Malinconico, l'Unità
e un brutto Fatto Di Pietro Spataro
Le insinuazioni sono, purtroppo, elemento costitutivo di un certo tipo di giornalismo che si ritiene espressione di una sorta di «razza eletta» e che agisce sempre con il ditino alzato per spiegarci come va il mondo. Ormai ci siamo abituati. Ma quando, oltre ad essere vergognose, offensive e infondate, queste insinuazioni ledono la dignità professionale di chi lavora con serietà e sacrificio in questo giornale, diventano volgari e del tutto inaccettabili.
Sostiene Il Fatto, con un articolo uscito ieri, che noi avremmo, insieme ad altri giornali destinatari di finanziamento pubblico, taciuto sulle disavventure di Carlo Malinconico perché il sottosegretario «era la chiave che apre e chiude il forziere con i milioni di euro per i quotidiani» e oltretutto ci aveva fatto dono a dicembre di un «bonifico bancario di 5,2 milioni rianimando un po' i conti».
Le cose non stanno così per due motivi.
Il primo. È vero che a dicembre il sottosegretario con delega all’editoria Carlo Malinconico ha disposto l’erogazione di 5,2 milioni di euro ma questi soldi non erano una liberalità. Si riferivano infatti al finanziamento dell’anno 2010, sono stati accreditati con notevole ritardo, ma soprattutto non corrispondevano alla cifra prevista dal regolamento dei fondi per l’editoria tuttora in vigore. L’Unità, dunque, ha ricevuto molto di meno: per la precisione, un taglio di un milione di euro. Quindi è stata vittima di una pesante penalizzazione. E questo, come è noto, sta creando seri problemi all’azienda e ai suoi lavoratori. Come sanno benissimo gli smemorati colleghi del Fatto - molti dei quali, anche ai più alti livelli, hanno combattuto con noi negli anni passati memorabili battaglie in difesa del finanziamento pubblico - l’Unità si avvale del sostegno dello Stato regolarmente previsto dalle leggi perché, come tutti i quotidiani di idee, politici o no profit, è vittima di una indecente discriminazione sul fronte pubblicitario che rischia di colpire duramente il pluralismo dell’informazione.
Il perché, vista la nostra storia e le nostre battaglie, è facilmente intuibile. Quindi, seguendo la pista dei soldi pubblici tanto cara al Fatto, avremmo dovuto, non nascondere la vicenda Malinconico ma semmai infierire più di altri vista la drastica penalizzazione ricevuta.
E veniamo al secondo punto. Senza nulla togliere al lavoro dei cronisti de Il Fatto le vicende in cui è rimasto coinvolto Carlo Malinconico erano note a tutti e pubbliche da un paio di anni. Verbali, informative e intercettazioni sul pagamento delle vacanze nell’hotel dell'Argentario erano uscite sul nostro, come su altri giornali compresi quelli oggi sotto accusa, nella primavera estate del 2010, in modo particolare nel giugno di quell’anno. Come si può verificare consultando qualsiasi motore di ricerca sul web o l’archivio dell’Unità a quella vicenda abbiamo dedicato diversi articoli e approfondimenti. Nessuna primogenitura, dunque. E niente primi della classe, per favore.
Siamo certi che questo increscioso incidente del Fatto sia stato causato, non già da un particolare interesse nei confronti di combattivi giornali concorrenti, ma semplicemente, come direbbe Travaglio, dalla pulsione di un giornalista «diversamente onesto».
ITALIANISCOSTUMATI IN RIFERIMENTO AI POLITICI CHE HANNO PORTATO IL PAESE A UN DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO... un paese che sta' nelle graduatorie che non ci fanno onore...un blog caotico e senza nessuna pretesa...
Elenco blog personale
sabato 14 gennaio 2012
PEACEREPORTER
Germania, prete ammette 280 abusi sessuali
13 gennaio 2012
Un prete cattolico tedesco della Bassa Sassonia, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung‘.
L’uomo si trova agli arresti domiciliari da metà giugno ed è accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011. I fatti sarebbero avvenuti nella parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove i ragazzini, tra i 9 e 15 anni di età, a volte pernottavano. Ora il prete spera che la sua confessione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena.
13 gennaio 2012
Un prete cattolico tedesco della Bassa Sassonia, accusato di pedofilia, ha confessato davanti alla corte che lo sta processando di aver commesso 280 abusi sessuali ai danni di alcuni minorenni. Lo racconta il giornale ‘Braunschweiger Zeitung‘.
L’uomo si trova agli arresti domiciliari da metà giugno ed è accusato di aver abusato di 3 minori, fra il 2004 e il 2011. I fatti sarebbero avvenuti nella parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, dove i ragazzini, tra i 9 e 15 anni di età, a volte pernottavano. Ora il prete spera che la sua confessione possa avere un effetto sulla condanna, ammorbidendo la pena.
SONO D'ACCORDO CON BUSI...HO PENSATO LA STESSA COSA...
ABUSI IN TRIBUNALE - L’ALDISSIMO CONVOCATO IN UDIENZA DA VERONICA LARIO: SI È SENTITA OFFESA DALLE FRASI PRONUNCIATE DA BUSI A “OTTO E MEZZO” DOPO LA FAMOSA LETTERA A “REPUBBLICA” DELLA (NON ANCORA) EX LADY BERLUSCONI - UNA DELLE DICHIARAZIONI INCRIMINATE: “LA SIGNORA LARIO È UNA DONNA COLTA, E PIÙ CHE PER POSSIBILI CORNA, IO AVREI LASCIATO ARCORE ANNI PRIMA, QUANDO USCÌ FUORI CHE IL LORO STALLIERE ERA MAFIOSO”…
COMUNICATO STAMPA da
http://www.altriabusi.it/2012/01/12/vertenza-veronica-larioaldo-busi-comunicato-stampa/
Novella Veronica Lario in spiaggia p
Visto l'articolo pubblicato in data odierna, a pagina 7 del Vostro Spett.le Giornale ("IL CITTADINO") e preso atto che a tutt'oggi, alle ore 17,00, effettuata su internet una specifica ricerca inserendo nei principali motori le parole chiave "Aldo Busi Veronica Lario /Lilly Gruber" nulla risulta ad eccezione della notizia da Voi data in maniera errata sia nel contenuto che nel titolo del citato articolo (Lo scrittore Aldo Busi in TV: "Storia di corna" e Veronica Lario lo querela"Giornale) e presente sui siti www.ilcittadinomb.it - www.monzatoday.it , su espresso mandato del Dott. Busi comunico il preciso capo di imputazione contestato al mio Assistito:
Novella Veronica Lario in spiaggia p "Nel corso della trasmissione televisiva " 8 e mezzo" trasmessa dalla emittente "LA 7", e perciò comunicando con più persone nel corso di un'intervista, offendeva la reputazione di Miriam Bartolini, coniuge di Sivio Berlusconi, in quanto, in risposta alla domanda "di Veronica Lario, cosa pensa?", rispondeva: "Non ho mai pensato nulla, soltanto mi sembra molto strano che una signora che ha recitato, che è stata nei teatri, che, insomma, non dico colta, ma comunque con un'istruzione piuttosto vasta, mandi una lettera per una storia di possibili corna o tradimenti o minorenni, ecc., e non abbia mai detto nulla sul fatto che a casa Berlusconi c'era un tale Mangano, lo stalliere pluriomicida e mafioso di vaglia che stava lì e che probabilmente ha preso in braccio i suoi bambini... Allora io mi sarei svegliata, magari venti anni prima".
busi In merito alla separazione tra la querelante e Berlusconi, aggiungeva "Sì ci sono state cose molto più gravi. Cioè a me non sembra una ragione sufficiente per staccarsi da un uomo... No, perché in fondo a una donna fa piacere avere il marito che ogni tanto va fuori dalle palle, va con qualche altra ... se piace alle altre donne vuol dire che ha scelto bene". Si comunica, altresì, che la prima udienza dibattimentale è fissata per il giorno 7.3.2012 alle ore 9,00 - avanti alla Dott.ssa Pansini del Tribunale di Monza, Piazza Garibaldi.
Avv. Marco Pipino
COMUNICATO STAMPA da
http://www.altriabusi.it/2012/01/12/vertenza-veronica-larioaldo-busi-comunicato-stampa/
Novella Veronica Lario in spiaggia p
Visto l'articolo pubblicato in data odierna, a pagina 7 del Vostro Spett.le Giornale ("IL CITTADINO") e preso atto che a tutt'oggi, alle ore 17,00, effettuata su internet una specifica ricerca inserendo nei principali motori le parole chiave "Aldo Busi Veronica Lario /Lilly Gruber" nulla risulta ad eccezione della notizia da Voi data in maniera errata sia nel contenuto che nel titolo del citato articolo (Lo scrittore Aldo Busi in TV: "Storia di corna" e Veronica Lario lo querela"Giornale) e presente sui siti www.ilcittadinomb.it - www.monzatoday.it , su espresso mandato del Dott. Busi comunico il preciso capo di imputazione contestato al mio Assistito:
Novella Veronica Lario in spiaggia p "Nel corso della trasmissione televisiva " 8 e mezzo" trasmessa dalla emittente "LA 7", e perciò comunicando con più persone nel corso di un'intervista, offendeva la reputazione di Miriam Bartolini, coniuge di Sivio Berlusconi, in quanto, in risposta alla domanda "di Veronica Lario, cosa pensa?", rispondeva: "Non ho mai pensato nulla, soltanto mi sembra molto strano che una signora che ha recitato, che è stata nei teatri, che, insomma, non dico colta, ma comunque con un'istruzione piuttosto vasta, mandi una lettera per una storia di possibili corna o tradimenti o minorenni, ecc., e non abbia mai detto nulla sul fatto che a casa Berlusconi c'era un tale Mangano, lo stalliere pluriomicida e mafioso di vaglia che stava lì e che probabilmente ha preso in braccio i suoi bambini... Allora io mi sarei svegliata, magari venti anni prima".
busi In merito alla separazione tra la querelante e Berlusconi, aggiungeva "Sì ci sono state cose molto più gravi. Cioè a me non sembra una ragione sufficiente per staccarsi da un uomo... No, perché in fondo a una donna fa piacere avere il marito che ogni tanto va fuori dalle palle, va con qualche altra ... se piace alle altre donne vuol dire che ha scelto bene". Si comunica, altresì, che la prima udienza dibattimentale è fissata per il giorno 7.3.2012 alle ore 9,00 - avanti alla Dott.ssa Pansini del Tribunale di Monza, Piazza Garibaldi.
Avv. Marco Pipino
LA RAGAZZA CON DUE VAGINE IN TV...
LONDRA - Due uteri, due vagine e due cervici. La 27enne inglese Hazel Jones ha raccontato la sua singolare situazione, che la porta ad avere una conformazione fisica rarissima, riscontrabile in un caso ogni milione, ad ITV1, una delle emittenti più seguite in Regno Unito.
La bionda suddita di sua maestà non sembra essere in imbarazzo per la sua particolarità: «Appena l'ho scoperto l'ho detto a tutti! E' stato fantastico ed è utilissimo per rompere il ghiaccio nelle feste». E se qualche ragazza è scettica «può controllare, mi piace mostrare a tutti le mie parti intime».
La diversità di Hazel è rimasta nascosta fino alla pubertà, quando i primi cicli mestruali si rivelarono molto più dolorosi di quelli delle coetanee e sanguinava da entrambe le vagine. Ma è stato solo a 18 anni che la ragazza ha preso coscienza della situazione, quando il suo primo ragazzo le disse che era diversa dalle fidanzate avute prima di lei.
Del resto la sua vita sessuale non poteva non essere diversa dalle altre ragazze «Ho perso la verginità due volte dal momento che avevo due imeni», ha spiegato Havel senza imbarazzo alle telecamere, aggiungendo di aver rifiutato più volte un intervento chirurgico, anche se è consapevole che in questa condizione avere bambini potrebbe risultare molto pericoloso.
FONTE: LEGGO
venerdì 13 gennaio 2012
Legge sull’onorabilità, un regalo a Caltagirone
firmato dal suo ex legale: il ministro Severino
La norma che vieta ai condannati di ricoprire cariche di vertice nelle assicurazioni varrà solo per il futuro e quindi i vari furbetti potranno tranquillamente continuare a ricoprire i loro incarichi. Il testo porta la firma di Romani ma è stato vistato dal nuovo Guardasigilli
Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, il 31 di ottobre è stato condannato in primo grado a tre anni e sette mesi di reclusione per aggiotaggio nella scalata illegale del 2005 alla Bnl, quella famosa dei furbetti. Problemi in azienda? Carriera in forse? Macchè. Cimbri è salvo. E già che c’è, può serenamente attendere l’esito dei negoziati per il salvataggio della Fonsai. Il gruppo di Salvatore Ligresti potrebbe infatti finire sotto l’ombrello di Unipol, con il rampante Cimbri numero uno in pectore.
Può stare tranquillo anche il costruttore, nonché vicepresidente delle Generali, Francesco Gaetano Caltagirone, pure lui condannato (tre anni e sei mesi) nel processo Bnl. Insomma, liberi tutti. Lo stabilisce il nuovo regolamento sui requisiti di onorabilità di amministratori e alti dirigenti delle compagnie di assicurazioni. Può sembrare incredibile, ma fino a ieri queste norme non c’erano. Il governo, anzi tre governi, ci hanno messo sei anni a venire a capo di un testo. E quando finalmente il decreto è stato messo nero su bianco, tutto si è risolto in un incredibile colpo di spugna, come lo ha definito ieri un articolo del Corriere della Sera. La legge, pubblicata il 9 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale (in vigore dal 24 gennaio) è l’ultimo regalo del ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il quale si è dimesso insieme all’intero governo Berlusconi il giorno dopo la firma, il 12 novembre.
Il via libera definitivo alle nuove norme è però arrivato solo qualche giorno dopo grazie al governo Monti. Infatti il decreto di Romani è stato “vistato” anche da Paola Severino, Guardasigilli in carica dal 16 novembre. Severino, come noto, è avvocato di gran fama e tra i suoi principali clienti, ormai da molti anni c’è anche Francesco Gaetano Caltagirone, forse il principale beneficiario delle nuove norme. C’è un conflitto d’interessi, quindi, tra la Severino ministro e la Severino avvocato. Tanto più che il decreto è stato licenziato giusto in tempo per togliere d’imbarazzo il vicepresidente delle Generali.
Vediamo le date. Il 31 ottobre viene emessa la sentenza di primo grado per la scalata dei furbetti alla Bnl. E l’ 11 novembre, neppure due settimane dopo, Romani estrae dal cassetto, dove giacevano ormai da anni, le norme sui requisiti di onorabilità. Di lì a poco arriva anche il visto del nuovo ministro della Giustizia. Ecco il colpo di spugna, quindi. Il decreto, infatti, fissa una serie di casi in cui gli amministratori di compagnie di assicurazioni perdono il requisito di onorabilità e vanno quindi sospesi dai loro incarichi. Le norme però non sono retroattive. I manager già in carica non hanno quindi nulla da temere, possono concludere il loro mandato senza il rischio di essere sospesi.
Alla norma sulla retroattività è stato però aggiunto un altro comma che di fatto inchioda i manager alle loro poltrone. Funziona così: in caso di future condanne i requisiti di onorabilità vengono meno, si legge nel testo ministeriale, soltanto “in relazione a procedimenti avviati” dopo la data di entrata in vigore del regolamento. In altre parole, Caltagirone e Cimbri possono stare tranquilli. Se anche fossero condannati in secondo grado e perfino in via definitiva per l’aggiotaggio nella scalata alla Bnl del 2005, non perderebbero comunque la poltrona. Il rischio esiste solo se i due manager venissero coinvolti in nuovi procedimenti penali iniziati dopo il 24 gennaio prossimo, data in cui entreranno definitivamente in vigore le norme firmate dall’inedita coppia Romani-Severino.
Quest’ultima disposizione appare quantomeno sorprendente, soprattutto se si confronta il nuovo testo sulle assicurazioni con quello sull’onorabilità dei banchieri, che invece è in vigore sin dal 1998. I due regolamenti sono praticamente identici. Le condanne che prevedono la sospensione immediata dagli incarichi sono le stesse. E cioè, in generale, tutte le condanne per i reati in materia finanziaria, per i delitti di bancarotta e quelli contro la pubblica amministrazione puniti, questi ultimi, con reclusione di almeno un anno. Per tutti gli altri delitti la sospensione è in vece prevista in caso di condanna ad almeno due anni.
Insomma, le norme sui banchieri e quelle sugli assicuratori viaggiano in parallelo, ad eccezione del comma che riguarda i procedimenti già avviati. Gli amministratori delle compagnie di assicurazioni, come detto, vengono sospesi solo per eventuali condanne in procedimenti penali futuri. Niente di tutto questo è invece previsto nelle norme, più severe, che si applicano ai banchieri. E allora, è il caso di dirlo, gli assicuratori sentitamente ringraziano i ministri Romani e Severino
Dal Fatto Quotidiano del 12 gennaio 2012
La replica del ministro Severino
Con riferimento all’articolo pubblicato dal “Fatto Quotidiano” giovedì 12 gennaio, intendo precisare alcuni aspetti che, pur in parte rappresentati nel testo, sono contraddetti dal titolo: “Un regalo a Caltagirone firmato dal suo ex legale: il ministro Severino”. Il regolamento sui requisiti di onorabilità in ambito assicurativo rientra nelle competenze decisionali del ministro dello Sviluppo economico e non già del ministro della Giustizia. Esso viene emanato previo interpello dell’Isvap, parere del Consiglio di Stato e comunicazione del presidente del Consiglio dei ministri, e senza alcuna partecipazione del ministro della Giustizia, neppure in fase consultiva. Il regolamento è stato formato e deciso nei suoi contenuti dal precedente ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, il quale ha provveduto ovviamente anche a firmarlo. Il visto del guardasigilli è atto volto a verificare la sola forma e non già i contenuti del provvedimento. Esso è un atto dovuto in presenza dei requisiti formali del regolamento. Lascio giudicare ai lettori se questo trasparente itinerario possa giustificare il titolo “Un regalo a Caltagirone firmato dal suo ex legale: il ministro Severino”.
Prof. Paola Severino, ministro della Giustizia
È comprensibile l’autodifesa del ministro Severino, ma la vicenda del regolamento sui requisiti di onorabilità degli amministratori delle compagnie di assicurazioni resta sconcertante. Il governo ha preso a scatola chiusa un decreto “libera tutti” firmato dal ministro Romani ventiquattr’ore prima di dare le dimissioni e dieci giorni dopo la condanna al processo Bnl di Francesco Gaetano Caltagirone, già cliente dell’avvocato Severino. Quel decreto, è bene ricordarlo, giaceva da anni nei cassetti del ministero. Visto il contenuto assai delicato di quelle norme sarebbe forse stato opportuno prendere tempo per valutare meglio. Il governo non l’ha fatto. E del governo fa parte anche il ministro Severino, che ha controfirmato l’atto. v.m.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
firmato dal suo ex legale: il ministro Severino
La norma che vieta ai condannati di ricoprire cariche di vertice nelle assicurazioni varrà solo per il futuro e quindi i vari furbetti potranno tranquillamente continuare a ricoprire i loro incarichi. Il testo porta la firma di Romani ma è stato vistato dal nuovo Guardasigilli
Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, il 31 di ottobre è stato condannato in primo grado a tre anni e sette mesi di reclusione per aggiotaggio nella scalata illegale del 2005 alla Bnl, quella famosa dei furbetti. Problemi in azienda? Carriera in forse? Macchè. Cimbri è salvo. E già che c’è, può serenamente attendere l’esito dei negoziati per il salvataggio della Fonsai. Il gruppo di Salvatore Ligresti potrebbe infatti finire sotto l’ombrello di Unipol, con il rampante Cimbri numero uno in pectore.
Può stare tranquillo anche il costruttore, nonché vicepresidente delle Generali, Francesco Gaetano Caltagirone, pure lui condannato (tre anni e sei mesi) nel processo Bnl. Insomma, liberi tutti. Lo stabilisce il nuovo regolamento sui requisiti di onorabilità di amministratori e alti dirigenti delle compagnie di assicurazioni. Può sembrare incredibile, ma fino a ieri queste norme non c’erano. Il governo, anzi tre governi, ci hanno messo sei anni a venire a capo di un testo. E quando finalmente il decreto è stato messo nero su bianco, tutto si è risolto in un incredibile colpo di spugna, come lo ha definito ieri un articolo del Corriere della Sera. La legge, pubblicata il 9 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale (in vigore dal 24 gennaio) è l’ultimo regalo del ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il quale si è dimesso insieme all’intero governo Berlusconi il giorno dopo la firma, il 12 novembre.
Il via libera definitivo alle nuove norme è però arrivato solo qualche giorno dopo grazie al governo Monti. Infatti il decreto di Romani è stato “vistato” anche da Paola Severino, Guardasigilli in carica dal 16 novembre. Severino, come noto, è avvocato di gran fama e tra i suoi principali clienti, ormai da molti anni c’è anche Francesco Gaetano Caltagirone, forse il principale beneficiario delle nuove norme. C’è un conflitto d’interessi, quindi, tra la Severino ministro e la Severino avvocato. Tanto più che il decreto è stato licenziato giusto in tempo per togliere d’imbarazzo il vicepresidente delle Generali.
Vediamo le date. Il 31 ottobre viene emessa la sentenza di primo grado per la scalata dei furbetti alla Bnl. E l’ 11 novembre, neppure due settimane dopo, Romani estrae dal cassetto, dove giacevano ormai da anni, le norme sui requisiti di onorabilità. Di lì a poco arriva anche il visto del nuovo ministro della Giustizia. Ecco il colpo di spugna, quindi. Il decreto, infatti, fissa una serie di casi in cui gli amministratori di compagnie di assicurazioni perdono il requisito di onorabilità e vanno quindi sospesi dai loro incarichi. Le norme però non sono retroattive. I manager già in carica non hanno quindi nulla da temere, possono concludere il loro mandato senza il rischio di essere sospesi.
Alla norma sulla retroattività è stato però aggiunto un altro comma che di fatto inchioda i manager alle loro poltrone. Funziona così: in caso di future condanne i requisiti di onorabilità vengono meno, si legge nel testo ministeriale, soltanto “in relazione a procedimenti avviati” dopo la data di entrata in vigore del regolamento. In altre parole, Caltagirone e Cimbri possono stare tranquilli. Se anche fossero condannati in secondo grado e perfino in via definitiva per l’aggiotaggio nella scalata alla Bnl del 2005, non perderebbero comunque la poltrona. Il rischio esiste solo se i due manager venissero coinvolti in nuovi procedimenti penali iniziati dopo il 24 gennaio prossimo, data in cui entreranno definitivamente in vigore le norme firmate dall’inedita coppia Romani-Severino.
Quest’ultima disposizione appare quantomeno sorprendente, soprattutto se si confronta il nuovo testo sulle assicurazioni con quello sull’onorabilità dei banchieri, che invece è in vigore sin dal 1998. I due regolamenti sono praticamente identici. Le condanne che prevedono la sospensione immediata dagli incarichi sono le stesse. E cioè, in generale, tutte le condanne per i reati in materia finanziaria, per i delitti di bancarotta e quelli contro la pubblica amministrazione puniti, questi ultimi, con reclusione di almeno un anno. Per tutti gli altri delitti la sospensione è in vece prevista in caso di condanna ad almeno due anni.
Insomma, le norme sui banchieri e quelle sugli assicuratori viaggiano in parallelo, ad eccezione del comma che riguarda i procedimenti già avviati. Gli amministratori delle compagnie di assicurazioni, come detto, vengono sospesi solo per eventuali condanne in procedimenti penali futuri. Niente di tutto questo è invece previsto nelle norme, più severe, che si applicano ai banchieri. E allora, è il caso di dirlo, gli assicuratori sentitamente ringraziano i ministri Romani e Severino
Dal Fatto Quotidiano del 12 gennaio 2012
La replica del ministro Severino
Con riferimento all’articolo pubblicato dal “Fatto Quotidiano” giovedì 12 gennaio, intendo precisare alcuni aspetti che, pur in parte rappresentati nel testo, sono contraddetti dal titolo: “Un regalo a Caltagirone firmato dal suo ex legale: il ministro Severino”. Il regolamento sui requisiti di onorabilità in ambito assicurativo rientra nelle competenze decisionali del ministro dello Sviluppo economico e non già del ministro della Giustizia. Esso viene emanato previo interpello dell’Isvap, parere del Consiglio di Stato e comunicazione del presidente del Consiglio dei ministri, e senza alcuna partecipazione del ministro della Giustizia, neppure in fase consultiva. Il regolamento è stato formato e deciso nei suoi contenuti dal precedente ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, il quale ha provveduto ovviamente anche a firmarlo. Il visto del guardasigilli è atto volto a verificare la sola forma e non già i contenuti del provvedimento. Esso è un atto dovuto in presenza dei requisiti formali del regolamento. Lascio giudicare ai lettori se questo trasparente itinerario possa giustificare il titolo “Un regalo a Caltagirone firmato dal suo ex legale: il ministro Severino”.
Prof. Paola Severino, ministro della Giustizia
È comprensibile l’autodifesa del ministro Severino, ma la vicenda del regolamento sui requisiti di onorabilità degli amministratori delle compagnie di assicurazioni resta sconcertante. Il governo ha preso a scatola chiusa un decreto “libera tutti” firmato dal ministro Romani ventiquattr’ore prima di dare le dimissioni e dieci giorni dopo la condanna al processo Bnl di Francesco Gaetano Caltagirone, già cliente dell’avvocato Severino. Quel decreto, è bene ricordarlo, giaceva da anni nei cassetti del ministero. Visto il contenuto assai delicato di quelle norme sarebbe forse stato opportuno prendere tempo per valutare meglio. Il governo non l’ha fatto. E del governo fa parte anche il ministro Severino, che ha controfirmato l’atto. v.m.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
Casa Patroni Griffi, la procura di Roma
apre un’inchiesta sull’affare immobiliare
Le indagini sono affidate al Gruppo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Per il momento nel fascicolo non ci sono ipotesi di reato né indagati. Il ministro della P.A. nel 2008 acquistò l'appartamento nel pieno centro di Roma a prezzi stracciati grazie a una sentenza del Consiglio di Stato per cui era presidente di sezione
La vicenda della casa “venduta al prezzo delle patate” finisce dritta in Procura. I magistrati romani hanno infatti deciso di aprire un fascicolo, per il momento senza ipotesi di reato né iscritti al registro degli indagati, sull’appartamento vicino al Colosseo comprato nel 2008, per soli 180mila euro, dall’attuale ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.
Il fascicolo è sul tavolo del procuratore aggiunto Alberto Caperna che, come scrive Il Messaggero, ha incaricato il Gruppo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma di ricostruire l’iter della compravendita. Soprattutto il ruolo del ministro nell’affare. Ai tempi Patroni Grifi era membro del Consiglio di Stato, lo stesso organismo che qualificò lo stabile nel centro della Capitale come edificio non di pregio, facilitando così la vendita a prezzi stracciati.
La storia, svelata per la prima volta dal Fatto Quotidiano, è nota: verso la fine degli anni ’80, il magistrato prende in affitto un appartamento nello stabile di proprietà dell’Inps di via Monte Oppio 12. Anni dopo l’edificio finisce nelle cartolarizzazioni offrendo così agli inquilini in affitto la possibilità di acquistare il proprio appartamento con un forte sconto. La legge però esclude categoricamente gli stabili di pregio che, secondo la normativa del 2001, devono essere venduti al prezzo di mercato, e l’antica casa fra il Colosseo e il parco cittadino di Colle Oppio rientra in questa categoria. Ma gli inquilini non ci stanno e, assieme all’attuale titolare della Funzione pubblica, decidono di fare ricorso al Tar vincendo in primo grado. Il loro avvocato, neanche a dirlo, è Carlo Malinconico, il sottosegretario che si è dimesso qualche giorno fa in seguito allo scandalo delle vacanze di lusso a spese della Cricca (altra storia tirata fuori dal Fatto). A quel punto l’Inps decide di ricorrere al Consiglio di Stato: lo stesso organismo dove Patroni Griffi è presidente di sezione. Sul ricorso che lo riguarda si astiene, ciò nonostante alla fine arriva la sentenza favorevole agli affittuari: l’immobile non è da considerarsi di pregio e quindi può essere venduto ai prezzi stracciati con buona pace dell’Inps. E alla fine gli inquilini, Patroni Griffi compreso, possono coronare il proprio sogno: acquistare un appartamento “vista Colosseo” per soli 1600 euro circa al metro quadro.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
apre un’inchiesta sull’affare immobiliare
Le indagini sono affidate al Gruppo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Per il momento nel fascicolo non ci sono ipotesi di reato né indagati. Il ministro della P.A. nel 2008 acquistò l'appartamento nel pieno centro di Roma a prezzi stracciati grazie a una sentenza del Consiglio di Stato per cui era presidente di sezione
La vicenda della casa “venduta al prezzo delle patate” finisce dritta in Procura. I magistrati romani hanno infatti deciso di aprire un fascicolo, per il momento senza ipotesi di reato né iscritti al registro degli indagati, sull’appartamento vicino al Colosseo comprato nel 2008, per soli 180mila euro, dall’attuale ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.
Il fascicolo è sul tavolo del procuratore aggiunto Alberto Caperna che, come scrive Il Messaggero, ha incaricato il Gruppo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma di ricostruire l’iter della compravendita. Soprattutto il ruolo del ministro nell’affare. Ai tempi Patroni Grifi era membro del Consiglio di Stato, lo stesso organismo che qualificò lo stabile nel centro della Capitale come edificio non di pregio, facilitando così la vendita a prezzi stracciati.
La storia, svelata per la prima volta dal Fatto Quotidiano, è nota: verso la fine degli anni ’80, il magistrato prende in affitto un appartamento nello stabile di proprietà dell’Inps di via Monte Oppio 12. Anni dopo l’edificio finisce nelle cartolarizzazioni offrendo così agli inquilini in affitto la possibilità di acquistare il proprio appartamento con un forte sconto. La legge però esclude categoricamente gli stabili di pregio che, secondo la normativa del 2001, devono essere venduti al prezzo di mercato, e l’antica casa fra il Colosseo e il parco cittadino di Colle Oppio rientra in questa categoria. Ma gli inquilini non ci stanno e, assieme all’attuale titolare della Funzione pubblica, decidono di fare ricorso al Tar vincendo in primo grado. Il loro avvocato, neanche a dirlo, è Carlo Malinconico, il sottosegretario che si è dimesso qualche giorno fa in seguito allo scandalo delle vacanze di lusso a spese della Cricca (altra storia tirata fuori dal Fatto). A quel punto l’Inps decide di ricorrere al Consiglio di Stato: lo stesso organismo dove Patroni Griffi è presidente di sezione. Sul ricorso che lo riguarda si astiene, ciò nonostante alla fine arriva la sentenza favorevole agli affittuari: l’immobile non è da considerarsi di pregio e quindi può essere venduto ai prezzi stracciati con buona pace dell’Inps. E alla fine gli inquilini, Patroni Griffi compreso, possono coronare il proprio sogno: acquistare un appartamento “vista Colosseo” per soli 1600 euro circa al metro quadro.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
De Mita compra il superattico col supersconto
Dopo anni di cause legali l'ex premier e segretario Dc è pronto ad acquistare dall'Inps i locali nel centro storico di Roma in cui vive dal 1988. La cifra? 3,4 milioni di euro. Peccato che il prezzo di mercato sia almeno il triplo
Roma - Ciriaco De Mita sta per concludere uno dei più grossi affari della sua vita. Compra la casa-simbolo del potere della casta, quella dei tanti misteri che, dopo anni di cause e inchieste giudiziarie nessuno è riuscito completamente a svelare.
È il famoso attico e superattico in via in Arcione, a due passi da Fontana di Trevi, in pieno centro storico di Roma. Delle dimensioni esatte non si è mai riusciti a sapere, anche perché dal 1988 quando fu occupato dalla famiglia De Mita sono stati fatti diversi lavori e probabilmente chiuse delle zone del terrazzo: sarebbero circa 550 metri coperti e 200 aperti.
L’ex-presidente del Consiglio vuole pagare 3 milioni e 400 mila euro all’Inps, che ne è attuale proprietario. Otterrebbe così un immobile di pregio a meno di 5mila euro a metro quadro, quando il mercato ne pretende sui 15mila. La trattativa sarebbe praticamente conclusa, ma De Mita tira sul prezzo. Vuole ottenere tutti i vantaggi possibili oltre all’appartamento in sé. Da sempre ha monopolizzato uno dei due ascensori, che per uno speciale congegno si ferma esclusivamente al quarto piano, il suo.E per salire sull’unico rimasto fanno ogni mattina la fila i quasi 100 dipendenti della Commissione di vigilanza del fondo pensioni, che occupa un altro appartamento nel palazzo.
Ma a De Mita non basta, prima di comprare vuole definire la pertinenza di una serie di ampi spazi utilizzati negli anni dalla famiglia: da 2 cosiddette «cantine» di circa 40 metri quadri al mezzanino con belle finestre nel cortile (dove troneggiano enormi e rumorosi impianti di condizionatori d’aria), ad un ampio ex negozio su 3 piani usato come «magazzino», fino agli 80 metri quadrati di portineria una volta usati come alloggio dei domestici di casa De Mita e ora vuoti.
La splendida casa è nata dalla fusione di ben 3 appartamenti e ha 11 finestre su via in Arcione più 5 su via del Traforo del Tritone, con un superattico che è un appartamento in sé e sui 4 lati l’enorme terrazzo che vede il Torrino del Quirinale da una parte e Palazzo Chigi dall’altra.
Il tutto restaurato ad arte e superblindato con vetri antiproiettile, solidi pannelli contro gli sguardi indiscreti e porte d’acciaio, oltre che impreziosito da marmi, maioliche, parquet e rifiniture di grande pregio, secondo gli ordini dei De Mita. Proprio per questi lavori il politico della prima Repubblica finì negli anni ’90 di fronte al Tribunale dei ministri, che lo rinviò a giudizio con l’accusa di aver utilizzato fondi neri del Sisde.
Il boss di Nusco si trasferì nell’autunno dell’88 nel palazzo settecentesco appena ristrutturato a suon di miliardi di lire dall’Inpdai (allora proprietario), lasciando la ben più modesta e periferica abitazione di cooperativa sulla via Ardeatina.
Da allora, l’ex presidente della Dc attualmente eurodeputato dell’Udc, ha resistito ad ogni scandalo, causa, inchiesta giudiziaria, interrogazione parlamentare pur di rimanervi. D’altronde, per decenni De Mita ha usufruito di un affitto a dir poco agevolato. L’ammontare del canone è sempre rimasto un «segreto di famiglia », ma il rinnovo del contratto di locazione del 2000, l’ultimo consultabile con milledifficoltà all’Ufficio del Registro, parla di 71.562.540 lire annue ed evidentemente è poi stato prorogato in attesa dell’acquisto. All’inizio, assicurano fonti ben informate, l’affitto era attorno ai 50 milioni l’anno.
Fonte: ilgiornale.it - C.E. del 13/03/2010
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Patroni Griffi e la casa al Colosseo: non ci dormo
Filippo Patroni Griffi ROMA «Considero chiusa una vicenda che non presenta alcun elemento di illecito nè di immoralità e che ho già abbondantemente e definitivamente chiarito e sulla quale non intendo tornare più. Spero di poter a questo punto riprendere con più efficacia a parlare dell'attività di governo di mia competenz». Così il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è tornato ieri sulla questione della sua casa al Colosseo: 109 metri quadri acquistati per 177 mila euro, grazie alle condizioni privilegiate ottenute dall'Inps per gli inquilini in seguito ad una causa. Nessun privilegio, ma una «posizione» in comune con le «migliaia di cittadini italiani, di ogni condizione sociale, che sono diventati acquirenti, alle condizioni e secondo le procedure volute dal Parlamento, di immobili di enti previdenziali», aveva chiarito ancora il ministro, in una lettera al «Fatto Quotidiano», nella quale ricostruisce l'intera vicenda, che definisce «personale». A partire dal suo trasferimento a Roma nell'86 dopo aver vinto il concorso pubblico per consigliere di Stato e dalla sua richiesta a vari enti per un alloggio da prendere in locazione. Il palazzo proposto dall'Inps, prosegue, «fu definito di pregio in virtù della sola sua ubicazione nel centro storico, mentre la legge dava una serie di altri parametri, tra cui lo stato di manutenzione. Da qui nacque il contenzioso con lo Stato che portò alla conclusione, sulla base di una consulenza tecnica, che quell'immobile non poteva considerarsi di pregio». Ieri in un'intervista a «Repubblica» Patroni Griffi aveva dichiarato: «Non dormo più bene, e non mi concentro. Devo fare il ministro, e non lo sto facendo come dovrei. Penso solo alla casa, a questa benedetta casa», sempre a proposito della sua casa al Colosseo. «Avessi saputo che sarebbe scoppiato tutto questo casino non lo farei mai più. Nella mia condizione attuale riterrei quell'azione giudiziaria per ottenere lo sconto sull'acquisto lecita ma inopportuna. Però oggi, non ieri». Il paragone con il caso Scajola, aggiunge, «è un'offesa insopportabile. Il mio è un atto lecito, che migliaia di altri italiani avrebbero fatto e farebbero».
Dopo anni di cause legali l'ex premier e segretario Dc è pronto ad acquistare dall'Inps i locali nel centro storico di Roma in cui vive dal 1988. La cifra? 3,4 milioni di euro. Peccato che il prezzo di mercato sia almeno il triplo
Roma - Ciriaco De Mita sta per concludere uno dei più grossi affari della sua vita. Compra la casa-simbolo del potere della casta, quella dei tanti misteri che, dopo anni di cause e inchieste giudiziarie nessuno è riuscito completamente a svelare.
È il famoso attico e superattico in via in Arcione, a due passi da Fontana di Trevi, in pieno centro storico di Roma. Delle dimensioni esatte non si è mai riusciti a sapere, anche perché dal 1988 quando fu occupato dalla famiglia De Mita sono stati fatti diversi lavori e probabilmente chiuse delle zone del terrazzo: sarebbero circa 550 metri coperti e 200 aperti.
L’ex-presidente del Consiglio vuole pagare 3 milioni e 400 mila euro all’Inps, che ne è attuale proprietario. Otterrebbe così un immobile di pregio a meno di 5mila euro a metro quadro, quando il mercato ne pretende sui 15mila. La trattativa sarebbe praticamente conclusa, ma De Mita tira sul prezzo. Vuole ottenere tutti i vantaggi possibili oltre all’appartamento in sé. Da sempre ha monopolizzato uno dei due ascensori, che per uno speciale congegno si ferma esclusivamente al quarto piano, il suo.E per salire sull’unico rimasto fanno ogni mattina la fila i quasi 100 dipendenti della Commissione di vigilanza del fondo pensioni, che occupa un altro appartamento nel palazzo.
Ma a De Mita non basta, prima di comprare vuole definire la pertinenza di una serie di ampi spazi utilizzati negli anni dalla famiglia: da 2 cosiddette «cantine» di circa 40 metri quadri al mezzanino con belle finestre nel cortile (dove troneggiano enormi e rumorosi impianti di condizionatori d’aria), ad un ampio ex negozio su 3 piani usato come «magazzino», fino agli 80 metri quadrati di portineria una volta usati come alloggio dei domestici di casa De Mita e ora vuoti.
La splendida casa è nata dalla fusione di ben 3 appartamenti e ha 11 finestre su via in Arcione più 5 su via del Traforo del Tritone, con un superattico che è un appartamento in sé e sui 4 lati l’enorme terrazzo che vede il Torrino del Quirinale da una parte e Palazzo Chigi dall’altra.
Il tutto restaurato ad arte e superblindato con vetri antiproiettile, solidi pannelli contro gli sguardi indiscreti e porte d’acciaio, oltre che impreziosito da marmi, maioliche, parquet e rifiniture di grande pregio, secondo gli ordini dei De Mita. Proprio per questi lavori il politico della prima Repubblica finì negli anni ’90 di fronte al Tribunale dei ministri, che lo rinviò a giudizio con l’accusa di aver utilizzato fondi neri del Sisde.
Il boss di Nusco si trasferì nell’autunno dell’88 nel palazzo settecentesco appena ristrutturato a suon di miliardi di lire dall’Inpdai (allora proprietario), lasciando la ben più modesta e periferica abitazione di cooperativa sulla via Ardeatina.
Da allora, l’ex presidente della Dc attualmente eurodeputato dell’Udc, ha resistito ad ogni scandalo, causa, inchiesta giudiziaria, interrogazione parlamentare pur di rimanervi. D’altronde, per decenni De Mita ha usufruito di un affitto a dir poco agevolato. L’ammontare del canone è sempre rimasto un «segreto di famiglia », ma il rinnovo del contratto di locazione del 2000, l’ultimo consultabile con milledifficoltà all’Ufficio del Registro, parla di 71.562.540 lire annue ed evidentemente è poi stato prorogato in attesa dell’acquisto. All’inizio, assicurano fonti ben informate, l’affitto era attorno ai 50 milioni l’anno.
Fonte: ilgiornale.it - C.E. del 13/03/2010
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Patroni Griffi e la casa al Colosseo: non ci dormo
Filippo Patroni Griffi ROMA «Considero chiusa una vicenda che non presenta alcun elemento di illecito nè di immoralità e che ho già abbondantemente e definitivamente chiarito e sulla quale non intendo tornare più. Spero di poter a questo punto riprendere con più efficacia a parlare dell'attività di governo di mia competenz». Così il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è tornato ieri sulla questione della sua casa al Colosseo: 109 metri quadri acquistati per 177 mila euro, grazie alle condizioni privilegiate ottenute dall'Inps per gli inquilini in seguito ad una causa. Nessun privilegio, ma una «posizione» in comune con le «migliaia di cittadini italiani, di ogni condizione sociale, che sono diventati acquirenti, alle condizioni e secondo le procedure volute dal Parlamento, di immobili di enti previdenziali», aveva chiarito ancora il ministro, in una lettera al «Fatto Quotidiano», nella quale ricostruisce l'intera vicenda, che definisce «personale». A partire dal suo trasferimento a Roma nell'86 dopo aver vinto il concorso pubblico per consigliere di Stato e dalla sua richiesta a vari enti per un alloggio da prendere in locazione. Il palazzo proposto dall'Inps, prosegue, «fu definito di pregio in virtù della sola sua ubicazione nel centro storico, mentre la legge dava una serie di altri parametri, tra cui lo stato di manutenzione. Da qui nacque il contenzioso con lo Stato che portò alla conclusione, sulla base di una consulenza tecnica, che quell'immobile non poteva considerarsi di pregio». Ieri in un'intervista a «Repubblica» Patroni Griffi aveva dichiarato: «Non dormo più bene, e non mi concentro. Devo fare il ministro, e non lo sto facendo come dovrei. Penso solo alla casa, a questa benedetta casa», sempre a proposito della sua casa al Colosseo. «Avessi saputo che sarebbe scoppiato tutto questo casino non lo farei mai più. Nella mia condizione attuale riterrei quell'azione giudiziaria per ottenere lo sconto sull'acquisto lecita ma inopportuna. Però oggi, non ieri». Il paragone con il caso Scajola, aggiunge, «è un'offesa insopportabile. Il mio è un atto lecito, che migliaia di altri italiani avrebbero fatto e farebbero».
LA GRECIA E LE ARMI
Niente austerity per i militari
Mentre il paese è costretto a enormi sacrifici per evitare la bancarotta, il ministero della difesa continua a spendere miliardi in armamenti. E a guadagnarci sono soprattutto Francia e Germania.
L'uomo ha in testa la lista dei desideri del ministero della difesa: fino a 60 caccia Eurofighter per circa 3,9 miliardi di euro. Fregate francesi per oltre quattro miliardi e motovedette per 400 milioni di euro. È il costo della modernizzazione della flotta greca. Poi mancano le munizioni per i carri armati Leopard e dovrebbero anche essere sostituiti due elicotteri Apache statunitensi. E certo, sarebbe bello acquistare sommergibili tedeschi. Prezzo complessivo: due miliardi di euro.
Quello che l'uomo, che entra ed esce dal ministero della difesa, afferma in un bar di Atene sembra assurdo. Uno stato in bancarotta che sopravvive grazie ai miliardi di aiuti dell'Unione Europea acquista armi in massa? L'uomo al bar si vede spesso nelle foto, accanto al ministro o a generali dell'esercito, spesso è al telefono con loro. Sa insomma di cosa parla. Secondo lui questa spesa al momento non è giustificabile. Ma le cose possono cambiare molto rapidamente, aggiunge. "A marzo la Grecia dovrebbe ricevere la prossima tranche di aiuti finanziari, che probabilmente supererà gli 80 miliardi di euro. Se così fosse, ci sarebbe una possibilità reale di concludere nuovi contratti sugli armamenti".
Una possibilità che ha dell'incredibile. Questa primavera sapremo se la Grecia resterà nella zona euro o se tornerà alla dracma. La stessa mattina in cui sono state diffuse queste notizie, i medici degli ospedali della capitale trattano solo i casi urgenti, gli autisti degli autobus sono in sciopero, nelle scuole mancano ancora i libri di testo e migliaia di dipendenti statali manifestano contro il proprio licenziamento. Il governo greco annuncia un nuovo piano di rigore che non risparmierà nessuno. A parte l'esercito e l'industria delle armi. Due settori sui quali le misure di austerity sembrano essere passate senza quasi lasciare traccia.
Il bilancio greco per gli armamenti nel 2010 ammontava a circa sette miliardi di euro, più del 3 per cento del pil. Una percentuale che, tra i paesi Nato, è stata superata solo dagli Stati Uniti. È vero che l'anno dopo il ministero della difesa ha ridotto l'acquisto di nuovi armamenti a 500 milioni di euro. Ma non ha fatto altro che sospendere la richiesta di forniture, che sarà più alta in futuro, spiega un esperto militare.
Tra gli alleati della Grecia all'interno della Ue sono pochi quelli che sostengono apertamente che i greci dovrebbero congelare subito i loro acquisti di armi. Uno di questi è Daniel Cohn-Bendit, portavoce dei Verdi al Parlamento europeo, secondo il quale dietro ai tentennamenti dell'Europa ci sarebbero grossi interessi economici.
Chi ricaverà di più da questa politica greca del riarmo è proprio la Germania. Stando al Rapporto sulle esportazioni di armamenti del 2010, in via di pubblicazione, la Grecia è il maggiore acquirente di forniture tedesche dopo il Portogallo – un altro paese sull'orlo del fallimento. Per i giornali spagnoli e greci, in occasione di un summit a fine ottobre, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avrebbero invitato l'ex primo ministro greco George Papandreou a mantenere gli impegni presi sugli armamenti, e addirittura a prenderne nuovi.
Si può fare? Per Hilmar Linnenkamp, esperto del settore, no di certo. "Sarebbe totalmente irresponsabile, nel pieno della crisi finanziaria che sta attraversando il paese, parlare di Eurofighter (dal 1999, la Grecia ne ha ordinati 90)". E non si tratta solo di aerei. Secondo l'ultimo rapporto sulle esportazioni di armamenti, nel 2010 la Grecia ha importato dalla Germania 223 carri armati e un sommergibile. Costo totale dell'operazione: 403 milioni di euro. Queste forniture hanno avuto un peso rilevante nell'esplosione del debito pubblico greco.
Dimitris Droutsas è uno dei pochi greci che si esprime sulla questione. Fino a giugno 2011 era ministro degli esteri. "Non abbiamo investito così tanto denaro negli armamenti per divertirci", spiega. Era necessario garantire la sicurezza dei confini, minacciati da ondate di migranti provenienti dal Nordafrica e dall'Asia. In più gli scontri con i turchi si ripetevano quasi ogni giorno. "Quando ero ministro degli esteri, ogni pomeriggio ricevevo una nota dal ministero della difesa che elencava le violazioni del nostro spazio aereo da parte della Turchia". Senza contare le crescenti attività della marina turca nel Mar Egeo, seguite con apprensione dalla Grecia, e il fatto che sono ormai 35 anni che Cipro convive con l'"occupazione turca".
La troika chiude un occhio
Droutsas e compagni non devono temere la resistenza della popolazione: il settore militare greco promette sicurezza e posti di lavoro. In un paese dove manca un'industria nazionale forte, questo non è un dato da trascurare. Le imprese tedesche del settore delle armi lo hanno capito da un pezzo e hanno stretto un legame strettissimo con le aziende greche.
Non c'è molta pressione per porre fine al riarmo. La conseguenza: nelle misure economiche supervisionate dagli esperti del Fondo monetario internazionale, della Bce e della Commissione europea, il bilancio della difesa viene a malapena considerato. Già nel 2010 le spese per le forniture militari dovevano essere ridotte allo 0,2 per cento del pil, vale a dire 457 milioni di euro. Possono sembrare tanti soldi, ma nello stesso documento si consigliava di tagliare la spesa sociale a 1,8 miliardi. Per il 2011 la Commissione europea quindi ha raccomandato "una riduzione del budget militare". Ma nel concreto non è stato fatto niente.
Il parlamento greco ha saputo subito approfittare di questa libertà. Nel bilancio provvisorio per il 2012 pensa di ridurre di un altro 9 per cento la spesa sociale, che corrisponde a due miliardi di euro. I contributi alla Nato invece cresceranno del 50 per cento e raggiungeranno i 60 milioni, mentre le spese correnti previste dalla difesa aumenteranno di 200 milioni, per un totale di 1,3 miliardi: un incremento del 18,2 per cento.
E il governo tedesco? "Guarda con favore", dice un portavoce, "al consolidamento del primo ministro greco Papademos. È essenziale che il governo greco opti per una sensata riduzione delle spese, anche nel settore delle forze armate". Ma allo stesso tempo accenna al mancato pagamento delle forniture militari: "Il parlamento ha piena fiducia sul fatto che gli accordi verranno rispettati".
Traduzione di Anna Franchin FONTE: PRESSEUROP
DISOCCUPATI CHE SI UCCIDONO
Si chiamavano Salvatore De Salvo e sua moglie Antonia Azzolini...si sono tolti la vita sabato scorso nella citta' di Bari. Avevano 64 e 69 anni...disoccupati e senza risposte ai vari appelli che avevano fatto a vari politici, da Vendola a Berlusconi...De Salvo aveva scritto a IL FATTO il primo novembre 2010, ma aveva scritto anche un altra lettera nel 2oo8 trovata in rete:
Secondo Me
Inviato da salvatoredesalvo il 10/12/2008 alle ore 13:23
la voce degli ultimiAlla cortese attenzione di quanti, UOMINI E DONNE DI BUONA VOLONTA’, vorranno dare ospitalità, richiamo e sostegno alla “voce degli ultimi”. Nessuno di noi conosce il proprio futuro, ma sappiamo riconoscere i segnali che il destino ci manda quando il futuro sta per cambiare la nostra vita. Quattro anni fa ero una persona serena e normale che viveva con la propria moglie in una casa confortevole e conduceva una vita sociale gratificante. Oggi, a causa della perdita del lavoro e dell’impossibilità – a 57anni – di un reinserimento lavorativo, sono un “homeless” che ha perso tutto tranne che la propria educazione ed istruzione; che è stato abbandonato da parenti ed amici; che vive in una Casa d’accoglienza insieme ad ex-detenuti, ex-alcolisti, malati mentali ed altri rappresentanti del popolo degli “emarginati”, dei “disperati”, degli “svantaggiati”, degli “esclusi”, degli “ultimi”. Due mesi fa, mentre dialogavo con i miei simili e rilevavo sui loro volti e nei loro discorsi un’ombra di rassegnazione ad una vita aggrappata alle mense per poveri, ai dormitori, o peggio, alle panchine dei giardini pubblici, ho provato nel mio cuore prima un sentimento di fraterna comprensione ma, subito dopo, sono stato scosso da un fremito di ribellione per quegli esseri umani che facevano della sconfitta la loro ragione di vita e non avevano nessuno che provasse a rialzare le loro teste ed a ridare al loro animo afflitto una luce di fiducia in se stessi e di voglia di riscossa. Di lì a poco, compresi che la mia situazione di disagio esistenziale, unita al sentimento di rabbiosa solidarietà che provavo per quelle persone che qualche anno prima avrei ignorato, costituivano i segnali che il destino mi stava inviando per avvertirmi che la mia vita avrebbe preso un’altra direzione: sicuramente più faticosa ma forse più gratificante di quella cui ero abituato. Quindi decisi che sarei diventato “la voce degli ultimi”; avrei combattuto i pregiudizi che negano la dignità sociale agli “emarginati”; mi sarei impegnato a realizzare innovativi progetti di inclusione lavorativa con lo scopo di eliminare, dagli animi degli “esclusi”, la disperazione che deriva dalla perdita del lavoro e dallo stato di lunga disoccupazione. Vivere senza un lavoro, specie se si è in età avanzata ma ancora produttiva, è peggio di una diagnosi di cancro: mentre questa ti conserva la dignità e gli affetti, la condizione di disoccupato, oltre a spingerti a rinunciare alla vita, ti fa perdere la dignità, gli affetti e gli amici. Da malato ti sono tutti attorno, premurosi e generosi; da disoccupato tutti ti evitano, giudicandoti un incapace degno soltanto del minimo vitale. E questo malcelato disprezzo sociale e familiare rende più insopportabile la tua sofferenza che rapidamente si trasforma in disperazione per poi rotolare nella rassegnazione ad una vita senza ritorno. Questa, per chi non l’avesse ancora provata, è l’esistenza condizionata da una lunga disoccupazione: un cancro del popolo che procura alle persone che ne vengono colpite una lenta agonia sociale che, quando non si trasforma in devianza (alcol, droga, malavita), conduce ad una inesorabile fine, attesa o procurata. Né le politiche sociali, sostanzialmente indirizzate verso il pasto caldo ed una temporanea ospitalità in un dormitorio, rappresentano la soluzione del problema. Essi sono palliativi che le amministrazioni pubbliche dispensano sia per opportunità politica sia per incrementare il numero delle cooperative sociali, attive più a far quadrare i bilanci che a dare adeguata assistenza ai disperati e, in ultimo, per attenuare i sintomi di un malessere sociale che sta contagiando una crescente percentuale di italiani ormai attestata sulle due cifre. Ed è a questa “cancrena della società” che noi “poveracci”, come sentii indicare due disoccupati senza casa da un Assessore comunale che sostiene di “prodigarsi per parlare personalmente con i senza fissa dimora”, noi “esclusi” intendiamo dichiarare guerra, con tutte le nostre forze, con la nostra concreta voglia di riscatto e, soprattutto, determinati ad ottenere dalle istituzioni - con specifiche azioni civili di persuasione - la considerazione ed il sostegno per le nostre proposte progettuali di inclusione socio-lavorativa. Inoltre, ci batteremo e vigileremo affinché le risorse pubbliche esistenti (umane ed economiche) vengano indirizzate verso la realizzazione di quanto dispone l’art. 4 della Costituzione Italiana: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Oggi, 10 dicembre 2008, nel 60° anniversario della Costituzione Italiana e a 60anni esatti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nasce a Bari il movimento denominato A.C.I.S. (Azione Civile per l’Inclusione Sociale). Un’associazione che accoglie le persone afflitte da un’inascoltata disperazione e che si trovano in una situazione di disagio sociale ed economico a causa della perdita del lavoro o dell’impossibilità di ottenerne un altro; persone che hanno la capacità e la volontà di impegnarsi in un nuovo lavoro; persone che, ai sussidi ed alla carità, preferiscono il sostegno delle istituzioni alla realizzazione di progetti lavorativi di facile e rapida attuazione, che raggiungano l’obiettivo di ricucire la felicità individuale con la felicità collettiva. A tal proposito, a dimostrazione che l’A.C.I.S. privilegia i fatti alle parole, mi preme illustrare, in qualità di fondatore e rappresentante del predetto movimento di Azione Civile, il primo progetto di inclusione lavorativa che proporremo nei prossimi giorni all’amministrazione comunale della città di Bari e che speriamo non riceva una considerazione fredda e infastidita. Il progetto, intitolato “Strade a 5 stelle”, si pone l’obiettivo di trasformare le strade cittadine da caotiche, sporche, pericolose e prive di servizi essenziali dedicati sia ai residenti (abitazioni, negozi, uffici) sia ai passanti e forestieri, in “cellule vitali del tessuto urbano” dotate ciascuna di un cittadino di riferimento che si chiamerà “Sovrintendente di strada”. Egli circolerà tra le persone della “sua” strada senza divisa né armi; osserverà tutto ciò che esiste ed avviene nella strada affidata alle sue cure; segnalerà con precisione e tempestività eventuali pericoli o disservizi ai competenti organismi municipali; richiederà, quando ne ravvisi l’impellente esigenza, l’intervento delle forze dell’ordine di cui diverrà un efficace supporto logistico che ne migliorerà gli sforzi ed i risultati; garantirà, dalle 7,30 alle 21,30 di ogni giorno e con qualsiasi tempo, un accurato servizio di solidarietà, assistenza ed accoglienza ai cittadini residenti e forestieri; aiuterà detti cittadini con atti di conforto (soccorso, informazioni e piccole commissioni), assistenza nella cura del decoro urbano (rimozione di rifiuti e/o imballaggi abbandonati per strada), oltre ad una attività di informazione, dimostrazione e collaborazione nella separazione (in casa, in negozio o in ufficio) dei rifiuti a seconda del tipo di materiale di cui sono costituiti e nella loro successiva collocazione negli appositi cassonetti. Il successo della raccolta differenziata dei rifiuti, nella quale la città di Bari è a quota 20% contro un obiettivo da raggiungere entro la fine 2008 del 45%, dipende dalla modificazione dello stile di vita dei cittadini e richiede un lavoro assiduo, paziente, quotidiano e personale di informazione, coinvolgimento, motivazione, ausilio e controllo, che soltanto il “Sovrintendente di strada” può eseguire con una riuscita tangibile e piuttosto rapida. Detto servizio di pubblica utilità assicurerebbe, al Comune di Bari ed all’intera cittadinanza, eccellenti risultati in termini di migliore qualità ambientale e di riduzione degli alti costi (ecotassa) unitamente ad una maggiore efficienza (meno discariche inquinanti) nel servizio di smaltimento dei rifiuti oltre che nella salvaguardia del decoro urbano. Il progetto “Strade a 5 stelle”, attraverso il rapido inserimento di 300 “Sovrintendenti di strada”, che verrebbero salvati dal tormento della lunga disoccupazione e costerebbero alle casse comunali soltanto un modesto rimborso spese per il loro intervento sulla raccolta differenziata dei rifiuti, trasformerebbe le strade di Bari in luoghi più puliti, più sicuri, più accoglienti e più vivibili, oltre a rendere i cittadini, che vi risiedono o svolgono un’attività, più soddisfatti e più sereni. Non comprendiamo che cosa vogliono intendere i politici quando si vantano di aver costruito un nuovo rapporto con la città, fondato su coesione sociale, solidarietà ed emancipazione delle fasce più deboli. Ma riteniamo che sia di facile comprensione la circostanza che oggi vagano per le strade di Bari 300 e più disperati che non lavorano da lungo tempo pur avendone la voglia e le capacità. Anche in questo Natale incomberà sui loro cuori e sulle case in cui vivono un velo di tristezza e delusione. E forse qualcuno, più debole o più sfiduciato, potrebbe decidere di spegnere il grande interruttore. A questi fratelli, se potessi raggiungerli tutti, direi che da oggi - 10 dicembre 2008 - la loro speranza non sarà più delusa, il loro potenziale umano e produttivo sarà finalmente riconosciuto e valorizzato, le promesse - specie se fatte dai pubblici amministratori - saranno mantenute, la loro mano tesa attirerà tante strette di mano, l’assistenza sociale - grazie al lavoro che svolgeremo uniti e determinati - si trasformerà in una riconquistata dignità ed autonomia. Vi prego, aiutatemi a far giungere il mio messaggio di salvezza sociale a quanti più “disperati” potete raggiungere con il vostro “passaparola solidale”. C’è molto da fare e spero che qualcuno mi sostenga nel fare i primi passi e soprattutto nel portare agli “esclusi” il più bel regalo di Natale: un lavoro!. Sereno Natale e Felice Anno Nuovo. AZIONE CIVILE per l'INCLUSIONE SOCIALE Salvatore de Salvo (la voce degli ultimi) tel.:389-6828228 70127 S. Spirito (BA) Via Napoli 234/H – Casa SoleLuna Bari, 10 dicembre 2008
PEACE REPORTER
Gb, studio: “Boom grattacieli preludio di crisi. Occhio alla Cina”
12 gennaio 2012
Un rapporto della rande banca d’investimento britannica Barclays mette in guardia dal possibile crollo finanziario cinese. La prova? La corsa a costruire il più alto grattacielo del mondo. Secondo il rapporto, la “mania ” degli ultimi 140 anni di costruire grattacieli è un chiaro segno di imminente recessione.
Nel rapporto si fanno gli esempi del boom edilizio negli Usa che portò alla costruzione dell’Empire State Building e anticipò il crollo finanziario del 1929 e la Grande Depressione. Più recentemente Dubai ha costruito decine di grattacieli (compreso il più alto del mondo, il Buji Khalifa) proprio prima di entrare nella spirale dei problemi finanziari, che l’anno portata nel 2010 ad ottenere l’aiuto dei vicini di Abu Dhabi.
Gli analisti della Barclays sottolineano come “l’insana relazione” tra le costruzioni degli edifici più alti e le crisi finanziarie potrebbe riguardare anche la Cina, dove ci sono la metà dei grattacieli in via di costruzione al mondo. Ma anche l’India rischia, visto che ha dato il via al proprio boom di costruzioni, con 14 grattacieli previsti, incluso il secondo più alto al mondo nella capitale finanziaria del Paese, Mumbai.
Andrew Lawrence, della Barclays di Hong Kong, spiega che “il boom di costruzioni è un segno di credito eccessivo”, aggiungendo che storicamente la costruzione di grattacieli ha seguito un trend positivo in economia, fatto di eccesso di ottimismo, credito facile e prezzi dei terreni in aumento; ma nel momento in cui la costruzioni terminano, l’economia entra in recessione.
BEPPE GRILLO
L'italiano è facile da governare, basta dargli in pasto una categoria sociale al giorno e la sua fame si sazia. E' la strategia della disattenzione. Gli gridi "Guarda un asino che vola!" e lui punta il naso verso il cielo. Monti ha, giustamente, detto che "Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori". Non ha spiegato però chi ha generato il debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e a cosa sono serviti quei denari. Ce lo dica Monti! Ci dica chi e come ha messo le mani sulla ricchezza dell'Italia per mantenere la partitocrazia e le lobby e ci spieghi anche dov'era lui in questi lunghi vent'anni di silenzio. Ci vuole un pubblico processo per questa gentaglia che ha rovinato l'Italia. Rigor Montis non ha ritenuto di ricordare i 98 miliardi di euro di presunto danno erariale da parte delle concessionarie di slot machine. E neppure perché i contribuenti hanno sul groppone un miliardo di euro dato come finanziamento ai partiti nonostante un referendum, e non ha menzionato gli evasori totali condonati con lo Scudo Fiscale con un 5%. Chi sono questi signori? I contribuenti onesti vorrebbero saperlo, hanno il diritto di saperlo. FUORI I NOMI!
Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio, incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprietà di un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini delle nevi. Ma chi volete prendere per il culo? Il gioco è palese. Mettere le categorie sociali una contro l'altra. I ricchi contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A cosa sono serviti i soldi versati all'INPS? Dove sono finiti i versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa integrazione? Il boccalone italiano si deve dimenticare dei politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che controllano metà del Paese, del pesce che puzza dalla testa. E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non hanno responsabilità dello sfascio, di decine di migliaia di investitori sul lastrico. Meglio accanirsi sull'albergatore e sul barista. I concessionari di beni pubblici, come Benetton per le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati. Ma Monti, questo, come Alice, non lo sa.
Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani bene in tasca, mi raccomando!
Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio, incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprietà di un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini delle nevi. Ma chi volete prendere per il culo? Il gioco è palese. Mettere le categorie sociali una contro l'altra. I ricchi contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A cosa sono serviti i soldi versati all'INPS? Dove sono finiti i versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa integrazione? Il boccalone italiano si deve dimenticare dei politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che controllano metà del Paese, del pesce che puzza dalla testa. E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non hanno responsabilità dello sfascio, di decine di migliaia di investitori sul lastrico. Meglio accanirsi sull'albergatore e sul barista. I concessionari di beni pubblici, come Benetton per le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati. Ma Monti, questo, come Alice, non lo sa.
Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani bene in tasca, mi raccomando!
giovedì 12 gennaio 2012
IL CASO MALINCONICO - DAGOSPIA
MALINCONICO SCOOP - 17 FEBBRAIO 2010, BECHIS SU “LIBERO” PUBBLICÒ “MALINCONICO, IL SEGRETARIO DI PRODI IN VACANZA GRATIS A 500 EURO A NOTTE” - DATO CHE LA STORIA VENNE FUORI GIA’ DUE ANNI FA, OGGETTO DI NUMEROSI INTERROGATORI DELLA MAGISTRATURA E DI PLURIMI SEQUESTRI DI DOCUMENTAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA, COME MAI MONTI NON SAPEVA CHE IL SUO SOTTOSEGRETARIO FACEVA LE VACANZE A SBAFO? - IL TESTO DELLE TELEFONATE DI PISCICELLI…
1 - COSÌ «LIBERO» AVEVA BECCATO MALINCONICO
Franco Bechis per "Libero"
bechis La data è quella del 17 febbraio 2010, quasi due anni fa. È in quel giorno che Libero pubblicò "Malinconico - Il segretario di Prodi in vacanza gratis a 500 euro a notte". Lo scandalo riaffiorato nelle ultime ore tanto da terremotare palazzo Chigi non era dunque inedito, almeno per i lettori di Libero, cui non era stato nascosto uno degli episodi più sorprendenti nell'inchiesta della cricca sugli appalti pubblici.
L'episodio era noto in ogni dettaglio anche ai lettori del sito Internet www.liberoquotidiano.it, dove erano state pubblicate le telefonate intercettate a Carlo Malinconico, Angelo Balducci, Francesco De Vito Piscicelli (imprenditore della cricca), e Roberto Sciò, direttore dell'esclusivo Hotel Il Pellicano sull'argentario dove era stato ospitato gratuitamente l'ex segretario generale di palazzo Chigi e futuro presidente della Fieg. Tutti gli audio, corredati dalle foto dei protagonisti e delle suites con piscina e vista mozzafiato dell'hotel, sono state riproposte da ieri ai lettori nello spazio "Libero tv" del sito internet.
Così, dopo avere fatto le sue indagini e sequestrato tutta la contabilità dell'hotel, il
gip perugino Paolo Micheli sosteneva la necessità di misura cautelare nei confronti di De Vito Piscicelli, l'imprenditore che per ben due volte pagò il conto a Il Pellicano per i weekend e le ferie di Malinconico e della moglie, Grazia Graziani: «è sempre lui a dimostrarsi solerte per compiacere il Balducci nel trovare un posto in albergo al Dott. Malinconico, preoccupandosi che nessuno faccia poi la gaffe di presentargli il conto e facendo pensare al titolare dell'hotel che dietro ci sia una buona contropartita ("..ma stai costruendo un grattacielo.. da qualche parte?")».
carlo malinconico
Le ospitate di Malinconico e signora nel luogo più esclusivo dell'Argentario sono state oggetto di numerosi interrogatori della magistratura e di plurimi sequestri di documentazione della Guardia di Finanza. Fra il 2007 e il 2008 l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la signora ha trascorso più week end e le vacanze di agosto a Il Pellicano, per una spesa di oltre 25 mila euro. Le prenotazioni sono state fatte tutte da De Vito Piscicelli. In due casi (uno riguardava una notte e l'altro due notti) si è trovata traccia del pagamento diretto di Malinconico. Negli altri casi no.
A volere offrire il soggiorno a Malinconico era il "capo" della cricca, Angelo Balducci. Piscicelli una volta ha saldato i conti per ingraziarsi il gran capo degli appalti pubblici e forse sperando in un rimborso che non sarebbe mai arrivato. Una seconda volta ha pagato facendosi anticipare prima 5 mila euro dall'imprenditore Diego Anemone che aveva chiesto il trattamento di favore per i Malinconico.
L'attuale sottosegretario del governo di Mario Monti non è mai stato indagato per l'episodio, ritenuto di semplice malcostume, né ha fornito direttamente la sua versione dei fatti. Le ricostruzioni fatte filtrare ufficiosamente in queste ore sono tutte smentite dagli atti dell'inchiesta. Malinconico ha fatto sapere di essere stato solo una volta a Il Pellicano, e di non esserci più tornato dopo avere appreso di essere stato ospite a sua insaputa (l'albergatore avrebbe difeso la privacy dell'autore del cadeau). È falso, perché dopo la prima volta è tornato altre cinque, come risulta dalla documentazione dell'hotel Pellicano. Agli atti c'è pure una telefonata di ringraziamento a Balducci dopo il primo week end.
ROMANO PRODI Malinconico ha fatto sapere di non avere mai conosciuto De Vito Piscicelli. Anche questo non corrisponde agli atti dell'inchiesta: l'albergatore ad agosto 2008 - hanno appurato i magistrati - ha presentato al futuro sottosegretario il suo benefattore. L'episodio è zeppo di bugie, perché anche Piscicelli ha prima negato tutto, poi rivelato a mozziconi la verità ai magistrati.
L'unica cosa vera è che l'Hotel era alla portata dei Malinconico: costava fra 800 e 1700 euro a notte (la coppia era un tantinello pretenziosa). Il reddito dichiarato nel 2005 dal grand commis era però di 586.921 euro, compatibilissimo con una spesa così. Di vero probabilmente è anche il fatto che dopo quel 2008 da favola i Malinconico non siano più andati a soggiornare al Pellicano. Hanno infatti acquistato un casale da 13,5 vani a Manciano, nell'entroterra grossetano. Le vacanze da allora si fanno lì.
A tarda sera di ieri quando si erano sparse numerose voci di sue possibili dimissioni, Malinconico ha finalmente parlato: «Non ho mai fatto favori di nessuna natura ai personaggi coinvolti nelle vicende richiamate né a chiunque altro». Il sottosegretario ha bollato le ricostruzioni come «parziali, forzate e inesatte», sostenendo di volere «rimuovere tutti gli effetti di episodi da me non voluti o sollecitati».
Per questo ha proceduto ora «a versare all'albergo l'intera somma». Una toppa peggio del buco: all'albergatore sarà più fine versare, ma la stanza da lui goduta a sbafo era stata già pagata e non deve esserlo due volte. Fa meno fine, ma quei soldi andrebbero versati a De Vito Piscicelli: è con lui che Malinconico ha il debito.
2 - «VUOLE LA SUA SOLITA CAMERA - NO, QUESTA VOLTA SI ARRANGIA»
Da "Libero"
Al telefono l'imprenditore Diego Anemone (A.) chiama Francesco Piscicelli (P.) chiedendogli di organizzare un soggiorno all'hotel Il Pellicano per l'allora sottosegretario Malinconico. Dalla conversazione emerge che Anemone agisce per conto di Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
MARIO MONTI A. Senti, France', ma che stai su Roma, no?
P. Sì, sì, sto a Roma.
A. Ma più tardi ci possiamo vedere due minuti perché mi chiede questo, lui... quel signore, no, un certo Pellicano.
P. Sì.
A. L'1, il 2, il 3 e il 4.
P. Sì.
A. Pensavo, diciamo, all'altro discorso, che io, insomma, o lui, Angelo no...
P. Uhm.
A. Andrebbe fatto una riservazione per l'1, il 2, il 3 e il 4, dicendomi che tu c'hai possibilità di farlo.
P. Sì.
A. Per quel signor Carlo con la M il cognome.
P. Ci penso io, ci penso io.
A. Eh, e poi ci vediamo insomma e mi dici tutto.
P. Noooh, ci penso io.
A. E no ehh, ehhh, perché l'ha chiesto a lui e quindi lui ci tiene, noh... Angelo.
P. Eh, ma ci penso io.
A. Vabbeh, poi ci vediamo comunque un attimo.
P. Sì, sì. Allora aspetta, ripetimi i giorni: 1.
A. Lui arriva l'1 alle 2 e mezza -3, diciamo dall'1,quindi l'1notte, il 2 , il 3 e il 4, e il 5 riparte.
P. Vabbene, ok.
A. Vabbuo', ciao.
HOTEL _IL PELLICANO_ - MALINCONICO
****
Piscicelli (P.) parla con il Direttore dell'Hotel Il Pellicano, Roberto Sciò (S.) e si accorda per una serie di prenotazioni. In una di queste, Malinconico non avrà la sua solita stanza e dovrà «arrangiarsi».
P. Roberto, stai a Paola forse?
S. No, no, no, figurati. No, ti avevo chiamato per dirti che purtroppo non abbiamo trovato nulla di meglio di quella camera che hai capito, proprio nell'impossibilità.
P. S'arrangia.
S. Capito.
P. Io ti ho mandato... perché questa volta mi sono organizzato... un fax al Pellicano.
S. Sì.
P. Con tutto il programma del professore fino a fine agosto, così ci organizziamo bene, capito, a parte questi 4 giorni qua.
S. Sì.
P. Gli prenotiamo, poi, poi se mi dici con chi mi devo interfacciare.
****
Carlo Malinconico (M.) chiama Angelo Balducci (B.), presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, per ringraziarlo del trattamento avuto nel resort di lusso Il Pellicano.
pll29 roberto scio
M. Angelo, come stai?
B. Eh, insomma.
M. Vedi, io ti chiamavo, innanzi tutto, a parte ovviamente il piacere di sentirti soltanto, immagini.
B. Che è reciproco.
M. Per ringraziarti.
B. Ma scherzi?
M. Perché poi, Lillo, poi oggi mi ha detto... che insomma ti aveva... che tu avevi poi dato.
B. Tutto a posto.
M. Quindi...
B. Ci mancherebbe.
M. Grazie veramente, benissimo, ottimo il tutto e quindi, senti, ti volevo veramente di cuore ringraziare.
B. Ti do un abbraccione.
***
L'albergatore Sciò (S.) telefona a Piscicelli (P.) per dire che la solita camera per Malinconico non è disponibile se non un giorno, ma che la sistemazione sarà «adeguata e simile»
PISCICELLI
S. Ho visto il fax, c'è mancato poco che svengo, ehhhhhh.
P. Riusciamo a fare tutto quello, sì.
S. Eh, sì. Hanno, io ho dato disposizioni immediatamente... dargli, capito?, quella che aveva avuto, la becca soltanto una volta perché stragettonata diciamo.
P. Ahi, ahiaiai, in tutte quelle, no, no, no.
S. Ha delle cose adeguate e simili, non ti preoccupare che una se la fa fuori con piscina, diciamo.
P. Ah, vabbe'.
S. Sai, queste cose migliori sono le più gettonate, capito?
P. Certo, certo.
S. Stranamente, in questi periodi di carestia, purtroppo tutto quello che è più caro va prima, eh eh.
TAG: Franco Bechis,Carlo Malinconico,Angelo Balducci,Francesco De Vito Piscicelli,Roberto Scio,Paolo Micheli,Mario Monti,Diego Anemone,Grazia Graziani
1 - COSÌ «LIBERO» AVEVA BECCATO MALINCONICO
Franco Bechis per "Libero"
bechis La data è quella del 17 febbraio 2010, quasi due anni fa. È in quel giorno che Libero pubblicò "Malinconico - Il segretario di Prodi in vacanza gratis a 500 euro a notte". Lo scandalo riaffiorato nelle ultime ore tanto da terremotare palazzo Chigi non era dunque inedito, almeno per i lettori di Libero, cui non era stato nascosto uno degli episodi più sorprendenti nell'inchiesta della cricca sugli appalti pubblici.
L'episodio era noto in ogni dettaglio anche ai lettori del sito Internet www.liberoquotidiano.it, dove erano state pubblicate le telefonate intercettate a Carlo Malinconico, Angelo Balducci, Francesco De Vito Piscicelli (imprenditore della cricca), e Roberto Sciò, direttore dell'esclusivo Hotel Il Pellicano sull'argentario dove era stato ospitato gratuitamente l'ex segretario generale di palazzo Chigi e futuro presidente della Fieg. Tutti gli audio, corredati dalle foto dei protagonisti e delle suites con piscina e vista mozzafiato dell'hotel, sono state riproposte da ieri ai lettori nello spazio "Libero tv" del sito internet.
Così, dopo avere fatto le sue indagini e sequestrato tutta la contabilità dell'hotel, il
gip perugino Paolo Micheli sosteneva la necessità di misura cautelare nei confronti di De Vito Piscicelli, l'imprenditore che per ben due volte pagò il conto a Il Pellicano per i weekend e le ferie di Malinconico e della moglie, Grazia Graziani: «è sempre lui a dimostrarsi solerte per compiacere il Balducci nel trovare un posto in albergo al Dott. Malinconico, preoccupandosi che nessuno faccia poi la gaffe di presentargli il conto e facendo pensare al titolare dell'hotel che dietro ci sia una buona contropartita ("..ma stai costruendo un grattacielo.. da qualche parte?")».
carlo malinconico
Le ospitate di Malinconico e signora nel luogo più esclusivo dell'Argentario sono state oggetto di numerosi interrogatori della magistratura e di plurimi sequestri di documentazione della Guardia di Finanza. Fra il 2007 e il 2008 l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la signora ha trascorso più week end e le vacanze di agosto a Il Pellicano, per una spesa di oltre 25 mila euro. Le prenotazioni sono state fatte tutte da De Vito Piscicelli. In due casi (uno riguardava una notte e l'altro due notti) si è trovata traccia del pagamento diretto di Malinconico. Negli altri casi no.
A volere offrire il soggiorno a Malinconico era il "capo" della cricca, Angelo Balducci. Piscicelli una volta ha saldato i conti per ingraziarsi il gran capo degli appalti pubblici e forse sperando in un rimborso che non sarebbe mai arrivato. Una seconda volta ha pagato facendosi anticipare prima 5 mila euro dall'imprenditore Diego Anemone che aveva chiesto il trattamento di favore per i Malinconico.
L'attuale sottosegretario del governo di Mario Monti non è mai stato indagato per l'episodio, ritenuto di semplice malcostume, né ha fornito direttamente la sua versione dei fatti. Le ricostruzioni fatte filtrare ufficiosamente in queste ore sono tutte smentite dagli atti dell'inchiesta. Malinconico ha fatto sapere di essere stato solo una volta a Il Pellicano, e di non esserci più tornato dopo avere appreso di essere stato ospite a sua insaputa (l'albergatore avrebbe difeso la privacy dell'autore del cadeau). È falso, perché dopo la prima volta è tornato altre cinque, come risulta dalla documentazione dell'hotel Pellicano. Agli atti c'è pure una telefonata di ringraziamento a Balducci dopo il primo week end.
ROMANO PRODI Malinconico ha fatto sapere di non avere mai conosciuto De Vito Piscicelli. Anche questo non corrisponde agli atti dell'inchiesta: l'albergatore ad agosto 2008 - hanno appurato i magistrati - ha presentato al futuro sottosegretario il suo benefattore. L'episodio è zeppo di bugie, perché anche Piscicelli ha prima negato tutto, poi rivelato a mozziconi la verità ai magistrati.
L'unica cosa vera è che l'Hotel era alla portata dei Malinconico: costava fra 800 e 1700 euro a notte (la coppia era un tantinello pretenziosa). Il reddito dichiarato nel 2005 dal grand commis era però di 586.921 euro, compatibilissimo con una spesa così. Di vero probabilmente è anche il fatto che dopo quel 2008 da favola i Malinconico non siano più andati a soggiornare al Pellicano. Hanno infatti acquistato un casale da 13,5 vani a Manciano, nell'entroterra grossetano. Le vacanze da allora si fanno lì.
A tarda sera di ieri quando si erano sparse numerose voci di sue possibili dimissioni, Malinconico ha finalmente parlato: «Non ho mai fatto favori di nessuna natura ai personaggi coinvolti nelle vicende richiamate né a chiunque altro». Il sottosegretario ha bollato le ricostruzioni come «parziali, forzate e inesatte», sostenendo di volere «rimuovere tutti gli effetti di episodi da me non voluti o sollecitati».
Per questo ha proceduto ora «a versare all'albergo l'intera somma». Una toppa peggio del buco: all'albergatore sarà più fine versare, ma la stanza da lui goduta a sbafo era stata già pagata e non deve esserlo due volte. Fa meno fine, ma quei soldi andrebbero versati a De Vito Piscicelli: è con lui che Malinconico ha il debito.
2 - «VUOLE LA SUA SOLITA CAMERA - NO, QUESTA VOLTA SI ARRANGIA»
Da "Libero"
Al telefono l'imprenditore Diego Anemone (A.) chiama Francesco Piscicelli (P.) chiedendogli di organizzare un soggiorno all'hotel Il Pellicano per l'allora sottosegretario Malinconico. Dalla conversazione emerge che Anemone agisce per conto di Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
MARIO MONTI A. Senti, France', ma che stai su Roma, no?
P. Sì, sì, sto a Roma.
A. Ma più tardi ci possiamo vedere due minuti perché mi chiede questo, lui... quel signore, no, un certo Pellicano.
P. Sì.
A. L'1, il 2, il 3 e il 4.
P. Sì.
A. Pensavo, diciamo, all'altro discorso, che io, insomma, o lui, Angelo no...
P. Uhm.
A. Andrebbe fatto una riservazione per l'1, il 2, il 3 e il 4, dicendomi che tu c'hai possibilità di farlo.
P. Sì.
A. Per quel signor Carlo con la M il cognome.
P. Ci penso io, ci penso io.
A. Eh, e poi ci vediamo insomma e mi dici tutto.
P. Noooh, ci penso io.
A. E no ehh, ehhh, perché l'ha chiesto a lui e quindi lui ci tiene, noh... Angelo.
P. Eh, ma ci penso io.
A. Vabbeh, poi ci vediamo comunque un attimo.
P. Sì, sì. Allora aspetta, ripetimi i giorni: 1.
A. Lui arriva l'1 alle 2 e mezza -3, diciamo dall'1,quindi l'1notte, il 2 , il 3 e il 4, e il 5 riparte.
P. Vabbene, ok.
A. Vabbuo', ciao.
HOTEL _IL PELLICANO_ - MALINCONICO
****
Piscicelli (P.) parla con il Direttore dell'Hotel Il Pellicano, Roberto Sciò (S.) e si accorda per una serie di prenotazioni. In una di queste, Malinconico non avrà la sua solita stanza e dovrà «arrangiarsi».
P. Roberto, stai a Paola forse?
S. No, no, no, figurati. No, ti avevo chiamato per dirti che purtroppo non abbiamo trovato nulla di meglio di quella camera che hai capito, proprio nell'impossibilità.
P. S'arrangia.
S. Capito.
P. Io ti ho mandato... perché questa volta mi sono organizzato... un fax al Pellicano.
S. Sì.
P. Con tutto il programma del professore fino a fine agosto, così ci organizziamo bene, capito, a parte questi 4 giorni qua.
S. Sì.
P. Gli prenotiamo, poi, poi se mi dici con chi mi devo interfacciare.
****
Carlo Malinconico (M.) chiama Angelo Balducci (B.), presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, per ringraziarlo del trattamento avuto nel resort di lusso Il Pellicano.
pll29 roberto scio
M. Angelo, come stai?
B. Eh, insomma.
M. Vedi, io ti chiamavo, innanzi tutto, a parte ovviamente il piacere di sentirti soltanto, immagini.
B. Che è reciproco.
M. Per ringraziarti.
B. Ma scherzi?
M. Perché poi, Lillo, poi oggi mi ha detto... che insomma ti aveva... che tu avevi poi dato.
B. Tutto a posto.
M. Quindi...
B. Ci mancherebbe.
M. Grazie veramente, benissimo, ottimo il tutto e quindi, senti, ti volevo veramente di cuore ringraziare.
B. Ti do un abbraccione.
***
L'albergatore Sciò (S.) telefona a Piscicelli (P.) per dire che la solita camera per Malinconico non è disponibile se non un giorno, ma che la sistemazione sarà «adeguata e simile»
PISCICELLI
S. Ho visto il fax, c'è mancato poco che svengo, ehhhhhh.
P. Riusciamo a fare tutto quello, sì.
S. Eh, sì. Hanno, io ho dato disposizioni immediatamente... dargli, capito?, quella che aveva avuto, la becca soltanto una volta perché stragettonata diciamo.
P. Ahi, ahiaiai, in tutte quelle, no, no, no.
S. Ha delle cose adeguate e simili, non ti preoccupare che una se la fa fuori con piscina, diciamo.
P. Ah, vabbe'.
S. Sai, queste cose migliori sono le più gettonate, capito?
P. Certo, certo.
S. Stranamente, in questi periodi di carestia, purtroppo tutto quello che è più caro va prima, eh eh.
TAG: Franco Bechis,Carlo Malinconico,Angelo Balducci,Francesco De Vito Piscicelli,Roberto Scio,Paolo Micheli,Mario Monti,Diego Anemone,Grazia Graziani
RAI - PARENTOPOLI
Più informazioni su: carlo tecce, Giuseppe Giulietti, lorenza lei, RaiLei? A sua insaputa?
Il Fatto, con una documentata e rigorosa inchiesta condotta da Carlo Tecce ha rivolto alcune domande alla direttrice generale della Rai Lorenza Lei. Non si tratta di questioni private o di gossip, ma di questioni attinenti assunzioni, gratifiche, contratti di consulenza che sarebbero stati dati ad amici e parenti.
Sino ad ora non sono state fornite risposte esaurienti, forse non hanno ancora letto l’articolo o forse stanno cercando un coraggioso “estensore testi”… In ogni caso basterà attenersi all’evangelico “sia il tuo dire si, si, no, no”, tutto il resto è “farina del diavolo”.
Se possiamo, infine, dare un consiglio di tipo linguistico ci permetteremmo di sconsigliare di utilizzare l’espressione “Episodi accaduti a sua insaputa“.
Così tanto per evitare anche alla Rai una “malinconica fine”.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
mercoledì 11 gennaio 2012
LAURA RAFFAELLI SCRIVE SULLA OMSA
OMSA CHE SERBE
Philippe Matignon, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Sisi, Saltallegro, Saltallegro Bebè e Serenella: non comprare questi prodotti grazie!
Boicottiamo la OMSA, una delle poche aziende senza problemi se non quello di voler pagare di meno le proprie dipendenti, così il "padrone" ha visto bene di licenziarle tutte: 350 lavoratrici a casa avvertite con fax alla vigilia di Capodanno! Il "padrone" è Nerino Grassi (a cui auguro un pessimo 2012) ed ora sposterà la OMSA in Serbia, dove la manovalanza femminile, quella più richiesta nel mondo perché più precisa e veloce (in pochi lo sanno), costerà niente e forse lui si sentirà ancor più "padrone" finalmente con le sue schiave e non più lavoratrici dipendenti.
Non c'è molto da fare, mancano leggi per queste porcate italiane, perché è una porcata sfruttare per anni il marchio made in Italy e il lavoro quotidiano delle lavoratrici di Faenza, per poi chiudere tutto e spostarsi lì dove c'è chi lo ringrazierà a vita per pochi soldi, viste le condizioni tremende in cui versano le donne serbe (le stesse comunque in cui verseranno anche le italiane se continua così).
Ma qualcosa si può fare: si può evitare di acquistare i prodotti OMSA, che sono quelli che scrivo sopra, poi se si vuole solidalizzare pubblicamente, oltre a scrivere due righe nei vostri blog, c'è un gruppo su Facebook.
Un consiglio a chi diffonde la campagna di boicottagio Omsa: SCRIVETE I NOMI DEI PRODOTTI DA NON ACQUISTARE! Non solo i ciechi come me, ma tanti possono avere problemi a leggere i nomi da un'immagine, che è quella della campagna che ho messo qui. Scrivere i nomi dei prodotti poi serve a far entrare nei motori di ricerca sia la notizia, che i nomi dei prodotti, sperando che quando qualcuno, anche tra vent'anni, cercherà Omsa su Google, gli possa uscire solo questo e tanti altri post simili, come ricordo di un'Italia di merda e di merde come Nerino Grassi (non ho altri vocaboli per queste cose), sempre se tra vent'anni non sarà ancora realtà.
FONTE: http://lauraffaeli.blogspot.com/
Philippe Matignon, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Sisi, Saltallegro, Saltallegro Bebè e Serenella: non comprare questi prodotti grazie!
Boicottiamo la OMSA, una delle poche aziende senza problemi se non quello di voler pagare di meno le proprie dipendenti, così il "padrone" ha visto bene di licenziarle tutte: 350 lavoratrici a casa avvertite con fax alla vigilia di Capodanno! Il "padrone" è Nerino Grassi (a cui auguro un pessimo 2012) ed ora sposterà la OMSA in Serbia, dove la manovalanza femminile, quella più richiesta nel mondo perché più precisa e veloce (in pochi lo sanno), costerà niente e forse lui si sentirà ancor più "padrone" finalmente con le sue schiave e non più lavoratrici dipendenti.
Non c'è molto da fare, mancano leggi per queste porcate italiane, perché è una porcata sfruttare per anni il marchio made in Italy e il lavoro quotidiano delle lavoratrici di Faenza, per poi chiudere tutto e spostarsi lì dove c'è chi lo ringrazierà a vita per pochi soldi, viste le condizioni tremende in cui versano le donne serbe (le stesse comunque in cui verseranno anche le italiane se continua così).
Ma qualcosa si può fare: si può evitare di acquistare i prodotti OMSA, che sono quelli che scrivo sopra, poi se si vuole solidalizzare pubblicamente, oltre a scrivere due righe nei vostri blog, c'è un gruppo su Facebook.
Un consiglio a chi diffonde la campagna di boicottagio Omsa: SCRIVETE I NOMI DEI PRODOTTI DA NON ACQUISTARE! Non solo i ciechi come me, ma tanti possono avere problemi a leggere i nomi da un'immagine, che è quella della campagna che ho messo qui. Scrivere i nomi dei prodotti poi serve a far entrare nei motori di ricerca sia la notizia, che i nomi dei prodotti, sperando che quando qualcuno, anche tra vent'anni, cercherà Omsa su Google, gli possa uscire solo questo e tanti altri post simili, come ricordo di un'Italia di merda e di merde come Nerino Grassi (non ho altri vocaboli per queste cose), sempre se tra vent'anni non sarà ancora realtà.
FONTE: http://lauraffaeli.blogspot.com/
GLI ANIMALI UN PASSO AVANTI...
VARESE - La padrona viene ricoverata in ospedale per alcune gravi patologie e chiede di poter ricevere le viste del suo cane. Il regolamento della clinica vieta le visite agli animali, ma il giudice di Varese ha rovesciato la situazione, permettendo alla signora di ricevere le visite del suo animale. A deciderlo è stato il giudice Giuseppe Buffone che ha considerato "sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale". Il contraddire un regolamento ospedaliero, che non ammette l'ingresso di animali per ovvi motivi igienico-sanitari, viene motivata con l'evoluzione dei costumi e dal cambiamento della coscienza sociale, oltre che per il rispetto di tutte le creature viventi.
FONTE: il quotidiano gratuito LEGGO
L'EREDITA' DI PROFUMO...
Unicredit e gli smemorati del Sole24Ore
Un lunghissimo e articolato articolo del Sole24Ore, il quotidiano di economia di proprietà della confindustria, ha ieri fatto il punto sulla debacle borsistica del titolo di Unicredit, la oggi seconda banca italiana per capitalizzazione, essendo stata superata da Intesa San Paolo, ma unica impresa italiana a far parte della lista delle 50 più importanti e influenti del mondo, oltre che essere stata indicata tra le 29 banche "troppo grandi per fallire" dal Financial Stability Board durante l'ultimo vertice del G 20 a Cannes.
L'articolo, riportato per intero dal sito "Dagospia", fa le pulci alle decisioni prese dall'attuale Amministratore delegato dell'istituto di credito Federico Ghizzoni, spiegando analiticamente il perché ha dovuto ricorrere all'aumento di capitale in corso (spiegazioni tecniche che al comune lettore diranno poco) e che hanno provocato le vendite dei giorni scorsi, con il dimezzamento del valore di capitalizzazione della banca, criticando pure l'atteggiamento del massimo dirigente perché in precedenza aveva negato la necessità di dover procedere a una simile operazione.
Federico Ghizzoni
Un'analisi e dei calcoli tutti incentrati sul presente, come se i problemi della banca milanese, o ex milanese dal momento che dopo la fusione con la Banca di Roma l'istituto ha perso la sua fisionomia meneghina per assumere quella del player internazionale, con le acquisizioni di banche straniere, soprattutto in Germania e nell'est Euro-Asiatico, fossero nati oggi, sotto la guida del dottor Ghizzoni. Addirittura nell'articolo si afferma che Unicredit avrebbe anticipato gli altri istituti, tutti destinati a effettuare a loro volta delle ricapitalizzazioni, per ricostruire un patrimonio che li metta al riparo dalla crisi.
Per qualche oscura ragione l'articolista confindustriale dimentica che in realtà Unicredit ha si anticipato le altre banche nelle operazioni di ricapitalizzazione, ma non certo oggi, dal momento che il primo aumento di capitale, per 3 miliardi di euro,effettuato dall'istituto di Piazza Cordusio, fu deciso il 5 Ottobre del 2008, una Domenica e dopo che solo un paio di giorni prima l'allora A.D. Alessandro Profumo si fece intervistare dal telegiornale della Rai per negare il bisogno di operazioni straordinarie della sua banca, tanto per evidenziare un altro comportamento non propriamente lineare.
Alessandro Profumo
Ma quell'aumento non bastò, perché un secondo fu effettuato il 29 Settembre 2009, stavolta per 4 miliardi di euro.
Quello proposto da Ghizzoni è dunque il terzo della serie e probabilmente nemmeno l'ultimo, a giudicare di come stanno andando le cose.
Eppure il giornale economico più autorevole d'Europa, almeno così una volta si autodefiniva, è riuscito in tutto l'articolo a non nominare nemmeno una volta il nome del dottor Profumo, come se mai avesse avuto a che fare con l'istituto di credito dal quale fu costretto a dimettersi (ufficialmente per l'entrata dei soci libici nella compagine azionaria) e lasciare la banca con una buonuscita di 40 milioni di euro.
Nemmeno un accenno neanche a quelle che sono le cause dello stato patrimoniale dell'istituto, ovvero alle acquisizioni fatte a prezzi esorbitanti nei paesi dell'est europeo e dell'Asia centrale, che ha costretto in seguito la banca a ingenti svalutazioni delle proprio patrimonio.
Il risultato dell'espansione estera di "Alessandro il Grande" è stato quello di vedere un valore patrimoniale valutato dopo la fusione con la Banca di Roma di 100 miliardi di euro a circa 7 miliardi di capitalizzazione in borsa, ma evidentemente non si può dire, per qualche ragione oscura: non sarà che il futuro ci riserverà il ritorno del dottor Profumo in altre vesti, magari di ennesimo salvatore della Patria per conto terzi?
fonte:
Pubblicato da DagoRed a 11:52
http://dagored-ilmioblog.blogspot.com/2012/01/unicredit-e-gli-smemorati.html
Un lunghissimo e articolato articolo del Sole24Ore, il quotidiano di economia di proprietà della confindustria, ha ieri fatto il punto sulla debacle borsistica del titolo di Unicredit, la oggi seconda banca italiana per capitalizzazione, essendo stata superata da Intesa San Paolo, ma unica impresa italiana a far parte della lista delle 50 più importanti e influenti del mondo, oltre che essere stata indicata tra le 29 banche "troppo grandi per fallire" dal Financial Stability Board durante l'ultimo vertice del G 20 a Cannes.
L'articolo, riportato per intero dal sito "Dagospia", fa le pulci alle decisioni prese dall'attuale Amministratore delegato dell'istituto di credito Federico Ghizzoni, spiegando analiticamente il perché ha dovuto ricorrere all'aumento di capitale in corso (spiegazioni tecniche che al comune lettore diranno poco) e che hanno provocato le vendite dei giorni scorsi, con il dimezzamento del valore di capitalizzazione della banca, criticando pure l'atteggiamento del massimo dirigente perché in precedenza aveva negato la necessità di dover procedere a una simile operazione.
Federico Ghizzoni
Un'analisi e dei calcoli tutti incentrati sul presente, come se i problemi della banca milanese, o ex milanese dal momento che dopo la fusione con la Banca di Roma l'istituto ha perso la sua fisionomia meneghina per assumere quella del player internazionale, con le acquisizioni di banche straniere, soprattutto in Germania e nell'est Euro-Asiatico, fossero nati oggi, sotto la guida del dottor Ghizzoni. Addirittura nell'articolo si afferma che Unicredit avrebbe anticipato gli altri istituti, tutti destinati a effettuare a loro volta delle ricapitalizzazioni, per ricostruire un patrimonio che li metta al riparo dalla crisi.
Per qualche oscura ragione l'articolista confindustriale dimentica che in realtà Unicredit ha si anticipato le altre banche nelle operazioni di ricapitalizzazione, ma non certo oggi, dal momento che il primo aumento di capitale, per 3 miliardi di euro,effettuato dall'istituto di Piazza Cordusio, fu deciso il 5 Ottobre del 2008, una Domenica e dopo che solo un paio di giorni prima l'allora A.D. Alessandro Profumo si fece intervistare dal telegiornale della Rai per negare il bisogno di operazioni straordinarie della sua banca, tanto per evidenziare un altro comportamento non propriamente lineare.
Alessandro Profumo
Ma quell'aumento non bastò, perché un secondo fu effettuato il 29 Settembre 2009, stavolta per 4 miliardi di euro.
Quello proposto da Ghizzoni è dunque il terzo della serie e probabilmente nemmeno l'ultimo, a giudicare di come stanno andando le cose.
Eppure il giornale economico più autorevole d'Europa, almeno così una volta si autodefiniva, è riuscito in tutto l'articolo a non nominare nemmeno una volta il nome del dottor Profumo, come se mai avesse avuto a che fare con l'istituto di credito dal quale fu costretto a dimettersi (ufficialmente per l'entrata dei soci libici nella compagine azionaria) e lasciare la banca con una buonuscita di 40 milioni di euro.
Nemmeno un accenno neanche a quelle che sono le cause dello stato patrimoniale dell'istituto, ovvero alle acquisizioni fatte a prezzi esorbitanti nei paesi dell'est europeo e dell'Asia centrale, che ha costretto in seguito la banca a ingenti svalutazioni delle proprio patrimonio.
Il risultato dell'espansione estera di "Alessandro il Grande" è stato quello di vedere un valore patrimoniale valutato dopo la fusione con la Banca di Roma di 100 miliardi di euro a circa 7 miliardi di capitalizzazione in borsa, ma evidentemente non si può dire, per qualche ragione oscura: non sarà che il futuro ci riserverà il ritorno del dottor Profumo in altre vesti, magari di ennesimo salvatore della Patria per conto terzi?
fonte:
Pubblicato da DagoRed a 11:52
http://dagored-ilmioblog.blogspot.com/2012/01/unicredit-e-gli-smemorati.html
MALINCONICO SI E' DIMESSO...ERA ORA...
Si è dimesso MALINCONICO...meno male, un altro che si fa pagare i conti, chissa perche' vero?
Si è fatto pagare il conto per le vacanze in un albergo extralusso di Porto Ercole, dal clan Balducci ...perche' è bello? e mentre acquistava una meravigliosa casa a Lungotevere Arnaldo da Brescia per 3,4 milioni di euro, con la ristrutturazione e impicci vari arriva a pagare 4 milioni di euro, ma le vacanze a piu' riprese nel 2007 /2008 se le fa pagare da Piscitelli amico di Balsucci, Piscitelli dice che Balducci non glieli ha restituiti.
LA FONTE DELLE NOTIZIE:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/malinconico-de-luxe-offre-la-cricca/182278/
Si è fatto pagare il conto per le vacanze in un albergo extralusso di Porto Ercole, dal clan Balducci ...perche' è bello? e mentre acquistava una meravigliosa casa a Lungotevere Arnaldo da Brescia per 3,4 milioni di euro, con la ristrutturazione e impicci vari arriva a pagare 4 milioni di euro, ma le vacanze a piu' riprese nel 2007 /2008 se le fa pagare da Piscitelli amico di Balsucci, Piscitelli dice che Balducci non glieli ha restituiti.
LA FONTE DELLE NOTIZIE:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/malinconico-de-luxe-offre-la-cricca/182278/
RUTELLI CASINI E SCHIFANI...
Schifani, Casini e Rutelli: brindisi alle Maldive LA NOTTE DI CAPODANNO 2011
Non ci sono dubbi, mentre noi siamo costretti a sacrifici enormi, loro se la spassano alla faccia nostra, senza minimamente preoccuparsi della eventuale figura di cacca che avrebbero fatto, ed hanno fatto.
Dal settimane OGGI le foto pubblicate.
Non ci sono dubbi, mentre noi siamo costretti a sacrifici enormi, loro se la spassano alla faccia nostra, senza minimamente preoccuparsi della eventuale figura di cacca che avrebbero fatto, ed hanno fatto.
Dal settimane OGGI le foto pubblicate.
martedì 10 gennaio 2012
ZHOU ZHENG. E LA PICCOLA JOY...
Migliaia di cinesi in corteo a Roma, Da piazza Vittorio, cuore della Chinatown romana, a Topignattara, il luogo del delitto della piccola Joy e il padre Zhou Zheng.
La liberalizzazione delle farmacie provoca proteste, nolti titolari di farmacie scrivono che hanno fatto sacrififci e sputato sangue...(...)
non credevo che le farmacie fossero miniere...
lunedì 9 gennaio 2012
MARIO MONTI E LA RAI
DAL SITO DAGOSPIA
- RIUSCIRÀ SUPERMARIO NELL’IMPOSSIBILE MISSIONE DI SPACCHETTARE IL CARROZZONE RAI? - 2- IL SACROSANTO PIANO DI METTERE UN AMMINISTRATORE DELEGATO CHE SVINCOLI LA RAI DALLA MORSA DEI PARTITI E CHE PREPARI LA PRIVATIZZAZIONE DI DUE RETI (PIANO LANCIATO A SUO TEMPO DA DAGOSPIA), STRABOCCIATO NON SOLO DAL PDL DI CICCHITTO (E FIN QUI NON CI PIOVE) MA ANCHE E’ STATO ACCOLTO CON GELO ANCHE DAL PD DI BERSANI - 3- A PARTE I RADICALI, NESSUN PARTITO VUOLE MOLLARE LA PRESA SULLA TV PUBBLICA E LA RIFORMA PERÒ DEVE PASSARE PER IL PARLAMENTO E I PARTITI: IL GOVERNO MONTI RISCHIA? - 4- IN BARBA ALLE TV LOCALI, RAI, SKY E MEDIASET BECCANO IL 95% DELLA TORTA DEGLI SPOT - 5- LA GABANELLI RESTA IN RAI, TREMONTI NON C’È PIÙ E CON ANTONIO DI BELLA IL FEELING C’È
1- DAGOSPIA DEL 10 DICEMBRE 2011 - A MARZO, LA RAI VERSO UN COMMISSARIAMENTO O UN AMMINISTRATORE DELEGATO E QUINDI PRIVATIZZATA DAI "TECNICI" MONTI-PASSERA
2- Marco Conti per "il Messaggero"
MARIO MONTI OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA DI FABIO FAZIO
MARIO MONTI E FABIO FAZIO
Il «tutti a casa» per i vertici di viale Mazzini è stato di fatto pronunciato da Mario Monti in diretta proprio su una delle reti Rai. Intervistato da Fabio Fazio nella trasmissione della Terza Rete «Che tempo che fa», il presidente del Consiglio non ha usato giri di parole promettendo interventi sulla televisione pubblica entro «qualche settimana».
Nei fatti un ben servito all'attuale consiglio d'amministrazione che scade a metà marzo e la conferma di come il governo stia lavorando per cambiare la governance della Rai e arrivare ad un assetto che consenta di avere un cda molto più snello dell'attuale, un amministratore delegato che svincoli l'azienda pubblica dalla morsa dei partiti e che prepari la privatizzazione, se non di tutta l'azienda, certamente di una parte consistente di essa sul modello Alitalia.
BERSANI E VELTRONI L'argomento è però di quelli tabù per le forze politiche - se si escludono i Radicali - specie se si tira in ballo l'ipotesi della privatizzazione. Se il Pd mantiene un minimo di aplomb rinviando ai progetti di riforma più volte rilanciati sia dalla segreteria Bersani sia da Veltroni, nel Pdl la levata di scudi è immediata e ricorda quella della Cgil quando si iniziò a parlare di rivedere l'articolo 18.
MARIO MONTI OSPITE DI _CHE TEMPO CHE FA_ DI FABIO FAZIO
Da Gasparri a Cicchitto, passando per Casoli, è tutto un invito a Monti a «non intervenire» su un tema che spetta al Parlamento e, di conseguenza, una difesa dello status quo. Lottizzazione e duopolio compreso. Malgrado l'attuale direttore generale sia riuscito a produrre un bilancio in pareggio, le difficoltà della televisione pubblica restano, come dimostreranno presto i dati Auditel dell'anno appena passato che confermano una flessione di oltre il venti per cento in dieci anni degli ascolti per Rai e Mediaset.
LORENZA LEI
La strada dell'amministratore unico, sui cui criteri di nomina le forze politiche ancora si interrogano, sembra essere l'unica in grado di sciogliere l'azienda da una paralisi decisionale che impedirà il prossimo 12 gennaio al cda di decidere sulla direzione del Tg1, della Tgr oltre che sulla conduzione di alcuni programmi informativi.
Il picco negativo della tv generalista e del duopolio Rai-Mediaset rischia di accentuarsi con un'altra serie di provvedimenti che il governo si appresta ad adottare soprattutto per arginare lo strapotere di alcuni operatori sul mercato. Il primo riguarda il beauty contest che permetterà l'utilizzo di canali multiplex sul digitale.
passera
Dall'assegnazione gratuita a Rai e Mediaset, prevista dal precedente governo, si passerà all'asta, malgrado la contrarietà del Pdl e di Berlusconi in persona che ha escluso l'interesse per Mediaset per le frequenze. Il ministro Passera è però fiducioso e spera di incassare almeno un paio di miliardi valutando i sette operatori che hanno mostrato interesse.
cicchitto foto mezzelani gmt Rai, Mediaset e Sky si dividono il 95 per cento della torta pubblicitaria. Una percentuale troppo alta persino per Bruxelles che da tempo chiede un riequilibrio del mercato. Sul fronte della concorrenza, tema particolarmente caro al premier, premono le tv locali che di recente hanno dovuto cedere frequenze agli operatori telefonici senza però ricevere in cambio l'apertura del mercato televisivo che si può ottenere solo da una diversa distribuzione della pubblicità.
PAOLO GARIMBERTI Nelle intenzioni del governo ci sarebbe quindi molto più di quanto non abbia di fatto già discusso il ministro Passera con Lorenza Lei, direttore generale della Rai, sul tema della valorizzazione di alcuni asset industriali che permetterebbe alla Rai di fare un po' di cassa. Per il direttore generale solo con la valorizzazione delle torri e delle aree dove insistono i ripetitori, l'azienda potrebbe portare in bilancio 250-300 milioni di euro. Il piano di vendita di alcuni asset strategici come gli impianti di trasmissione di Rai Way e il settore delle riprese esterne, hanno però già scatenato vivaci proteste anche perché quest'ultima decisione blocca altre massicce assunzioni.
gasparri foto mezzelani gmt Tutto ciò permetterebbe, vendite comprese, di mettere in bilancio cospicui introiti che potrebbero crescere se, come afferma da tempo il consigliere Rai Antonio Verro, il governo ci aiutasse a combattere anche l'evasione del canone». Magari mettendo il canone nella bolletta della luce.
Ovviamente, come invocava ieri l'ex ministro Gasparri autore della più recente riforma del sistema radiotelevisivo, il ddl di riforma dovrà passare il non facile vaglio del Parlamento, ma il governo ha dalla sua proprio il calendario. La ravvicinata scadenza del consiglio d'amministrazione offre infatti un motivo non da poco per intervenire con una nuova legge proprio per evitare quel commissariamento che ieri anche il Pd, con Giorgio Merlo, cerca di scongiurare.
Antonio Verro foto Milestone In una situazione di crisi come l'attuale resta comunque impensabile che la tv pubblica possa drenare altre risorse e altri provvedimenti, dopo la chiusura di alcune sedi estere, sono allo studio. A cominciare dalla decisione di spingere sull'utilizzo delle risorse interne riducendo gli appalti e le consulenze esterne.
Giorgio Merlo
- RIUSCIRÀ SUPERMARIO NELL’IMPOSSIBILE MISSIONE DI SPACCHETTARE IL CARROZZONE RAI? - 2- IL SACROSANTO PIANO DI METTERE UN AMMINISTRATORE DELEGATO CHE SVINCOLI LA RAI DALLA MORSA DEI PARTITI E CHE PREPARI LA PRIVATIZZAZIONE DI DUE RETI (PIANO LANCIATO A SUO TEMPO DA DAGOSPIA), STRABOCCIATO NON SOLO DAL PDL DI CICCHITTO (E FIN QUI NON CI PIOVE) MA ANCHE E’ STATO ACCOLTO CON GELO ANCHE DAL PD DI BERSANI - 3- A PARTE I RADICALI, NESSUN PARTITO VUOLE MOLLARE LA PRESA SULLA TV PUBBLICA E LA RIFORMA PERÒ DEVE PASSARE PER IL PARLAMENTO E I PARTITI: IL GOVERNO MONTI RISCHIA? - 4- IN BARBA ALLE TV LOCALI, RAI, SKY E MEDIASET BECCANO IL 95% DELLA TORTA DEGLI SPOT - 5- LA GABANELLI RESTA IN RAI, TREMONTI NON C’È PIÙ E CON ANTONIO DI BELLA IL FEELING C’È
1- DAGOSPIA DEL 10 DICEMBRE 2011 - A MARZO, LA RAI VERSO UN COMMISSARIAMENTO O UN AMMINISTRATORE DELEGATO E QUINDI PRIVATIZZATA DAI "TECNICI" MONTI-PASSERA
2- Marco Conti per "il Messaggero"
MARIO MONTI OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA DI FABIO FAZIO
MARIO MONTI E FABIO FAZIO
Il «tutti a casa» per i vertici di viale Mazzini è stato di fatto pronunciato da Mario Monti in diretta proprio su una delle reti Rai. Intervistato da Fabio Fazio nella trasmissione della Terza Rete «Che tempo che fa», il presidente del Consiglio non ha usato giri di parole promettendo interventi sulla televisione pubblica entro «qualche settimana».
Nei fatti un ben servito all'attuale consiglio d'amministrazione che scade a metà marzo e la conferma di come il governo stia lavorando per cambiare la governance della Rai e arrivare ad un assetto che consenta di avere un cda molto più snello dell'attuale, un amministratore delegato che svincoli l'azienda pubblica dalla morsa dei partiti e che prepari la privatizzazione, se non di tutta l'azienda, certamente di una parte consistente di essa sul modello Alitalia.
BERSANI E VELTRONI L'argomento è però di quelli tabù per le forze politiche - se si escludono i Radicali - specie se si tira in ballo l'ipotesi della privatizzazione. Se il Pd mantiene un minimo di aplomb rinviando ai progetti di riforma più volte rilanciati sia dalla segreteria Bersani sia da Veltroni, nel Pdl la levata di scudi è immediata e ricorda quella della Cgil quando si iniziò a parlare di rivedere l'articolo 18.
MARIO MONTI OSPITE DI _CHE TEMPO CHE FA_ DI FABIO FAZIO
Da Gasparri a Cicchitto, passando per Casoli, è tutto un invito a Monti a «non intervenire» su un tema che spetta al Parlamento e, di conseguenza, una difesa dello status quo. Lottizzazione e duopolio compreso. Malgrado l'attuale direttore generale sia riuscito a produrre un bilancio in pareggio, le difficoltà della televisione pubblica restano, come dimostreranno presto i dati Auditel dell'anno appena passato che confermano una flessione di oltre il venti per cento in dieci anni degli ascolti per Rai e Mediaset.
LORENZA LEI
La strada dell'amministratore unico, sui cui criteri di nomina le forze politiche ancora si interrogano, sembra essere l'unica in grado di sciogliere l'azienda da una paralisi decisionale che impedirà il prossimo 12 gennaio al cda di decidere sulla direzione del Tg1, della Tgr oltre che sulla conduzione di alcuni programmi informativi.
Il picco negativo della tv generalista e del duopolio Rai-Mediaset rischia di accentuarsi con un'altra serie di provvedimenti che il governo si appresta ad adottare soprattutto per arginare lo strapotere di alcuni operatori sul mercato. Il primo riguarda il beauty contest che permetterà l'utilizzo di canali multiplex sul digitale.
passera
Dall'assegnazione gratuita a Rai e Mediaset, prevista dal precedente governo, si passerà all'asta, malgrado la contrarietà del Pdl e di Berlusconi in persona che ha escluso l'interesse per Mediaset per le frequenze. Il ministro Passera è però fiducioso e spera di incassare almeno un paio di miliardi valutando i sette operatori che hanno mostrato interesse.
cicchitto foto mezzelani gmt Rai, Mediaset e Sky si dividono il 95 per cento della torta pubblicitaria. Una percentuale troppo alta persino per Bruxelles che da tempo chiede un riequilibrio del mercato. Sul fronte della concorrenza, tema particolarmente caro al premier, premono le tv locali che di recente hanno dovuto cedere frequenze agli operatori telefonici senza però ricevere in cambio l'apertura del mercato televisivo che si può ottenere solo da una diversa distribuzione della pubblicità.
PAOLO GARIMBERTI Nelle intenzioni del governo ci sarebbe quindi molto più di quanto non abbia di fatto già discusso il ministro Passera con Lorenza Lei, direttore generale della Rai, sul tema della valorizzazione di alcuni asset industriali che permetterebbe alla Rai di fare un po' di cassa. Per il direttore generale solo con la valorizzazione delle torri e delle aree dove insistono i ripetitori, l'azienda potrebbe portare in bilancio 250-300 milioni di euro. Il piano di vendita di alcuni asset strategici come gli impianti di trasmissione di Rai Way e il settore delle riprese esterne, hanno però già scatenato vivaci proteste anche perché quest'ultima decisione blocca altre massicce assunzioni.
gasparri foto mezzelani gmt Tutto ciò permetterebbe, vendite comprese, di mettere in bilancio cospicui introiti che potrebbero crescere se, come afferma da tempo il consigliere Rai Antonio Verro, il governo ci aiutasse a combattere anche l'evasione del canone». Magari mettendo il canone nella bolletta della luce.
Ovviamente, come invocava ieri l'ex ministro Gasparri autore della più recente riforma del sistema radiotelevisivo, il ddl di riforma dovrà passare il non facile vaglio del Parlamento, ma il governo ha dalla sua proprio il calendario. La ravvicinata scadenza del consiglio d'amministrazione offre infatti un motivo non da poco per intervenire con una nuova legge proprio per evitare quel commissariamento che ieri anche il Pd, con Giorgio Merlo, cerca di scongiurare.
Antonio Verro foto Milestone In una situazione di crisi come l'attuale resta comunque impensabile che la tv pubblica possa drenare altre risorse e altri provvedimenti, dopo la chiusura di alcune sedi estere, sono allo studio. A cominciare dalla decisione di spingere sull'utilizzo delle risorse interne riducendo gli appalti e le consulenze esterne.
Giorgio Merlo
MARIO BALDASSARRI
Nelle Pubbliche amministrazioni ruberie mostruose. Intervista a Mario Baldassarri
gen 02, 2012 |
da “La Stampa” del 2 Gennaio 2012
Monti ha confermato che sta facendo la spending review che dovrebbe aiutare a impostare una politica seria di tagli alle spese.
«Se spending review vuol dire fare l’inventario di tutte le spese delle amministrazioni pubbliche non ne usciremo mai, altro che governo tecnico: ci diamo appuntamento tra 30 anni».
In un recente rapporto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Giarda sottolinea che «in tutti i decenni passati la velocità di crescita della spesa pubblica è stata quasi sempre superiore alla crescita del Pil».
«Con Piero Giarda eravamo nella commissione tecnica della spesa pubblica 25 anni fa e già allora scoprimmo che una penna Bic poteva costare da 300 a 3000 lire. I veri costi della politica non sono negli stipendi o nel numero dei Parlamentari. Se impostassimo un taglio di metà dei loro stipendi e del numero di deputati e senatori risparmieremmo 450 milioni di euro all’anno. Invece ne buttiamo altrove 45 miliardi. Sono questi i costi della politica veri».
E dove si può incidere?
«Partiamo dal totale della spesa pubblica. Sul 2011 la spesa pubblica ammonta a 820 miliardi di euro, più o meno il 52 per cento del Pil. Le voci più importanti sono anzitutto gli stipendi della pubblica amministrazione (181 miliardi), le pensioni (250 miliardi) e gli interessi sul debito (87 miliardi). Le prime due sono bloccate, sulla terza, ahimè non si può intervenire. Una quarta voce riguarda gli investimenti ma è una voce che abbiamo costantemente tagliato, che non si può sacrificare ulteriormente e che vale 36 miliardi. Quindi bisogna incidere sulle voci che mancano».
Quali?
«È su queste ultime, che riguardano gli acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, che si annida un 30 per cento di ruberie mostruose. Questa voce comprende forniture, appalti, global service, insomma le lenzuola, le medicine o le siringhe dell’ospedale. Sono 137 miliardi di euro. Infine, una voce molto nascosta negli ultimi anni, è quella dei contributi alla produzione, 42 miliardi che nel 2011 scendono a 39. Il totale è un patrimonio da 180 miliardi che si può aggredire con enormi risultati».
E perché non si è mai fatto sinora?
«Perché il nodo è politico: significa tagliare il brodo di coltura di 300 mila persone che si nasconde e prospera nella zona grigia che sta tra politica, economia e affari. Faccio un esempio. Ogni posto letto italiano consuma ogni giorno nove siringhe. La degenza media è di nove giorni. Mediamente ogni paziente che esce da un ospedale dopo nove giorni dovrebbe avere 81 buchi… Un altro elemento di riflessione: mentre i fondi perduti sono stabili, nel 1990 gli acquisti per beni e servizi erano 52 miliardi; nel 2000 erano lievitati a 86 miliardi; ma nel 2011 sono letteralmente esplosi a 137 miliardi. Solo nella sanità abbiamo registrato un aumento di queste voci del 50 per cento in ultimi cinque anni – neanche ci fosse stata un’epidemia di colera!».
Cosa si può fare?
«Tutti i sussidi vanno trasformati in credito d’imposta. Io ti do il sussidio, ma tu stai sul mercato, mandi avanti l’azienda e riscuoti quando paghi le tasse. Mentre sugli acquisti bisogna dare un budget. E dire: tutte le p.a. possono spendere sulle voci di spesa quello che hanno speso nel 2009, più l’inflazione. I risparmi così ammonterebbero secondo me a 40-50 miliardi all’anno. Occorrono tagli verticali sulle voci sospette, non orizzontali. E i tagli di Tremonti sono stati un errore non solo perché erano orizzontali ma perché calcolati sull’andamento tendenziale. Il trucco era: ti taglio il 10 per cento su quello che spenderai l’anno prossimo. Ma magari tu prevedevi di spendere il 20 per cento in più. Ecco perché la spesa pubblica continuava a salire nonostante Tremonti desse l’impressione di tagliare sempre».
gen 02, 2012 |
da “La Stampa” del 2 Gennaio 2012
Monti ha confermato che sta facendo la spending review che dovrebbe aiutare a impostare una politica seria di tagli alle spese.
«Se spending review vuol dire fare l’inventario di tutte le spese delle amministrazioni pubbliche non ne usciremo mai, altro che governo tecnico: ci diamo appuntamento tra 30 anni».
In un recente rapporto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Giarda sottolinea che «in tutti i decenni passati la velocità di crescita della spesa pubblica è stata quasi sempre superiore alla crescita del Pil».
«Con Piero Giarda eravamo nella commissione tecnica della spesa pubblica 25 anni fa e già allora scoprimmo che una penna Bic poteva costare da 300 a 3000 lire. I veri costi della politica non sono negli stipendi o nel numero dei Parlamentari. Se impostassimo un taglio di metà dei loro stipendi e del numero di deputati e senatori risparmieremmo 450 milioni di euro all’anno. Invece ne buttiamo altrove 45 miliardi. Sono questi i costi della politica veri».
E dove si può incidere?
«Partiamo dal totale della spesa pubblica. Sul 2011 la spesa pubblica ammonta a 820 miliardi di euro, più o meno il 52 per cento del Pil. Le voci più importanti sono anzitutto gli stipendi della pubblica amministrazione (181 miliardi), le pensioni (250 miliardi) e gli interessi sul debito (87 miliardi). Le prime due sono bloccate, sulla terza, ahimè non si può intervenire. Una quarta voce riguarda gli investimenti ma è una voce che abbiamo costantemente tagliato, che non si può sacrificare ulteriormente e che vale 36 miliardi. Quindi bisogna incidere sulle voci che mancano».
Quali?
«È su queste ultime, che riguardano gli acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, che si annida un 30 per cento di ruberie mostruose. Questa voce comprende forniture, appalti, global service, insomma le lenzuola, le medicine o le siringhe dell’ospedale. Sono 137 miliardi di euro. Infine, una voce molto nascosta negli ultimi anni, è quella dei contributi alla produzione, 42 miliardi che nel 2011 scendono a 39. Il totale è un patrimonio da 180 miliardi che si può aggredire con enormi risultati».
E perché non si è mai fatto sinora?
«Perché il nodo è politico: significa tagliare il brodo di coltura di 300 mila persone che si nasconde e prospera nella zona grigia che sta tra politica, economia e affari. Faccio un esempio. Ogni posto letto italiano consuma ogni giorno nove siringhe. La degenza media è di nove giorni. Mediamente ogni paziente che esce da un ospedale dopo nove giorni dovrebbe avere 81 buchi… Un altro elemento di riflessione: mentre i fondi perduti sono stabili, nel 1990 gli acquisti per beni e servizi erano 52 miliardi; nel 2000 erano lievitati a 86 miliardi; ma nel 2011 sono letteralmente esplosi a 137 miliardi. Solo nella sanità abbiamo registrato un aumento di queste voci del 50 per cento in ultimi cinque anni – neanche ci fosse stata un’epidemia di colera!».
Cosa si può fare?
«Tutti i sussidi vanno trasformati in credito d’imposta. Io ti do il sussidio, ma tu stai sul mercato, mandi avanti l’azienda e riscuoti quando paghi le tasse. Mentre sugli acquisti bisogna dare un budget. E dire: tutte le p.a. possono spendere sulle voci di spesa quello che hanno speso nel 2009, più l’inflazione. I risparmi così ammonterebbero secondo me a 40-50 miliardi all’anno. Occorrono tagli verticali sulle voci sospette, non orizzontali. E i tagli di Tremonti sono stati un errore non solo perché erano orizzontali ma perché calcolati sull’andamento tendenziale. Il trucco era: ti taglio il 10 per cento su quello che spenderai l’anno prossimo. Ma magari tu prevedevi di spendere il 20 per cento in più. Ecco perché la spesa pubblica continuava a salire nonostante Tremonti desse l’impressione di tagliare sempre».
domenica 8 gennaio 2012
MARIO MONTI E L'INFEDELE DI GAD LERNER
8 gennaio, 2012 alle 7:54 am
Bene sulla TV 7 - c’è lo spot dell’Infedele che annuncia la presenza della Santanche’ quindi sapendo gia’ cosa dira' la tipa e quanto sia capace di non far parlare gli altri, cosa per altro gia’ accaduta con l’educatissima Lorella Zanardi, evitero’ l’ennesimo strazio, guardero’ altro.
Confermo e ribadisco che quello che sta facendo Monti è semplicemente vergognoso. la fiducia in lui da me risposta è andata a farsi benedire, come quando votai Prodi, ne piu’ e ne meno.
Ora si è aggiunta anche la demagogia, vergogna caro Monti, non hai convinto nessuno con la tue sbrasate ( cortina-gli evasori che rubbano agli italiani) chi rubba agli italiani sei tu e tutta la cricca che da anni comanda l’italia anche da Bruxelles. ti sei annunciato dicendo che non c’erano piu’ soldi per pagare gli stipendi alla Rai, e allora cosa hai fatto per salvare quel carozzone di privilegiati, di familismo e nepotismo, di ruberie continue e incessanti, la persona che ho visto con i miei occhi prendere 250 milioni di lire di buonuscita e piu’ di 3 milioni al mese di pensione, era una semplice impiegata della Rai, e dimmi monti c’è l’aveva d’oro questa mia amica, a chi la data? non ha mai e dico mai svolto un lavoro che potesse servire alla societa’, ha solo depredato un ente come la Rai mantenuto con le tasse dei cittadini onesti, e la mia amica è l’ultima ruota del carro alla Rai…
v e r g o g n a t i
avete tutti il vizio di dare ai ricchi e prendere ai poveri, solo demagogia e menzogne questo sai fare…
la rai la salvasti anche quando stavi a Bruxelles – era il 15 ottobre del 2003 eri commissario europeo all’intitrust e salvasti il decreto salva Rai, una Rai continuamente depredata e ridotta alla bancarotta dalla politica e i suoi familiari compari amici figli parenti amanti …tutti messi a pappare alla rai…
l’ultima iniezione diretta di denaro pubblico da parte dell’azionista iri (100 miliardi di vecchie lire), decisa nel 1993 insieme con un provvedimento che consentì all’azienda sgravi fiscali per più di 600 miliardi, non fu bocciata da Bruxelles che quattro anni prima (quando il commissario era karel van miert) aveva aperto una procedura d’infrazione.
il precedente può autorizzare la conclusione che il nuovo premier, pur “antropologicamente” così distante dal mondo rai, non sia indifferente al destino di viale mazzini, ma i parallelismi forse finiscono qui. perché se è vero che oggi l’azienda pubblica sta vivendo una crisi finanziaria che ricorda quella dell’inizio degli anni novanta, è presto per dire se e, soprattutto, a quale prezzo il governo monti sarà disposto a “salvare” l’azienda.
il prezzo mio caro monti lo stiamo pagando noi, niente di nuovo sotto il sole, di nuovo c’è che vorreste passare per vergini sobri e equi…
v e r g o g n a t e v i…
e vergognati pure tu gad che queste cose le sai bene ma fai finta di non saperle…
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stasera il demagogo Mario Monti andra’ da Fazio …in un programma endemol di proprieta’ dell’ex capo del consiglio, Fazio è quel tipo adatto a fare da spalla a tutti i demagoghi, tipicamente di sinistra con i soldi che gli arrivano da destra…gli arrivano in tasca con un programma “che tempo che fa’” che arricchisce un uomo di destra eternamente in conflitto di interessi, mai risolti proprio dalla sinistra, anzi fece un grande accordo con il titolare di quel conflitto di interessi, si spartirono il malloppo che è l’ente rai…i papponi si danno man forte l’un l’altro…piu’ o meno con abiti eleganti, barzellette da una parte humor dall’altra, donne e vizietti da una parte, una moglie casa e chiesa dall’altra…il risultato è lo stesso, non cambia nulla!
Fazio prende due milioni di euro l’anno, ma noi dobbiamo aiutare la Rai a non fallire, il povero pensionato di 74 anni con 500 euro al mese deve pagare il canone rai.
bau bau
ITALIANISCOSTUMATI EX SPLINDER...ORA BLOGGER
Ho aperto questo blog nel 2009 per parlare di argomenti piu' leggeri, è invece ...
Insieme a questo, avevo un blog splinder chiamato ITALIASCOSTUMATI dove ho raccolto centinaia di articoli di malefatte tutte italiane con qualche mio commento al riguardo, ho raccontato delle mie esperienze personali e di fatti di malcostume visti con i mie occhi. Il blog splinder ha avuto centinaia di visite da tutto il mondo, ma a dicembre 2011 prima che lo chiudesse splinder il 31 gennaio 2012 l'ho chiuso io non riportando nulla su questo altro blog. Ho cercato disperatamente di avere fiducia nel nuovo governo tecnico di Mario Monti, mi sono illusa un altra volta, come fu per il governo Prodi, e allora si ricomincia a parlare di politica. La politica fa parte della nostra vita in ogni azione che noi compiamo, quindi è giusto occuparsene, seguirla con attenzione e dire cio' che si pensa e cio' che non va, si continua cercando di usare anche una buona dose di ironia e umorismo, altrimenti questa vita diventa troppo dura da vivere visti i fatti a cui assistiamo.
bau bau
sabato 10 ottobre 2009
venerdì 9 ottobre 2009
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