a long while, when we had 20 opium-free provinces, it seemed that we were able to push the opium back into the most insecure southern provinces. Today that is not any longer the case, and the governance issue is key to that," he told the Guardian.

"The Taliban definitely get income from opium cultivation ... but the lion's share of the income still disappears here, into the hands of the big patrons of this country," he added.

In 2011, the farm-gate value of opium production more than doubled from the previous year to $1.4bn (£880m) and now accounts for 15% of the economy, Reuters news agency reported.

Without strong signs from the government that it intends to clamp down on those within the system profiting from the drugs trade, the trend is unlikely to change, Lemahieu said.

"The political will does not need to translate itself into putting everyone in prison, but to have a few good cases really indicating that the rules of the game are changing. And that is not happening today, or happening insufficiently."

The annual survey looks at poppy planting, and plans to cultivate the crop, so is not an absolute guarantee of production levels. Eradication programmes may take out some fields and low rainfall, crop blight or other farming problems can also reduce the actual harvest, later in the year.

But it gives a broad picture of trends and warns that opium cultivation seems clearly linked to security levels, which are declining in much of the country. Another UN office said recently that civilian deaths and injuries rose in 2011 to the highest level on record for the decade-long war.

"The Risk Assessment of this year indicated the strong association between insecurity, lack of agricultural assistance and opium cultivation," the report said. Instability makes it harder for government officials to monitor and eradicate crops, and also fuels demand from local factions – not necessarily linked to the insurgency – for money to buy weapons and pay fighters.

Central Ghor province and northern Takhar province are listed as the two areas that might lose their "poppy-free" status – meaning 100 hectares or less are cultivated – although the amount grown in both will still remain "insignificant" by Afghan standards, the report said.

Eight other provinces, spread across most of the country from Herat in the west to Uruzgan in the south, Nangarhar in the east and Badakhshan in the north-west, are expected to show an increase in opium poppy fields.

In a glimmer of good news, Helmand province, which grows more opium than the rest of the country put together, will not see a rise in production, and poppy crops are expected to fall in the Taliban's birthplace, neighbouring Kandahar.

The nationwide spread of the poppy is linked not just to the insurgency but to economic worries about the future as billions of dollars in aid and security spending that have been pumped into the country start to dry up.

The World Bank forecasts that Afghanistan's budget deficit after the 2014 deadline for foreign combat troops to withdraw could be as much as $7bn a year.

Opium has a very high value and can keep for years, and impoverished farmers who have survived three decades of conflict in Afghanistan are often acutely aware that it is one of their few forms of insurance against turmoil in coming years.

Lemahieu said: "The economy was really living from the international aid and security investments; all that will really disappear, so there are a lot of question marks with regard to what is to happen.

"From the farmer level, the trader level, it's an economic hedging for the future."

Prices have fallen by about a fifth from a year ago, to about $220 a kilogramme from $274 in March 2011, but are still high by historic standards; the high price was given as the main reason for growing opium by nearly three-quarters of village headmen surveyed for the United Nations.

RICORDI A GEMONIO...


RICORDI DI POCHI GIORNI FA'...ERANO TUTTI SERENI A FELICI A GEMONIO...



BERSANI/ZANDA...


BERSANI BATTE CASSA, VUOLE I SOLDI DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI
LUIGI ZANDA VUOLE IL PAREGGIO DI BILANCIO...





ART. 81


VOTAZIONE ORE 17:57 281 presenti, 280 votanti: favorevoli 235, contrari 11, astenuti 34, il Senato approva

ORE 17 Salvo Fleres (Coesione Nazionale – Grande Sud) “L’articolo 81 così come proposto non può essere votato, quindi ci asterremo. Come ha detto brillantemente dal senatore Rossi, ci asteniamo perché non crediamo che questa sia la strada giusta, perché legherà le mani a tutto il Parlamento relativamente ad un percorso virtuoso e anti-ciclico. Invece così non garantiamo nulla, se non l’impoverimento progressivo del nostro paese. La recessione diventerà una costante dell’azione economica del nostro paese che sarà incentrato sulla recessione e non sulla spesa. Quale imprenditore investirà se non conosce il tetto massimo di prelievo fiscale che si vuole attendere. Se in questa modifica fossero state inserite delle condizioni, probabilmente avremmo vincolato il prelievo fiscale e obbligato il governo ad una attenta revisione della spesa, in assenza della quale i tecnici continueranno a foraggiare una burocrazia che impoverirà il potere”.
“Signor presidente, un Parlamento di nominati come questi, non le capisce queste cose, perché non parla con il popolo ma con il salotto, anzi, con il salotto del salotto dei tecnici”.

ORE 17:10 Maria Ida Germontani (Terzo Polo, Api-Fli): “Pur con alcune criticità esposte dal senatore Rossi che dal presidente Baldassarri, è una posizione di assoluta responsabilità. Il nostro sarà un voto positivo, perché assegna allo Stato di assicurare l’equilibrio tra entrate e uscite, sia da ribadire nell’opinione pubblica italiana. Nell’articolo 81 si stabiliva che ogni legge con nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte. Una previsione che non è valsa a nulla, se siamo arrivati ad un debito del 120% della produzione nazionale. Tutto è partito da condizioni europee, tra cui la Germania che ha intrapreso il pareggio di bilancio nonostante abbia conti migliori di noi. Dobbiamo conseguire gli obiettivi previsti dall’appartenza all’Europa”.
“Il lavoro del legislatore a tutela dei conti pubblici non finisce, ma inizia a partire dall’applicazione delle nuove norme di bilancio: tutte le modifiche devono essere approvate a maggioranza assoluta da tutte e due le Camere, ci sembra una norma sensata di garanzia. Il problema vero è il rientro a parametri più sostenibili da uno stock di debito pubblico colossale, e questo lo può garantire solo una politica di pareggio di bilancio per molti anni a venire. Ci auguriamo la maggioranza dei 2/3 dei componenti in modo che non si faccia il referendum e ci si muova velocemente. Voteremo a favore”.

ORE 17:13 Giampiero D’Alia (Udc, Svp, Autonomie): “Ci siamo già espressi, siamo favorevoli all’approvazione di questo testo e siamo favorevoli alla sua approvazione anche a livelli di enti locali come le Regioni. Noi voteremo a favore e auspichiamo una rapida approvazione”.

ORE 17:15 Gianvittore Vaccari (Lega Nord): “Lenin aveva un piano B: ‘Per sconfiggere la borghesia basta dare inflazione e tassazione’. Noi esprimiamo dei seri e importanti dubbi su questa proposta. Innanzitutto vi è un grave inganno di contenuti: pareggio di bilancio non compare nel disegno di legge, ma compare ‘equilibrio’. Abbiamo visto come tanti esperti di economia hanno sottolineato la differenza tra pareggio ed equilibrio. Qui si poteva aprire un capitolo della sovranità del nostro paese visto che ce lo chiede l’Europa. Questa differenza è sostanziale e fanno capire come non approderemo ad un risanamento della nostra economia, e spiace vedere che autorevoli colleghi e il Presidente della Prima Commissione continuano a parlare di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale. La politica economica di questo governo, sintetizzabile in più tasse, meno capacità della spesa delle famiglie, nessuna riduzione della spesa non produttiva, aumento dell’Iva anche sul pane. Con la stagnazione dell’economia non solo ci allontaneremo dal pareggio di bilancio, ma anche dall’equilibrio. Le famiglie avranno un prelievo di 1500 euro di media in più, vediamo i salti mortali del governo sull’Imu,… La Lega voterà contro questo provvedimento con decisione e coscienza. Presidente, le volevo chiedere come lei consenta che si possa votare un provvedimento dove nel titolo c’è pareggio di bilancio e all’interno del testo si parla di equilibrio. E’ un falso parlamentare su un aspetto di assoluta importanza, noi non abbiamo capito cosa sia questo fantomatico equilibrio di bilancio. Questo governo ha messo una pietra tombale sul federalismo che era l’unica possibilità di una ripresa”.


ORE 17:25 Luigi Zanda (Pd): “Al contrario di quanto detto dal senatore Rossi, io aspetto con soddisfazione questa legge che introdurrà nella Costituzione il pareggio di bilancio, anzi, il consenso largo e la tempestività con la quale approviamo questo provvedimento, sottointende la serietà del provvedimento. Il Pd intende garantire il futuro dei conti pubblici e quindi il futuro del nostro paese. Nell’eurozona si sono ristretti i margini delle politiche nazionali, non solo per l’economia, qui sono in gioco anche la sicurezza e la democrazia. L’euro e l’Europa devono ancora dispiegare le loro potenzialità, ma esistono anche problemi propri dell’Italia. La nostra Costituzione, nel 1948, sottolineava la necessità di coprire le spese. Con 2.000 miliardi di debito pubblico, abbiamo tradito quel mandato, se in un passato recente avessimo tenuto conto da quello che diceva Nino Andreatta e Padoa Schioppa. Le tristi vicende della ex Margherita e della Lega Nord dimostrano che la disattesa dell’articolo 81 si ripercuotono anche su questo. Oggi, gli interessi passivi sul debito, ci costano da 80 a 90 miliardi l’anno: una cifra spropositata. Napolitano ha ragione, abbattere il debito è un dovere morale. Non possiamo chiedere a Monti di abbatterlo ora, ma dobbiamo chiedere in che modo 20 anni di pesantissimi sacrifici chiesti dal Fiscal Compact influiranno sul nostro futuro. Sappiamo che alla riforma non possiamo chiedere cure specie se l’economia entra in una fase recessiva acuta, peggio di questa. Gli economisti sanno che l’austerità senza politiche per la crescita non ha senso. Quindi dobbiamo insistere con una patrimoniale per non pesare troppo sulle classi medio-basse. Se l’Italia riuscirà ad andare al voto con una nuova legge elettorale approvata a grande maggioranza, allora potremo dare un senso anche a questa modifica Costituzionale. Durante il concilio Vaticano Secondo i padri conciliari facevano fatica a trovare accordi su questioni cruciali sul futuro della Chiesa, ma grazie alla mediazione di Dossetti si arrivarono a grandi maggioranze. Per uscire dalla crisi serve l’unificazione politica europea, ma questo processo è troppo lento e indecifrabile: dobbiamo dire se vogliamo o no l’Unione politica, assieme ad una vera banca europea prestatrice di ultima istanza. L’Europa può diventare altro, e diventare uno dei grandi del pianeta, altrimenti resteremo un libero mercato con una moneta unica, ma i nazionalismi prospereranno. Questo voto è la nostra prima battaglia”.

ORE 17:35 Gabriele Boscetto (Pdl): “Un iter lungo ma maturo. Con questa modifica costituzionale l’Italia si allinea agli altri partner europei. Dopo la doppia approvazione delle due Camere, dobbiamo difenderci dagli attacchi speculativi mossi contro numerosi paesi dell’area euro. Dobbiamo dare risposte concordate a livello di Unione Europea per portare i bilanci pubblici in sicurezza, parsa vacillare nei mesi scorsi in tutta Europa. Il pareggio di bilancio è una regola aurea. Se il nostro paese uscirà dalla crisi con una norma costituzionale con il pareggio di bilancio, sapremo che avremo un meccanismo virtuoso che andava adottato prima. Certo, il testo attuale era significativo per evitare spese pubbliche senza adeguata copertura, ma negli anni si sono affinati gli strumenti per scardinare l’articolo 81, per un keynesianismo distorto. Keynes spostava l’orizzonte dell’equilibrio di bilancio soltanto come misura anti-ciclica, da recuperare nei momenti di espansione. Il legame tra deficit e ciclo economico non si ha, se vediamo le analisi storiche. Questa introduzione responsabilizza il Parlamento, è un elemento dotato di solidi fondamenti nella teoria economico. Un impegno di natura etica anche, perché cumulare debito in misura progressiva significa ipotecare gli stipendi dei nipoti. Quindi non possiamo dare il debito alle maggioranze di turno, e dobbiamo fare in modo che servono maggioranza qualificate per modificare la norma costituzionale. Anche se ciò non è impedito: norme e senso etico viaggiano in parallelo. L’intesa raggiunta a livello europeo sul Fiscal Compact impone norme attuative anche nella Costituzione. La scorsa estate con il governo Berlusconi abbiamo posto in campo l’avvio di questi provvedimenti, lasciando spazio poi ad un governo tecnico che trova minori opposizioni sociali. Certo, non si risolve con una norma il problema del debito pubblico. Dopo la riforma pensionistica dovremo affrontare il tema della delega fiscale, le liberalizzazioni nell’economia, e riformare il lavoro con flessibilità in entrata e uscita, poi col passaggio successivo, diminuzione delle tasse e della spesa pubblica. Ci aspettiamo responsabilità dalle forze che sostengono questo governo”.


In dissenso, senatore Mario Baldassarri (Fli-Api): “Non partecipo al voto perché la mia valutazione è che fissare il saldo di bilancio in pareggio, è il rischio di uccidere la democrazia e libertà. Il saldo zero si può ottenere anche con una spesa pubblica all’80% e tassazione all’80%. Non ha senso questo vincolo senza porre limiti, chi non si preoccupa di questa deriva può avere un retro pensiero di sostituire alle scelte individuali le scelte collettive. Ma il collettivismo nella storia è fallito”.

Marco Cutrufo (Pdl) “Azzeramento del deficit dovrebbe servire per il governo di abbattere il deficit. Tutto ciò potrebbe avvenire anche in maniera nominale, ma questo percorso non appare così confortante: nessuno può garantire che per garantire il pareggio non servano nuove tasse, quindi recessione. Noi abbiamo prodotto più avanzi primari che la Germania, mentre Francia e Gran Bretagna sono in disavanzo. Non ci sono certezze che con i metodi per uscire dalla situazione, non è detto che usciamo da questa situazione. Sappiamo che 5 nobel di alto livello hanno scritto ad Obama per dire di non adoperare questa camicia di forza. A causa della recessione mondiale il nostro paese ha perso tra 2008-09 100 miliardi di Pil. La sostenibilità di uno stock di debito può migliorare solo se il Pil aumenta, non teoricamente. Il recupero del Pil non può essere realizzato se non ripartono gli investimenti pubblici capaci di attivare il paese anche a livello privato. Il pareggio, comprime il paese! La logica di rigore, ovvio, non va elusa, ma così portiamo il paese verso i più rischiosi di Europa. Il vincolo costituzionale non solo non riduce il rischio della recessione, ma annichilisce il Paese! L’alternativa è la riduzione in via diretta dello stock di debito con una unica tassa di scopo, sostitutiva con le tasse a pioggia introdotte nel 2011. In Italia le condizioni per seguire questa strada, ci sono, e vanno prese in considerazione. Serve una nuova strategia e un nuovo approccio, con la riduzione dello stock di 400 miliardi. Voto in dissenso e mi astengo”.

Massimo Garavaglia (Lega Nord): “Mi astengo. Il pareggio di bilancio può essere utile per contenere la spesa pubblica, e quindi applicare i costi standard, ma riteniamo opportuno che si arrivi ad un referendum in modo che si apra nel paese un dibattito e ci si renda conto di quali sono gli effetti del Fiscal Compact sulle nostre tasche”.

Schifani: “Mario Monti ha informato che vorrebbe votare, ha raggiunto ora il Palazzo, quindi per garbo istituzionale sospenderei la seduta per cinque minuti” (qualcuno esprime contrarietà, al che Schifani: “So che è arrivato, eccolo, allora possiamo andare avanti senza interrompere”).

ART. 81...



(AGI) Roma – Il ddl sul pareggio di bilancio in Costituzione ha avuto il via libera definitivo dall’aula del Senato con i due terzi degli aventi diritto (cioe’ 214 su 321) necessari per evitare il ricorso al referendum confermativo. I si’ sono stati 235, i no 11, gli astenuti 34.
Hanno votato contro la Lega e l’Idv, si e’ astenuta Coesione Nazionale, a favore tutti gli altri gruppi. In dissenso dai rispettivi gruppi, Mario Baldassarri (Terzo Polo) che non ha partecipato al voto; Mauro Cutrufo (Pdl) e Massimo Garavaglia (Lega) che si sono astenuti .
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Keynes secondo il punto di vista di H. Denis
L’avvento dell’economia politica keynesiana è strettamente connesso ad una profonda trasformazione verificatasi nelle politiche economiche dei principali paesi capitalistici. Ad es. dopo il 1933 già la Germania condusse una politica di lotta alla disoccupazione, basata sull’intervento dello stato nel campo degli investimenti e del credito. Anche negli Usa il presidente Roosvelt fece aumentare la spesa pubblica ed accrescere i salari affinchè si accrescesse il potere d’acquisto delle masse. Keynes è l’autore che prima della crisi ha sempre richiesto una simile trasformazione della politica economica.
L’atteggiamento di Keynes è quello di un borghese illuminato, desideroso di salvare il regime dell’impresa privata abbandonando ogni pretesa di liberismo integrale. La politica perseguita dall’Inghilterra dopo la prima guerra mondiale sembrava a Keynes pericolosa perché creava disoccupazione. Nel 1924 i disoccupati giunsero ad essere un milione e quando Lloyd George lanciò l’idea di un programma di lavori pubblici, Keynes appoggiò quest’iniziativa. Egli diceva che si dovrebbe imporre una qualche azione coordinata al fine di determinare il livello cui deve fissarsi il risparmio della comunità nel suo insieme e si deve stabilire in quale misura questi risparmi si debbano dirigere fuoi dei confini sottoforma di investimenti esteri. Inoltre bisogna sapere se la contemporanea organizzazione del mercato dei capitali distribuisca i risparmi secondo i canali più produttivi dal punto di vista dell’economia nazionale. Keynes si oppose anche nel 1925 alla politica di Churchill di riduzione dei salari, dicendo che questo avrebbe diminuito il potere d’acquisto dei consumatori e avrebbe accentuato lo squilibrio economico. Con la crisi del 1929 Keynes si decise a mettere a punto il Trattato della moneta. Scopo di questa opera è di chiarire il problema delle depressioni economiche ed in essa si avanza l’idea di una insufficienza degli investimenti. Come Marx, Keynes separa il settore della produzione dei beni strumentali da quello della produzione dei beni di consumo. Egli però modifica lo schema marxista, poiché ammette che non bisogna preoccuparsi di uno squilibrio tra l’offerta e la domanda dei beni strumentali, dal momento che questi vengono fabbricati su ordinazione. Dunque si tratta solo di vedere come si realizza l’equilibrio tra l’offerta e la domanda nel settore dei beni di consumo. Per Keynes la depressione economica si spiega con il fatto che il risparmio normale è maggiore dell’investimento, il che crea uno squilibrio sul mercato dei beni di consumo, obbligando i produttori di questi beni a vendere a prezzi inferiori ai loro costi. Una tale dimostrazione, rispetto a quella marxiana, si presenta semplificata grazie all’ipotesi della produzione su commessa dei beni strumentali. Egli poi, come Schumpeter, attribuisce all’investimento un ruolo attivo, che esso non ha negli schemi di Marx. Per Keynes l’aumento o la diminuzione del capitale dipendono dall’ammontare dell’investimento e non da quello del risparmio. L’insufficienza dell’investimento è dunque la causa della depressione. Ma inversamente Keynes spiega allora l’espansione degli affari con l’esistenza di un eccesso di investimenti che determina dei profitti eccezionali nel settore dei beni di consumo e incita quindi gli imprenditori ad aumentare la loro produzione. Rimane però da stabilire perché mai si produca un simile eccesso di investimenti e perché poi non duri la fase di espansione. Sul primo punto Keynes se la cava rapidamente dicendo che interviene qualcosa che non ha carattere monetario e che aumenta l’aspetto di attrazione dell’investimento (può trattarsi di una nuova invenzione, lo sviluppo di un nuovo paese, una guerra). Quanto poi alla fine del periodo della fine di espansione Keynes la spiega ricorrendo all’idea di Aftalion secondo cui le crisi sarebbero dovute al fatto che, nella fase espansiva, si ordinano troppi mezzi di produzione poiché occorre tempo per costruirli mentre, per tutto il tempo necessario, la persistente penuria di prodotti finiti continua a suscitare delle domande di beni strumentali.

Di fronte alle minacce di dissesto economico l’Inghilterra adottò una delle proposte di Keynes e cioè la svalutazione della sterlina. Ciò consentì all’Inghilterra di non subire troppo la crisi, ma, aumentando le esportazioni, scaricò la crisi su altri paesi e soprattutto sulla Germania dove la disoccupazione colpì la metà della popolazione della manodopera industriale e determinò l’ascesa di Adolf Hitler che riassorbì la disoccupazione con commesse industriali pagate dallo stato. Ma per gli industriali tedeschi, i lavori pubblici sono solo un palliativo, mentre la soluzione definitiva si poteva cercare solo nella conquista di sbocchi all’estero. La seconda guerra mondiale fu in parte la conseguenza di quest’istanza.

Durante questo periodo la maggioranza degli economisti occidentali continuava a negare il ruolo degli sbocchi esteri in quanti incentivi dello sviluppo dell’economia capitalistica, ma ammettevano sempre più di frequente che le vecchie tesi sull’equilibrio economico andavano riviste. Per Kahn gli investimenti in lavori pubblici potevano essere un rimedio estremamente efficace contro la disoccupazione. Ci si trova in presenza di un’analisi che nega l’esistenza di una tendenza naturale all’equilibrio del mercato del lavoro. La confutazione di un simile concetto fu il punto di partenza dell’opera di Keynes Teoria Generale dell’occupazione. Qui Keynes conduce la battaglia contro la concezione neomarginalista del mercato e contro la legge degli sbocchi di Say. Una simile legge aveva avuto per oggetto l’impossibilità di crisi di sovrapproduzione, ma essa determinava anche il rifiuto della possibilità di una sottoutilizzazione permanente della capacità di produzione. Keynes voleva dimostrare che un tale sottoutilizzo doveva inevitabilmente prodursi se vi era un insufficienza della domanda effettiva, domanda che viene ingenerata dalle spese delle aziende quando queste utilizzano normalmente la loro capacità di produzione. Keynes si domanda come si può spiegare che l’occupazione si fissi ad un determinato livello se non è determinata dal gioco dell’offerta e della domanda di lavoro. Keynes risponde a questa domanda dicendo che il livello dell’occupazione dipende dall’ammontare dell’investimento e cioè dall’ammontare degli acquisti di mezzi di produzione addizionali che vengono realizzati dalle imprese. Il risparmio deve essere uguale all’investimento. Se il risparmio dipende dall’ammontare del reddito globale e se l’investimento è dato, allora il reddito nazionale deve fissarsi in maniera tale che il risparmio raggiunga l’investimento. Ma poiché il reddito nazionale è legato all’impiego della manodopera anche questo dipende dall’investimento e non corrisponde necessariamente al pieno impiego. Il risparmio normale può essere diverso dall’investimento e tale differenza determina dei movimenti di espansione o di contrazione del processo produttivo. Un vero equilibrio economico può essere raggiunto solo nel momento in cui vengono a cessare i movimenti suddetti e cioè solo quando il risparmio normale risulta uguale all’investimento. In effetti si avrà allora un determinato volume di produzione e di impiego della manodopera. Ma nulla garantisce che tale occupazione corrisponda al pieno impiego della capacità produttiva delle imprese ed al pieno impiego della forza-lavoro. Quando l’investimento è insufficiente in rapporto alla propensione al risparmio, l’impiego effettivo è inferiore al pieno impiego e da allora si ha disoccupazione. Dunque attraverso l’insufficienza dell’investimento non viene più spiegata la depressione economica, ma la disoccupazione : Keynes si propone ora di spiegare il fenomeno della disoccupazione permanente che sussiste anche durante i periodi di espansione economica.

Se la disoccupazione permanente è dovuta all’insufficienza dell’investimento da cosa dipende una insufficienza siffatta ? Per rispondere Keynes tenta di formulare una teoria della determinazione dell’investimento. Le imprese investirebbero denaro negli affari sino a che l’efficienza marginale del capitale è superiore al tasso di interesse, anche perché gli imprenditori prendono a prestito spesso l’intero capitale da essi investito. Keynes però non può accettare interamente l’impostazione neoclassica che fa del saggio d’interesse il supremo regolatore che assicura l’investimento totale del risparmio. Egli si decide allora a sostenere che il saggio di interesse dipende dalla quantità di moneta in circolazione e non dall’ammontare dei fondi risparmiati. Si giunge così ad una teoria che fa dipendere gli investimenti da due fattori distinti :

· Le produttività marginali del capitale, ossia le redditività che ci si può attendere dai capitali addizionali investiti in un determinato periodo di tempo

· Il saggio d’interesse, fenomeno essenzialmente monetario

Gli investimenti sono troppo esigui e la disoccupazione è molto grave perché le redditività dei capitali addizionali sono minori di un tempo. Keynes lo riconosce esplicitamente e dice che nell’800 l’incremento demografico, il progresso tecnologico, la valorizzazione di nuove zone, la frequenza delle guerre sono stati in grado (insieme con la propensione al consumo) di mantenere una curva dell’efficienza marginale del capitale, che permetteva ad un soddisfacente volume dell’occupazione di essere compatibile con un saggio dell’interesse abbastanza elevato da diventare accettabile per i detentori della ricchezza. Ma Keynes pronostica che a partire dalla sua epoca la curva dell’efficienza marginale del capitale è molto più bassa di prima. . quanto al saggio dell’interesse Keynes si sforza di dimostrare che esso venga mantenuto ad un livello troppo alto dalla preferenza per la liquidità. Egli dice che il saggio dell’interesse prima del 1914 dipendeva dalla riserva aurea posseduta da ogni paese mentre l’afflusso dell’oro dipendeva dallo sviluppo delle esportazioni. Dunque proprio per aumentare la propria riserva aurea (allo scopo di abbassare il saggio di interesse) che le grandi potenze industriali hanno voluto conquistare all’estero nuovi mercati. Keynes aggiunge che in un’economia regolata da contratti stipulati su basi monetarie e caratterizzata da consuetudini stabili nella quale le riserve auree e il saggio d’interesse dipendono soprattutto dalla bilancia dei pagamenti le autorità governative hanno a loro disposizione un solo mezzo ortodosso per lottare contro la disoccupazione : creare una eccedenza di esportazioni e di importare loro a detrimento delle nazioni vicine. Secondo Keynes nel corso della storia non si è mai inventato un sistema più efficace del gold standard per scatenare gli uni contro gli altri i differenti interessi delle varie nazioni. In un simile sistema infatti la prosperità interna di ogni paese dipende direttamente dal risultato di una lotta per il possesso dei mercati e per soddisfare il proprio bisogno di metalli preziosi. Per Keynes l’abolizione dello standard aureo sopprimerà ogni lotta per la conquista degli sbocchi e liquiderà le cause economiche delle guerre. Questo è un modo sbrigativo di risolvere il problema dell’imperialismo : in realtà l’origine dell’aspra concorrenza tra le potenze industriali non sta nel loro desiderio di procurarsi loro, ma discende semplicemente dal loro bisogno di accaparrarsi dei mercati in cui poter vendere i propri prodotti industriali e poter piazzare i propri capitali.

In definitiva (secondo Denis) non abbiamo nella teoria di Keynes una vera esposizione delle circostanze concrete che hanno determinato nel sistema capitalistico una disoccupazione così forte tra le due guerre. Tuttavia Keynes ha cercato di formulare una serie di proposte pratiche allo scopo di garantire il pieno impiego : egli insiste sulla necessità di realizzare una diminuzione del saggio d’interesse, che potrebbe essere ottenuta grazie ad una politica più liberale di creazione di moneta. Questo non è però sufficiente e dunque bisogna che sia lo stato a sviluppare i propri investimenti. La diminuzione del saggio d’interesse può e deve consentire di trasformare profondamente l’assetto economico, facendo scomparire i percettori di rendite e sopprimendo l’eccessiva disuguaglianza dei redditi. La possibilità di un credito quasi gratuito è in Keynes l’utopismo reso necessario dalla mancanza di dialettica all’interno della sua concezione. Il pensiero di Keynes tende a mascherare i conflitti sociali e la sua idea dell’eutanasia del rentier è in realtà una negazione del fatto che l’essenza del capitalismo sta nell’opposizione tra capitale e lavoro. Alla fine la scomparsa dei rentier trasferisce la rendita nel capitale degli azionisti. Inoltre Keynes nega l’importanza degli sbocchi esteri e sostiene che la marcia precipitosa alla conquista delle colonie è solo la conseguenza dello standard aureo. Contestabile inoltre è la tesi di Keynes che la socializzazione dell’investimento non implichi necessariamente la proprietà pubblica dei mezzi di produzione. Infatti sinora gli investimenti pubblici sono stati fatti in ambiti improduttivi così che lo stato non ha avuto bisogno di sostituire i capitalisti privati, ma se si volesse andare più avanti nella socializzazione dell’investimento sarebbe stato necessario assumersi compiti e responsabilità che sono tipici di un proprietario e questa sarebbe una contraddizione in regime capitalistico.



martedì 17 aprile 2012

APPROVATO IN SENATO MODIFICA ART .81

Economia e Finanza
Sì al pareggio di bilancio in Costituzione
Fmi: non sarà rispettato fino al 2017
ROMA - Entra in Costituzione il principio del pareggio di bilancio. Il Senato ha approvato con 235 sì e 11 no e 24 astenuti il ddl di riforma dell' art.81 della Costituzione che è legge con questa quarta e ultima lettura,
...

MODIFICA ART .81 COSTITUZIONE...


Fiscal Compact. Lo “scandalo Lega”, arma di distrazione di massa per nascondere la mostruosa modifica dell’art. 81 cost.?
11 aprile 2012 Di Jester Feed

Fra qualche giorno in Senato dovrà essere votata la modifica dell’art. 81 Cost. che introdurrà il cosiddetto pareggio di bilancio, e cioè l’obbligo per lo Stato di pareggiare costi e ricavi. Una norma importante, ma che nasconde un terribile effetto: la consegna definitiva del nostro paese nelle mani delle oligarchie bancarie e finanziarie, perché con il pareggio di bilancio lo Stato non sarà più in grado di controllare e indirizzare l’economia nazionale attraverso le politiche anticicliche1. La conseguenza è evidente: la nostra politica economica sarà gestita dal cosiddetto Fondo Internazionale Salvastati, dalla BCE e dalle oligarchie dei poteri finanziari mondiali che controllano i flussi di credito agli Stati tramite l’acquisto di titoli del debito pubblico (debito sovrano).

Ma andiamo indietro e torniamo al Governo Berlusconi. All’epoca c’erano parecchie resistenze per l’approvazione della norma che l’UE ci chiedeva proprio in ragione della crisi finanziaria. Già da questo dato è possibile una prima lettura del mostruoso provvedimento che sta per essere approvato. Berlusconi e il suo governo tentennavano, ma i poteri finanziari non intendevano aspettare. Ecco dunque la mossa regina: esautorare Berlusconi e sostituirlo con Monti, il quale il 2 marzo 2012 firma con gli altri paesi europei il cosiddetto Fiscal Compact, un trattato UE attraverso il quale si impongono regole più rigide nel rapporto tra deficit e PIL. In altre parole, il deficit non dovrà superare in alcun modo il 3% del PIL.

Ma il Fiscal Compact comporterà anche un impegno per gli Stati membri ad abbattere l’attuale debito pubblico per ridurlo fino a raggiungere il 3% del PIL. E siccome lo Stato italiano ha un deficit stratosferico, questo impegno comporterà per il nostro paese manovre pesantissime per i prossimi anni e una previsione di crescita che è pari a zero, poiché lo Stato a questo punto non avrà più sovranità di politica economica, non potendo sforare i limiti imposti dal Fiscal Compact, pena l’applicazione di forti sanzioni.

Le opinioni degli economisti e degli osservatori politici sul punto peraltro si sprecano, e c’è chi ritiene che il Fiscal Compact determina la nostra fine come nazione e come Stato sovrano. Il che pare essere vero al di là dell’evidente pregio di una politica che tenga sotto controllo gli eccessi della spesa pubblica. Del resto, è sufficiente vedere come è stata gestita la questione. In sordina. La Camera ha già approvato la modifica dell’art. 81 Cost. con una maggioranza bulgara che scongiura già in prima battuta il referendum costituzionale. Se la norma verrà approvata nella stessa maggioranza al Senato, i cittadini non verranno consultati in merito alla consegna della sovranità politico-economica a soggetti estranei ai meccanismi democratici. In altre parole, i cittadini si ritroveranno a essere governati dalle oligarchie finanziarie e i nostri politici saranno il paravento democratico attraverso il quale queste oligarchie decideranno i nostri destini.

Nessun organo di informazione ne ha parlato. Mentre tutti si spendono nel parlare di Renzo Bossi e dello scandalo leghista, che guarda caso capita proprio a fagiolo in un contesto politico dove si sta per approvare una modifica costituzionale più che importante e che ridisegnerà gli assetti e i rapporti all’interno dell’Unione Europea a favore netto di banche e finanza e del potere politico della Germania. Non a caso, sia Gran Bretagna, sia Repubblica Ceca non hanno aderito al trattato, mentre il nostro paese, prostituto dell’UE, è il primo che si è calato le braghe e ha accettato questi vincoli di bilancio suicidi che non permetteranno politiche di finanza congiunturale.

Del resto potevamo farci ben poco con la classe politica mediocre che ci ritroviamo. Siamo stati avvisati con un metodo finanziario-mafioso. Proprio ieri, alla riapertura dei mercati finanziari, lo spread (il rapporto tra BTP e Bund tedeschi) è risalito a quota 400 e la borsa di Milano ha perso 5 punti percentuali. Un vero crollo in vista della votazione della modifica costituzionale. Come a dire: votate a maggioranza dei 2/3 e approvate il Fiscal Compact, o questo è quello che vi aspetta, puttane italiane… Il default.
FONTE QUI
Fonti: Il Sole 24ore, Informarexresistere, Express-News, Agenparl, P.U.

Durante le fasi recessive, le politiche anticicliche permettono maggiori investimenti pubblici per permettere una ripresa della economia. ↩

BEPPE GRILLO


Ehi! Non pensate di cavarvela così. Con qualche comparsata televisiva e un Rigor Montis radiocomandato, mantenendovi a distanza di sicurezza dai cittadini sparando frasi fatte sull'antipolitica. Lo so che confidate nella memoria breve degli italiani. Vi volete ripresentare, riverginati dai media, alle elezioni 2013. Avete il terrore di perdere il controllo delle operazioni. Sapete bene cosa vuol dire non disporre più di giornali e televisioni infarciti di servi e senza le forze dell'Ordine ai vostri comandi. Vuol dire essere messi sotto processo dalla Nazione che avete distrutto.
Nessuno uscirà di qui, parafrasando Jim Morrison, senza un pubblico dibattimento. Senza una pena esemplare. L'Italia ha un debito spaventoso creato dalla corruzione, dalla dilapidazione di soldi pubblici in Grandi Opere Inutili, dalla contiguità omertosa con le mafie che fatturano 130 miliardi all'anno e anche dell'evasione, naturalmente, ma i grandi evasori protetti dallo Scudo Fiscale sono stati premiati con il 5% di tassazione, mentre ai pensionati e ai disoccupati per qualche centinaia di euro viene pignorata la casa.
Io vi accuso di aver sottratto il futuro a due generazioni, vi accuso di collusione con le mafie, di furto ai danni dello Stato con i finanziamenti pubblici ai partiti aboliti da un referendum. Vi accuso di aver dichiarato guerra alla Libia rinnegando la Costituzione. Vi accuso di occupare senza alcuna ragione l'Afghanistan, di dilapidare miliardi di euro in cacciabombardieri mentre gli operai muoiono per mancanza di controlli e di sicurezza nei cantieri e gli imprenditori si suicidano perché non riescono a pagare le rate a Equitalia. Vi accuso di aver cancellato l'innovazione, la ricerca, di aver trasformato le nostre migliori scuole in diplomifici inutili. Vi accuso di aver nascosto la verità mentre sperperavate mille miliardi di euro in dodici anni finiti nell'attuale voragine del debito pubblico. Vi accuso di aver condannato un popolo alla miseria per decenni per onorare 100 miliardi di euro di interessi annui sui titoli di Stato, soldi sottratti alle spese sociali, ai diritti primari di ogni cittadino. Vi accuso di aver rinnegato la Costituzione ogni volta che vi è stato possibile. Vi accuso di aver occupato ogni spazio della società con la vostra voracità, le vostre mandibole, le vostre tangenti. Insaziabili come una metastasi. Vi accuso di essere dei mentecatti, dei dilettanti, dei signor nessuno che hanno vinto il biglietto della lotteria in Parlamento, gente che solo un anno fa negava la crisi. La carica pubblica per voi è l'unica risorsa possibile. Fareste qualunque cosa, come avete già fatto in passato durante l'oscura Storia della Repubblica, per non perderla.
Vi do un consiglio. Cercatevi un avvocato, magari Ghedini, che mi sembra abbastanza libero in questo momento. Forse vi verranno concesse le attenuanti e vi saranno inflitti solo il sequestro dei beni accumulati durante la vostra carriera politica e l'assegnazione ai lavori socialmente utili. Cosa farete in futuro lo deciderà una giuria di cittadini incensurati estratti a sorte. In fondo gli italiani sono brava gente. Non preoccupatevi troppo quando vi sarà sequestrato il passaporto.

MASSIMO D'ALEMA

1/1/2012 - OPERA D' ARTE CONCETTUALE O NUOVA FORMA DI PROTESTA?
Mutande stese sotto casa di D'Alema
Il giorno precedente l' esponente PD era stato minacciato dalla "Federazione Anarchica Informale"
Roma, quartiere Prati. Poche auto circolano il giorno del primo dell’anno. Verso le 14 poi nemmeno girano più gli ultimi irriducibili del veglione. Per terra residui pirotecnici, freddo pungente. Forse è questo clima post atomico che ha permesso a qualcuno di allestire un bel filo di panni stesi tra due semafori sotto casa di Massimo D’ Alema.

Il politico sicuramente sta passando le feste altrove, tanto che non c’è nessuna scorta o vigilanza armata dalle parti del suo portone. Difficile interpretare il senso del gesto di chi ha voluto mettere quella stesa di mutandoni ascellari d’ antàn, collant, calzini e canottiere di fronte alle finestre dell’esponente PD.
Forse è un’ allusione al fatto che l’ anno che inizia rischia di metterci in mutande? Ma perché dimostrare proprio a D’ Alema? Forse una maniera goliardica per ricordare il decennale dell’ Euro? Chissa?

Verrebbe da pensare anche a un possibile collegamento con la lettera che, il giorno precedente al capodanno e con la sigla "Eat e Billy" della Federazione anarchica informale, è stata recapitata nella sede centrale dell'agenzia di stampa Adnkronos, in Piazza Mastai, a Roma.
La lettera conteneva minacce al Partito Democratico, e in particolare a Luciano Violante e Massimo D'Alema.

In un'altra lettura la dimostrazione potrebbe riportare addirittura a una vendetta condominiale, del tipo "occhio per occhio mutanda per mutanda", di chi non approvò una battaglia moralizzatrice che ebbe una certa eco di stampa. A settembre, proprio nella stessa via, era scoppiata una protesta di residenti che portò alla chiusura di un sexi shop automatico, che aveva installato il distributore di oggetti erotici proprio accanto al portone dove risiede D' Alema e la sua famiglia.